(Frankenstein's daughter di Richard E. Cunha, 1958)
Pura serie B, a voler esagerare, che forse anche una C potrebbe starci tutta. Pura serie B e nessuno lo nasconde, il film nasce come proiezione per i drive-in senza probabilmente grandi aspirazioni artistiche. Ma vediamo un attimo di che cosa stiamo parlando.
Il dottor Morton (Felix Locher) lavora nel suo laboratorio casalingo a una formula sperimentale che dovrebbe curare le malattie degenerative (o qualcosa del genere). Il suo assistente Oliver Frank (Frank, capito?) sfrutta gli studi del dottore per portare avanti in segreto esperimenti personali che sperimenterà sull'ignara nipote del dottore, la bella Trudy (Sandra Knight). Questa si trasformerà in un mostro di rara bruttezza in maniera del tutto temporanea, dimenticandosi dell'accaduto a esperimento terminato. Ma Oliver Frank (Frank, capito?) non si fermerà qui, aiutato dal giardiniere Elsu (Elsu, capito?) creerà un novello mostro di Frankenstein, anzi una novella mostra di Frankenstein.
La figlia di Frankenstein. Beh, il discendente del famoso scienziato tedesco non è una donna, quindi la figlia del titolo non è lui, Trudy non è figlia di nessuno, neanche di Morton che è lo zio, quindi nemmeno lei, il mostro a definirlo donna ci vuole una fantasia più che sfrenata direi spropositata. Allora? Ah, già il cervello. Il cervello del mostro, ecco, si, quello. Quello è donna.
Se prendiamo in esame la messa in scena, la serie B non è così evidente, c'è un bel bianco e nero, il lavoro del regista non è disprezzabile, una scena iniziale indovinata mette in chiaro da subito il tenore della pellicola. Sono lo sviluppo della storia e l'agire dei personaggi che fanno sconfinare la pellicola nella serie dei B-movie di stampo horror (?), trucco ed effetti speciali se vogliamo ci mettono il carico da undici, soprattutto in alcune sequenze.
Il film andrebbe guardato più che altro come un documento d'epoca di un filone certamente interessante, alcune interpretazioni non sono male, anzi, come ad esempio quella dell'invasato dottor Frank (Donald Murphy) o quella di Sandra Knight, nonostante il suo personaggio a volte vien voglia di scuoterlo anche da questa parte dello schermo. Alcuni passaggi, tipo quello del siparietto musicale, sembrano incomprensibili o dettati da necessità pubblicitarie (promozione per un combo musicale?), altri funzionano decisamente meglio. In fin dei conti non un tassello indispensabile nella storia del cinema, probabilmente nemmeno in quella del cinema di serie B, se invece siete cultori...
martedì 10 giugno 2014
lunedì 9 giugno 2014
TURF
(di Jonathan Ross e Tommy Lee Edwards, 2010/2011)
Per ottenere un bel mix di sano pulp mescolate insieme uno scrittore inglese, molto noto in patria come conduttore televisivo più che altro ma quasi sconosciuto qui da noi, un disegnatore di talento, un'ambientazione Newyorkese dei tardi anni '20, epoca del proibizionismo o giù di lì, molti, molti, gangster, un numero sufficiente di vampiri della qualità degli strigoli, qualche poliziotto corrotto e alieni quanto basta. Rimestate il tutto in una buona dose di sangue e whisky e il gioco è fatto. Per dare un vero tocco di classe alla mistura se vi avanza una giornalista in gonnella... il risultato sarà piacevole e rinfrescante.
Era da tempo che volevo leggere Turf, me l'ero fatto scappare al momento della sua uscita e in diverse occasioni successive. Poi son riuscito a combinare uno scambio alla pari con altro materiale e quindi è andata bene così, visto che il volume mi è arrivato tra le mani a gratis. Come dicevo siamo nel 1929, più precisamente il 14 febbraio, in una versione alternativa dello storico San Valentino di sangue, la reporter Susie Randall ha l'opportunità di dare una sbirciatina al luogo di un'orrenda carneficina. Nella suite del Baltimore Hotel un copioso numero di gangster assassinati giace in terra tra ettolitri di sangue.
