You better watch out
You better not cry
Better not pout
I'm telling you why
because Bradi is coming to town
lunedì 16 gennaio 2012
BORIS - STAGIONE 1
Ogni tanto anche la serialità italiana ci offre qualche piccolo miracolo. Purtroppo in questi rari casi l'attenzione delle grandi reti televisive dello stivale tende a farsi cogliere impreparata.
Nel caso de L'ispettore Coliandro ad esempio, divertente serie poliziesca sui generis che vantava le sceneggiature di Carlo Lucarelli e la regia dei Manetti Bros, la Rai tagliò i fondi alla produzione che già presentava solo quattro puntate all'anno ridotte a due per la quarta stagione, decretandone la cancellazione.
Il successo comico di Boris abbiamo potuto godercelo solo grazie alle reti a pagamento del circuito Sky (che comunque mai ho foraggiato e continuerò a non farlo) che in seguito l'ha riproposta sul canale free Cielo.
In queste realtà alternative trovano spazio proposte di qualità (sembra sia il caso anche di Romanzo Criminale) che dovrebbero invece trovare posto nei palinsesti dei canali nazionali per vedere i quali gli italiani sono costretti a pagare il canone. Invece spesso ci viene proposta la solita fiction molto italiana che dobbiamo subirci a causa di scelte fatte un po' a cazzo di cane.
Per fortuna c'è Gli occhi del cuore 2 a contrastare tanta mediocrità. Una fiction girata dall'affermato regista René Ferretti (Francesco Pannofino) che può contare su almeno due grandi star del calibro di Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) e Corinna Negri (Carolina Crescentini).
In realtà Gli occhi del cuore 2 è una fiction di merda, proprio come quelle che ci propina la tv nazionale. Il regista Ferretti è stato in passato un buon nome per la regia, ora lavora per fini alimentari ed è prevalentemente interessato a portare a casa le scene girate nel più breve tempo possibile. Ottima l'interpretazione di Pannofino, bravo doppiatore e in passato protagonista proprio di fiction, tra le altre I Cesaroni. Divertentissimi i suoi scoppi d'ira, il suo incitare la troupe, i suoi modi. Apprezza enormemente la sua prima attrice che non esita a definire cagna maledetta.
Questa cagna senza speranza, Corinna Negri, è il prototipo di starlette tanto incapace quanto capricciosa. Impareggiabili i battibecchi con Stanis e le loro scene di dialogo avvolte da quell'effetto flou che non può far altro che aumentare il voluto senso del ridicolo. La Crescentini si sforza per emergere come un'ottima cagna e ci riesce. Nulla posso dire sui suoi trascorsi recitativi perché non li conosco ma qui è perfetta (applausi a scena aperta per la puntata del gioielliere).
Proprio Stanis La Rochelle, contratto blindatissimo, è la star della fiction. Attore mediocre e anche cretino vede di cattivo occhio tutto quello che gli sembra troppo italiano. Il modo di girare troppo italiano, le inquadrature troppo italiane, la gestione della produzione troppo italiana, etc... Comunque anche l'ottimo Pietro Sermonti arriva da Un medico in famiglia il che eleva la satira a livelli altissimi.
La serie è baciata anche dalla qualità della fotografia grazie al lavoro di Duccio Patanè ex talento ormai dedito all'abuso di cocaina e allo smarmellamento (aiutato in questo dal tecnico Biascica) cioè la pratica di aprire tutte le luci e illuminare a giorno. Personaggio fortissimo interpretato da Ninni Bruschetta (che in passato interpretò anche Rocco Chinnici, mica pizza e fichi).
Il cast centratissimo è completato dallo stagista Alessandro (Alessandro Tiberi) che ci introduce nella serie, lo stagista schiavo, la truccatrice e l'assistente alla regia Arianna interpretata da Caterina Guzzanti.
Una bellissima satira sulla televisione compresi gli aspetti della produzione al ribasso e dei rapporti con la rete evidenziati dai personaggi di Sergio e di Lopez (Antonio Catania). Gli attori incapaci, le raccomandazioni, le ingerenze politiche, lo sfruttamento della troupe, i capricci delle star, i compromessi, c'è di tutto un po'.
