(Carrie di Brian De Palma, 1976)
La materia plasmata su carta da Stephen King nel corso degli anni ha conosciuto risultati quantomeno contraddittori nelle sue trasposizioni cinematografiche. Si va dai capolavori unanimamente riconosciuti come lo Shining di Kubrick ai prodotti di bassa lega come la miniserie tv Tommyknockers di John Power. Le storie del re hanno la capacità di trasformarsi in ottimi film se affidati alle mani capaci del regista giusto, l'elenco è nutrito e di tutto rispetto. Pensate a Kubrick (Shining), Reiner (Misery non deve morire, Stand by me), Singer (L'allievo), Carpenter (Christine - La macchina infernale), Darabont (Il miglio verde, The mist, Le ali della libertà) e Cronenberg (La zona morta). Mica male.
All'elenco delle trasposizioni più riuscite si può aggiungere anche l'adattamento del romanzo d'esordio di King per mano di Brian De Palma. Gran parte del merito della buona riuscita del film va sicuramente attribuito a una bravissima Sissy Spacek che pur non rispecchiando il tipo fisico della Carrie descritta nel libro riesce a trasmettere tutto l'essenziale: la fragilità e l'inadeguatezza di una ragazza cresciuta da una fanatica religiosa che si trasformeranno presto in umiliazione e infine in follia distruttiva.
Ottima anche la ricostruzione d'ambiente giocata quasi interamente tra la casa di Carrie e il liceo del paese. L'atmosfera magica del ballo della scuola fà da giusto preludio agli eventi in arrivo. Ben costruito anche il resto del cast con un giovane William Katt quasi adorabile (che testa il Ralph da giovane!) uno scellerato John Travolta e la magistralmente fanatica Piper Laurie.
Ma la parte migliore del film ruota attorno al personaggio della protagonista, una ragazza costretta a vivere in un mondo avulso dalla realtà a causa di una madre fanatica della religione. Inquietante la scelta di De Palma di rendere le varie icone religiose presenti nella casa di Carrie in maniera sempre sinistra e mai rassicurante, a sottolineare la visione malsana della fede della donna. Carrie White (Sissy Spacek) è una ragazza fragile che della vita non sa praticamente nulla. Durante l'ora di ginnastica, negli spogliatoi, la ragazza ha il suo primo ciclo mestruale che la coglie totalmente impreparata mandandola nel panico e scatenando l'ilarità delle compagne di classe sempre pronte a umiliare la compagna più debole. L'episodio scatenerà anche i poteri telecinetici di Carrie che con il passare del tempo diverranno sempre più forti.
A prendersi cura della ragazza sarà l'insegnante di ginnastica, Miss Collins (Betty Buckley) e in maniera diversa la compagna Sue Snell (Amy Irving) che chiederà al suo ragazzo Tommy (William Katt) di accompagnare Carrie al ballo della scuola. Altre compagne non rinunceranno invece a umiliare la ragazza e la situazione esploderà in un finale quantomeno movimentato caratterizzato anche dalle scelte registiche di un De Palma ispirato.
Eccezionale l'interpretazione della Spacek che in maniera credibile porta passo dopo passo una reietta a una tenera rinascita, negli occhi il giusto mix di timore e speranza, speranza purtroppo destinata a essere infranta in un finale davvero esplosivo.
martedì 14 gennaio 2014
lunedì 13 gennaio 2014
ZUCKERMAN
(di Philip Roth, 2009)
E' sempre una grande soddisfazione avvicinarsi ad autori dei quali non si è mai letto nulla e scoprire il lavoro di grandi artisti come Philip Roth. La letteratura è una fonte di sorprese inesauribile e di ottime opere delle quali con questo Zuckerman ho fatto davvero il pieno. Il libro edito da Einaudi nel 2009 e tradotto da Vincenzo Mantovani è infatti una raccolta di tre romanzi più appendice che vedono protagonista Nathan Zuckerman, scrittore pseudo alter ego di Philip Roth. I romanzi qui contenuti sono Lo scrittore fantasma (The ghost writer, 1979), Zuckerman scatenato (Zuckerman unbound, 1981), La lezione di anatomia (The anatomy lesson, 1983) e il breve L'orgia di Praga (The Prague orgy, 1985).
In Lo scrittore fantasma troviamo un Nathan Zuckerman molto giovane, scrittore in erba con una manciata di racconti editi all'attivo alle prese con l'incontro con uno dei suoi miti, il grande narratore E. I. Lonoff (che i più affermano essere l'ater ego di Saul Bellow). Il romanzo si dipana nell'arco di due giorni all'interno della casa di campagna del New England dove Lonoff vive da recluso insieme alla moglie e a una giovane studentessa: Amy Bellette.
Come in tutti i romanzi del ciclo di Zuckerman viene fuori anche qui la questione ebraica essendo i protagonisti e Roth stesso americani di origine ebrea. Ma il nodo più interessante di questo primo romanzo è il forte contrasto tra la vita da recluso che un grande scrittore come Lonoff conduce, condizione quasi necessaria per portare a termine le sue opere, e la necessità di nuove esperienze, esasperata anche dalla presenza in casa della giovane Amy che stravede per lo scrittore ed è pronta a concederglisi. Personaggio davvero interessante quello della studentessa che, piccolo particolare, crede di essere Anna Frank sopravvissuta all'olocausto.
La prosa di Roth, qui come negli altri tre romanzi, incanta per fluidità riuscendo a tenere il lettore incollato alla pagina anche in assenza di grandi eventi, le riflessioni sono la parte preponderante dei romanzi dello scrittore e nonostante manchi una fitta successione di eventi la narrazione presenta sempre il giusto ritmo e una grande armonia.
Gli scritti di Roth non mancano nemmeno di forte ironia, uno degli esempi più divertenti è proprio la parte iniziale di Zuckerman scatenato dove il nostro scrittore è ormai divenuto una celebrità soprattutto grazie al suo best seller Carnovski. La gente ormai lo ferma per strada e Nathan si trova a dover affrontare il grande successo, il mondo degli investimenti, le donne e anche qualche svitato. Fantastico il personaggio di Alvin Pepler che ossessiona Nathan con il racconto della sua esperienza nel mondo dei quiz televisivi ispirata ad uno scandalo realmente accaduto in America negli anni '50. Grande importanza in una narrazione fortemente autobiografica hanno le conseguenze delle parole scritte dall'autore sui membri della propria famiglia. Il contrasto con un padre che non approva la visione degli ebrei portata su carta dal proprio figlio reputandola dannosa e ingiuriosa si mescola al dolore silenzioso della madre.
Il rapporto dell'autore con una scrittura autobiografica si ripresenta anche nel terzo romanzo La lezione di anatomia. Siamo ormai negli anni '70 e Nathan Zuckerman è affetto da un dolore cronico che gli impedisce ormai di scrivere costringendolo a passare molto del suo tempo nel suo appartamento di New York sdraiato sul suo materassino e accudito a turno da un entourage di donne, convinte forse di poterlo guarire. Si ripropone qui il tema della scrittura contrapposto a quello dell'esperienza della vita, una sottile linea rossa tra i vari romanzi di grandissimo interesse.
Chiude la quadrilogia il breve L'orgia di Praga dove Zuckerman si troverà nella Cecoslovacchia del 1976 in uno stato sotto il regime dettato dai sovietici, avrà modo di osservare il trattamento tributato a scrittori e artisti in un mondo decisamente distante dal suo.
