lunedì 28 settembre 2020

SAFE HOUSE - NESSUNO È AL SICURO

(Safe house di Daniel Espinosa, 2012)

Safe house rientra nel canone dei film di spionaggio, quelli dove i movimenti sporchi di agenzie di servizi segreti e controparti più o meno criminali si incrociano fino a sporcare le acque, agitandole in modo da rendere poco chiaro allo spettatore cosa si muova sotto la superficie e soprattutto chi siano gli artefici del torbido. In questo senso Safe house non presenta nulla di innovativo e forse per alcuni aspetti, soprattutto sul finale, risulta ampiamente prevedibile, ha però dalla sua una volontà accentuata di riportare la spy story a una dimensione del reale che tranne per un paio di sequenze action al limite, come vuole il vademecum hollywoodiano, rende per il resto la vicenda narrata abbastanza credibile. Inoltre la regia di Daniel Espinosa cesella un bel lavoro di costruzione, accentuato in alcuni passaggi dal montaggio di Richard Pearson (vedi la scena nel bagno ad esempio), e può contare sulla prova di grande esperienza di un Denzel Washington che si diverte enormemente a fare il cattivo (ma forse non fino in fondo) della situazione surclassando di mestiere il pur volenteroso e in parte Ryan Reynolds che fa del suo meglio per tenere vivo il confronto con il collega gigante. Su queste caratteristiche si regge la buona riuscita di Safe house che si rivela un ottimo action che riesce a evitare le decine di location da cartolina ormai abusate dal genere, con una sceneggiatura solida che non offre sorprese ma non presenta nemmeno sbavature per un risultato finale ampiamente positivo.

Matt Weston (Ryan Reynolds) è un giovane agente CIA responsabile di una safe house a Città del Capo. Le safe house sono case sorvegliate dove la CIA in caso di bisogno porta dei prigionieri per tenerceli temporaneamente o per interrogarli; Matt sta lì ad ammuffire da più di un anno nel suo ruolo di guardiano di questa casa sicura dove non succede mai nulla: un caffè, una pallina lanciata contro il muro, le lamentele con il suo superiore David Barlow (Brendan Gleeson) per ottenere un incarico più attivo. Ma un bel giorno l'azione arriva tutta insieme, nella safe house di Matt viene portato Tobin Frost (Denzel Washington), ex agente CIA e ora uno dei criminali più ricercati dalla stessa Agenzia, Frost viene pescato mentre sta cercando di vendere dati sottratti alla CIA stessa e nel momento in cui un gruppo non ben identificato gli sta dando la caccia intenzionato a toglierlo di mezzo. Nonostante il suo arrivo nella safe house scortato da un gruppo di agenti, Frost non è al sicuro, i suoi inseguitori non si fermeranno davanti alla protezione della CIA, l'agente Weston verrà così catapultato dall'inedia totale a una lotta senza quartiere per la sopravvivenza e soprattutto per la verità.

Se per il personaggio di Frost si apprezza l'ottima prova di Washington, per il protagonista interpretato da Reynolds aiutano la scrittura e il percorso di maturazione, sia psicologico che di ruolo, che Weston dovrà affrontare e portare a termine nel giro di pochissimo tempo. Interessante lo spunto per il quale un agente praticamente inattivo viene catapultato al centro dell'azione dal giorno alla notte, gravato inoltre da grandi responsabilità, sotto pressione a causa delle pallottole sparate in abbondanza nella sua direzione, per il continuo lavoro psicologico che Frost tenta di far gravare sulla sua mente inesperta e per via delle pressioni che arrivano dalla CIA stessa, in particolare dall'agente Linklater (Vera Farmiga), responsabile della squadra incaricata del recupero di Frost. Ottimi ritmi, direzione dinamica, film energico e avvincente il giusto, con l'unico peccato d'essere un poco prevedibile negli sviluppi, non cambia le sorti del genere a cui appartiene ma lascia dietro di sé riusciti tentativi di onesta gestione della materia, inoltre diverte. Tutto sommato può essere sufficiente.

2 commenti:

  1. Il classico senza lode né infamia ;)

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    1. Non emerge dal calderone del genere però è ben realizzato e funziona molto bene. A me è piaciuto, inoltre non abusa dei soliti cliché ed è un altro punto a suo vantaggio.

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