lunedì 4 ottobre 2010

BEAUTIFUL

Beautiful è ormai presente nei palinsesti del Belpaese da circa vent'anni.
Mia madre fu un'appassionata della prima ora (adesso ha mollato) e quindi i personaggi e le vicende principali mi sono note (come sono note a tutti voi, non nascondetevi, venite fuori).
Pensate ora a quanto tempo ha buttato via la gente che ha seguito costantemente questa soap per anni e anni e magari ancora la segue.
In fondo per "godersi" 20 anni di questa fiction basta il video di 6 minuti che vi presento qui sotto. Perchè la trama principale di questa serie si può veramente condensare così.

domenica 3 ottobre 2010

BACK TO THE PAST: 1967 PT. 4

Apriamo questa quarta parte per quel che riguarda il 1967 con un grandissimo e torniamo in territori più vicini al Rock Blues.
Nel 1967 esce Are you experienced, album della Jimi Hendrix Experience. Il singolo di debutto contenuto nell'album (che in realtà circolava già dal dicembre 1966) è una cover di un blues di Billy Roberts.

Jimi Hendrix - Hey Joe



Anche i Rolling Stones si fanno contagiare dall'ondata psichedelica sebbene il Rock di derivazione Blues è sempre calzato meglio alla band. Comunque questa She's a rainbow si fa apprezzare.



Il 1967 si distingue anche per almeno un paio di uscite Soul di tutto rispetto (non a caso). Aretha Franklin propone Respect, un brano di Otis Redding.



Il duo Sam & Dave, mi azzarderei a dire sconosciuto ai più, pubblica un pezzo molto celebre, celebrità aumentata grazie anche ai Blues Brothers e al film omonimo (omonimo del brano) dove c'era quel tizio che si pittava la faccia di nero per vincere una borsa di studio riservata ai neri (o qualcosa di simile). Il pezzo è ovviamente Soul man.



Esponenti del Soul bianco, ed è facile immaginare perchè sia definito così, i The Rascals presentano il brano Groovin'.

venerdì 1 ottobre 2010

RADAIRK

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta

Quando mi trovo davanti a una nuova uscita di un fumetto italiano raramente riesco a resistere alla tentazione di provare almeno il primo numero.
Qualche giorno fa, recatomi in edicola, ho trovato tra le solite uscite un nuovo albetto del quale non sapevo nulla. Incuriosito gli ho dato un’occhiata.

Il formato era simile a quello di un albo targato Bonelli anche se presentava alcune importanti differenze. Un po’ più piccolo nelle dimensioni, meno pagine ma tutto a colori. Prezzo contenuto, decisi di prenderlo nonostante il titolo, Radairk, e l’immagine di copertina facessero pensare a una saga fantasy, genere con il quale non ho mai avuto un buon feeling.

L’albo è edito da una casa editrice a me sconosciuta, la 7age, così come mi è ignoto Antonio Mannoni che scrive soggetto e sceneggiatura della serie. Santoro, Vitrano e Ferri si alternano alla parte grafica.

Partiamo proprio da quest'ultima. Il lavoro dei tre riesce a dare all’albo uno stile uniforme, non ci sono grossi scarti tra le matite dei tre disegnatori. Questa caratteristica riesce a dare alla storia un’importante continuità grafica rendendo più agevole il riconoscimento dei personaggi lungo tutta la durata di questo primo episodio. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perchè la lettura è già resa difficoltosa dal lavoro dello sceneggiatore e dalla scelta dei nomi dei protagonisti, dei luoghi e degli elementi di questa intricata vicenda.

I disegni sono ben realizzati, almeno due degli autori hanno già avuto esperienze in passato (in casa Star Comics) che qui possono mettere a frutto e anche l’uso del colore non delude anzi aiuta l’albo a ritagliarsi almeno un ruolo originale nel panorama dei prodotti italiani da edicola.
Non siamo di fronte certo all’eccellenza grafica ma si tratta di un prodotto curato e riuscito almeno per quel che riguarda i disegni.