Il commercio di whisky rende bene a New York, le bande di gangster si contendono il territorio, in ascesa c'è la famiglia Dragonmir, che oltre alla lotta per il territorio deve affrontarne una interna tra i fratelli Stefan e Gregori, lotta per decidere chi diverrà il Liderul degli Strigoli, stirpe di succhiasangue molto lontana dal vampiro in cappa nera. A contrastarli il gangster Eddie Falco con i suoi. Proprio mentre uno degli scontri più cruenti conosce il suo epilogo, sulla Terra si schianta la nave spaziale di Squeed proveniente dal pianeta Anth.
Questi sono alcuni degli elementi, ma non gli unici, che fanno di Turf una lettura allo stesso tempo densa e spassosa. Quello che salta agli occhi fin da subito è che il buon Ross non conosce il significato della parola decompressione e in ambito fumettistico questo non può che strapparmi un sonoro "era ora"! Abituati ad albi dove gli eventi condensati in una ventina di pagine sono spesso molto pochi e per i quali la velocità di lettura è prossima a quella della luce, le tavole realizzate da Ross e Edwards zeppe di balloons, parole, avvenimenti e disegni di un'atmosfera eccezionale sono una manna dal cielo per il lettore moderno, almeno per quelli non troppo pigri. Si ha tra le mani un vero e proprio libro che presenta una storia sì scorrevole ma di quelle alle quali devi dedicarti con un po' di attenzione e un po' di tempo a disposizione.
Ross è bravo, è uno in grado di far convivere in maniera naturale elementi che normalmente poco c'entrano uno con l'altro. Edwards è un grande, ti butta letteralmente dentro gli anni '20 senza farti passare dal via con un tratto efficace, coinvolgente e convincente. E poi ha dovuto trovare anche il modo di farci entrare tutti quei balloons, mica roba da poco. Chicca finale i titoli dei cinque episodi che compongono la miniserie che omaggiano il grande cinema di malavita stravolgendolo un pochino.
Per ottenere un bel mix di sano pulp mescolate insieme uno scrittore inglese, molto noto in patria come conduttore televisivo più che altro ma quasi sconosciuto qui da noi, un disegnatore di talento, un'ambientazione Newyorkese dei tardi anni '20, epoca del proibizionismo o giù di lì, molti, molti, gangster, un numero sufficiente di vampiri della qualità degli strigoli, qualche poliziotto corrotto e alieni quanto basta. Rimestate il tutto in una buona dose di sangue e whisky e il gioco è fatto. Per dare un vero tocco di classe alla mistura se vi avanza una giornalista in gonnella... il risultato sarà piacevole e rinfrescante.
Era da tempo che volevo leggere Turf, me l'ero fatto scappare al momento della sua uscita e in diverse occasioni successive. Poi son riuscito a combinare uno scambio alla pari con altro materiale e quindi è andata bene così, visto che il volume mi è arrivato tra le mani a gratis. Come dicevo siamo nel 1929, più precisamente il 14 febbraio, in una versione alternativa dello storico San Valentino di sangue, la reporter Susie Randall ha l'opportunità di dare una sbirciatina al luogo di un'orrenda carneficina. Nella suite del Baltimore Hotel un copioso numero di gangster assassinati giace in terra tra ettolitri di sangue.
Il commercio di whisky rende bene a New York, le bande di gangster si contendono il territorio, in ascesa c'è la famiglia Dragonmir, che oltre alla lotta per il territorio deve affrontarne una interna tra i fratelli Stefan e Gregori, lotta per decidere chi diverrà il Liderul degli Strigoli, stirpe di succhiasangue molto lontana dal vampiro in cappa nera. A contrastarli il gangster Eddie Falco con i suoi. Proprio mentre uno degli scontri più cruenti conosce il suo epilogo, sulla Terra si schianta la nave spaziale di Squeed proveniente dal pianeta Anth.
