lunedì 14 luglio 2014

sabato 12 luglio 2014

Una vita fa, con quei fumetti lì dove tutto è cominciato (e che non è mai finito!)


Post ideato da Luigi per il suo Prima o poi al quale mi ero ripromesso già all'epoca della sua pubblicazione di dare un seguito o, se volete, una mia versione. Lo faccio omaggiando (o copiando palesemente, sempre se volete) il lavoro di Luigi, piccolo attestato di stima per un blog che seguo quotidianamente da anni e sempre con gran piacere. Quindi questo post presenterà titolo, impostazione e immagine d'apertura scelte dal buon Luigi che spero apprezzi l'omaggio e che non si incazzi per il furto :)

L'idea era quella di recuperare quei fumetti, non necessariamente i primissimi, che ti han fatto diventare fumetto dipendente ancora oggi, alla soglia dei quaranta, quelli che ti hanno colpito e segnato, quelli che ancora ricordi e che vorresti ancora oggi tenere in mano. L'elenco potrebbe essere anche un po' più lungo di così, più dettagliato, ma sull'onda del ricordo questo è... che poi una grandissima parte l'ha fatta la tv con Supergulp e I Superamici.

YAKARI
Uno dei primi ricordi a fumetti. Non che a questo albo fossi legato in maniera particolare ma è stato davvero tra le prime cose a fumetti tenuta in mano. Era un bel volume, scopro ora, della Fabbri Editori. Non so come, ma ce l'aveva mia nonna in un cassetto insieme alle foto e a una biografia illustrata sulla vita di JFK, che a dire di mia nonna sembrava essere un grand'uomo. Ricordo che all'epoca, ero piccino, diedi dei nomi ai membri della mia famiglia ispirandomi a questo e ad altri fumetti, così mia nonna divenne vecchia squaw, mia cugina piccola squaw, mio zio Slancio Lento, etc... per me scelsi un modestissimo Za-Gor-Te-Nay.


TOPOLINO E MACCHIA NERA
Anche qui c'èra una storia in particolare ma che ora ricordo in maniera vaga e che non sono riuscito a recuperare, non so più di che storia si trattasse, non ne rammento la trama e pure è lì che gira. Non ero un gran lettore Disney, però avevo uno zio che comprava Topolino o Paperino alle mie cuginette e quando c'ero io lo prendeva anche a me. O leggevo i loro, insomma. Quella storia mi colpì perché, a differenza di altre, aveva mistero. Macchia Nera entrò nel mio immaginario e mi sembrava un peccato che storie Disney di quel tipo lì ce ne fossero così poche. Ancor oggi, leggendo paperi e topi con Lauretta, spero di imbattermi in qualcosa del genere o proprio nella ristampa di quella storia lì, quella storia che non so più quale sia. E mi son pure perso la Topolino Black Edition uscita da poco...


ZAGOR #124
Sempre lo zio. A noi i Disney, a lui Zagor, Tex e Il Comandante Mark. Erano sempre lì, ammonticchiati sul suo comodino, conservati negli armadi. Però lo zio non era un collezionista e ogni tanto sganciava. Zagor contro Super Mike, indimenticabile. Lo scontro tra due uomini senza paura in sette prove. Ho sempre amato le storie con dei numeri a scandirle, fin da piccolo: le sette prove, le dodici case dei Cavalieri dello Zodiaco, i tre demoni di Kenshiro, etc... gli albi della sfida tra Zagor e Super Mike restano i migliori ricordi legati allo Spirito con la scure.



TEX #204
La storia è quella di sopra, esattamente la stessa, sempre lo zio. Non ricordo quale sia stato il primo Tex che lessi da bambino. Piaceva anche a mio padre, gli piace tuttora, ma lui non ha mai comprato fumetti se non in qualche rara occasione. Però ricordo questo I ribelli del Canada e a colpirmi non fu la storia in se o Tex Willer che già conoscevo. Mi fece invece una gran bella impressione Jim Brandon, uomo tutto d'un pezzo, nobile nella sua uniforme che immaginavo stagliarsi tra il bianco delle nevi canadesi. Poi in linea di massima c'era anche Il Comandante Mark, ma un gradino più in basso e non ricordo albi in particolare da segnalare in questa sede.