Le dolenti note giungono dalla trama a dir poco confusa. La vicenda è ambientata in un mondo di fantasia che, se ho ben capito, affronta per la seconda volta un’era di pace che segue anni di grandi conflitti (che sembrano essere una costante di questo mondo). Le cose però stanno per cambiare e proprio da qui muovono i primi passi i personaggi di Radairk.
Lo scenario è tipico del fantasy, tre continenti dai nomi improbabili (Siar, Deas e Milis Glas) in lotta tra di loro, creature magiche, regnanti, prove da superare. Un gruppo di personaggi si mette in viaggio alla ricerca di preziose pergamene (?).
Al centro dell’albo alcuni articoli spiegano un po’ la storia di questo mondo, la sua genesi, la sua geografia, l’importanza di alcune sue risorse.

In fin dei conti ho l’impressione di non aver capito poi molto della vicenda. Facendo qualche ricerca su internet ho scoperto che la 7age aveva già pubblicato un paio di numeri di un fumetto intitolato Legend che (forse) con questo Radairk aveva qualcosa in comune.
Mi duole dire che oltre alla trama confusa e poco lineare, anche i nomi dei personaggi sono difficili da memorizzare e rendono ancor più complicato seguirne le vicende. Arid di Lasair, Luths, Dian Raige, Ronach, maestro Aisling, Jesav, Lann, Cridh e che diamine...
Inoltre la lettura non appassiona neanche un po’ e tanto meno incuriosisce. Forse gli amanti del fantasy troveranno questo prodotto più appetibile, per me l’avventura comincia e finisce con questo primo numero.
Peccato perchè il lato grafico dell’opera e il rapporto pagine/prezzo, tenendo presente che si tratta di un albo tutto colore non erano da disprezzare.

Speriamo che la 7age aggiusti il tiro e ci proponga qualcosa d’altro nel prossimo futuro, intanto complimenti per il coraggio.

Radairk 1, 7age, 64 pp. colore 2,70 euro.

PS: nei giorni scorsi mi si è presentata la necessità di riordinare casa. Son partito dagli armadi e pian piano mi son reso conto di esser pieno di fumetti un po' da tutte le parti. Prima o poi mi toccherà fare ordine. Avendo anche alcune uscite in edizione doppia (uscite decisamente più interessanti di questa qui recensita) non è detto che non decida di regalare qualcosa.
Intanto se tra gli amici che seguono il blog (amici che ho possibilità di vedere quotidianamente o quasi) c'è qualche amante del fantasy interessato a dare un'occhiata all'albo sopra recensito si faccia avanti con un semplice commento e verrà omaggiato dell'albetto in questione.

mercoledì 29 settembre 2010

NOTTE E DI'

(Night and day di Michael Curtiz, 1946)

Night and day, tradotto in italiano con Notte e dì, è un film del 1946 nel quale Cary Grant interpreta il famoso musicista Cole Porter.

Un biopic dove la carriera musicale del compositore la fà da padrone mentre la vita privata dell'uomo viene trattata con minore accuratezza.

Studente a Yale il giovane Porter capisce che la giurisprudenza non sarà mai la sua ragione di vita. Andando anche contro i voleri della famiglia e in particolare avversando i desideri del nonno che vede in Cole il suo erede, il futuro compositore decide di assecondare i suoi istinti e dedicarsi alla musica. Nello stesso periodo Porter conosce Linda (Alexis Smith), un'amica di sua cugina.

Con l'aiuto di un professore improvvisatosi impresario, raccoglie i soldi per una prima rappresentazione a Broadway di uno spettacolo con musiche da lui composte.
Sfortuna vuole che il debutto dell'opera prima di Porter coincida con lo scoppio dei primi fuochi che portarono alla prima guerra mondiale. La gente è presa da altro e il successo non arriva.

Arruolatosi nell'esercito e rimasto ferito, Porter torna in patria dove ritrova Linda in vesti di infermiera. Riprende anche la carriera musicale e questa volta il successo arriva ed è clamoroso. Le opere celebri si susseguono, Night and day il pezzo più sfruttato nel film, e la relazione con Linda sfocia in un annunciato matrimonio, un matrimonio che attraverserà momenti molto difficili a causa dello smisurato amore di Porter per il suo lavoro.

Questo almeno racconta il film che, se per l'aspetto musicale si può ritenere credibile, non è veritiero per quel che riguarda la vita privata del musicista. Pur rimanendo sposato a lungo con la sua Linda, Cole Porter non le nascose mai le sue tendenze omosessuali.

Forse l'argomento nel 1946 risultava troppo scabroso per essere trattato esplicitamente e Curtiz decise di edulcorare la vicenda. Sebbene ne risulti un biopic poco attendibile, il film in sè rimane comunque godibile. Cary Grant è il solito signore, difficile che una sua interpretazione non piaccia e i numeri musicali di contorno ai brani di Porter, pur non entusiasmando al livello di altri musical più famosi, si lasciano guardare.