Puntate brevi e divertenti in toto, nessuna sbavatura e divertimento garantito anche grazie alle numerose celebri comparse che costellano la serie, su tutti Roberto Herlitzka e Giorgio Tirabassi.
Grazie a Gli occhi del cuore 2 la fiction italiana rinasce. Un appuntamento imperdibile.
PS: Boris è il pesciolino rosso di Ferretti.
sabato 14 gennaio 2012
COMING SOON
Ci siamo... sta arrivando.
Giungerà con la furia di un ciclone e vi travolgerà. E voi nemmeno ve ne accorgerete.
Dovrete fare molta attenzione, molta.
Beh, dovrete fare attenzione perché è in arrivo.
Dovrete fare attenzione, almeno un po' che diamine. Almeno un po' se volete riuscire a schivarlo.
Insomma, sono quasi certo che riuscirete a schivarlo in qualche modo, non stiamo parlando di Superman, comunque un po' d'attenzione non guasta.
Dovrete fare attenzione per forza perché non sono sicuro che lui riuscirà a schivarvi.
Comunque sia arriverà presto. Come un fulmine. A breve, anche se non proprio come un fulmine forse. Il fatto è che è partito già da un pezzo e ormai dovrebbe stare per arrivare.
Per non tirarla troppo per le lunghe... scusate. Come dici? Vuoi tirarla per le lunghe?
Insomma, sarà qui a breve e il mondo delle Comic Strip non sarà più lo stesso.
A breve, state attenti!
venerdì 13 gennaio 2012
I SOPRANO - STAGIONE 1
Non so bene per quale motivo la visione della prima stagione di questa serie ormai di culto ha richiesto ben più di un anno per essere completata. E si che gli episodi che compongono questa prima annata sono solamente tredici.La fruizione dell'opera è stata talmente lenta che anche parlane qui ora mi risulta abbastanza difficoltoso. Eppure I Soprano è un'ottima serie, senza se e senza ma. Inoltre le storie immerse nel malaffare e in genere tutti le gangster stories sono sempre state tra le mie preferite. E' andata così, senza motivo alcuno.
L'ideatore della serie, David Chase, in soli 13 episodi è riuscito a creare un affresco narrativo costellato di una serie di personaggi in continua crescita che si muovono in uno scenario credibile e modellato sulle analogie con la vera comunità criminosa del New Jersey.
Molto lavoro è stato fatto alla base scegliendo un cast che privilegia attori italoamericani e attori con esperienza in altri gangster movie (parliamo di titoli come Quei bravi ragazzi o Il padrino). Volti in tutto e per tutto adatti ai ruoli assegnati loro che contribuiscono a rendere la serie decisamente realistica.
Tony Soprano (James Gandolfini) è uno dei boss della malavita del New Jersey. Gestisce molti traffici illeciti nascondendoli dietro la facciata di un'azienda di smaltimento rifiuti.
A seguito dello stress causatogli dal tipo di vita che conduce che lo porta ad avere degli attacchi di panico, Tony decide di iniziare una serie di sedute terapiche con una psicologa, la dottoressa Jennifer Melfi (Lorraine Bracco).
Questo sarà il principale filo conduttore della serie grazie al quale il personaggio di Tony Soprano verrà messo a nudo come forse non si era mai visto fare con nessun personaggio di serial-tv fino a ora. Oltre alle imprese criminose del boss e dei suoi, che peraltro non sono la caratteristica principale del serial, gli autori si concentrano moltissimo sull'inconscio del personaggio ricorrendo all'uso di flashback, sogni, visioni e interpretazioni di eventi come il volo delle anatre nel primo episodio.
Ne esce un ritratto decisamente umano e reale del personaggio che comunque non rimane l'unica star della serie, anzi. Grande importanza hanno i rapporti di amicizia e collaborazione con gli altri membri della famiglia. Ottime le interpretazioni di caratteri come il nipote in cerca d'ascesa Michael Imperioli (Christopher Moltisanti) e i vice Silvio (Steven Van Zandt diretamente dalla E-Street Band), Paulie (Tony Sirico) e Sal (Vincent Pastore).