Sono romanzi quelli di Roth dei quali si amano stile e riflessioni più che l'incedere degli eventi, romanzi che non se ne trovano tantissimi in giro e che, strano ma vero, difficilmente si vedono in cima alle classifiche dei libri più venduti in Italia.
E' sempre una grande soddisfazione avvicinarsi ad autori dei quali non si è mai letto nulla e scoprire il lavoro di grandi artisti come Philip Roth. La letteratura è una fonte di sorprese inesauribile e di ottime opere delle quali con questo Zuckerman ho fatto davvero il pieno. Il libro edito da Einaudi nel 2009 e tradotto da Vincenzo Mantovani è infatti una raccolta di tre romanzi più appendice che vedono protagonista Nathan Zuckerman, scrittore pseudo alter ego di Philip Roth. I romanzi qui contenuti sono Lo scrittore fantasma (The ghost writer, 1979), Zuckerman scatenato (Zuckerman unbound, 1981), La lezione di anatomia (The anatomy lesson, 1983) e il breve L'orgia di Praga (The Prague orgy, 1985).
In Lo scrittore fantasma troviamo un Nathan Zuckerman molto giovane, scrittore in erba con una manciata di racconti editi all'attivo alle prese con l'incontro con uno dei suoi miti, il grande narratore E. I. Lonoff (che i più affermano essere l'ater ego di Saul Bellow). Il romanzo si dipana nell'arco di due giorni all'interno della casa di campagna del New England dove Lonoff vive da recluso insieme alla moglie e a una giovane studentessa: Amy Bellette.
Come in tutti i romanzi del ciclo di Zuckerman viene fuori anche qui la questione ebraica essendo i protagonisti e Roth stesso americani di origine ebrea. Ma il nodo più interessante di questo primo romanzo è il forte contrasto tra la vita da recluso che un grande scrittore come Lonoff conduce, condizione quasi necessaria per portare a termine le sue opere, e la necessità di nuove esperienze, esasperata anche dalla presenza in casa della giovane Amy che stravede per lo scrittore ed è pronta a concederglisi. Personaggio davvero interessante quello della studentessa che, piccolo particolare, crede di essere Anna Frank sopravvissuta all'olocausto.
La prosa di Roth, qui come negli altri tre romanzi, incanta per fluidità riuscendo a tenere il lettore incollato alla pagina anche in assenza di grandi eventi, le riflessioni sono la parte preponderante dei romanzi dello scrittore e nonostante manchi una fitta successione di eventi la narrazione presenta sempre il giusto ritmo e una grande armonia.
Gli scritti di Roth non mancano nemmeno di forte ironia, uno degli esempi più divertenti è proprio la parte iniziale di Zuckerman scatenato dove il nostro scrittore è ormai divenuto una celebrità soprattutto grazie al suo best seller Carnovski. La gente ormai lo ferma per strada e Nathan si trova a dover affrontare il grande successo, il mondo degli investimenti, le donne e anche qualche svitato. Fantastico il personaggio di Alvin Pepler che ossessiona Nathan con il racconto della sua esperienza nel mondo dei quiz televisivi ispirata ad uno scandalo realmente accaduto in America negli anni '50. Grande importanza in una narrazione fortemente autobiografica hanno le conseguenze delle parole scritte dall'autore sui membri della propria famiglia. Il contrasto con un padre che non approva la visione degli ebrei portata su carta dal proprio figlio reputandola dannosa e ingiuriosa si mescola al dolore silenzioso della madre.
Il rapporto dell'autore con una scrittura autobiografica si ripresenta anche nel terzo romanzo La lezione di anatomia. Siamo ormai negli anni '70 e Nathan Zuckerman è affetto da un dolore cronico che gli impedisce ormai di scrivere costringendolo a passare molto del suo tempo nel suo appartamento di New York sdraiato sul suo materassino e accudito a turno da un entourage di donne, convinte forse di poterlo guarire. Si ripropone qui il tema della scrittura contrapposto a quello dell'esperienza della vita, una sottile linea rossa tra i vari romanzi di grandissimo interesse.
Chiude la quadrilogia il breve L'orgia di Praga dove Zuckerman si troverà nella Cecoslovacchia del 1976 in uno stato sotto il regime dettato dai sovietici, avrà modo di osservare il trattamento tributato a scrittori e artisti in un mondo decisamente distante dal suo.
Sono romanzi quelli di Roth dei quali si amano stile e riflessioni più che l'incedere degli eventi, romanzi che non se ne trovano tantissimi in giro e che, strano ma vero, difficilmente si vedono in cima alle classifiche dei libri più venduti in Italia.
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| Philiph Roth |
venerdì 10 gennaio 2014
VISIONI 52
Per questo nuovo appuntamento con visioni vi propongo il lavoro che Ido Yehimovitz ha elaborato per il suo progetto intitolato Ze future. Il ragazzo deve essersi divertito non poco nel creare una sorta di versione futuristica di alcuni veicoli dal design decisamente vintage o retrò. Magari l'idea non è una novita assoluta ma quel che ne viene fuori mi è sembrato parecchio divertente. A voi.
giovedì 9 gennaio 2014
BRADI PIT 85
Quale modo migliore per iniziare l'anno nuovo? Insisto, il coprotagonista di questa strip meriterebbe un fumetto tutto suo. Spin-off? Voi che dite?
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
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lunedì 6 gennaio 2014
BACK TO THE PAST: 1978 PT. 3
Iniziamo il 2014 andando a chiudere la breve esperienza musicale del 1978. Dalle sonorità punk e new wave ci spostiamo sul più classico rock con un paio di svisate in territori diversi.
Passiamo a un'altra leggenda del rock, anzi all'incontro di ben due leggende del rock. Bruce Springsteen scrive, Patti Smith adatta, canta e rende suo un pezzo immortale: Because the night.
Warren Zevon accompagnato da alcuni dei membri dei Fleetwood Mac, incide per il suo album Excitable boy un pezzo dall'intro riconoscibile ancor oggi: Werevolves of London.
Chiudiamo la carrellata un po' più rockeggiante, un rock imbastardito con il synth, ascoltandoci un pezzo di Van Morrison intitolato Wavelenght.
Imbastardiamo ancora un po' i suoni con un po' di classe patinata, erotismo, jazz e tocco scozzese (?), il pezzo di sax è qui da noi celebre per essere stato a lungo lo stacco che anticipava i bellissimi di Rete 4. Baker street, George Rafferty.
Chiudiamo la carrellata con un'artista d'eccezione e un debutto di tutto rispetto. Ispirato alle vicende del romanzo della Bronte, Cime tempestose, Wuthering heights raggiunge il primo posto in diverse classifiche europee. Kate Bush.
Parliamo di rock e iniziamo con due classiconi. Un singolo memorabile pubblicato il giorno in cui compivo tre anni esatti, che roba, siamo negli anni della disco e i Rolling Stones incidevano questa Miss you con un occhio alle nuove tendenze e uno all'amato rock 'n blues. Ascoltiamoceli in un'esibizione live del 1978.
Passiamo a un'altra leggenda del rock, anzi all'incontro di ben due leggende del rock. Bruce Springsteen scrive, Patti Smith adatta, canta e rende suo un pezzo immortale: Because the night.
Warren Zevon accompagnato da alcuni dei membri dei Fleetwood Mac, incide per il suo album Excitable boy un pezzo dall'intro riconoscibile ancor oggi: Werevolves of London.