Nel campo dei film musicali molto datati si trova sicuramente di meglio ma chi ama il cinema classico potrà apprezzare anche questa pellicola.

lunedì 27 settembre 2010

BACK TO THE PAST: 1967 PT. 3

Sebbene le influenze psichedeliche andarono a toccare un po' tutti i generi, i gruppi che continuavano a presentare sonorità più vicine al pop e a fenomeni degli anni precedenti come il beat continuavano a imperversare.

Ecco i The american breed con la cover di Bend me, shape me degli Outsider uscita come singolo nel 1967 e inclusa nel loro album d'esordio l'anno seguente.



I The Monkees, fautori di alcune hit di quegli anni, escono con la popolare Daydream believer. In realtà il gruppo era stato creato a tavolino per contrastare la Beatlemania con un prodotto statunitense. I componenti erano più che altro attori, della musica vera e propria se ne occupavano compositori scelti ad arte per raggingere lo scopo che era quello di vendere dischi. Per un paio di anni ci riuscirono infilando nelle charts alcuni pezzi davvero azzeccati.



Altro pezzo forte dell'annata l'hanno firmato i The Turtles. Il brano è Happy togheter.
Loro, come potete vedere nel video, sono una banda di cretini.



I The Kinks ai quali ormai comincio ad affezionarmi ci offrono Waterloo Sunset.

domenica 26 settembre 2010

FICTION PLANE

Qualche giorno fa stavo guidando e l'autoradio era sintonizzata su Virgin Radio. La musica era giusto un piacevole sottofondo in quanto la mia concentrazione andava principalmente alla strada come è giusto che sia.

Passava un brano gradevole, orecchiabile che per sonorità mi ricordava vagamente qualcosa (non ricordo bene cosa) dei Biffy Clyro, gruppo che ha accompagnato i Muse nel loro ultimo tour europeo compresa la data torinese alla quale ho assistito.

Incuriosito prestai attenzione a quel che diceva il Dj a fine brano scoprendo che il gruppo in questione si chiama Fiction Plane e nulla ha a che spartire con i sopra citati Biffy Clyro. La curiosità più grande è che il cantante/bassista del gruppo è Joe Sumner, figlio di cotanto padre in arte conosciuto come Sting.
Il DJ sottolineava la somiglianza del timbro vocale del ragazzo con quella del padre ma il brano era ormai andato e io non ci avevo fatto attenzione.

A casa, tornatami in mente la cosa, sono andato su Youtube per controllare la storia della somiglianza. Non sono riuscito a trovare lo stesso brano passato in radio (non subito almeno) e mi sono imbattuto in uno di quei video a immagine fissa intitolato "Two sisters". Era impressionante. Non avendo immagini in movimento a disposizione mi ero convinto che il pezzo fosse cantato proprio da Sting.

Ho cercato meglio e ne ho trovato una versione live. Ascoltate il figlio di Sting.

Fiction Plane - Two sisters.

sabato 25 settembre 2010

VISIONI 3

Dopo l'opera di un cantante e quella di un grande pittore non poteva mancare l'illustrazione di un disegnatore di fumetti.

Alex Ross è artefice di eccezionali lavori per Marvel e DC Comics. Sue le bellissime miniserie Kingdom Come (DC Comics) e Marvels (Marvel). Il suo stile fotografico e iperrealista è inconfondibile e riesce a dare un tocco di epicità a tutti i personaggi da lui ritratti.
Le sue tavole tratteggiano figure iconiche rendendo più veritiere le teorie che reputano i supereroi moderni eredi degli eroi dell'epica antica.

Nell'illustrazione qui sotto una chiara metafora della visione dell'artista su quella che è stata la politica di George W. Bush.

venerdì 24 settembre 2010

NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS

(di Henry Selick, 1993)

Ancora uno di quei casi (casi che per me ormai sono quasi la regola) di fruizione molto posticipata di datato acquisto. Nella fattispecie parliamo del DVD di Nightmare before Christmas acquistato parecchi anni or sono e visionato soltanto oggi in compagnia della mia bimba la quale, fugando ogni mio timore, non si è per niente impressionata nonostante le cupe atmosfere del film.