Sotto i riflettori anche il difficile rapporto con la madre Livia interpretata superbamente da Nancy Marchand (forse il mio personaggio preferito) capace di grandi bassezze, quello con la moglie Carmela (Edie Falco) pluricornificata che si consola con l'interesse platonico del parroco del quartiere. Inoltre i figli adolescenti, i contrasti pericolosi con il vecchio zio Corrado e le crescenti fantasie per la dottoressa Melfi. Anche il Jersey fa la sua parte, lontane dalle strade di New York le vicende di famiglia assumono credibilità ancor maggiore.
Ci troviamo di fronte a una serie dove i personaggi vengono prima della trama orizzontale, non cosi intensa come in altre serie. Ogni episodio aggiunge qualcosa alle vicende della famiglia e allo spessore dei personaggi.
Non mancano però gli accadimenti e un ottimo climax sul finale di serie. Gli ultimi episodi creano attesa per la serie successiva della quale spero di riuscire a raccontarvi qualche cosa prima del prossimo anno e mezzo.
Unica nota negativa forse è riconducibile al doppiaggio italiano che in alcune espressioni e accenti dialettali pecca di scarsa credibilità. Tutto sommato una pecca sopportabile.
giovedì 12 gennaio 2012
MARVEL VINTAGE 3
Puntate precedenti
Dopo gli insuccessi di Daring Mystery Comics e Mystic Comics Martin Goodman e la sua Timely Comics ci provano ancora una volta.
E' l'estate del 1940 e tocca a Red Raven Comics esordire nel difficile mondo del fumetto.

La cover del numero d'esordio (sopra) porta la firma del re, Jack Kirby. La storia di Red Raven è firmata Joe Simon.
L'albo purtroppo si rivela l'ennesimo insuccesso, forse la strada battuta non era quella giusta. Capita l'antifona Goodman cerca di correre ai ripari.
Nello stesso periodo finalmente qualcosa si muove. Arrivarono in poco tempo due mosse azzeccate. Burgos e Everett ebbero l'idea di fare quello che fa ancor oggi la Marvel per dare uno scossone alle vendite. Costruirono un crossover tra le loro creature, la Torcia e Namor, solo che all'epoca questa era una soluzione narrativa del tutto innovativa.
I due personaggi incrociarono il loro cammino sulle pagine di Marvel Mystery Comics 8/10 e fu subito un successone garantendo alla collana, già unico successo della Timely, un buon incremento di vendite.
Cover di Marvel Mystery Comics 8 di Bill Everett.
Cover di Marvel Mystery Comics 9 di Bill Everett.
Cover di Marvel Mystery Comics 10 di Alex Schomburg.
Il secondo passo, nell'autunno del 1940, fu quello di lanciare una nuova collana. In realtà fu l'ennesimo cambio di titolo. Red Raven Comics si trasformò in The Human Torch che esordì infatti con il numero 2 (che casini che combinavano).
Ancora una volta in veste di editor troviamo Joe Simon, la parte del leone la gioca ovviamente la Torcia Umana affiancata dai personaggi meglio riusciti di casa Timely: Namor, Falcon e Fiery Mask.
Esordisce qui anche Toro, uno dei primi sidekick della Timely (sono le spalle giovani degli eroi adulti) nonché uno tra i primi mutanti della storia della casa editrice. Anche questa iniziativa fu premiata con un buon successo.
Cover di The Human Torch 2 di Alex Schomburg.
Continua...
Dopo gli insuccessi di Daring Mystery Comics e Mystic Comics Martin Goodman e la sua Timely Comics ci provano ancora una volta.
E' l'estate del 1940 e tocca a Red Raven Comics esordire nel difficile mondo del fumetto.

La cover del numero d'esordio (sopra) porta la firma del re, Jack Kirby. La storia di Red Raven è firmata Joe Simon.
L'albo purtroppo si rivela l'ennesimo insuccesso, forse la strada battuta non era quella giusta. Capita l'antifona Goodman cerca di correre ai ripari.