Chiudiamo la carrellata un po' più rockeggiante, un rock imbastardito con il synth, ascoltandoci un pezzo di Van Morrison intitolato Wavelenght.
domenica 5 gennaio 2014
FROZEN - IL REGNO DI GHIACCIO
(Frozen di Chris Buck e Jennifer Lee, 2013)
Da quel che ho letto in giro credo di andare in controtendenza affermando che a me questo Frozen non è piaciuto più di tanto. Non è tanto l'idea di tornare alla forma più pura della fiaba, quello va bene, la semplicità di personaggi e intreccio in produzioni che comunque dovrebbero avere i bambini come target primario non può che essere apprezzata.
L'impressione è che in casa Disney questa volta abbiano asciugato troppo l'impasto, l'incedere di questa storia liberamente ispirata alla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi sembra essere oltremodo scarno e anche i personaggi mi hanno dato l'idea di essere abbozzati più che realmente scritti. Se ci aggiungiamo la mia naturale avversione per i cartoni animati eccessivamente cantati il quadro è completo. Dubito inoltre che i brani eseguiti dalle due Serena (l'Autieri e la Rossi) abbiano la possibilità di divenire dei classiconi Disney.
Comunque ai bambini è piaciuto, Laura inizia ad affermare che Frozen ha scalzato anche Rapunzel e compagnia bella in cima alle sue classifiche di preferenza, un po' come accade tutte le volte che una nuova principessa Disney si palesa sul grande schermo, questo solo per dimostrare che la Disney ha centrato in ogni caso il bersaglio. Poi, vuoi mettere due principesse al prezzo di una?
Anna e Elsa sono due sorelline molto legate, figlie dei regnanti di Arendelle. La primogenita Elsa è depositaria di un grande potere che la rende capace di controllare il ghiaccio. Durante un gioco tra bimbe Elsa ferisce involontariamente la piccola Anna alla quale viene estirpato il ricordo del potere della sorella durante un intervento di guarigione operato dai benevoli troll. Si sa, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, così a Elsa, senza speranza di entrare negli X-Men che annoverano già un uomo di ghiaccio tra le loro fila, non rimane che isolarsi e respingere la sorellina più piccola al fine di proteggerla. Eh si, perché il potere cresce e diventa sempre più difficile da controllare e la paura esaspera ancor più la situazione. Ma viene il momento in cui Elsa deve prendere le redini del regno e tornare a palesarsi in pubblico. Disastro, regno completamente ghiacciato, fuga e nuovo isolamento.
Toccherà alla giovane Anna lottare per l'amore della sorella e per il di lei riscatto, aiutata dal venditore di ghiaccio Kristoff, dalla renna Sven e dal pupazzo di neve Olaf.
Come dicevo prima i personaggi sono per lo più abbozzati con l'unica eccezione della piccola Anna, principessa forte e risoluta capace di affrontare con caparbietà il continuo rifiuto della sorella maggiore, la morte dei genitori e l'inverno perenne provocato da Elsa. Il comparto visivo non presenta sbavature, i personaggi richiamano l'animazione vista già in Rapunzel, gli effetti visivi legati a ghiaccio e neve sono ottimamente realizzati.
Eppure non sono convinto, manca davvero qualcosa, ho rimpianto tanto la visione di Ralph Spaccatutto dell'anno scorso, film che tra l'altro mia figlia sta riguardando in questo momento e che in venti minuti si è mangiato tutto Frozen.
Da quel che ho letto in giro credo di andare in controtendenza affermando che a me questo Frozen non è piaciuto più di tanto. Non è tanto l'idea di tornare alla forma più pura della fiaba, quello va bene, la semplicità di personaggi e intreccio in produzioni che comunque dovrebbero avere i bambini come target primario non può che essere apprezzata.
L'impressione è che in casa Disney questa volta abbiano asciugato troppo l'impasto, l'incedere di questa storia liberamente ispirata alla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi sembra essere oltremodo scarno e anche i personaggi mi hanno dato l'idea di essere abbozzati più che realmente scritti. Se ci aggiungiamo la mia naturale avversione per i cartoni animati eccessivamente cantati il quadro è completo. Dubito inoltre che i brani eseguiti dalle due Serena (l'Autieri e la Rossi) abbiano la possibilità di divenire dei classiconi Disney.
Comunque ai bambini è piaciuto, Laura inizia ad affermare che Frozen ha scalzato anche Rapunzel e compagnia bella in cima alle sue classifiche di preferenza, un po' come accade tutte le volte che una nuova principessa Disney si palesa sul grande schermo, questo solo per dimostrare che la Disney ha centrato in ogni caso il bersaglio. Poi, vuoi mettere due principesse al prezzo di una?
Anna e Elsa sono due sorelline molto legate, figlie dei regnanti di Arendelle. La primogenita Elsa è depositaria di un grande potere che la rende capace di controllare il ghiaccio. Durante un gioco tra bimbe Elsa ferisce involontariamente la piccola Anna alla quale viene estirpato il ricordo del potere della sorella durante un intervento di guarigione operato dai benevoli troll. Si sa, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, così a Elsa, senza speranza di entrare negli X-Men che annoverano già un uomo di ghiaccio tra le loro fila, non rimane che isolarsi e respingere la sorellina più piccola al fine di proteggerla. Eh si, perché il potere cresce e diventa sempre più difficile da controllare e la paura esaspera ancor più la situazione. Ma viene il momento in cui Elsa deve prendere le redini del regno e tornare a palesarsi in pubblico. Disastro, regno completamente ghiacciato, fuga e nuovo isolamento.
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| La regina Elsa |
Toccherà alla giovane Anna lottare per l'amore della sorella e per il di lei riscatto, aiutata dal venditore di ghiaccio Kristoff, dalla renna Sven e dal pupazzo di neve Olaf.
Come dicevo prima i personaggi sono per lo più abbozzati con l'unica eccezione della piccola Anna, principessa forte e risoluta capace di affrontare con caparbietà il continuo rifiuto della sorella maggiore, la morte dei genitori e l'inverno perenne provocato da Elsa. Il comparto visivo non presenta sbavature, i personaggi richiamano l'animazione vista già in Rapunzel, gli effetti visivi legati a ghiaccio e neve sono ottimamente realizzati.
Eppure non sono convinto, manca davvero qualcosa, ho rimpianto tanto la visione di Ralph Spaccatutto dell'anno scorso, film che tra l'altro mia figlia sta riguardando in questo momento e che in venti minuti si è mangiato tutto Frozen.
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| Anna, Olaf, Kristoff e Sven |
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sabato 4 gennaio 2014
AWARDS 2013: FUMETTO
Seconda parte dell'ormai consueto appuntamento con il meglio del mio 2013. Ci occupiamo ora di fumetto, essendo questo la mia grande passione posso qui permettermi di parlare effettivamente di materiale pubblicato in Italia nell'ultimo anno, fatto salvo per una piccola eccezione.
Come l'anno scorso ho mischiato un po' le categorie adattandole alle mie letture. Ho completamente eliminato la voce miniserie, il materiale a disposizione era poco e le cose veramente degne di interesse ancora meno.
Cosa rimane quindi? Ovviamente la categoria delle serie regolari, quella delle ristampe, i volumi e le Graphic Novel e la categoria più imbastardita di tutte, quella dei Bonellidi.