L'UOMO RAGNO GIGANTE #73
Albo fondamentale che ricordo ancor oggi con grandissimo affetto. A quell'epoca in casa nostra avere un fumetto tra le mani era una rarità, questo singolo albo mi spalancò un mondo. Ci ritrovai il mio eroe dei cartoni animati di Supergulp in una doppia storia contro Octopus e Testa di Martello (Amazing Spider-Man 158/159) e in più incrociai per la prima volta la mia strada con quella degli X-Men (Marvel Team-Up Annual 1), personaggi che ancor oggi resistono in cima alla mia lista di preferenze (anche se il vero amore scoccò più tardi). Per anni ho aspettato che queste storie venissero ristampate su Spider-Man Collection o sui vari Marvel Saga o Marvel Collection. Purtroppo le ristampe di Amazing Spider-Man si sono fermate al numero 150, otto fottutissimi numeri prima di quelle due agognate storie. Invece l'annual dedicato agli X-Men è stato editato giusto qualche mese fa e non me lo sono lasciato scappare.


MARVEL #2
L'epoca della Labor Comics durò il tempo di uno sputo. La collana che doveva riportare il materiale Marvel in Italia durò due numeri. Ero al mare, mia madre mi comprò questo albo, l'albo che fece di me un vero fan dei comics americani. Qui scoccò l'amore vero. C'erano gli X-Men di Claremont e Byrne, una roba incredibile. Più affilato della zanna di un serpente, la saga di Proteus, personaggi incredibili che sembravano veri, ancor oggi il mio ciclo di storie preferito, impossibile da criticare, perfetto. Semplicemente il meglio. E che copertina. In più c'erano Daredevil e un episodio di Hulk in cui compariva un per me fighissimo Capitan Marvel.


L'UOMO RAGNO #30
L'inizio ufficiale del mio rapporto con il fumetto. Nel senso che da questo momento iniziai ad avere quel minimo di potere d'acquisto che mi permetteva di comprarmi quell'albetto al mese. I miei non sborsavano per i giornalini e all'epoca non era rimasto molto nelle edicole di quei supereroi che mi erano rimasti nel cuore. Ci misi un po' ad accorgermi del loro ritorno, e me ne accorsi proprio grazie all'Uomo Ragno della Star, complice una recrudescenza di curiosità scattata grazie ai vecchi film di Spider-Man passati in quel periodo alla tv. Il 30 fu il primo numero che acquistai ma in arrivo c'erano tante cose belle, atmosfere urbane, la saga di Hobgoblin, i misteri di Kingpin e della Rosa, Lapide, Jack Lanterna... Ma, cosa più importante di tutte, in appendice c'erano proprio loro, gli incredibili X-Men!


GLI INCREDIBILI X-MEN #1
Forse l'albo che ho atteso di più in vita mia, un albo tutto dedicato agli X-Men, una serie nuova di zecca che avrei potuto comprare, collezionare, leggere e rileggere. Era un sogno che si avverava, un albo con una copertina fantastica, mi ricordava i bei tempi di quell'albo della Labor, gli X-Men con una formazione perfetta, una magia. Furono grandissime soddisfazioni. Col tempo poi si cresce, gli interessi mutano, ci si metton di mezzo le donne, e così diedi via tutta la mia collezione. Questa, quella dell'Uomo Ragno e un sacco d'altra roba. Poi, coglione, te ne penti. Questa è una delle cose che ho voluto recuperare, ora nella mia collezione ci sono la prima settantina di numeri della prima serie e tutta la seconda. Prima o poi coprirò anche il buco di quella cinquantina di numeri mancanti.