Nello stesso periodo finalmente qualcosa si muove. Arrivarono in poco tempo due mosse azzeccate. Burgos e Everett ebbero l'idea di fare quello che fa ancor oggi la Marvel per dare uno scossone alle vendite. Costruirono un crossover tra le loro creature, la Torcia e Namor, solo che all'epoca questa era una soluzione narrativa del tutto innovativa.
I due personaggi incrociarono il loro cammino sulle pagine di Marvel Mystery Comics 8/10 e fu subito un successone garantendo alla collana, già unico successo della Timely, un buon incremento di vendite.
Cover di Marvel Mystery Comics 8 di Bill Everett.
Cover di Marvel Mystery Comics 9 di Bill Everett.
Cover di Marvel Mystery Comics 10 di Alex Schomburg.Il secondo passo, nell'autunno del 1940, fu quello di lanciare una nuova collana. In realtà fu l'ennesimo cambio di titolo. Red Raven Comics si trasformò in The Human Torch che esordì infatti con il numero 2 (che casini che combinavano).
Ancora una volta in veste di editor troviamo Joe Simon, la parte del leone la gioca ovviamente la Torcia Umana affiancata dai personaggi meglio riusciti di casa Timely: Namor, Falcon e Fiery Mask.
Esordisce qui anche Toro, uno dei primi sidekick della Timely (sono le spalle giovani degli eroi adulti) nonché uno tra i primi mutanti della storia della casa editrice. Anche questa iniziativa fu premiata con un buon successo.
Cover di The Human Torch 2 di Alex Schomburg.Continua...
martedì 10 gennaio 2012
BACK TO THE PAST: 1973 PT. 1
Saltiamo avanti di un anno e vediamo cosa succedeva nel 1973.
La scelta del primo video da proporvi è nata in me spontanea. Proprio nel 1973 esordiva quella che divenne molti anni più tardi la mia band del cuore, il primo amore musicale insomma. Con all'interno una serie di brani composti dal gruppo e qualcuno recuperato da vecchie composizioni provenienti dall'epoca Smile, May, Mercury, Taylor e Deacon danno il via alla grandissima storia dei Queen.
Brano che apre l'album e anche primo singolo pubblicato, Keep yourself alive viene attribuito a Bryan May. Ottimo esordio, per chi conosce solo i Queen dei singoli più popolari è imperativo recuperare i loro primi lavori.
Pubblicato solo nel 1973 come singolo anche se appariva già nell'album Machine Head datato 1972, Smoke on the water è il singolo più conosciuto dei Deep Purple è una delle canzoni più celebri al mondo. Più o meno chiunque segua un certo tipo di musica conosce la storia legata al testo della canzone (Frank Zappa, l'incedio, etc..) e conosce la carica live del pezzo. Null'altro da aggiungere.
Ancora una formazione storica all'apice della loro produzione. Mixando le parole schizofrenia e quadrifonia i The Who escono con l'opera rock Quadrophenia dalla quale venne tratto anche l'omonimo film. Il brano proposto è 5:15.
Passiamo su territori un po' meno battuti. Nel 1973 i Grand Funk Railroad piazzano in classifica la loro prima hit che toccherà la prima posizione. We're an american band, test autobiografico sulla vita on tour scaturito pare in seguito a un dibattito in un pub tra i membri del gruppo e quelli degli Humble Pie sull'importanza della musica inglese e su quella della musica americana.
Altro numero uno ma questa volta in UK e Irlanda è Cum on feel the noize degli inglesi Slade non nuovi a piazzamenti di classifica molto alti.
La scelta del primo video da proporvi è nata in me spontanea. Proprio nel 1973 esordiva quella che divenne molti anni più tardi la mia band del cuore, il primo amore musicale insomma. Con all'interno una serie di brani composti dal gruppo e qualcuno recuperato da vecchie composizioni provenienti dall'epoca Smile, May, Mercury, Taylor e Deacon danno il via alla grandissima storia dei Queen.
Brano che apre l'album e anche primo singolo pubblicato, Keep yourself alive viene attribuito a Bryan May. Ottimo esordio, per chi conosce solo i Queen dei singoli più popolari è imperativo recuperare i loro primi lavori.