Iniziamo con la piccola eccezione di cui vi parlavo poc'anzi. Parleremo solo di materiale pubblicato nel 2013 tranne che in questa categoria, quella dei VOLUMI/GRAPHIC NOVEL. Qui riassumo il meglio di quel che ho letto in volume nel 2013 non necessariamente pubblicato però durante l'anno, è questa la categoria dei recuperi, con una decina di pezzi presi in considerazione. Non sono mancate le ottime letture ne le piccole delusioni, penso ad esempio ai tre volumi editi a suo tempo da Planeta con la ristampa di Crisis on Infinite Earths. Ecco, riuscito a metterci finalmente le mani sopra, la saga più epocale di tutte non si è rivelata questa lettura così emozionante. Per carità, importante per tutti gli strascichi che ancor oggi si porta dietro nell'universo DC ma sicuramente ci sono letture migliori con le quali impiegare il proprio tempo.
Andiamo comunque a scoprire il podio.
Terzo classificato:
La nuova frontiera di Darwyn Cooke
Il passaggio dalla Golden alla Silver Age dell'universo supereroistico della DC Comics narrato con la meraviglia che dovrebbe sempre pervadere un racconto di questo tipo. Un Cooke in stato di grazia per un'epopea senza tempo.
Secondo classificato:
Hellboy: il seme della distruzione di John Byrne e Mike Mignola
Probabilmente uno dei volumi che ho acquistato più volte in vita mia (prima usato, poi vecchia edizione, poi la nuova). Riaffrontando la lettura in previsione di un recupero totale dedicato alla creatura di Mignola mi è stato possibile verificare come queste atmosfere e questa storia non perdano mai un briciolo di fascino. Strepitoso.
Primo classificato:
Bone di Jeff Smith
E' stata un'impresa titanica la lettura dell'edizione definitiva di Bone, anche perché l'ho affrontata tutta in compagnia della mia bambina, però che viaggio, indimenticabile. Meglio la parte umoristica di quella più fantasy/avventurosa ma comunque una lettura obbligata per ogni amante del buon fumetto.

Passiamo ora al materiale interamente edito nel 2013 con la categoria più bastarda di tutti, quella dei BONELLIDI, nella quale per ragioni organizzative ho fatto rientrare il fumetto popolare italiano, le ristampe in formato bonellide delle varie serie francobelga e qualche manga. Mi perdonino gli amanti del fumetto nipponico, so che questo meriterebbe una categoria a parte ma per ora ne ho letto così poco che la cosa ancora non avrebbe avuto senso. Tenterò di rimediare entro il prossimo anno. Allora, cosa finisce in questo calderone?
Podio completamente riscritto rispetto all'anno precedente, alcune serie sono arrivate alla loro naturale conclusione, altre si spostano di categoria. Da segnalare l'uscita dal podio de Le Storie, serie Bonelli che a mio avviso ha osato troppo poco nel corso dell'anno per rientrare nel terzetto di punta, e dire che le potenzialità erano pressoché infinite. Da segnalare in positivo la fine di XIII per Aurea (con tutti i dubbi sulle scelte editoriali) e quella dell'ottimo Lester Cockney.
Terzo classificato:
Long Way di Diego Cajelli
La serie B, detto in maniera assolutamente positiva, arriva nelle edicole italiane con un prodotto nostrano che ha il sapore della ventata d'aria fresca. Non un capolavoro, semplicemente una bella serie, godibile e portata avanti con passione tra la giusta dose di tamarraggine e talento. Bravi ragazzi.
Secondo classificato:
Orfani di Roberto Recchioni
Vedi sopra. Invece della serie B qui arriva il blockbuster fantascientifico a colori (sostituto degli effetti speciali). Una storia dalle grandi potenzialità che ingrana bene da subito, altra ventata d'aria fresca, quello che al momento non mi sembra sia stato il parziale rilancio di Dylan Dog.
Primo classificato:
Rainbow di George Abe e Masasumi Kakizaki
Il manga non trova qui una categoria tutta sua ma trova la medaglia d'oro nella categoria più bastarda dell'anno.Una vera mazzata l'esordio della terribile esperienza di un gruppo di sei ragazzi condannati a scontare una dura pena in un riformatorio di quelli davvero tosti. Una storia che non può non lasciare il segno.

Bene, bene. Eccoci ora alla categoria RISTAMPE, nella quale rientrano le nuove edizioni di materiale vario rieditato comunque durante il 2013. Come l'anno scorso per questa nutrita categoria segnalerò sei posizioni per dare risalto a più cose interessanti possibili. Solo una delle serie presenti l'anno passato si riconferma nel sestetto attuale, per il resto si fanno largo novità e qualche esule dalla categoria dei bonellidi (dove si trovava l'anno passato).
Sesto classificato:
I classici della letteratura Disney - Autori vari
Una collana davvero degna d'attenzione. Come tutti gli antologici propone una qualità altalenante ma il livello medio si mantiene sempre su parametri molto buoni. Alcuni vertici come Il canto di Natale, i racconti brevi di Barks, il Pippo Frankenstein o L'inferno di Topolino garantiscono alla collana una dignità di tutto rispetto. Da recuperare.
Quinto classificato:
Ken il guerriero di Buronson e Tetsuo Hara
Ottima l'idea di Panini Comics di riproporre a cadenza settimanale i 27 tankobon della serie originale di Ken il guerriero, un manga per nostalgici ma non solo, in uno scenario apocalittico sfilano una carrellata di caratteri e personaggi di sicura presa. Il tono epico della vicenda e degli scontri non delude.
Quarto classificato:
Lucky Luke di Goscinny e Morris
Uno degli eroi della bande dessinée in un'edizione integrale da edicola a prezzo popolarissimo grazie ai tipi di Gazzetta dello sport. Chi può resistere al cowboy che spara più veloce addirittura della sua ombra? io no di certo e a quanto pare nemmeno la mia bimba. Per tutti.
Terzo classificato:
L'Uomo Tigre di Ikki Kajiwara e Naoki Tsuji
Saliamo ora sul podio. La strepitosa riproposta di un manga risalente alla fine degli anni '60 che si porta dietro lo stile di disegno dell'epoca e una narrazione sempre avvincente, nonostante il ripetersi delle situazioni. Se da giovincelli apprezzavate il cartone animato dell'Uomo Tigre l'appuntamento allora è immancabile.
Secondo classificato:
100 Bullets di Brian Azzarello e Eduardo Risso
Unica riconferma del podio dell'anno scorso, una serie che tiene senza problemi la lunga distanza per gli appassionati di crimine, noir e intrigo. Ora la Lion inizia a pubblicare gli episodi mai apparsi sulla vecchia Vertigo Presenta (ma usciti in volume) e, superato il cinquantesimo numero americano, inizia la discesa verso il centesimo numero finale.
Primo classificato:
The walking dead di Robert Kirkman e Charlie Adlard
L'anno scorso era agli inizi e compariva già tra i bonellidi da tenere d'occhio, quest'anno guadagna la vetta nella categoria ristampe (cosa che è a tutti gli effetti) e si conferma una tra le migliori storie dell'anno, su carta come in tv. Applausi a scena aperta per Kirkman.