Questi sono alcuni degli elementi, ma non gli unici, che fanno di Turf una lettura allo stesso tempo densa e spassosa. Quello che salta agli occhi fin da subito è che il buon Ross non conosce il significato della parola decompressione e in ambito fumettistico questo non può che strapparmi un sonoro "era ora"! Abituati ad albi dove gli eventi condensati in una ventina di pagine sono spesso molto pochi e per i quali la velocità di lettura è prossima a quella della luce, le tavole realizzate da Ross e Edwards zeppe di balloons, parole, avvenimenti e disegni di un'atmosfera eccezionale sono una manna dal cielo per il lettore moderno, almeno per quelli non troppo pigri. Si ha tra le mani un vero e proprio libro che presenta una storia sì scorrevole ma di quelle alle quali devi dedicarti con un po' di attenzione e un po' di tempo a disposizione.
Ross è bravo, è uno in grado di far convivere in maniera naturale elementi che normalmente poco c'entrano uno con l'altro. Edwards è un grande, ti butta letteralmente dentro gli anni '20 senza farti passare dal via con un tratto efficace, coinvolgente e convincente. E poi ha dovuto trovare anche il modo di farci entrare tutti quei balloons, mica roba da poco. Chicca finale i titoli dei cinque episodi che compongono la miniserie che omaggiano il grande cinema di malavita stravolgendolo un pochino.
domenica 8 giugno 2014
90 PROTAGONISTI - I VINCITORI
Diciamo subito che i vincitori non hanno vinto niente se non imperitura gloria e onore. L'impresa di indovinare ben novanta protagonisti di libri famosi e non si è rivelata piuttosto sfidante. Ma si sa, quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare e cazzate simili. La difficoltà dell'impresa ha forse scoraggiato molti degli usuali partecipanti ai vari giochini presenti su questo blog. O forse mi leggono sempre in meno. Comunque i fedelissimi non sono mancati: Cannibal Kid, Babol, l'incontenibile accoppiata Urz e Michy, il fedelissimo Adri, Luca Lorenzon (ti mando quella sinossi, giuro), e lo spirito nella casa Elle. Off line non ha mancato di partecipare anche La Citata.
Bene, ora contiamo. Il Cannibale con un unico intervento totalizza 10 punti puliti. Babol ottiene un ottimo 22. L'accoppiata Urz e Michy raggiungono i 33 punti (però giocavano in due e due cervelli sono meglio di uno, anche se non sempre). L'Adri totalizza un 14 anche se a occhio avrei detto molto di più. Fermi a un unico punto Luca Lorenzon ed Elle.
Prima di incoronare il vincitore scopriamo i nomi e i titoli rimasti in sospeso.
Steve Carella è effettivamente uno degli investigatori dell'87 distretto descritto in molti romanzi da Ed McBain, Luca l'aveva individuato senza riuscire però a trovare un titolo, citiamo il primo della serie: L'assassino ha lasciato la firma.
Max Dembo è un'invenzione di Edward Bunker, protagonista in Come una bestia feroce ma non solo.
Angela Gennaro, in coppia con Patrick Kenzie è protagonista dei romanzi di Dennis Lehane, uno su tutti Pioggia nera.
Mike Hammer, come avete detto in molti, è il duro messo nero su bianco da Spillane all'esordio nel romanzo Ti ucciderò.
Quando Asimov non si dedicava alla fantascienza metteva in scena gli enigmi dei Vedovi Neri, esponente insolito dei quali era proprio il cameriere Henry Jackson.
Ammetto che individuare Milton Chester Milodragovitch non era facile, creazione di James Crumley in un trittico che comprende Il caso sbagliato, Dalla parte sbagliata e La terra della menzogna.
Mikage Sakurai è la protagonista di Kitchen di Banana Yoshimoto.
Shadow è il protagonista principale del romanzo di maggior successo di Neil Gaiman, ovvero American Gods.
Chiudiamo con James Wormold che altri non è che Il nostro agente all'Havana di Graham Greene.