Pubblicato solo nel 1973 come singolo anche se appariva già nell'album Machine Head datato 1972, Smoke on the water è il singolo più conosciuto dei Deep Purple è una delle canzoni più celebri al mondo. Più o meno chiunque segua un certo tipo di musica conosce la storia legata al testo della canzone (Frank Zappa, l'incedio, etc..) e conosce la carica live del pezzo. Null'altro da aggiungere.
Ancora una formazione storica all'apice della loro produzione. Mixando le parole schizofrenia e quadrifonia i The Who escono con l'opera rock Quadrophenia dalla quale venne tratto anche l'omonimo film. Il brano proposto è 5:15.
Passiamo su territori un po' meno battuti. Nel 1973 i Grand Funk Railroad piazzano in classifica la loro prima hit che toccherà la prima posizione. We're an american band, test autobiografico sulla vita on tour scaturito pare in seguito a un dibattito in un pub tra i membri del gruppo e quelli degli Humble Pie sull'importanza della musica inglese e su quella della musica americana.
Altro numero uno ma questa volta in UK e Irlanda è Cum on feel the noize degli inglesi Slade non nuovi a piazzamenti di classifica molto alti.
domenica 8 gennaio 2012
IL REGNO DI GA' HOOLE - LA LEGGENDA DEI GUARDIANI
(Legends of the Guardians: The owls of Ga'Hoole, di Zack Snyder, 2010)
La saga dei gufi di Ga'Hoole è nata sulle pagine dei romanzi fantasy scritti da Kathryn Lasky ed è diventata un film d'animazione grazie allo sforzo congiunto di Warner Bros e dell'australiana Village Roadshow Pictures. Il progetto arriva tra le mani di Zack Snyder che dopo le prove cinematografiche de L'alba dei morti viventi e Watchmen e quella con la tecnica particolare del Chroma key usata in 300 (che non ho visto) arriva infine anche all'animazione digitale.
Per noi spettatori il passo compiuto dal regista è un bene o un male? Dipende, dipende.
Se vogliamo giudicare questo film dal punto di vista tecnico e visivo mi pare non ci si possa trovare nulla da obiettare. La resa dei protagonisti della storia, gufi, civette e barbagianni è veramente ottima. La cura nel dettaglio, specialmente nelle scene di volo, è impressionante. Si resta a bocca aperta guardando le piume dei gufi increspate dal vento, la fluidità dei movimenti di questi magnifici volatili. Anche la varietà di caratterizzazione grafica dei singoli personaggi rende un ottimo servigio al film. Unico appunto che si può muovere, ma questa è più una scelta stilistica che non una pecca, è l'abbondanza di scene buie, sui contrasti di luce invece l'animazione fuoriesce al meglio in tutto il suo splendore.
Peccato che Il regno di Ga'Hoole sia un film parecchio noioso. Dei punti fermi che si trovano in qualsiasi film d'animazione degno di nota qui non ve ne è neanche uno valido.
Manca del tutto o quasi la parte ironica, un paio dei gufi coprotagonisti che dovrebbero svolgere questo compito lo fanno poco e male. L'antagonista non è poi così terribile e manca di fascino, in generale tutti i personaggi sono privi del giusto mordente. Essendo un film basato in parte su momenti di battaglia dovrebbero almeno esserci alcune scene epiche capaci di catturare lo spettatore e invece niente. A livello emozionale il film regala davvero poco.
Anche nei confronti dei più piccoli mi pare che il bersaglio non sia stato centrato. Mia figlia, che a fine visione comunque afferma di aver gradito il film (mente sapendo di mentire), a metà della storia ha preferito iniziare a temperare le nuove matite che le ha portato la Befana infischiandosene assolutamente di ciò che accadeva sullo schermo.
Ben realizzato ma in fin dei conti trascurabile. Comunque per i curiosi: Soren è un barbagianni che subisce fortemente il fascino delle storie raccontategli dal padre sui valorosi Guardiani del Regno di Ga'Hoole. Insieme alla sorellina Eglantine passa ore a interpretare le gesta di questi eroi. Il fratello Kludd è invece disincantato e meno sognatore, non crede a una parola delle storie sui mitici Guardiani.