CAPITAN AMERICA & I VENDICATORI #11
Quest'albo mi scosse davvero. All'epoca non ero ancora smaliziato e non ero abituato alle dinamiche narrative che oggi giorno mettono in atto più gli uffici commerciali che non gli scrittori di fumetti. All'epoca credevo ancora ingenuamente alla morte, un po' come i bambini a Babbo Natale. Parlo della morte di un eroe. Sull'albo di Cap in appendice c'era Alpha Flight, fumetto di gruppo scritto e anche disegnato (se non erro) da John Byrne. Io amavo i fumetti di gruppo e amavo in maniera viscerale John Byrne. Beh, forse lo amo ancora. In quell'albo moriva Guardian, il leader di Alpha Flight. Fu una mazzata narrativa tremenda, un'emozione fumettistica mai più provata. In più ero convinto che Guardian fosse morto per restarci, morto intendo, ero convinto che non l'avrei rivisto mai più. Che ingenuo. Grandissimo albo.


CYBORG #1
Una delle primissime incursioni nel fumetto extra-supereroistico. Altro mondo che mi si aprì, su nuovi modi di concepire il fumetto, su nuovi generi, su nuove sensibilità, su nuove matite, su nuovi formati. Cyborg per me era davvero nuovo. Durò poco, presi tutti i pochi numeri, poi, coglione, li diedi via. Ricordo che adoravo la serie di Palumbo, quella con quel tizio che se ne andava in giro con una testa mozzata. Piccolo amarcord: attendevo con trepidazione le uscite di Cyborg, una volta, uscito per comprare il nuovo numero, i soldi contati in tasca, mi appressai all'edicola quando due loschi figuri, bulli o tossici non ricordo, mi rubarono i soldi dell'albetto. Me ne tornai a casa a bocca asciutta e pieno di vergogna. Chissà che fine avran fatto quei due maledettissimi stronzi.


MARTIN MYSTERE #125
A conti fatti, a posteriori, non tra i migliori Martin Mystère che io abbia mai letto. Eppure... lo presi al mare, ricordo che mio padre lo apprezzò ma resse per poco, dopo qualche numero iniziò a trovarlo troppo verboso, troppo logorroico. Certo, è Martin Mystère, è logorroico. Però che bello fu il mio rapporto con Martin, un grande fumetto, un bel rapporto finché è durato e proprio questo Neve d'agosto mi convinse a portarlo avanti, sarà stata la neve in spiaggia che per me non può che essere stata una grandissima benedizione.



LAZARUS LEDD #1
La prima serie in formato bonellide che seguii dal principio e tutta fino alla fine, è ancora lì, nello sgabuzzino con tanto di Extra e Speciali. Il primo numero non so più quante volte lo rilessi, sicuramente uno degli albi che ho consumato di più. Rimase su livelli qualitativi alti davvero per molto, mi faceva impazzire Bocci quando lo disegnava e che eroe poi, che donne, che storie, ancora oggi ha un posto nel mio cuore, non si può rinnegare. Poi con il passare del tempo un lato retorico prese il sopravvento, forse i miei gusti cambiarono, comunque rispetto.



HAMMER #1
Chiudo il post rubando le parole di Luigi per l'unico albo che abbiamo in comune, almeno per quel che riguarda questo post. Come per altri vecchi nostalgici di questa serie, Hammer fu per me una vera e propria mazzata in faccia. Parlo di tutti e 13 i numeri, ma in particolare del primo terzetto di albi su sceneggiatura di Riccardo Borsoni, Marco Febbrari e Stefano Vietti e splendidamente disegnati da Giancarlo Olivares e Majo. Livelli altissimi, una fantascienza MOLTO fantascienza, un trio di personaggi (Helena, Swan e John Colter) caratterizzati in modo grandioso, una fucina di talenti indimenticabili poi approdati altrove.

Quanti ricordi.

giovedì 10 luglio 2014

BRADI PIT 106

Che possano morire tutte, le odio, le odio, le odio. Mamma mia quanto le odio.