Chiudiamo con l'ammiraglia delle categorie, almeno per quel che riguarda il fumetto mainstream statunitense, quella dedicata alle SERIE REGOLARI, i famosi albetti mensili. Devo dire che non sono mancate le serie interessanti, a parte Fantastic Four della quale si è conclusa la gestione Hickman, le altre serie nel sestetto di testa dell'anno passato si sono quantomeno riconfermate su un buon livello. E' una scelta dura, cosa privilegiare?
Escono dal sestetto Animal Man e Swamp Thing che continuano a essere praticamente una cosa sola, entrambe le serie sono infatti ancora invischiate nel crossover Mondo putrido. La qualità rimane comunque molto buona. Da segnalare anche la conclusione della bella Uncanny X-Force a cura di Rick Remender. Vediamo cosa rimane sul podio dallo scorso anno e cosa c'è di nuovo.
Sesto classificato:
Wolverine & the X-Men di Jason Aaron e disegnatori vari.
La serie ha perso forse un pelo di brillantezza ma si conferma una delle più godibili e ironiche nel panorama supereroico d'oltreoceano. E' purtroppo recente la notizia del prossimo abbandono di Aaron alla serie e la conseguente chiusura della stessa. Godiamocela finché c'è.
Quinto classificato:
Guardians of the Galaxy di Brian Bendis e Steve McNiven
Sulla fiducia. Una serie tutta da costruire, partita con il piede giusto e con grandi potenzialità. Ce la farà Bendis a portare i Guardiani ai massimi livelli di popolarità (complice anche il film in arrivo)? Secondo me il ragazzo può vincere la scommessa.
Quarto classificato:
Green Lantern di Geoff Johns e Doug Mahnke
In rappresentanza. Un'ottima serie trainata da un grande autore e dal riuscito inserimento di una nuova lanterna terrestre. Questa segnalazione è valida per l'ottimo lavoro di Johns sull'universo DC in generale (Aquaman, Justice League) e per la buona accoppiata con la serie Green Lantern Corps di Peter Tomasi, altro ottimo prodotto.
Terzo classificato:
Batman di Scott Snyder e Greg Capullo
Scende sul gradino più basso del podio la serie di Snyder e Capullo. Ancora un'ottima run con Una morte in famiglia per il pipistrello, non all'altezza della precedente a mio avviso ma che straccia quasi tutta la concorrenza. Bats è sempre Bats.
Secondo classificato:
Hawkeye di Matt Fraction e David Aja
Fuori dagli schemi del fumetto supereroistico, una direzione diversa, più frizzante e leggera, un fumetto di supereroi veramente per tutti i palati. Serie osannata in lungo e in largo che però non ha la spocchia di pretendere d'essere un capolavoro, riuscendo comunque a centrare sempre il bersaglio. Beh, questo mi sembra anche ovvio.
Primo classificato:
All New X-Men di Brian Bendis e Stuart Immonen
Finalmente. Erano anni che aspettavo un progetto serio e ben realizzato per rilanciare gli X-Men e il sottobosco mutante. Direi che finalmente ci siamo, con due serie nel sestetto di testa e diverse altre che si difendono più che bene. Da un'idea che inizialmente mi sembrava semplicemente immonda Bendis tira fuori la serie più godibile del parco testate Marvel, scenari stravolti e strade sconfinate tutte da narrare. Era ora.

Come l'anno scorso ho mischiato un po' le categorie adattandole alle mie letture. Ho completamente eliminato la voce miniserie, il materiale a disposizione era poco e le cose veramente degne di interesse ancora meno.
Cosa rimane quindi? Ovviamente la categoria delle serie regolari, quella delle ristampe, i volumi e le Graphic Novel e la categoria più imbastardita di tutte, quella dei Bonellidi.
Iniziamo con la piccola eccezione di cui vi parlavo poc'anzi. Parleremo solo di materiale pubblicato nel 2013 tranne che in questa categoria, quella dei VOLUMI/GRAPHIC NOVEL. Qui riassumo il meglio di quel che ho letto in volume nel 2013 non necessariamente pubblicato però durante l'anno, è questa la categoria dei recuperi, con una decina di pezzi presi in considerazione. Non sono mancate le ottime letture ne le piccole delusioni, penso ad esempio ai tre volumi editi a suo tempo da Planeta con la ristampa di Crisis on Infinite Earths. Ecco, riuscito a metterci finalmente le mani sopra, la saga più epocale di tutte non si è rivelata questa lettura così emozionante. Per carità, importante per tutti gli strascichi che ancor oggi si porta dietro nell'universo DC ma sicuramente ci sono letture migliori con le quali impiegare il proprio tempo.
Andiamo comunque a scoprire il podio.
Terzo classificato:
La nuova frontiera di Darwyn Cooke
Il passaggio dalla Golden alla Silver Age dell'universo supereroistico della DC Comics narrato con la meraviglia che dovrebbe sempre pervadere un racconto di questo tipo. Un Cooke in stato di grazia per un'epopea senza tempo.
Secondo classificato:
Hellboy: il seme della distruzione di John Byrne e Mike Mignola
Probabilmente uno dei volumi che ho acquistato più volte in vita mia (prima usato, poi vecchia edizione, poi la nuova). Riaffrontando la lettura in previsione di un recupero totale dedicato alla creatura di Mignola mi è stato possibile verificare come queste atmosfere e questa storia non perdano mai un briciolo di fascino. Strepitoso.
Primo classificato:
Bone di Jeff Smith
E' stata un'impresa titanica la lettura dell'edizione definitiva di Bone, anche perché l'ho affrontata tutta in compagnia della mia bambina, però che viaggio, indimenticabile. Meglio la parte umoristica di quella più fantasy/avventurosa ma comunque una lettura obbligata per ogni amante del buon fumetto.

Passiamo ora al materiale interamente edito nel 2013 con la categoria più bastarda di tutti, quella dei BONELLIDI, nella quale per ragioni organizzative ho fatto rientrare il fumetto popolare italiano, le ristampe in formato bonellide delle varie serie francobelga e qualche manga. Mi perdonino gli amanti del fumetto nipponico, so che questo meriterebbe una categoria a parte ma per ora ne ho letto così poco che la cosa ancora non avrebbe avuto senso. Tenterò di rimediare entro il prossimo anno. Allora, cosa finisce in questo calderone?
Podio completamente riscritto rispetto all'anno precedente, alcune serie sono arrivate alla loro naturale conclusione, altre si spostano di categoria. Da segnalare l'uscita dal podio de Le Storie, serie Bonelli che a mio avviso ha osato troppo poco nel corso dell'anno per rientrare nel terzetto di punta, e dire che le potenzialità erano pressoché infinite. Da segnalare in positivo la fine di XIII per Aurea (con tutti i dubbi sulle scelte editoriali) e quella dell'ottimo Lester Cockney.
Terzo classificato:
Long Way di Diego Cajelli
La serie B, detto in maniera assolutamente positiva, arriva nelle edicole italiane con un prodotto nostrano che ha il sapore della ventata d'aria fresca. Non un capolavoro, semplicemente una bella serie, godibile e portata avanti con passione tra la giusta dose di tamarraggine e talento. Bravi ragazzi.
Secondo classificato:
Orfani di Roberto Recchioni
Vedi sopra. Invece della serie B qui arriva il blockbuster fantascientifico a colori (sostituto degli effetti speciali). Una storia dalle grandi potenzialità che ingrana bene da subito, altra ventata d'aria fresca, quello che al momento non mi sembra sia stato il parziale rilancio di Dylan Dog.
