lunedì 8 dicembre 2014

MANGO

E così, con grande tristezza, un altro pezzo della nostra vita, dei nostri ricordi se n'è andato all'improvviso, lasciando un po' di amarezza e tanta nostalgia. Forse chi frequenta questo blog si stupirà un pochino di questo pezzo dedicato a Mango ma si sa, la forza della musica è universale e si insinua nei luoghi, nei cuori e nelle menti più inaspettate. Nonostante i miei percorsi musicali abbiano preso strade parecchio distanti dalla produzione di Mango è con grande affetto e rispetto che ricordo molti dei lavori del cantante lucano. In qualche modo buona parte della sua produzione permea i ricordi della mia infanzia, Pino Mango è stato per molto tempo uno dei cantanti preferiti della mia mamma che oggi sicuramente sarà un po' triste anche lei. Diverse volte i regali in famiglia per la mamma sono stati i dischi di Mango (quando per disco a casa nostra si intendeva la vecchia musicassetta), soprattutto nel periodo di Inseguendo l'aquila, Sirtaki e Mediterraneo. Quest'ultimo album in particolare accomuna nel forte apprezzamento sia mia madre che mia moglie, cosa abbastanza rara peraltro (che qualcosa accomuni mia madre e mia moglie intendo).

E' inutile star qui a parlare della voce di Mango, di canzoni e talento. E' per me un artista che vive nei ricordi il più vivido dei quali, seppur non il primo, rimane l'esibizione a Sanremo del 1986 con il brano Lei verrà, canzone che mi sono ritrovato a canticchiare per tutta la tarda mattinata e del quale ho riscoperto il video con un Mango dall'acconciatura improponibile. Uno di quei pezzi che mi piaceva all'epoca, da bambino, e apprezzo tutt'ora, ricordi da un'epoca lontana dove Sanremo era ancora un appuntamento imperdibile che calamitava tutta la famiglia, nonni compresi, davanti al televisore.

Questo solo per dire che un pochino, in qualche modo, Mango la nostra vita l'ha riempita, forse un poco più di tanti altri. E una volta ancora tutto sembra così ingiusto, arbitrario, cattivo. Lascio perdere riflessioni che ho già espresso in passato su queste pagine, approfitto per dedicare a Giuseppe Mango questo breve post con tutta l'umiltà e l'affetto possibile.

Ciao Pino.


domenica 7 dicembre 2014

COVER GALLERY - PRIMA FINALINA

52 week 48 - J. G. Jones
Dopo una decina di Cover Gallery presentate eccoci arrivati come promesso alla finalina che decreterà la copertina migliore tra il centinaio di immagini finora proposte. Diverse sono state le manche chiuse dopo i vostri voti con un risultato di parità. Dove il mio voto si è rivelato utile per eleggere una copertina vincitrice la questione si è risolta in questa maniera (ho cercato di influire il meno possibile), in altri casi ho fatto ricorso all'innocente percezione della bellezza da parte della mia bambina facendo scegliere a Laura la cover vincitrice tra le più votate (questo è accaduto in tre casi su dieci).

Nonostante in alcuni casi i voti pervenuti non siano stati molti ritengo l'esperimento interessante e comunque di discreto successo quindi si continuerà, dopo questa prima finalina altre cover gallery vi aspetteranno nelle prossime dieci settimane (la prima è già pronta e in attesa d'esser pubblicata).

Quindi sotto con i voti, anche per questa finale la solfa non cambia, votate al massimo tre copertine, la scelta trattandosi di finale sarà variegata e coinvolgerà artisti diversi, ovviamente è votabile come sempre anche la cover d'apertura (che sta lì in quella posizione puramente per motivi grafici ed estetici).

Ecco l'elenco delle cover vincitrici delle varie manche che potete ammirare ancora qui sotto: votate, votate, votate!

01)  52 week 48 di J. G. Jones - L'effetto murales ha fatto presa.

02)  Y - The Last Man 16 di J. G. Jones - Il bardo non si discute.

03)  100 Bullets 21 di Dave Johnson - Qui è stata la particolarità ad avere la meglio.

04)  X-Statix 21 di Mike Allred - L'omaggio va a segno.

05)  A1 3 di Brian Bolland - Lotta tra grandissimi, la spunta Bolland.

06)  X-Men: Worlds Apart 2 di David Yardin - Pochi voti, la più controversa, decide Laura.