Fatti due conti mi sembra ovvio che il vincitore, almeno morale, è Elle lo spirito. E' vero, ha fatto solo un punto però ci ha lasciato la frase migliore dell'intero post, dopo che mi inchinai al sapere della coppia Urz e Michy, Elle disse: "Io non mi inchino davanti a nessuno, scappo via, perché qui siete matti da legare!".
La vincitrice non può che essere Lei.
Quando Asimov non si dedicava alla fantascienza metteva in scena gli enigmi dei Vedovi Neri, esponente insolito dei quali era proprio il cameriere Henry Jackson.
Ammetto che individuare Milton Chester Milodragovitch non era facile, creazione di James Crumley in un trittico che comprende Il caso sbagliato, Dalla parte sbagliata e La terra della menzogna.
Mikage Sakurai è la protagonista di Kitchen di Banana Yoshimoto.
Shadow è il protagonista principale del romanzo di maggior successo di Neil Gaiman, ovvero American Gods.
Chiudiamo con James Wormold che altri non è che Il nostro agente all'Havana di Graham Greene.
Fatti due conti mi sembra ovvio che il vincitore, almeno morale, è Elle lo spirito. E' vero, ha fatto solo un punto però ci ha lasciato la frase migliore dell'intero post, dopo che mi inchinai al sapere della coppia Urz e Michy, Elle disse: "Io non mi inchino davanti a nessuno, scappo via, perché qui siete matti da legare!".
La vincitrice non può che essere Lei.
venerdì 6 giugno 2014
UN MARITO PER CINZIA
(Houseboat di Melville Shavelson, 1958)
Dopo la morte della moglie, l'impiegato al ministero Tom Wiston (Cary Grant) si ritrova con tre piccoli figli da accudire e con i suoceri fermamente intenzionati ad assumerne la tutela. Nonostante Tom abbia un lavoro che lo impegna a tempo pieno e una cognata più che disponibile a entrare nella sua vita in pianta stabile, decide di assumersi le sue responsabilità e portare i bambini a Washington DC in un appartamentino quantomeno inadeguato alle esigenze della famiglia. Il rapporto con il piccolo Roberto (Charles Herbert) e i più grandi Davide (Paul Petersen) ed Elisabetta (Mimi Gibson) non è dei più facili, è dura compensare la mancanza di una madre per un papà spesso assente. Durante una serata in città è proprio Roberto a scappare e ad imbattersi nella bella Cinzia Zaccardi (Sophia Loren), figlia di un noto direttore d'orchestra. Anch'essa figlia infelice, Cinzia cercherà di ricucire il rapporto tra padre e figli assumendo il ruolo di improbabile governante, entrerà pian piano nelle grazie di Tom e dei bambini fino a trasferirsi con loro nella casa galleggiante del titolo originale.
Nonostante il titolo italiano sia fin troppo rivelatore e lontano dall'originale, questa volta non mi sento di condannare la scelta dei traduttori che hanno pensato bene di porre l'attenzione sul personaggio interpretato dalla nostra Loren, attrice che in quegli anni andava qui da noi per la maggiore. La commedia si rivela risaputa ma molto garbata come spesso avviene con i film che vedono protagonista Cary Grant. Nella filmografia dell'attore di origini inglesi questo Un marito per Cinzia non è sicuramente una delle pellicole che spiccano in misura maggiore, anche l'alchimia con la Loren non riserva emozioni particolari. Il film però si guarda con piacere, non mancano gli episodi divertenti e si può contare su quel gusto genuino d'esser catapultati per un paio d'ore in un altro tempo, in un mondo ormai quasi totalmente scomparso.
Cary Grant è una sicurezza, un marchio di fabbrica inattaccabile per commedie di questo tipo, la Loren non lascia il segno, bella è bella ma neanche da far girar la testa, almeno non in questo film, tutto il resto funziona come deve funzionare. Deve piacere, c'è poco da fare, mettersi lì per passare un po' di tempo senza grosse pretese, in fondo molto spesso capita di guardare cose decisamente peggiori.