Primo classificato:
Rainbow di George Abe e Masasumi Kakizaki
Il manga non trova qui una categoria tutta sua ma trova la medaglia d'oro nella categoria più bastarda dell'anno.Una vera mazzata l'esordio della terribile esperienza di un gruppo di sei ragazzi condannati a scontare una dura pena in un riformatorio di quelli davvero tosti. Una storia che non può non lasciare il segno.

Bene, bene. Eccoci ora alla categoria RISTAMPE, nella quale rientrano le nuove edizioni di materiale vario rieditato comunque durante il 2013. Come l'anno scorso per questa nutrita categoria segnalerò sei posizioni per dare risalto a più cose interessanti possibili. Solo una delle serie presenti l'anno passato si riconferma nel sestetto attuale, per il resto si fanno largo novità e qualche esule dalla categoria dei bonellidi (dove si trovava l'anno passato).
Sesto classificato:
I classici della letteratura Disney - Autori vari
Una collana davvero degna d'attenzione. Come tutti gli antologici propone una qualità altalenante ma il livello medio si mantiene sempre su parametri molto buoni. Alcuni vertici come Il canto di Natale, i racconti brevi di Barks, il Pippo Frankenstein o L'inferno di Topolino garantiscono alla collana una dignità di tutto rispetto. Da recuperare.
Quinto classificato:
Ken il guerriero di Buronson e Tetsuo Hara
Ottima l'idea di Panini Comics di riproporre a cadenza settimanale i 27 tankobon della serie originale di Ken il guerriero, un manga per nostalgici ma non solo, in uno scenario apocalittico sfilano una carrellata di caratteri e personaggi di sicura presa. Il tono epico della vicenda e degli scontri non delude.
Quarto classificato:
Lucky Luke di Goscinny e Morris
Uno degli eroi della bande dessinée in un'edizione integrale da edicola a prezzo popolarissimo grazie ai tipi di Gazzetta dello sport. Chi può resistere al cowboy che spara più veloce addirittura della sua ombra? io no di certo e a quanto pare nemmeno la mia bimba. Per tutti.
Terzo classificato:
L'Uomo Tigre di Ikki Kajiwara e Naoki Tsuji
Saliamo ora sul podio. La strepitosa riproposta di un manga risalente alla fine degli anni '60 che si porta dietro lo stile di disegno dell'epoca e una narrazione sempre avvincente, nonostante il ripetersi delle situazioni. Se da giovincelli apprezzavate il cartone animato dell'Uomo Tigre l'appuntamento allora è immancabile.
Secondo classificato:
100 Bullets di Brian Azzarello e Eduardo Risso
Unica riconferma del podio dell'anno scorso, una serie che tiene senza problemi la lunga distanza per gli appassionati di crimine, noir e intrigo. Ora la Lion inizia a pubblicare gli episodi mai apparsi sulla vecchia Vertigo Presenta (ma usciti in volume) e, superato il cinquantesimo numero americano, inizia la discesa verso il centesimo numero finale.
Primo classificato:
The walking dead di Robert Kirkman e Charlie Adlard
L'anno scorso era agli inizi e compariva già tra i bonellidi da tenere d'occhio, quest'anno guadagna la vetta nella categoria ristampe (cosa che è a tutti gli effetti) e si conferma una tra le migliori storie dell'anno, su carta come in tv. Applausi a scena aperta per Kirkman.


Chiudiamo con l'ammiraglia delle categorie, almeno per quel che riguarda il fumetto mainstream statunitense, quella dedicata alle SERIE REGOLARI, i famosi albetti mensili. Devo dire che non sono mancate le serie interessanti, a parte Fantastic Four della quale si è conclusa la gestione Hickman, le altre serie nel sestetto di testa dell'anno passato si sono quantomeno riconfermate su un buon livello. E' una scelta dura, cosa privilegiare?
Escono dal sestetto Animal Man e Swamp Thing che continuano a essere praticamente una cosa sola, entrambe le serie sono infatti ancora invischiate nel crossover Mondo putrido. La qualità rimane comunque molto buona. Da segnalare anche la conclusione della bella Uncanny X-Force a cura di Rick Remender. Vediamo cosa rimane sul podio dallo scorso anno e cosa c'è di nuovo.
Sesto classificato:
Wolverine & the X-Men di Jason Aaron e disegnatori vari.
La serie ha perso forse un pelo di brillantezza ma si conferma una delle più godibili e ironiche nel panorama supereroico d'oltreoceano. E' purtroppo recente la notizia del prossimo abbandono di Aaron alla serie e la conseguente chiusura della stessa. Godiamocela finché c'è.
Quinto classificato:
Guardians of the Galaxy di Brian Bendis e Steve McNiven
Sulla fiducia. Una serie tutta da costruire, partita con il piede giusto e con grandi potenzialità. Ce la farà Bendis a portare i Guardiani ai massimi livelli di popolarità (complice anche il film in arrivo)? Secondo me il ragazzo può vincere la scommessa.
Quarto classificato:
Green Lantern di Geoff Johns e Doug Mahnke
In rappresentanza. Un'ottima serie trainata da un grande autore e dal riuscito inserimento di una nuova lanterna terrestre. Questa segnalazione è valida per l'ottimo lavoro di Johns sull'universo DC in generale (Aquaman, Justice League) e per la buona accoppiata con la serie Green Lantern Corps di Peter Tomasi, altro ottimo prodotto.
Terzo classificato:
Batman di Scott Snyder e Greg Capullo
Scende sul gradino più basso del podio la serie di Snyder e Capullo. Ancora un'ottima run con Una morte in famiglia per il pipistrello, non all'altezza della precedente a mio avviso ma che straccia quasi tutta la concorrenza. Bats è sempre Bats.
Secondo classificato:
Hawkeye di Matt Fraction e David Aja
Fuori dagli schemi del fumetto supereroistico, una direzione diversa, più frizzante e leggera, un fumetto di supereroi veramente per tutti i palati. Serie osannata in lungo e in largo che però non ha la spocchia di pretendere d'essere un capolavoro, riuscendo comunque a centrare sempre il bersaglio. Beh, questo mi sembra anche ovvio.
Primo classificato:
All New X-Men di Brian Bendis e Stuart Immonen
Finalmente. Erano anni che aspettavo un progetto serio e ben realizzato per rilanciare gli X-Men e il sottobosco mutante. Direi che finalmente ci siamo, con due serie nel sestetto di testa e diverse altre che si difendono più che bene. Da un'idea che inizialmente mi sembrava semplicemente immonda Bendis tira fuori la serie più godibile del parco testate Marvel, scenari stravolti e strade sconfinate tutte da narrare. Era ora.

giovedì 2 gennaio 2014
AWARDS 2013
Anche per quest'anno i lettori del blog avranno la possibilità di sciropparsi gli Awards 2013 più fuori fase del web. Volete sapere quali sono stati i film migliori di questo 2013? Vi interessano consigli sui libri editati lungo l'arco di quest'ultimo anno? Le migliori serie dell'ultima stagione televisiva? Bene, per questo ci sono in giro centinaia di blog pronti ad assolvere questa funzione, qui non è aria.
Vi interessano invece qualche bel recuperone d'annata, che so, una classifica alternativa e cose così? Bene, siete nel posto giusto. Come negli ultimi due anni (qui e qui) vado a proporvi quello che è stato il meglio del mio 2013: film, libri, serial tv e cartoni animati usciti quest'anno ma anche l'anno prima e quello prima ancora e perché no, anche nel decennio prima e quello prima ancora, non imponiamoci inutili restrizioni, e che diamine! Tutta roba che mi è passata per le mani in quest'ultimo anno, quello sì.