Quando giunge il momento dell'iniziazione al volo per i due fratelli questi vengono rapiti dai malvagi gufi Puri. Da qui il destino dei due fratelli si separerà. Venuto a conoscenza dell'esistenza della stirpe malvagia dei Puri, Soren tenterà la fuga alla ricerca dei Guardiani mentre Kludd entrerà nelle fila dell'esercito nemico.
Un film da vedere se siete fanatici dell'animazione sempre e comunque, per gli amanti delle belle storie c'è sicuramente di meglio.
La saga dei gufi di Ga'Hoole è nata sulle pagine dei romanzi fantasy scritti da Kathryn Lasky ed è diventata un film d'animazione grazie allo sforzo congiunto di Warner Bros e dell'australiana Village Roadshow Pictures. Il progetto arriva tra le mani di Zack Snyder che dopo le prove cinematografiche de L'alba dei morti viventi e Watchmen e quella con la tecnica particolare del Chroma key usata in 300 (che non ho visto) arriva infine anche all'animazione digitale.
Per noi spettatori il passo compiuto dal regista è un bene o un male? Dipende, dipende.
Se vogliamo giudicare questo film dal punto di vista tecnico e visivo mi pare non ci si possa trovare nulla da obiettare. La resa dei protagonisti della storia, gufi, civette e barbagianni è veramente ottima. La cura nel dettaglio, specialmente nelle scene di volo, è impressionante. Si resta a bocca aperta guardando le piume dei gufi increspate dal vento, la fluidità dei movimenti di questi magnifici volatili. Anche la varietà di caratterizzazione grafica dei singoli personaggi rende un ottimo servigio al film. Unico appunto che si può muovere, ma questa è più una scelta stilistica che non una pecca, è l'abbondanza di scene buie, sui contrasti di luce invece l'animazione fuoriesce al meglio in tutto il suo splendore.
Peccato che Il regno di Ga'Hoole sia un film parecchio noioso. Dei punti fermi che si trovano in qualsiasi film d'animazione degno di nota qui non ve ne è neanche uno valido.
Manca del tutto o quasi la parte ironica, un paio dei gufi coprotagonisti che dovrebbero svolgere questo compito lo fanno poco e male. L'antagonista non è poi così terribile e manca di fascino, in generale tutti i personaggi sono privi del giusto mordente. Essendo un film basato in parte su momenti di battaglia dovrebbero almeno esserci alcune scene epiche capaci di catturare lo spettatore e invece niente. A livello emozionale il film regala davvero poco.
Anche nei confronti dei più piccoli mi pare che il bersaglio non sia stato centrato. Mia figlia, che a fine visione comunque afferma di aver gradito il film (mente sapendo di mentire), a metà della storia ha preferito iniziare a temperare le nuove matite che le ha portato la Befana infischiandosene assolutamente di ciò che accadeva sullo schermo.
Ben realizzato ma in fin dei conti trascurabile. Comunque per i curiosi: Soren è un barbagianni che subisce fortemente il fascino delle storie raccontategli dal padre sui valorosi Guardiani del Regno di Ga'Hoole. Insieme alla sorellina Eglantine passa ore a interpretare le gesta di questi eroi. Il fratello Kludd è invece disincantato e meno sognatore, non crede a una parola delle storie sui mitici Guardiani.
Quando giunge il momento dell'iniziazione al volo per i due fratelli questi vengono rapiti dai malvagi gufi Puri. Da qui il destino dei due fratelli si separerà. Venuto a conoscenza dell'esistenza della stirpe malvagia dei Puri, Soren tenterà la fuga alla ricerca dei Guardiani mentre Kludd entrerà nelle fila dell'esercito nemico.
Un film da vedere se siete fanatici dell'animazione sempre e comunque, per gli amanti delle belle storie c'è sicuramente di meglio.