07)  B.P.R.D.: Dark Waters di Guy Davis - Davis 1 - Mignola 0.

08)  X-Men: Legacy 20 di Mike Del Mundo - Anche qui pochi voti, copertina da applausi.

09)  Action Comics 1 di Joe Shuster - Vince la storia.

10)  XIII 2 di William Vance - Spazi aperti sopra ogni intrigo.


Y - The Last Man 16 - J. G. Jones



100 Bullets 21 - Dave Johnson



X-Statix 21 - Mike Allred



A1  3 - Brian Bolland



X-Men: Worlds Apart 2 - David Yardin



B.P.R.D.: Dark Waters - Guy Davis



X-Men: Legacy 20 - Mike Del Mundo



Action Comics 1 - Joe Shuster



XIII 2 - William Vance

venerdì 5 dicembre 2014

giovedì 4 dicembre 2014

BRADI PIT 115

Pratico ed elegante, fa fine e non impegna.


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mercoledì 3 dicembre 2014

VALZER CON BASHIR

(Vals im Bashir di Ari Folman, 2008)

Il film d'animazione di Ari Folman ricostruisce l'esperienza difficile vissuta dallo stesso regista, all'epoca diciannovenne, durante la guerra libanese degli anni '80 che vide come culmine gli eccidi di Sabra e Shatila, due campi profughi alla periferia di Beirut. Essendo una ricostruzione dal carattere documentaristico basata sui ricordi spesso incompleti dello stesso regista e su testimonianze di alcuni commilitoni e di un reporter di guerra, il taglio della narrazione, oltre a essere molto personale, è anche di parte.

Questo non significa che Folman giustifichi o assolva chicchessia, tutt'altro, inevitabilmente quello che ne esce è un racconto filtrato dai ricordi del suo vissuto e che porta allo spettatore la sua esperienza, quella di un soldato israeliano che inevitabilmente dovrà confrontarsi con la controparte palestinese in Libano. In realtà, nell'arco di questa narrazione, saranno familiari l'orrore della guerra, il pericolo, la sofferenza, la paura ma quasi mai il nemico che resterà sempre a una certa distanza e del quale si vedranno più i proiettili e le granate che non i volti e i corpi. Questo aspetto rende il racconto ancor più univoco ma lo fa in maniera sempre onesta e trasparente.

Si parte dal trauma che ogni azione di guerra cementifica nelle persone che hanno vissuto una terribile esperienza di questa portata, il regista e protagonista incontra un caro amico che gli racconta di aver iniziato ad avere degli incubi ricorrenti legati ai suoi giorni da soldato. In seguito a questo incontro Folman realizza di non ricordare quasi più niente di quei giorni, la sua mente ha rimosso quasi tutto tranne alcuni ricordi che richiamano immagini dal sapore surreale e con tutta probabilità mai veramente accadute. Su consiglio di un amico estraneo a quegli eventi Folman inizia a ricostruire quei giorni grazie ai ricordi delle altre persone che erano in Libano con lui: soldati, reporter, amici.


I ricordi riaffiorano poco a poco, non si capisce bene con quanta precisione e veridicità, fino ad arrivare ai giorni tragici di Sabra e Shatila.

La scelta di narrare vicende così drammatiche con una tecnica d'animazione mista, molto particolare, rende il viaggio a ritroso nel passato di Ari Folman ancora più drammatico e straniante. Il colpo basso inflitto allo spettatore con i pochi secondi finali affidati alle storiche riprese dei reporter di guerra è un pugno allo stomaco doloroso. Ogni qual volta un opera di stampo realistico si trova ad affrontare con serietà e con questa efficacia il tema della guerra senza spettacolizzarlo ma presentandone chiaramente le nefaste conseguenze ci si ritrova a chiedersi come possa così tanta gente vivere in questa maniera. Come possa un soldato accettare il proprio compito.