Andiamo a incominciare con una delle categorie che reputo più interessanti, quella dei mai troppo amati libri. Godendo di un seppur poco nutrito archivio storico mi piace ricordarvi che nel 2012 la spuntò Jonathan Lethem con La fortezza della solitudine e nel 2011 Buon giorno Los Angeles di James Frey. Quest'anno sono molto soddisfatto delle mie letture avendo all'attivo almeno 12 romanzi, 2 raccolte di racconti, 1 racconto breve, 1 manoscritto, 1 saggio e 1 libro per ragazzi. Sono riuscito a leggere più dell'anno scorso e di questo sono molto contento.
Ma bando alle ciance andiamo a scoprire il podio 2013 per la categoria LIBRI:
Terzo classificato ex aequo (1 saggio e 1 romanzo):
David Foster Wallace - La scopa del sistema e Grant Morrison - Supergods
La scopa del sistema è uno di quei libri che riescono a stupirti per come sia ancora possibile innovare la prosa e per come si possano costruire romanzi avvincenti senza ricorrere a trame super definite dove tutto quadra e tutto torna, facendo invece ricorso al grottesco se non al ridicolo e al surreale. Rimane il forte rimpianto di aver perso per sempre un autore così grande. Supergods è un libro da leggere se amate il fumetto o se quanto meno vi affascina il mondo degli eroi, è un libro da leggere per conoscere almeno un po' Grant Morrison e Grant Morrison è uno assolutamente da conoscere.
Secondo classificato:
Philip Roth - Zuckerman
Zuckerman è una raccolta dei primi quattro romanzi (in realtà tre più una breve appendice) di Philip Roth con protagonista una sorta di alter ego dell'autore: Nathan Zuckerman. Questi romanzi sarebbero potuti tranquillamente comparire al primo posto di questa classifica per quanto la prosa di Roth risulta goduriosa sempre e comunque, anche nell'assenza di grandi eventi. Da leggere.
Primo classificato:
George Orwell - 1984
Un romanzo fantastico, annichilente, di quelli capaci di sbatterti le realtà che vorremmo tenere sempre ben nascoste in piena faccia. Il 1984 narrato nel romanzo forse ancora non è arrivato, non così, non a questi livelli, ma molti spunti contenuti nel libro sono ispirazione per più di una dolorosa riflessione. Un gran vincitore per un podio davvero con i fiocchi.
Passiamo senza indugio alla categoria ANIMAZIONE. Circa una trentina i film presi in considerazione, padre di una bimba di sette anni è diventato per me più facile guardare un cartone animato che non trovare il tempo per dedicarmi alla visione di un film in santa pace. Proprio oggi siamo andati al cinema a vedere, ovviamente, Frozen.
La scelta è stata dura, dettata anche dal gusto della mia Lauretta, rimangono fuori dal podio grandi film come Princess Mononoke o exploit divertenti come Cattivissimo me 2.
Terzo classificato:
I sospiri del mio cuore di Yoshifumi Kondo
E' stato l'anno dell'animazione giapponese in casa nostra, mi sembrava giusto segnalare uno dei film visti qui da noi che non porta la firma di Miyazaki alla regia. Un film di sentimenti e crescita tutto da scoprire. Sorpresa.
Secondo classificato:
Kiki consegne a domicilio di Hayao Miyazaki
Uno dei film dove più è spiccato il senso della fiaba e dell'avventura tout court, senza troppe derive ambientaliste e pacifiste, una favola alla portata di grandi e piccini di qualità immensa. Idealmente premiata tutta la produzione dello Studio Ghibli.
Primo classificato:
Monster Univerity di Dan Scanlon:
Unico esponente statunitense sul podio e film di una simpatia unica, Mike e Sullivan sono tra i personaggi più azzeccati di casa Pixar e il sequel non fa rimpiangere il film d'origine. Irresistibile.
Non male anche l'annata dedicata ai SERIAL TV con otto titoli all'attivo per un totale di una quindicina di stagioni. Ancora una volta fuori dal podio, con mio sommo rammarico, il serial dedicato al Doctor Who che ha offerto cose interessanti solo a sprazzi e nei due episodi speciali.
Terzo classificato:
Big Bang Theory di Chuck Lorre e Bill Prady (Stag. 1-5)
Unica serie comica seguita qui da noi, nonostante il versante brillante non mi regali mai le stesse emozioni che arrivano invece dalle serie drammatiche, Big Bang Theory rimane un must. W Sheldon Cooper.
Secondo Classificato:
Black Mirror di Charlie Brooker (Stag. 1)
Indeciso fino all'ultimo se inserire la serie in cima al podio ma no, anche se se lo sarebbe meritato c'è stato anche di meglio. Black Mirror rimane una serie imperdibile, un pugno allo stomaco capace di aprirci gli occhi su quello che stiamo diventando. Una serie stupenda in tre sole puntate.
Primo Classificato:
The Walking Dead di Robert Kirkman e Frank Darabont (Stag. 1-2)
Veramente il meglio di tutto quel che mi è capitato di vedere in televisione quest'anno, avvincente, stordente, appassionante, da lasciarti senza parole a ogni puntata. Immenso.
Purtroppo solo tra i venticinque e i trenta FILM presi in considerazione per assegnare la vittoria in questa categoria. Troppo pochi. Nonostante l'esiguo numero di pellicole viste ne esce un podio niente male.
Terzo classificato:
Lords of Dogtown di Catherine Hardwicke
Una bella sorpresa davvero il film della Hardwicke, tenendo conto che dello skate non mi è mai fregato nulla ho trovato questa pellicola capace di smuovere emozione e catapultare lo spettatore in un preciso momento storico.
Secondo classificato:
Casinò di Martin Scorsese
Uno degli Scorsese che ancora mi mancavano, una storia tra gangster e gioco d'azzardo, di quelle solide e corpose, narrate in maniera superlativa da un cast senza sbavature. Una grande Sharon Stone e poi De Niro e Joe Pesci. Si va sul sicuro.
Primo classificato:
Django Unchained di Quentin Tarantino
Spettacolo assoluto, il west rivisto in chiave Tarantiniana tra omaggi e innovazioni, un mix irresistibile di dramma e grottesco, un'altra tacca sulla cinta di un regista senza eguali.
Ci si risente a breve per la nutrita sezione fumetto.
Vi interessano invece qualche bel recuperone d'annata, che so, una classifica alternativa e cose così? Bene, siete nel posto giusto. Come negli ultimi due anni (qui e qui) vado a proporvi quello che è stato il meglio del mio 2013: film, libri, serial tv e cartoni animati usciti quest'anno ma anche l'anno prima e quello prima ancora e perché no, anche nel decennio prima e quello prima ancora, non imponiamoci inutili restrizioni, e che diamine! Tutta roba che mi è passata per le mani in quest'ultimo anno, quello sì.
Andiamo a incominciare con una delle categorie che reputo più interessanti, quella dei mai troppo amati libri. Godendo di un seppur poco nutrito archivio storico mi piace ricordarvi che nel 2012 la spuntò Jonathan Lethem con La fortezza della solitudine e nel 2011 Buon giorno Los Angeles di James Frey. Quest'anno sono molto soddisfatto delle mie letture avendo all'attivo almeno 12 romanzi, 2 raccolte di racconti, 1 racconto breve, 1 manoscritto, 1 saggio e 1 libro per ragazzi. Sono riuscito a leggere più dell'anno scorso e di questo sono molto contento.
