(di Anthony Ferrante, 2013)
Se andate su Google e cercate le parole “so bad it’s good”, definizione citata su Wikipedia a proposito di Sharknado, il risultato che otterrete sarà più o meno il seguente: Il termine "so bad it's good" descrive un'opera (un film, un libro o una serie TV) di scarsa qualità tecnica o narrativa che, tuttavia, risulta estremamente divertente o affascinante proprio per via dei suoi difetti, dei suoi cliché o della sua assurdità. È più o meno quello che nel linguaggio comune affermiamo quando diciamo cose come: “è talmente brutto da fare il giro”, intendendo che si arriva a livelli tali di trash, idiozia o cattivo gusto che la porcheria che stiamo guardando fa talmente schifo da sembrarci in qualche modo apprezzabile, ridanciana o almeno divertente. Tutto ciò giusto per creare un minimo di introduzione, sappiamo che queste cose le sapete benissimo anche voi. La questione qui potrebbe essere… ma davvero Sharknado è così brutto da fare il giro? Intendiamoci, il film di Ferrante per essere brutto è brutto, non ci sono dubbi, è pure brutto forte, lo possiamo affermare senza tanti giri di parole. Ma davvero fa il giro? A parere di chi scrive no, Sharknado è brutto e brutto rimane, non fa nessun giro, non è che dobbiamo per forza rivalutare qualsiasi cagata l’industria del cinema (della televisione in realtà, Sharknado nasce come film tv) decida di proporci, non siamo obbligati a farlo, nemmeno quando il prodotto arriva dall’Asylum di Burbank. C’è però da dire che di fronte ad alcuni passaggi del film è quasi impossibile non farsi una bella risata, non perché Sharknado “faccia il giro”, lo ribadisco; se non l’avete ancora visto e deciderete di dargli una possibilità andrete a vedere un film brutto, non c’è santo che tenga, però qualche risata indubbiamente ve la farete.È probabile che Sharknado non sia nemmeno il film più brutto prodotto dai tipi di Asylum. Ovviamente è un film che non nasce per essere valutato con gli stessi metri di giudizio che useremmo per parlare di film che vengono presentati nel circuito festivaliero o semplicemente che vengono costruiti con l’idea semplice di “fare un buon film”. Sharknado nasce per essere un “cazzatone” e tale rimane, in alcuni momenti è anche divertente per quanto è idiota. Prendiamo ad esempio la scena dove uno squalo piomba in terra, rimbalza e lascia un’impronta sull’asfalto talmente precisa da sembrare un tombino in ghisa a forma dell’animale, è una roba talmente cretina che non si può non ridere. Stessa cosa per gli atterraggi belli precisi sui passanti sfortunati, per lo squalo abbarbicato sul tettuccio dell’auto che ne mastica la lamiera, per l’ingresso del protagonista all’interno di una delle creature neanche fosse Geppetto, e per tutta una serie di fesserie simili. Purtroppo nella costruzione dei personaggi Ferrante, o chi per lui, ha anche la pretesa di creare la sottotrama drammatica: il divorzio, la lontananza dai figli, il nonno ucciso dagli squali, il tutto interpretato da gente come Ziering che, voglio dire… Gli effetti speciali sono al limite del guardabile (come fotografia, regia, ecc.), eppure il pubblico ha decretato per questa saga un discreto successo. Perché? Insomma, se le cose eccessivamente cretine, realizzate male (forse anche volontariamente) vi fanno ridere, Sharknado è quel che fa per voi, altrimenti il film di Ferrante rimane solo un film davvero molto, molto brutto.




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