Film che proprio film non è trattandosi come noto di una pellicola in stop-motion realizzata usando pupazzi per attori.

Ero straconvinto che la regia fosse di Tim Burton che invece ha messo “solo” l’idea, il soggetto e i soldi lasciando la realizzazione dell’opera all'amico Henry Selick, regista anche del recente Coraline.

Una fiaba gotica che lascia a bocca aperta ancora oggi (è datata 1993 e sono passati già 17 anni) per la splendida realizzazione. L’inventiva e il genio dei due autori coinvolti sono innegabili e a dimostrarlo ci sono i riuscitissimi esperimenti successivi nel campo dell’animazione: La sposa cadavere per Burton e proprio Coraline per Selick.



Il mondo del protagonista Jack Skeletron, re delle zucche e personalità di spicco del regno di Helloween, è cupo fino all'inverosimile. Sembra un mondo privo di colore e anche qui, come succederà in futuro ne La sposa cadavere, si gioca sulla contrapposizione. Tanto è tetro il regno di Jack altrettanto è colorato il mondo del Natale. Jack è l’incaricato e il principale artefice della riuscita della celebrazione di Helloween. Anche quest’anno il successo è assicurato ma Jack è stufo di tutta questa mancanza di “colore”. Affranto vaga per i boschi con il suo cane Zero. I due si perdono e si trovano in un posto mai visto prima dal quale accederanno al mondo del Natale.
Qui Jack si rianima, assapora il calore, la gioia, il colore e l’atmosfera natalizia, tutte cose sconosciute nel regno di Halloween. Si mette in testa di esportare il Natale così come gli americani esportano la democrazia. Però come novello Babbo Natale ha qualche difficoltà e i suoi aiutanti faticheranno un po’ ad appropriarsi dello spirito della festa.
Ne verranno fuori dei guai ai quali si cercherà di porre rimedio con l’aiuto di Sally, segretamente innamorata di Jack.

Inutile ribadire che ogni dettaglio è curato nei minimi particolari.
Quel che a mio parere non funziona è la tenuta della storia. Qui ovviamente si entra nel campo dei gusti personali. Non amo particolarmente i film d’animazione con tante parti cantate e qui ce ne sono davvero troppe. La voce italiana di Jack è affidata a Renato Zero quindi si è caduti bene, Zero è bravo e offre ottime interpretazioni. Alla lunga però la noia prende il sopravvento, la trama è esile trattandosi di una fiaba in fin dei conti e il rischio è che il film piaccia solo ai fan di Burton o del genere gotico. La Pixar e i migliori film Disney sono un’altra cosa.

Ottima confezione ma se la noia fa capolino in un film di un’ora e un quarto qualche sospetto è lecito.

giovedì 23 settembre 2010

BACK TO THE PAST: 1967 PT. 2

L'Estate del 1967 è conosciuta come la "Summer of love". Il movimento hippie arriva al grande pubblico, i concerti diventano grandi happening dove l'uso delle droghe sintetiche abbonda.
San Francisco diventa l'epicentro del fenomeno psichedelico della West Coast.

I Jefferson Airplane sono uno dei gruppi di punta del movimento e una delle loro canzoni più celebri è Somebody to love.


Altro pezzo accostato alla Summer of love è The letter dei The box tops che avevano però un piglio più vicino al pop e al soul bianco.


Proprio San Francisco diventa protagonista di almeno due celebri pezzi di questa ricca annata.
Il primo porta il titolo della stessa città ed è cantata da Scott McKenzie, in futuro cantante dei Mamas & Papas: San Francisco.


Anche quest'anno The Animals. Quelli nuovi. Del vecchio gruppo rimane solo il cantante che per l'occasione cambia il nome alla band in Eric Burdon & the New Animals. Il pezzo è San Franciscan nights.

mercoledì 22 settembre 2010

ORA DEL DECESSO: 22.25


Mi sento un po' in colpa, forse non ci ho messo impegno. Non tutto quello che avrei potuto. La sua agonia non è stata lunga ma la fine è giunta inevitabile.
Eravamo preparati. Alle 22.25 del 22/09/2010 il progetto "Il collettivo" è stato dichiarato morto.
Il creatore sentitamente ringrazia chi ha voluto partecipare ;)

Trattandosi di finzione non è escluso, come succede spesso nei fumetti ad esempio, che qualcuno riporti in vita il progetto (si usi pure questo post).

Nel frattempo affranti salutiamo.

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