Dopo la morte della moglie, l'impiegato al ministero Tom Wiston (Cary Grant) si ritrova con tre piccoli figli da accudire e con i suoceri fermamente intenzionati ad assumerne la tutela. Nonostante Tom abbia un lavoro che lo impegna a tempo pieno e una cognata più che disponibile a entrare nella sua vita in pianta stabile, decide di assumersi le sue responsabilità e portare i bambini a Washington DC in un appartamentino quantomeno inadeguato alle esigenze della famiglia. Il rapporto con il piccolo Roberto (Charles Herbert) e i più grandi Davide (Paul Petersen) ed Elisabetta (Mimi Gibson) non è dei più facili, è dura compensare la mancanza di una madre per un papà spesso assente. Durante una serata in città è proprio Roberto a scappare e ad imbattersi nella bella Cinzia Zaccardi (Sophia Loren), figlia di un noto direttore d'orchestra. Anch'essa figlia infelice, Cinzia cercherà di ricucire il rapporto tra padre e figli assumendo il ruolo di improbabile governante, entrerà pian piano nelle grazie di Tom e dei bambini fino a trasferirsi con loro nella casa galleggiante del titolo originale.
Nonostante il titolo italiano sia fin troppo rivelatore e lontano dall'originale, questa volta non mi sento di condannare la scelta dei traduttori che hanno pensato bene di porre l'attenzione sul personaggio interpretato dalla nostra Loren, attrice che in quegli anni andava qui da noi per la maggiore. La commedia si rivela risaputa ma molto garbata come spesso avviene con i film che vedono protagonista Cary Grant. Nella filmografia dell'attore di origini inglesi questo Un marito per Cinzia non è sicuramente una delle pellicole che spiccano in misura maggiore, anche l'alchimia con la Loren non riserva emozioni particolari. Il film però si guarda con piacere, non mancano gli episodi divertenti e si può contare su quel gusto genuino d'esser catapultati per un paio d'ore in un altro tempo, in un mondo ormai quasi totalmente scomparso.
Cary Grant è una sicurezza, un marchio di fabbrica inattaccabile per commedie di questo tipo, la Loren non lascia il segno, bella è bella ma neanche da far girar la testa, almeno non in questo film, tutto il resto funziona come deve funzionare. Deve piacere, c'è poco da fare, mettersi lì per passare un po' di tempo senza grosse pretese, in fondo molto spesso capita di guardare cose decisamente peggiori.
BRADI PIT 101
Inizia a piacermi questo maledetto venerdì...
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
giovedì 5 giugno 2014
HELLBOY - LA BARA INCATENATA E ALTRE STORIE
(Hellboy: The chained coffin and others di Mike Mignola, '94/'97)
Volume corposo e ricco questo terzo edito dalla Magic Press e dedicato alla creatura di Mike Mignola. La bara incatenata e altre storie raccoglie una sfiziosissima produzione di avventure brevi e meno brevi uscite in prima edizione tra il 1994 e il 1997 per i tipi di Dark Horse Comics. Accantonata la rivalità con Rasputin e i membri del progetto Ragnarok, Hellboy si trova qui invischiato in situazioni insolite e orrorifiche, situazioni che il demone rosso non manca di affrontare con incurante nonchalance, ispirate profondamente al folclore europeo, alle sue leggende e in qualche misura anche alla sua letteratura più misconosciuta e nascosta.
La maestria di Mignola nel narrare con il giusto miscuglio di mistero e ironia le peripezie di Hellboy raggiunge nelle storie brevi vette ancor più alte del solito. Il fumetto incontra il racconto popolare e vi si fonde con un'armonia perfetta deliziando occhi e mente del lettore più esigente. Molte delle storie sono ambientate nel passato di Hellboy, circa una quindicina d'anni più tardi della sua comparsa sulla Terra, e in quindici anni il piccolo demone è diventato il ragazzone rosso e grosso che tutti conosciamo.