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mercoledì 9 luglio 2014

WESTERN - LA BALLATA DI NATE CHISUM

Dell'Editoriale Cosmo abbiamo già avuto modo di parlare, l'ottimo lavoro della casa editrice al momento sembra sia stato ripagato. Questa almeno è l'impressione che può avere il lettore dando una rapida occhiata al settore fumetti della propria edicola di fiducia o spulciando il sito internet della casa editrice di Reggio Emilia. La via della bande dessinée in formato economico in b/n continua imperterrita la sua corsa ed è stata ormai da tempo affiancata dall'ancor più interessante riproposizione di materiale franco/belga in formato originale (o quasi) nello splendore del technicolor, come si diceva una volta al cinema.

L'apripista Cosmo Color, arrivata ormai al traguardo della decima uscita, è stata affiancata da almeno altre tre pubblicazioni che sfruttano lo stesso formato (19x27) a colori a un prezzo più che ragionevole che oscilla in base alla foliazione dell'albo. Se la serie summenzionata presenta opere legate al genere western, le altre testate non mancano di diversificare l'offerta. Cosmo Color Extra dovrebbe presentare storie affini ai generi fantasy e horror (non ne ho ancora preso un numero) mentre Cosmo Color U.S.A. si concentrerà sul fumetto d'autore, si parte infatti con il Juan Solo di Jodorowsky e Bess. Per quest'ultima pubblicazione non ho ben capito perché si sia scelto di inserire U.S.A. nel nome ma tant'è... poco male. A completare l'offerta arriva anche Almanacco Cosmo, antologico che spazierà tra i generi, si è partiti con la biografia di Senna, si continuerà con un western di Louis L'Amour ed è stato annunciato per il terzo numero il lancio di una serie del catalogo Image, 5 leggende.

Cosmo Serie Pocket
Tutto questo senza dimenticare le varie serie blu, gialla, verde, rossa, grigia e nera che continuano a presentare fumetto francese e non solo in formato bonellide. Come ciliegina sulla torta arriva Cosmo Serie Pocket, una collana dedicata alla letteratura western contenente opere di scrittori premiati con riconosciimenti di settore quali gli Spur Awards e confezionate con copertine illustrate dal nostrano Leomacs (almeno le prime). Il tutto a 5,90 euro. Per chi è interessato all'articolo davvero niente male.

Come al solito quando decido di parlare di un fumetto francese finisco per scrivere un pezzo che sembra più una calata di braghe nei confronti di questo o quell'editore che non un commento al fumetto, volevo parlare infatti di Western, serie di Van Hamme e Rosinski. Però il lavoro della Cosmo mi sembra davvero da lodare ancora una volta seppur grazie alla mia situazione lavorativa molto più che precaria di tutto questo ben di Dio ho in programma di seguire non più di due serie (se riesco), nessuna di quelle in b/n e, ahimè, niente libri.

Western si inserisce nel filone abbastanza classico della doppia linea temporale dove l'evento scatenante avvenuto a un bambino (in questo caso due) si ripercuoterà inevitabilmente sul suo futuro. Nel caso specifico il protagonista della storia è Nate Chisum coinvolto in un tentativo di truffa dal fratello più grande Jess. Siamo nel 1868 con la ferrovia in espansione che permette di coprire maggiori distanze in minor tempo, con gli indiani sulla via delle riserve e le città in crescita, in questo caso Laramie, Wyoming. E' proprio qui che il ricco allevatore del Kansas, Ambrosius Van Deer, è alla ricerca del nipote scomparso anni prima, catturato dagli indiani. Le intenzioni di Van Deer sono poco nobili, proprio come quelle dei fratelli Chisum, l'idea è quella di sbarazzarsi dell'unico possibile co-erede delle fortune di famiglia, quel nipote per il quale ha intenzione di farsi passare proprio Nate Chisum, un inganno le cui conseguenze porteranno alla morte di Jess e di Van Deer, alla perdita di un braccio per il giovane Nate e per la povera Cathy, figlia di Van Deer, ad assistere alla morte del padre.