Tecnicamente Valzer con Bashir (il significato del titolo si comprenderà durante la visione) è molto originale oltre che ben realizzato, il misto di animazione tradizionale, flash e 3D rende quest'opera quasi unica nel suo genere, la narrazione è valorizzata inoltre da un'ottima colonna sonora che mischia canzoni in lingua madre con rock internazionale e musica classica. Non per niente il film ha raccolto consensi e premi praticamente ovunque con eccezioni riscontrate in alcuni paesi arabi, Libano compreso.


martedì 2 dicembre 2014

MARVEL VINTAGE 22 - FIERY MASK

Mentre su Marvel Mystery Comics continuavano le avventure dei vari personaggi pubblicati dalla Timely che abbiamo visto finora (Namor il Sub Mariner, la Torcia Umana, l'Angelo, Ka-Zar e Masked Rider) tocca all'albo Daring Mystery Comics occuparsi di immettere nuove idee e nuovi personaggi sul mercato.

Del primo numero datato gennaio 1940 sono diverse le curiosità e le novità che vale la pena menzionare. L'onore della prima copertina tocca ad una nuova creatura a opera di Joe Simon (nientepopodimenoche), il suo nome è Fiery Mask alter ego del dr. Jack Castle. Non sono molte le uscite dedicate al personaggio che in tutto collezionerà quattro presenze sugli albi Timely, Fiery Mask sarà poi ripreso in epoca moderna da Straczynski nella miniserie The Twelve che ne rinarrerà le origini con un'operazione di retcon volta ad accostare un poco il personaggio misconosciuto al Green Lantern della Distinta Concorrenza.

Coinvolto in un'avventura nella quale il perfido scienziato pazzo noto come Zombie Master tramuta dei senzatetto in zombi, il dottor Jack Castle acquisisce spettacolari poteri in seguito ad un incidente col macchinario crea zombi dello stesso scienziato pazzo. Super forza, salti alla Hulk, soffio alla Superman, pirocinesi e quant'altro, giura di difendere i deboli e combattere il male (o qualcosa di simile).

Daring Mystery Comics 1 (Gen. '40) - Joe Simon


Daring Mystery Comics 1 (Gen. '40) - Joe Simon


Di più umili natali ma all'esordio sullo stesso albo, creato dal cartoonist Dean Carr, arriva il soldier of fortune John Steele che molti Marvel-fan possono ricordare grazie alle sue recenti apparizioni sulla run di Capitan America scritta da Brubaker e per la sua comparsa nel Progetto Marvels, miniserie scritta ancora una volta da Ed Brubaker.

E' proprio l'epoca moderna, con una delle solite operazioni di retcon, ha donare un minimo di notorietà al personaggio che all'epoca della Golden Age era stato probabilmente creato per una ordinaria storia one-shot ambientata in un teatro di guerra, storia nella quale John Steele era un semplice soldato con una missione da compiere.

Solo con il Progetto Marvels il personaggio viene legato al siero del super soldato e presentato come il primo soldato potenziato americano, antecedente al più celebre Capitan America.

Daring Mystery Comics 1 (Gen. '40) - Dean Carr


Daring Mystery Comics 1 (Gen. '40) - Dean Carr


Il John Steele di Project Marvels

Nel prossimo appuntamento cercherò di reperire qualche informazione sugli altri personaggi che esordirono su Daring Mystery Comics 1, a partire da Texas Kid e andando avanti.

lunedì 1 dicembre 2014

COVER GALLERY: WILLIAM VANCE - XIII

XIII 01 - William Vance
Cover Gallery dedicata per la prima volta al fumetto franco-belga con le copertine tratte dall'edizione Dargaud di XIII e dipinte dal disegnatore William Vance, pseudonimo del belga William Van Cutsen. Risulterà forse un poco più difficile del solito effettuare una scelta tra la decina di copertine proposte, il tratto realista e in parte pittorico del disegnatore crea un'ottima uniformità narrativa rendendo queste cover apprezzabili come corpus unico e inscindibili dalle vicende dello smemorato numero XIII. Sarà più difficile ma comunque vi chiederò di farlo.

Se poi siete incuriositi dalle copertine vi ricordo che XIII è una bella serie intrisa di misteri e intrighi in salsa spionistico cospiratoria della quale parlai già in passato, se la curiosità inizia a mordervi trovate il tutto cliccando qui.

Non ho molto altro da aggiungervi se non rifilarvi il solito pistolotto precompilato. Ed eccolo qui.