Nel 1959 Hellboy è in Irlanda per un'avventura che attinge a leggende irlandesi e inglesi che contribuiscono a creare la perfetta e semplice trama de Il cadavere, forse l'episodio che meglio esemplifica la sensibilità dell'autore per storie di questo tipo. Per recuperare un'infante rapita dai piccoli uomini, Hellboy accetta di trovare una degna sepoltura al cadavere parlante e maleodorante di Tam O'Clannie (di Killarney). Ma non sarà facile trovare un buon posto nella chiesa di Teampoll-Demus... beh, poco male, rimangono sempre Carrick-Fhad-Vicorus, oppure Imolgue-Fada o Kill-Breedya, c'è tempo, fino all'alba. Nel 1961 è ancora Irlanda, per affrontare il piccolo Scarpe di ferro. Nel 1964 Hellboy incontra Baba Yaga, una delle principali figure del folclore russo, in un piccolo retroscena di qualcosa al quale si accennava ne Il risveglio del demone. Natale 1989, casa Hatch, Inghilterra. Da uno spunto preso in un vecchio racconto nasce la perfetta storia natalizia, in fondo rosso è il demone, rosso è Babbo Natale. C'è tempo di ritornare anche sulle origini del nostro eroe in La bara incatenata, storia che svela un possibile e importante avvenimento che tormenterà in futuro il nostro eroe.
Per le due storie più lunghe si torna al presente. Ne I lupi di St. August, ambientata nel 1994, si torna nei Balcani per una storia di lupi mannari, mentre in Quasi un colosso assistiamo al destino della pirocineta Liz Sherman. Sono poche le comparsate degli altri membri del B.P.R.D. come Abe Sapien per un volume quasi tutto Hellboy.
Non penso ci sia molto altro da aggiungere sul talento di Mignola come illustratore, ne parlai abbondantemente nei post dedicati ai primi due volumi di Hellboy. Qui Mignola si conferma semplicemente sublime e inimitabile per tutto quel che concerne un certo tipo di atmosfere. Impagabile.
Volume corposo e ricco questo terzo edito dalla Magic Press e dedicato alla creatura di Mike Mignola. La bara incatenata e altre storie raccoglie una sfiziosissima produzione di avventure brevi e meno brevi uscite in prima edizione tra il 1994 e il 1997 per i tipi di Dark Horse Comics. Accantonata la rivalità con Rasputin e i membri del progetto Ragnarok, Hellboy si trova qui invischiato in situazioni insolite e orrorifiche, situazioni che il demone rosso non manca di affrontare con incurante nonchalance, ispirate profondamente al folclore europeo, alle sue leggende e in qualche misura anche alla sua letteratura più misconosciuta e nascosta.
La maestria di Mignola nel narrare con il giusto miscuglio di mistero e ironia le peripezie di Hellboy raggiunge nelle storie brevi vette ancor più alte del solito. Il fumetto incontra il racconto popolare e vi si fonde con un'armonia perfetta deliziando occhi e mente del lettore più esigente. Molte delle storie sono ambientate nel passato di Hellboy, circa una quindicina d'anni più tardi della sua comparsa sulla Terra, e in quindici anni il piccolo demone è diventato il ragazzone rosso e grosso che tutti conosciamo.
Nel 1959 Hellboy è in Irlanda per un'avventura che attinge a leggende irlandesi e inglesi che contribuiscono a creare la perfetta e semplice trama de Il cadavere, forse l'episodio che meglio esemplifica la sensibilità dell'autore per storie di questo tipo. Per recuperare un'infante rapita dai piccoli uomini, Hellboy accetta di trovare una degna sepoltura al cadavere parlante e maleodorante di Tam O'Clannie (di Killarney). Ma non sarà facile trovare un buon posto nella chiesa di Teampoll-Demus... beh, poco male, rimangono sempre Carrick-Fhad-Vicorus, oppure Imolgue-Fada o Kill-Breedya, c'è tempo, fino all'alba. Nel 1961 è ancora Irlanda, per affrontare il piccolo Scarpe di ferro. Nel 1964 Hellboy incontra Baba Yaga, una delle principali figure del folclore russo, in un piccolo retroscena di qualcosa al quale si accennava ne Il risveglio del demone. Natale 1989, casa Hatch, Inghilterra. Da uno spunto preso in un vecchio racconto nasce la perfetta storia natalizia, in fondo rosso è il demone, rosso è Babbo Natale. C'è tempo di ritornare anche sulle origini del nostro eroe in La bara incatenata, storia che svela un possibile e importante avvenimento che tormenterà in futuro il nostro eroe.Per le due storie più lunghe si torna al presente. Ne I lupi di St. August, ambientata nel 1994, si torna nei Balcani per una storia di lupi mannari, mentre in Quasi un colosso assistiamo al destino della pirocineta Liz Sherman. Sono poche le comparsate degli altri membri del B.P.R.D. come Abe Sapien per un volume quasi tutto Hellboy.