Diversi anni dopo un abile pistolero con un braccio solo di nome Nate Colton si stabilisce a Wichita, Kansas, territorio dello sceriffo Slade e non lontano dal ranch della signorina Cathy Van Deer.


La ballata di Nate Chisum è una lettura davvero piacevole, una vicenda dalla struttura classica che attraversa un'epoca andandosi a chiudere con un epilogo ambientato nel 1922. Jean Van Hamme dimostra di essere un autore a suo agio nei generi passando agilmente dalle più moderne Largo Winch e XIII a questo one shot ambientato nel west americano. Niente male neanche le matite di Rosinski ricche di dettagli ma sporche al punto giusto e valorizzate da un ottimo lavoro sul colore. La scelta cromatica che spazia dai bianchi ai beige e ai marroni dona una bella uniformità all'albo, spezzata solo dall'immancabile macchia rossa del sangue versato. Molti fondali sembrano riempiti ad acquerello e probabilmente lo sono, e vanno ad armonizzarsi in maniera egregia al lavoro di matita. L'albo è anche impreziosito dalla riproduzione di cinque illustrazioni a tema che sembrano essere dipinte su tela e realizzate dallo stesso Rosinski. Al momento mi è sembrata questa l'uscita più interessante offerta dalla collana Cosmo Color, uscita che segue la divertente saga di Wanted e il recupero del primo episodio di Jonathan Cartland saltato inspiegabilmente all'epoca dell'edizione della GP Publishing.

Western di Van Hamme e Rosinski

martedì 8 luglio 2014

lunedì 7 luglio 2014

CONSTANTINE - EPISODIO PILOTA

Tra le varie serie messe in cantiere dalla DC Comics Constantine è sicuramente quella dedicata al personaggio al quale, per diversi motivi, sono più affezionato. Creato nel 1985 sulle pagine di Swamp Thing da messer Alan Moore, l'occultista inglese si è guadagnato una serie personale di tutto rispetto scritta magistralmente per una quarantina di numeri circa da un ispiratissimo Jamie Delano, autore di un lungo ciclo probabilmente tuttora insuperato. A seguire è venuta parecchia roba davvero buona, la serie è rimasta per molto tempo su livelli qualitativi alti, ora sembra sia giunto il momento in casa DC di mercificare nella misura maggiore possibile questo stronzo inglese in trench.

Dopo il passaggio dalla sottoetichetta per lettori adulti Vertigo alla linea principale della DC Comics, la serie Hellblazer della quale John Constantine è assoluto protagonista, è stata fatta confluire nell'universo narrativo in cui operano Batman, Superman e compagnia bella rendendo il personaggio decisamente più edulcorato e sfruttabile commercialmente di quanto non lo fosse mai stato in precedenza. A conferma di questa tendenza, arriva ora anche la serie tv prodotta dall'emittente americana NBC e curata da Daniel Cerone e David S. Goyer. Da pochi giorni la NBC ha rilasciato l'episodio pilota che anticipa la serie di tredici che partirà in ottobre, la regia del pilot è stata affidata niente meno che a Neill Marshall (The descent, Centurion, Doomsday - Il giorno del giudizio).

In fin dei conti cosa dobbiamo, o almeno possiamo, aspettarci da questa serie? Se questo episodio apripista si rivelerà rappresentativo di quelli a venire, probabilmente ci aspetta un buon Constantine ma, per chi lo conosce veramente, non quel Constantine. Come nella serie originale il demone interiore che non concede pace a John (Matt Ryan) è legato al ricordo di una trasferta finita molto male in quel di Newcastle. Pasticciando con la magia nera, in maniera ancora inconsapevole, John e alcuni compari condannarono l'anima di una bambina neanche adolescente alla dannazione eterna consegnandola involontariamente nelle mani del demone Nergal. Nella maniera più bizzarra e dolorosa possibile John tenta invano di affrancarsi da quel doloroso ricordo autoesiliandosi all'interno del manicomio di Ravenscar. Ma l'esilio non durerà molto, la sua presenza sarà richiesta ad Atlanta, Stati Uniti, dove la vita della giovane Liv Aberdine (Lucy Griffiths), figlia di un vecchio amico di John, è in grave pericolo.