Come per gli scorsi appuntamenti e come accadrà nei prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


XIII 02 - William Vance



XIII 07 - William Vance



XIII 09 - William Vance



XIII 10 - William Vance



XIII 11 - William Vance



XIII 12 - William Vance



XIII 14 - William Vance



XIII 15 - William Vance



XIII 16 - William Vance



XIII 19 - William Vance

venerdì 28 novembre 2014

UN MATRIMONIO ALL'INGLESE

(Easy virtue di Stephan Elliott, 2008)

In origine fu la commedia teatrale di Noel Coward già portata sul grande schermo nel 1927 da Sir Alfred Hitchcock. Che questo però non vi depisti, della suspense e del thrilling tanto caro a Sir Alfred qui c'è davvero poco, praticamente nulla, Elliott ha scelto di prediligere il lato della vicenda che sta a mezza via tra dramma e commedia con frequenti virate verso il secondo di questi due aspetti. La scelta del regista si rivela vincente e Un matrimonio all'inglese un film godibile ben oltre le mie iniziali aspettative.

La vicenda è ambientata nella grande magione dei Whittaker e nei loro possedimenti, la famiglia è di origine nobile, in passato facoltosa e ora in rapido declino economico. Il padrone di casa (Colin Firth) è reduce dalla prima guerra mondiale, l'esperienza l'ha segnato nell'animo cambiandolo e privandolo di ogni interesse per l'etichetta, per gli usi e i costumi dell'aristocrazia inglese, per i modi garbati ed affettati degli appartenenti al suo ceto sociale. In compenso ha guadagnato una forte vena sarcastica a tutto vantaggio dello spettatore. La moglie Veronica (Kristin Scott Thomas) si carica sulle spalle i fardelli del tenere unita la famiglia, quello di preservare le apparenze e quello delicatissimo dovuto alla fragile condizione economica in cui versano i Whittaker. Il quadro è completato dalle due figlie della coppia, Hilda (Kimberley Nixon) e Marion (Katherine Parkinson) entrambe da sistemare, dai servitori a servizio della signora tra i quali un divertentissimo maggiordomo (Kris Marshall) e dai membri della famiglia Hurst, vicini di casa dei Whittaker.

Mancano all'appello due personaggi fondamentali, motori della vicenda. Un bel dì il figlio John (Ben Barnes), sul quale gravano tutte le aspettative e le speranze della madre, torna da un viaggio in Costa Azzurra sorprendentemente sposato a una ragazza americana, la bellissima pilota di formula uno Larita Huntington (Jessica Biel). Saranno in pochi ad accogliere la novità con gioia, tra la madre desiderosa di tenere il figlio legato a lei e alla proprietà e la nuora inizierà una sottile guerra di nervi e provocazioni che andrà in crescendo fino a scaturire in importanti rivelazioni che scombineranno le carte in tavola.


Per questa divertente commedia dai blandi risvolti drammatici Elliott mette in scena un cast perfettamente calato nella vicenda. Sono le donne ad avere la parte del leone, o meglio delle leonesse, un'impeccabile Kristin Scott Thomas e una bellissima come è sempre stata ma sorprendentemente brava Jessica Biel. Il contrasto tra la padrona di casa all'apparenza compita e l'apertamente emancipata, disinibita, intelligente e già precedentemente maritata nuora, offre un bello spettacolo così come la certezza di sapere la famiglia Whittaker capace di dimostrarsi molto meno impettita tra le quattro mura domestiche. In questa splendida ricostruzione d'ambiente ottimi momenti sono garantiti dalle uscite del maggiordomo Furber, personaggio forse al limite del macchiettismo ma sicuramente molto divertente.

E' stata una bella sorpresa scoprire una Jessica Biel sulla quale non avrei scommesso, così come ammirare un bel lavoro d'insieme dove anche i volti in apparenza meno incisivi come quello del neosposo Ben Barnes adempiono egregiamente al loro compito.


giovedì 27 novembre 2014

BRADI PIT 114

Anche nella giungla specifici comportamenti di alcuni animali possono fungere da indicatori. E' bene non trascurare quel che i segni tentano di dirci.


