giovedì 30 gennaio 2020

LADY BIRD

(di Greta Gerwig, 2017)

Il passaggio dall'adolescenza all'età adulta non è affatto facile, affannosa sembra in quegli anni la (dis)continua ricerca di sé, nei moti di ribellione, nei rapporti con gli altri, negli screzi familiari e nei trasporti amicali, nella scoperta del sesso, nei primi veri affetti che presto (o forse mai) verranno dimenticati. Nonostante siano in molti ad affrontare questo periodo di passaggio e costruzione in maniera sgraziata e goffa, come fa la Saoirse Ronan protagonista di questo film, la regista Greta Gerwig ci presenta questa sorta di autobiografia romanzata in maniera delicata ma allo stesso tempo sconnessa, affidando a una narrazione episodica e frammentata un percorso di formazione che trova nella somma delle sue parti un'armonia discreta e fluida. Il film è stralunato, dotato di un incedere sghembo e un di uno stile che riconduce alla produzione indie statunitense degli ultimi anni (decenni?), a suggellare questo approccio indubbiamente riuscito, una protagonista altrettanto fuori dai fogli, una giovane ragazza alla ricerca del suo posto nel mondo, determinata nell'affermazione del suo io fino ad assumere un nuovo nome, il Lady Bird del titolo, con la pretesa d'essere così chiamata anche dai suoi stessi familiari, una ciurma scombinata alla quale non ci si può non affezionare subito.

Lady Bird, in realtà il nome è Christine McPherson (Saoirse Ronan), vive a Sacramento, nella zona della città che sta "dalla parte sbagliata dei binari", sua madre (Laurie Metcalf) è un'infermiera spesso costretta ai doppi turni a causa della situazione economica della famiglia, il padre (Tracy Letts) è un uomo amorevole incline a depressioni dovute all'assenza di lavoro, a chiudere il quadro il fratello adottivo Miguel (Jordan Rodrigues) e la sua fidanzata (Marielle Scott), cacciata di casa dai genitori (roba di sesso prematrimoniale) e adottata anch'essa dalla famiglia McPherson. Lady Bird è in una fase di passaggio, frequenta una scuola d'impronta cattolica e ha il desiderio di iscriversi in un college sulla costa est, in modo da iniziare un percorso di formazione che spera trasformerà il bruco in una farfalla libera di volare. Questo suo approccio propositivo (e confusionario) è osteggiato però dalla madre che con la giovane ha un rapporto conflittuale, la donna ha la testa sempre rivolta ai conti di fine mese e non approva l'indole della figlia che vede come pregna d'ingratitudine verso una famiglia in difficoltà e in perenne condizione di sacrificio.


Lo sguardo della Gerwig è tenero e indulgente verso la sua protagonista, così come mostra affetto per i suoi luoghi, per quelle strade di Sacramento che saranno la scena di un cambio di prospettiva, ordinario, non così importante a posteriori, ma pur sempre tappa di un'evoluzione e di una crescita continua che appartiene a tutti quanti noi. A tratti divertente, in altri passaggi commovente, Lady Bird trova un centro nel rapporto madre/figlia a cui danno corpo due attrici in gran forma, un'incontro/scontro nel quale convivono amore, ricerca d'approvazione e distanze varie, come è naturale che sia, tutto intorno la vita di Lady Bird, le amicizie, le infatuazioni, le attività collaterali, le feste, il sesso, tutto raccontato con un tono sommesso ma intrigante. Un'ottimo esito per un'opera seconda da parte della Gerwig che proprio in questi giorni torna in sala con il suo Piccole donne, chissà come adatterà la sua sensibilità femminile a questo classico della letteratura di formazione.

6 commenti:

  1. Visto alla sua uscita, ci colpì favorevolmente per la freschezza di regista e interprete. In Piccole donne non hanno ripetuto l'exploit, ci è sembrato un film troppo confusionario (ha mischiato i 3 romanzi), rovinato anche dal montaggio (si fa fatica a seguire la storia e i vari personaggi che crescono, si fidanzano, sposano ecc.). Peccato, perché aveva un ottimo cast, bei costumi, scenografia e uno spirito femminista comune a Lady Bird.

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    1. Peccato, io forse vado a vederlo domani con mia figlia, se riusciamo ad andare poi ne parliamo :)

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    2. Direi che è da vedere (in particolare con la figlia piccola), però con quei limiti di confusione nel montaggio che abbiamo riscontrato noi ...vai, vedi e dici.

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    3. Se mia figlia non ha cambiato idea dovremmo andare stasera...

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  2. Ho apprezzato l'originalità dello stile, ma poi alla fine è sempre la solita storia, a conti fatti solo sufficientemente bello ;)

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    1. A me questo è un approccio al Cinema che apprezzo parecchio, ovviamente i temi universali vengono raccontati all'infinito, le differenze stanno nell'approccio.

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