Il primo e fondamentale elemento che all'occhio del fan stride, e anche molto, è l'ambientazione della vicenda che dagli sporchi sobborghi di una Londra tatcheriana viene traslata nella moderna Atlanta. Non è cosa da poco per l'atmosfera della serie. La scelta del protagonista sembra invece azzeccata, a parte qualche posa un poco esagerata ed evitabile, Matt Ryan non sembra affatto un cattivo Constantine, anzi, potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa. Il lavoro fatto su trucco e costumi dell'attore è parecchio indovinato, a parte la scelta sacrilega della produzione di eliminare il vizio del fumo del protagonista, il lavoro svolto sul personaggio è convincente. Molto meno quello fatto sul personaggio di Chas (Charles Halford), amico storico del nostro e che da Londra (probabilmente) si è anche portato dietro il suo taxi giallo vecchio modello. In realtà il taxi sembra un modello americano, che qui Chas sia statunitense? Satunitense o meno, Chas sembra essere molto più che un semplice tassista, cosa che magari anche no. Gli altri personaggi della vicenda sono al momento solo abbozzati, poco per giudicare ma al momento non suscitano particolare interesse. L'impatto visivo, effetti speciali compresi, rimane a livello televisivo ma risulta comunque ben confezionato, complice forse la regia esperta di Marshall. E ben presente uno degli elementi cardine del personaggio di John Constantine, l'oggettiva pericolosità dello stargli attorno, i suoi amici, i suoi compagni, sembra siano in costante pericolo e John è uno di quelli capaci al momento opportuno di prendere decisioni difficili e sgradevoli, anche se queste comportano dolorosi sacrifici.

Probabilmente vedremo un Constantine un pelo meno marcio di quel che è, che non fuma, che forse non ricaverà dal suo vizio un bel cancro ai polmoni (o forse si?), immerso in trame che, a giudicare anche dai trailer distribuiti, avranno toni più alla Supernatural che non quelli descritti magnificamente da Delano sulle pagine a fumetti, un Constantine più americano che inglese (sigh!). Il rovescio della medaglia potrebbe essere una serie ben prodotta, ben scritta e divertente che potrebbe presentare un Constantine un po' diverso dall'originale ma comunque curato a dovere e ben interpretato. Per eventuali conferme e smentite basterà aspettare fine ottobre e sintonizzarsi sulla nuova serie della NBC.


venerdì 4 luglio 2014

MARVEL VINTAGE 20 - THE ANGEL

MMC 2, The Angel compare senza il baffo...
Torniamo a quel famoso Marvel Comics 1 dell'ottobre del 1939. Ad affiancare quelli che a breve diverranno i due pezzi grossi della Timely Publications, Namor e la Torcia originaleci sono diversi personaggi minori. Tra questi ce n'è uno, quasi sconosciuto ai lettori odierni, capace all'epoca di collezionare ben ottanta uscite consecutive tra Marvel Comics e Marvel Mystery Comics e un'altra ventina di presenze su Sub-Mariner Comics, senza contare comparsate varie su diverse testate di quegli anni, diventando una presenza fissa nelle pagine dei comics Timely pubblicati tra il '39 e il '46.

Il personaggio in questione è l'Angelo (Angel) nato dalla mente e dalla matita di Paul Gustavson, artista che conta sul suo palmares di creazioni anche altri character minori tra i quali uno edito dalla Quality Comics e poi passato in seno alla Dc: Bomba Umana. Certo, non stiamo parlando proprio di uno Stan Lee, a ogni modo un certo riscontro l'Angelo deve pur averlo ottenuto in un ambiente come quello dei comics degli anni '40 dove non ci si pensava due volte a tagliare e modificare, se non sopprimere, tutto quel che non funzionava.