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mercoledì 26 novembre 2014

IL SICILIANO

(The sicilian di Michael Cimino, 1987)

Cimino è un regista le cui opere non lasciano certo indifferenti. Dopo l'esordio fortunato e ben riuscito di Una calibro 20 per lo specialista con Jeff Bridges e Clint Eastwood giovani protagonisti, il regista newyorkese regala al Cinema due capolavori assoluti: Il cacciatore e I cancelli del cielo. Il primo farà incetta di premi ovunque, tra i più prestigiosi ben cinque premi Oscar (tra cui film, regia e attore non protagonista), un Golden Globe e due BAFTA, il secondo si limiterà ad essere un'opera epica e sfarzosa, bellissima e incompresa che si rivelerà il più grande flop della storia del Cinema, causa del fallimento della United Artists. Cimino riuscì a tornare al Cinema solo dopo cinque anni d'assenza grazie a Dino De Laurentiis che accettò di produrre il poliziesco L'anno del dragone. Dopo altri due anni il regista torna con questo Il siciliano, probabilmente il suo film più imperfetto se non addirittura errato, capace di dividere critica e pubblico.

Personalmente non posso negare che la mano di Cimino, seppur molto particolare e forse proprio per questo, mi piaccia parecchio e non mi vergogno a dire di aver apprezzato anche questa sua prova. Intendiamoci, non ho guardato il film con gli occhi foderati di prosciutto, le storture balzano all'occhio e sono evidenti, lo sono ancor di più (quelle macroscopiche almeno) se negli occhi e nella testa avete ancora qualche ricordo del Salvatore Giuliano di Francesco Rosi.

Proprio così, perché la storia narrata ne Il siciliano è quella del bandito Giuliano estrapolata non so con quanta fedeltà dal romanzo omonimo di Mario Puzo. Il problema principale è che la vicenda non è storicamente corretta, la visione del bandito messa in scena da Cimino tende all'epica, al romanzo e porta lo spettatore a empatizzare con un protagonista ritratto come una sorta di Robin Hood siciliano, uomo duro e spietato ma in fondo colmo d'onore e mosso da scopi nobili quali la solidarietà verso i poveri contadini e i padri di famiglia siciliani schiacciati e vessati da una concomitanza di attori collusi e nefasti quali stato, mafia, chiesa e nobiltà. Sul fatto che la situazione in Sicilia nel dopoguerra fosse questa non ci piove, volendo dare una limatina sui nomi delle parti in causa potremmo dire che la situazione rimane la stessa ancora oggi e non solo in Sicilia ovviamente. Salvatore Giuliano invece con tutta probabilità non era animato solo da nobili principi e si macchiò di crimini efferati, ne troviamo una quantità considerevole partendo dalla strage di Portella Della Ginestra e andando indietro nel tempo.


Narrazione enfatica quindi ma poco adesa al personaggio reale. Ma andiamo oltre e parliamo di casting (o di miscasting se preferite). Christopher Lambert nei panni di Salvatore Giuliano? Di per sè Lambert è già un attore che trovo poco dotato ma passi pure, ma davvero non c'era nessuno di più adatto? Più credibile il John Turturro italoamericano nei panni di Aspanu Pisciotta cugino e sodale di Giuliano. In generale è tutto il cast dei personaggi principali ad essere un po' fuori luogo vista la scelta di appoggiarsi ad attori prettamente anglosassoni per inscenare una realtà come quella siciliana molto legata alle tradizioni della nostra terra.

Sorvoliamo su alcune imperfezioni nel doppiaggio che quando entrano in gioco dialetti e cadenze son sempre mal di pancia. Andiamo ancora un pochino oltre. Più di una volta, alla presenza di alcune scene, non ho potuto fare a meno di trovarmi spaesato. La storia è ambientata nel dopoguerra italiano? Ma davvero c'erano luci simil neon, cabine a gettoni sui moli siciliani e trench e spolverini? Forse ho frainteso io qualcosa, comunque Giuliano, quello vero, lo ammazzarono nel 1950.

Ora tutto questo ha il sapore di una forte stroncatura ma come dicevo prima non è così, pur con tutti i suoi difetti, e sono tanti, il film non mi è affatto dispiaciuto. Ha senso? Non lo so, eppure è così perché la narrazione fila, lo sguardo di Cimino è particolare nel ritrarre Palermo come i personaggi, il protagonista è falso ma in qualche misura cattura e solleva (insieme al resto dei protagonisti) problemi, speranze, riflessioni e anche disillusioni che sono attuali ancora oggi. Perché, come dicono nel film, in Sicilia non cambia mai niente. Preso alla larga possiamo dire che in Italia non cambia mai niente. Quello che sembra cambiare è solo apparenza e tutti quanti noi siamo complici, complici vigliacchi e poco solidali.


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