domenica 19 maggio 2013

LA DANZA DEGLI AZTECHI

Anche un colore come il giallo può presentare numerose sfumature. Quando il giallo incontra la narrativa non si può fare a meno di pensare al delitto, quello perfetto almeno nelle intenzioni magari. E via alle sfumature: il delitto seriale, quello passionale, quello classico della stanza chiusa, il delitto multiplo, quello per interesse e via discorrendo.

Ma le sfumature del giallo sono probabilmente ben più di cinquanta e sarebbe impossibile ora elencarle tutte. Concentriamoci su una di queste per il momento, una sfumatura che potrebbe portarci da subito fuori strada, come molti scrittori di gialli tentano spesso di fare con il lettore.

Il delitto dicevamo, la nostra sfumatura invece ci porta altrove e ci presenta un romanzo giallo dove non c'è delitto, non muore nessuno e non ci sono nemmeno sparatorie. Che cosa c'è allora? C'è la grande idea di uno scrittore, Donald E. Westlake, che decide di mischiare a una trama criminosa un alto tasso d'umorismo e lo fa sin dall'inizio degli anni '60, per un numero totale di romanzi molto, molto considerevole. Westlake ha pubblicato fino al momento della sua morte, avvenuta nel 2008, più di un centinaio di romanzi molti dei quali scritti sotto pseudonimo. A firma Richard Stark la celebre serie dedicata al criminale Parker che vide la luce nel 1962 con il primo episodio dal titolo Anonima carogne, serie di libri che si rifanno agli stilemi più classici dell'hard boiled.

Considerato uno dei maestri del giallo umoristico si è distinto anche come sceneggiatore, nominato all'Oscar per Rischiose abitudini, dai suoi romanzi sono stati tratti anche i film Payback e Two Much.

In questo La danza degli Aztechi sono riscontrabili sia l'umorismo di fondo che accompagna tutta la vicenda sia, come succede anche nella serie dedicata a Parker, la predilezione per le vicende dei criminali (se così vogliamo chiamarli) più che per quelle di investigatori/tutori della legge.

Il romanzo si apre con un'incipit a mio avviso delizioso:

A New York, tutti cercano qualcosa. Gli uomini cercano le donne e le donne cercano gli uomini. Giù al bar degli invertiti gli uomini cercano gli uomini, e al "Barbara" e al Movimento di liberazione della donna, le donne cercano le donne. Le mogli degli avvocati, davanti a Lord & Taylor, cercano un tassì, e i mariti delle mogli degli avvocati, in Pine Street, cercano il rotto della cuffia. Le passeggiatrici davanti all'Americana Hotel cercano un gabinetto, e i ragazzini che aprono le portiere dei tassì davanti al terminal di Port Autohrity cercano mance. Così come cercano mance i tassisti, i fattorini, i camerieri e gli agenti della squadra Narcotici. I neolaureati cercano lavoro. Gli uomini che portano la cravatta cercano un lavoro migliore. Gli uomini che portano i giubbotti di pelle cercano invece migliori opportunità. Le donne in tailleur di linea severa cercano opportunità uguali a quelle degli uomini. Gli uomini con la cintura di coccodrillo cercano una roulette alla quale si possa barare. Gli uomini con i polsini lisi cercano dieci dollari fino a mercoledì. Gli imprenditori cercano profitti più alti e una bella villa in New Hyde Park.

E avanti così ancora per un pezzo e poi...

A New York, tutti cercano qualcosa. Edi tanto in tanto, qualcuno la trova.

Jerry Manelli gestisce un'impresa illegale di consegne all'interno dell'aeroporto di New York. Ogni tanto Jerry si fa aiutare nei suoi lavoretti dal cognato Frank e dal di lui fratello Floyd. Aggiungiamoci anche l'altro cognato Mel e il gruppo di sfaccendati è al completo.

Fatto sta che in conseguenza di un traffico internazionale d'arte organizzato da tre sudamericani inetti di un paesello dimenticato da Dio, un oggetto del valore di un milione di dollari finisce all'aeroporto dove operano Jerry e soci. Il guaio è che per una serie di equivoci la statuetta finisce insieme ad altre quindici copie come premio da elargire ai componenti di un'associazione di volontariato. Come recuperare il cimelio? A chi dei sedici componenti sarà finito in mano? Ovviamente Jerry e i suoi non sono i soli in cerca della statua, ci sono gli intermediari, veri criminali (ma non troppo seri), gente che viene a sapere della cosa in maniera fortuita e via discorrendo.

Il racconto è un susseguirsi di avvenimenti e scene comiche, la ricerca della statua assume spesso i toni della farsa, la pletora di personaggi invischiati nella faccenda è quasi infinita: oltre a Jerry Manelli e i suoi tre fidi compari ci sono tutti e sedici i membri dell'associazione (o quasi), almeno tre o quattro personaggi di contorno e comparse varie. La scrittura di Westlake (qui tradotto da Laura Grimaldi) corre che è una meraviglia, ti tiene incollato senza esibire particolari voli pindarici. La semplicità è evidenziata già dai titoli dei capitoli, cose come All'inizio..., Ma..., Sfortunatamente..., Per non parlare di..., etc...

L'impressione è quella di leggere un film, un film che se realizzato io andrei a vedere molto volentieri. Ci sono tante sfumature di giallo, questa semplicemente è quella spassosa.

Donald Westlake

4 commenti:

  1. Sfondi una porta aperta! Grande Westlake, ma purtroppo questo non l'ho letto.
    Quando ho letto "Come ti rapisco il pupo" ridevo a singulto, mentre lo leggevo.
    Cristiana

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    Risposte
    1. Ciao Cristiana e benvenuta :)

      Io probabilmente ho letto meno di te, qualcosa del Parker firmato a nome Stark, questo libro appena recensito (se volete passarmi la parola) e Ditelo con i fiori.

      Però qualcos'altro di Westlake lo leggerò di sicuro.

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  2. Mi avete incuriosita. Ho appena scaricato l'ebook di COME TI RAPISCO IL PUPO :-)

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