Etichette:
animazione,
cinema,
film,
Zack Snyder
sabato 7 gennaio 2012
SONETAULA
(di Salvatore Mereu, 2008)
Sonetàula in lingua sarda è il rumore che fanno i fuscelli di legno, fuscelli che richiamano alla mente le ossa dei ragazzini, degli adolescenti di tredici anni come Zuanne, il protagonista assoluto della pellicola interpretato dall'attore non professionista Francesco Falchetto.
A tredici anni in Sardegna, epoca fascista e una vita da pastore davanti, Zuanne si vede portare via la sua figura di riferimento, suo padre Egidio mandato al confino per un crimine probabilmente mai commesso.
Cresce con la compagnia del nonno e dello zio Giobbatta, anch'essi pastori con ambigui contatti che affondano in un mondo misterioso ma di intuibile caratura.
La rabbia e lo scoramento per l'ingiusta perdita del padre non tarderanno a lasciare segni nel destino che pare quasi scritto di Zuanne. Un pretesto, una situazione poco gradita risveglieranno la rabbia repressa del ragazzo portandolo verso una vita da brigante nella quale l'unica luce è rappresentata dall'amore giovanile per Maddalena.
Il film di Mereu racconta la vita del protagonista lungo l'arco di una quindicina d'anni. Zuanne cresce, matura e cambia vita, una vita nella quale le scelte possibili non sono poi molte.
La scelta di Mereu di girare l'intera pellicola in lingua sarda (d'obbligo quindi i sottotitoli), unita alla durata del film che supera abbondantemente le due ore e ai ritmi volutamente lenti, richiede da parte dello spettatore un surplus d'attenzione. Il regista non cede infatti ad appeal commerciali rendendo forse un pochino ostica la visione e quindi poco abbordabile per lo spettatore meno volenteroso ma allo stesso tempo riesce a ottenere un passo cinematografico lontano dallo spauracchio fiction nel quale operazioni di questo genere rischiano di cadere.
Il tipo di immagini scelte, nonostante a tratti sembrino addirittura troppo moderne per la storia e l'epoca narrate, garantiscono alla stessa la giusta dose di realtà di cui aveva bisogno.
Una storia che comunque manca un po' di coinvolgimento emotivo, apprezzabile dal punto di vista estetico così come rimangono apprezzabili l'idea e il coraggio del regista. Operazione molto meno riuscita per quel che riguarda l'empatia dello spettatore con i personaggi e con la vicenda narrata.
In un'altra pellicola con caratteristiche simili (girata in lingua occitana) Giorgio Diritti aveva colto nel segno in maniera più decisa realizzando l'ottimo Il vento fa il suo giro.
Ho trovato la visione del film indubbiamente interessante, riconosco che per chi non ha particolare curiosità verso modelli di cinema di questo tipo l'esperienza potrebbe sfociare addirittura nella noia. Per loro consiglio di ripiegare sul film di Diritti di cui sopra, decisamente meglio riuscito e più appagante e coinvolgente.
Sonetàula in lingua sarda è il rumore che fanno i fuscelli di legno, fuscelli che richiamano alla mente le ossa dei ragazzini, degli adolescenti di tredici anni come Zuanne, il protagonista assoluto della pellicola interpretato dall'attore non professionista Francesco Falchetto.
A tredici anni in Sardegna, epoca fascista e una vita da pastore davanti, Zuanne si vede portare via la sua figura di riferimento, suo padre Egidio mandato al confino per un crimine probabilmente mai commesso.
Cresce con la compagnia del nonno e dello zio Giobbatta, anch'essi pastori con ambigui contatti che affondano in un mondo misterioso ma di intuibile caratura.
La rabbia e lo scoramento per l'ingiusta perdita del padre non tarderanno a lasciare segni nel destino che pare quasi scritto di Zuanne. Un pretesto, una situazione poco gradita risveglieranno la rabbia repressa del ragazzo portandolo verso una vita da brigante nella quale l'unica luce è rappresentata dall'amore giovanile per Maddalena.
Il film di Mereu racconta la vita del protagonista lungo l'arco di una quindicina d'anni. Zuanne cresce, matura e cambia vita, una vita nella quale le scelte possibili non sono poi molte.