Nonostante la sua tenuta sgargiante Thomas Halloway (vero nome dell'Angelo) è un semplice umano, figlio di una guardia carceraria e cresciuto nell'ambiente lavorativo del padre nel quale impara diversi trucchetti assorbendo conoscenze da guardie e ladri. Intraprende da adulto la doppia carriera di dottore e giustiziere ottenendo anche il Capo di Mercurio, un mantello che gli permetterà di volare ma che verrà usato dall'eroe in maniera molto sporadica.

Non sono mancate in epoca più moderna alcune rivisitazioni del personaggio, menzioniamo almeno la presenza dell'Angelo nella miniserie di Ed Brubaker e Steve Epting The Marvel Projects.

Come nei precedenti appuntamenti, spulciando in rete, questa volta con l'aiuto di Lauretta, abbiamo trovato immagini interessanti: eccole qui sotto.

Marvel Mystery Comics 4 del Feb. '40 (Paul Gustavson)



Sub Mariner Comics 1, primavera 1941



Paul Gustavson



L'Angel di Steve Epting












































SCONTRO DI CIVILTA' PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO

(di Amara Lakhous, 2006)

Libro agile e piacevole questo dello scrittore algerino Amara Lakhous che in maniera divertente e leggiadra ci parla di temi importanti e sempre attuali come quelli dell'immigrazione, dell'integrazione e del razzismo. Ma ci parla anche di conoscenza e solidarietà, di amore e di dolore.

Il libro ha una struttura schematica e funzionale, la vicenda narrata, se così la vogliamo chiamare, è divisa in verità e ululati. Proprio così: verità e ululati. E le verità sono tante perché, come nella vita reale, quella di tutti i giorni, per ogni accadimento ognuno ha la propria verità e a ognuna di queste verità fanno seguito gli ululati di Amedeo, perno centrale intorno al quale ruotano le verità dei condomini dello stabile di piazza Vittorio a Roma, quello dell'ascensore del titolo.

Ascensore che è pomo della discordia e causa di continui bisticci tra i condomini stessi, ognuno con una cultura diversa da quella degli altri, diverso modo di pensare e diversa origine. E' proprio nell'ascensore che verrà trovato morto Lorenzo Manfredini, il Gladiatore, ambiguo personaggio che stava sul gozzo un po' a tutti quanti. Il delittuoso avvenimento coincide con la sparizione di Amedeo, di contro la persona unanimamente più benvoluta da tutti i condomini.

Proprio su questi due fatti vertono le spesso colorate verità dei vari personaggi magistralmente tratteggiati da Lakhous: il malinconico iraniano Parviz, malato di nostalgia con la tendenza ad affogare la stessa nell'alcool, la portinaia napoletana Benedetta Esposito, un po' razzista, un po' ignorante e intimorita dal potenziale guasto dell'ascensore, il bengalese Iqbal perseguitato dal suo stesso nome, Elisabetta Fabiani, incapace di vedere oltre il naso del suo cane Valentino, la badante filippina Maria Cristina Gonzalez imprigionata tra quattro odiate mura e in libera uscita poche ore la settimana, il nordico Antonio Marini sostenitore della supremazia del Nord e del parassitismo del Sud ma che intanto vive a Roma, il regista olandese Johan Van Marten che vorrebbe trasformare condominio e condomini in un grande film nel segno del neorealismo italiano, il proprietario del bar Sandro Dandini che se non sei napoletano ne laziale per lui sei a posto e Stefania moglie di Amedeo. In coda le verità chiarificatrici di un paio di outsider al condominio che non sto a dirvi per evitare spoiler.

L'evento delittuoso è per Lakhous mero pretesto per mettere in scena una galleria di personaggi e le loro convinzioni, le loro sofferenze, i loro pregiudizi, i loro errori e le loro esistenze, andando a creare un incastro più culturale che poliziesco. E' un libro che si legge per ritrovare difetti e pregiudizi innanzitutto nostri, di molti italiani, per riflettere sulle condizioni di vita di chi viene da fuori, anche per ridere divertiti in molti passaggi. Poi di chi abbia ucciso quello stronzo del Gladiatore a nessuno importa molto.