Ma bando alle ciance andiamo a scoprire il podio 2013 per la categoria LIBRI:
Terzo classificato ex aequo (1 saggio e 1 romanzo):
David Foster Wallace - La scopa del sistema e Grant Morrison - Supergods
La scopa del sistema è uno di quei libri che riescono a stupirti per come sia ancora possibile innovare la prosa e per come si possano costruire romanzi avvincenti senza ricorrere a trame super definite dove tutto quadra e tutto torna, facendo invece ricorso al grottesco se non al ridicolo e al surreale. Rimane il forte rimpianto di aver perso per sempre un autore così grande. Supergods è un libro da leggere se amate il fumetto o se quanto meno vi affascina il mondo degli eroi, è un libro da leggere per conoscere almeno un po' Grant Morrison e Grant Morrison è uno assolutamente da conoscere.
Secondo classificato:
Philip Roth - Zuckerman
Zuckerman è una raccolta dei primi quattro romanzi (in realtà tre più una breve appendice) di Philip Roth con protagonista una sorta di alter ego dell'autore: Nathan Zuckerman. Questi romanzi sarebbero potuti tranquillamente comparire al primo posto di questa classifica per quanto la prosa di Roth risulta goduriosa sempre e comunque, anche nell'assenza di grandi eventi. Da leggere.
Primo classificato:
George Orwell - 1984
Un romanzo fantastico, annichilente, di quelli capaci di sbatterti le realtà che vorremmo tenere sempre ben nascoste in piena faccia. Il 1984 narrato nel romanzo forse ancora non è arrivato, non così, non a questi livelli, ma molti spunti contenuti nel libro sono ispirazione per più di una dolorosa riflessione. Un gran vincitore per un podio davvero con i fiocchi.
Passiamo senza indugio alla categoria ANIMAZIONE. Circa una trentina i film presi in considerazione, padre di una bimba di sette anni è diventato per me più facile guardare un cartone animato che non trovare il tempo per dedicarmi alla visione di un film in santa pace. Proprio oggi siamo andati al cinema a vedere, ovviamente, Frozen.
La scelta è stata dura, dettata anche dal gusto della mia Lauretta, rimangono fuori dal podio grandi film come Princess Mononoke o exploit divertenti come Cattivissimo me 2.
Terzo classificato:
I sospiri del mio cuore di Yoshifumi Kondo
E' stato l'anno dell'animazione giapponese in casa nostra, mi sembrava giusto segnalare uno dei film visti qui da noi che non porta la firma di Miyazaki alla regia. Un film di sentimenti e crescita tutto da scoprire. Sorpresa.
Secondo classificato:
Kiki consegne a domicilio di Hayao Miyazaki
Uno dei film dove più è spiccato il senso della fiaba e dell'avventura tout court, senza troppe derive ambientaliste e pacifiste, una favola alla portata di grandi e piccini di qualità immensa. Idealmente premiata tutta la produzione dello Studio Ghibli.
Primo classificato:
Monster Univerity di Dan Scanlon:
Unico esponente statunitense sul podio e film di una simpatia unica, Mike e Sullivan sono tra i personaggi più azzeccati di casa Pixar e il sequel non fa rimpiangere il film d'origine. Irresistibile.
Non male anche l'annata dedicata ai SERIAL TV con otto titoli all'attivo per un totale di una quindicina di stagioni. Ancora una volta fuori dal podio, con mio sommo rammarico, il serial dedicato al Doctor Who che ha offerto cose interessanti solo a sprazzi e nei due episodi speciali.
Terzo classificato:
Big Bang Theory di Chuck Lorre e Bill Prady (Stag. 1-5)
Unica serie comica seguita qui da noi, nonostante il versante brillante non mi regali mai le stesse emozioni che arrivano invece dalle serie drammatiche, Big Bang Theory rimane un must. W Sheldon Cooper.
Secondo Classificato:
Black Mirror di Charlie Brooker (Stag. 1)
Indeciso fino all'ultimo se inserire la serie in cima al podio ma no, anche se se lo sarebbe meritato c'è stato anche di meglio. Black Mirror rimane una serie imperdibile, un pugno allo stomaco capace di aprirci gli occhi su quello che stiamo diventando. Una serie stupenda in tre sole puntate.
Primo Classificato:
The Walking Dead di Robert Kirkman e Frank Darabont (Stag. 1-2)
Veramente il meglio di tutto quel che mi è capitato di vedere in televisione quest'anno, avvincente, stordente, appassionante, da lasciarti senza parole a ogni puntata. Immenso.
Purtroppo solo tra i venticinque e i trenta FILM presi in considerazione per assegnare la vittoria in questa categoria. Troppo pochi. Nonostante l'esiguo numero di pellicole viste ne esce un podio niente male.
Terzo classificato:
Lords of Dogtown di Catherine Hardwicke
Una bella sorpresa davvero il film della Hardwicke, tenendo conto che dello skate non mi è mai fregato nulla ho trovato questa pellicola capace di smuovere emozione e catapultare lo spettatore in un preciso momento storico.
Secondo classificato:
Casinò di Martin Scorsese
Uno degli Scorsese che ancora mi mancavano, una storia tra gangster e gioco d'azzardo, di quelle solide e corpose, narrate in maniera superlativa da un cast senza sbavature. Una grande Sharon Stone e poi De Niro e Joe Pesci. Si va sul sicuro.
Primo classificato:
Django Unchained di Quentin Tarantino
Spettacolo assoluto, il west rivisto in chiave Tarantiniana tra omaggi e innovazioni, un mix irresistibile di dramma e grottesco, un'altra tacca sulla cinta di un regista senza eguali.
Ci si risente a breve per la nutrita sezione fumetto.
mercoledì 1 gennaio 2014
PRINCIPIARE CON LENTEZZA
Buon 2014 a tutti!
Con l'augurio che questo nuovo anno sia più proficuo ma allo stesso tempo capace di donare a tutti il tempo utile per perseguire i propri sogni e le proprie passioni, ecco il giusto regalo per voi.
Il calendario per il buon umore: concentratevi sulle giornate giuste, prendetevi il vostro tempo, seguite le vostre passioni (oltre che questo blog ovviamente) e non lasciatevi abbattere. Bradi Pit docet.
PS: per farvi questo splendido regalo il Bradi questa settimana è eccezionalmente giunto addirittura con un giorno di anticipo. In realtà è partito presto, quello che stava sotto la neve qualche giorno fa era una controfigura.
Con l'augurio che questo nuovo anno sia più proficuo ma allo stesso tempo capace di donare a tutti il tempo utile per perseguire i propri sogni e le proprie passioni, ecco il giusto regalo per voi.
Il calendario per il buon umore: concentratevi sulle giornate giuste, prendetevi il vostro tempo, seguite le vostre passioni (oltre che questo blog ovviamente) e non lasciatevi abbattere. Bradi Pit docet.
PS: per farvi questo splendido regalo il Bradi questa settimana è eccezionalmente giunto addirittura con un giorno di anticipo. In realtà è partito presto, quello che stava sotto la neve qualche giorno fa era una controfigura.
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