La scelta di Mereu di girare l'intera pellicola in lingua sarda (d'obbligo quindi i sottotitoli), unita alla durata del film che supera abbondantemente le due ore e ai ritmi volutamente lenti, richiede da parte dello spettatore un surplus d'attenzione. Il regista non cede infatti ad appeal commerciali rendendo forse un pochino ostica la visione e quindi poco abbordabile per lo spettatore meno volenteroso ma allo stesso tempo riesce a ottenere un passo cinematografico lontano dallo spauracchio fiction nel quale operazioni di questo genere rischiano di cadere.
Il tipo di immagini scelte, nonostante a tratti sembrino addirittura troppo moderne per la storia e l'epoca narrate, garantiscono alla stessa la giusta dose di realtà di cui aveva bisogno.
Una storia che comunque manca un po' di coinvolgimento emotivo, apprezzabile dal punto di vista estetico così come rimangono apprezzabili l'idea e il coraggio del regista. Operazione molto meno riuscita per quel che riguarda l'empatia dello spettatore con i personaggi e con la vicenda narrata.
In un'altra pellicola con caratteristiche simili (girata in lingua occitana) Giorgio Diritti aveva colto nel segno in maniera più decisa realizzando l'ottimo Il vento fa il suo giro.
Ho trovato la visione del film indubbiamente interessante, riconosco che per chi non ha particolare curiosità verso modelli di cinema di questo tipo l'esperienza potrebbe sfociare addirittura nella noia. Per loro consiglio di ripiegare sul film di Diritti di cui sopra, decisamente meglio riuscito e più appagante e coinvolgente.
mercoledì 4 gennaio 2012
A-Z: AA.VV. - BE KIND REWIND
Torno ad allietarvi con la rubrica A-Z che si era presa qualche giorno di pausa involontaria come sempre dovuta alla solita mancanza di tempo. Ancora una volta la proposta di qualche video tratto dalla colonna sonora di un film che ancora non ho avuto modo di vedere ma che tutti mi dicono divertentissimo.
Come nel film i due protagonisti, Jack Black e Mos Def, rielaborano in maniera amatoriale alcuni classici del cinema, allo stesso modo ma in maniera più professionale, lo stesso Mos Def e il compositore Jean-Michel Bernard rielaborano brani musicali alternandoli a versioni originali di grandi pezzi del passato tra jazz, funk e blues con l'aiuto del regista della pellicola Michel Gondry.
Ecco a voi la versione di Mos Def del brano Yours feets too big di Fats Waller inserito in un medley con altri pezzi dalla soundtrack.
Vi propongo anche il funk di Billy Preston con Nothing from nothing.
Come nel film i due protagonisti, Jack Black e Mos Def, rielaborano in maniera amatoriale alcuni classici del cinema, allo stesso modo ma in maniera più professionale, lo stesso Mos Def e il compositore Jean-Michel Bernard rielaborano brani musicali alternandoli a versioni originali di grandi pezzi del passato tra jazz, funk e blues con l'aiuto del regista della pellicola Michel Gondry.
Ecco a voi la versione di Mos Def del brano Yours feets too big di Fats Waller inserito in un medley con altri pezzi dalla soundtrack.
Vi propongo anche il funk di Billy Preston con Nothing from nothing.
INDOVINA LA LOCANDINA 8
Siamo agli inizi di un nuovo anno ed è sempre più fondamentale scacciare le brutture che ci calano addosso. Come fare? Ma ovvio, come fanno i bambini. Giocando!
Ecco che torna Indovina la locandina (regolamento)con un nuovissimo appuntamento.
Riuscirete in poche semplici mosse a indovinare quale film si cela dietro l'immagine modificata. Estendo l'invito a giocare anche a tutti i nuovi lettori del blog.
Forza, si riparte :)

Ecco che torna Indovina la locandina (regolamento)con un nuovissimo appuntamento.
Riuscirete in poche semplici mosse a indovinare quale film si cela dietro l'immagine modificata. Estendo l'invito a giocare anche a tutti i nuovi lettori del blog.
Forza, si riparte :)

Iscriviti a:
Post (Atom)