Amara Lakhous

giovedì 3 luglio 2014

BRADI PIT 105

Dopo Jungle Man questa strip aveva proprio bisogno di una nuova presenza ingombrante!


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mercoledì 2 luglio 2014

PIOMBO ROVENTE

(di Claudio Nizzi e Sergio Zaniboni, 1991)

Dopo aver corso il rischio di bucare la terza uscita e averlo scampato grazie al provvidenziale intervento di Aurelio Galeppini che ha confezionato a tempo di record un Texone seppur valido probabilmente meno extra-ordinario degli altri, per il quarto appuntamento datato 1991 si rientra in carreggiata. La carta che si gioca questa volta Sergio Bonelli è di quelle vincenti, di quelle che permettono di mandare in archivio un altro volume perfettamente riuscito.

La scelta del disegnatore cade su Sergio Zaniboni, corteggiato da Bonelli per diverso tempo, alla ricerca di una relazione professionale che si è fatta un poco attendere per via degli impegni di Zaniboni e a causa di uno strano timore del disegnatore: quello di disegnare i cavalli. Nonostante il quarto Texone, Piombo rovente, sia il primo a presentare una copertina priva di cavalli, possiamo dire che l'impasse è stata magistralmente superata da Zaniboni che, nonostante si trovi forse più a suo agio con la Jaguar di Diabolik, tratteggia con mano sicura cavalli perfetti come tutto il resto. Corre comunque in aiuto del disegnatore la sceneggiatura cucitagli su misura dal prode Claudio Nizzi per una storia che si dipana quasi in toto tra le case della cittadina di Serenity dove Tex e i suoi pards non mancheranno di lasciare i cavalli a riposo. E' proprio tra le costruzioni di Serenity e all'interno di esse che il tratto pulito e deciso di Zaniboni dà il meglio. Inquadrature aeree, campi lunghi, primi piani, piani americani, sembra di stare al cinema in una di quelle cittadine del west dove non puoi fare altro che aspettarti il classico duello al centro della main street o la sparatoria a tutto campo nel corral.

Le demarcazioni nette tra i bianchi e i neri di Zaniboni rendono un grande servigio al colpo d'occhio d'insieme delle tavole nelle quali ci si perde con grandissimo piacere. I visi, privi di linee superflue godono di una vitalità incredibile e i gesti e i movimenti di una fluidità invidiabile. La caratterizzazione dei personaggi di contorno è quasi archetipica con uno sceriffo onesto e di buona volontà ritratto in là con gli anni e con un po' di pancetta, il laido signorotto del paese ben pasciuto e di un'eleganza quasi volgare, il suo killer di punta in nero e con inevitabile baffetto equivoco. Per non parlare di alcune espressioni di Carson che viene voglia di prender la matita e ricopiarle lì su due piedi, e dell'abbondanza di Miss Darling, interessante proprietaria del Moulin Rouge.

Nizzi mette da parte gli spazi aperti e concentra l'azione nella cittadina di Serenity nella quale Morgan Slattery fa il bello e il cattivo tempo taglieggiando i commercianti del paese con il sostegno delle più alte cariche pubbliche. Poco può fare anche il valido sceriffo Benson, amico di Tex e ormai vicino alla pensione. Quando Tex e i suoi pards capiteranno nella cittadina non esiteranno a mettere mano ai clarinetti per far cambiare musica al paese con l'aiuto di alcuni cittadini stanchi delle vessazioni di Slattery. Con un ingegnoso piano volto a tenere fuori dai guai lo sceriffo, i quattro pards non esiteranno a sporcarsi le mani per riportare serenità a Serenity.

Un Texone del quale ho apprezzato tantissimo sia le tavole di Zaniboni, vicine alla linea chiara di matrice europea, sia la sceneggiatura urbana di Nizzi che valorizza un sottogenere (se così vogliamo chiamarlo) del western che mi garba davvero parecchio.

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