Non penso ci sia molto altro da aggiungere sul talento di Mignola come illustratore, ne parlai abbondantemente nei post dedicati ai primi due volumi di Hellboy. Qui Mignola si conferma semplicemente sublime e inimitabile per tutto quel che concerne un certo tipo di atmosfere. Impagabile.
mercoledì 4 giugno 2014
90 PROTAGONISTI (O QUASI)
E' da un po' che non si gioca insieme, nevvero? Bene, ordunque, non avendo voglia di cercar immagini in rete e di metter su l'ormai noto carrozzone dei 10 volti, vi propongo oggi qualcosa di completamente diverso, un giochino da chiudere in una manche unica.
Attenzione, perché questo è un passatempo che necessita da parte vostra di altissima onestà intellettuale. Insomma, qualsiasi bischero con Google davanti può andare agevolmente a risolvere gli enigmi qui sotto proposti in quattro e quattro otto. Ma che gusto c'è?
Quindi bandita la rete, andiamo a incominciare. Troverete elencati qui sotto 90 e dico 90 protagonisti o co-protagonisti di libri famosi e meno famosi, personaggi comparsi in un libro o in una serie di libri, recenti e meno recenti, insomma di tutto un po'.
Riuscite a individuare lor signori e lor signore e scrivere (senza usare Google) di quale romanzo sono protagonisti? Nel caso di personaggi comparsi in più libri ne basterà anche uno solo, magari il primo se volete esser proprio ganzi... allora? Si inizia?
1) John Anderton
2) Harry Angel
3) Paul Auster
4) Mattia Balossino
5) Guglielmo da Baskerville
6) Patrick Bateman
7) Lenore Beadsman
8) Elizabeth Bennett
9) Franz Biberkopf
10) Graziano Biglia
11) Pete Bondurant
12) Harry Bosch
13) Emma Bovary
14) Aureliano Buendia
15) Natty Bummpo
16) Max Cady
17) Steve Carella
18) Pepe Carvalho
19) Anton Chigurh
20) Henry Chinaski
21) Paddy Clarke
22) Cousin Jerry
23) Adam Dalgliesh
24) Edmond Dantès
25) Marianne Dashwood
26) Max Dembo
27) Arthur Dent
28) Tyler Durden
29) Dylan Ebdus
30) Nicholas Eymerich
31) Larissa Fiodorovna Antipova
32) Randall Flagg
33) Rob Fleming
34) Phileas Fogg
35) Garrone
36) Angela Gennaro
37) Holly Golightly
38) Jim Graham
39) Jean Baptiste Grenouille
40) Mike Hammer
41) Heathcliff
42) Henry Jackson
43) Robert Langdon
44) Hannibal Lecter
45) Il Libanese
46) Jules Maigret
47) Margaret March
48) Philip Marlowe
49) Commissario Matthai
50) Sherman McCoy
51) Mitchell McDeere
52) Milton Chester Milodragovitch
53) Lucia Mondella
54) Guy Montag
55) Salvo Montalbano
56) Frédéric Moreau
57) Dexter Morgan
58) Tom Mota
59) Grazia Negro
60) Frank Ottobre
61) Sal Paradise
62) Billy Pilgrim
63) Leonard Pine
64) Cosimo Piovasco di Rondò
65) Hercule Poirot
66) Alonso Quijano
67) Rodion Romanovic Raskol'nikov
68) Mark Renton
69) Tom Ripley
70) Ordell Robbie
71) Vanne Rocher
72) Mikage Sakurai
73) Gregor Samsa
74) Francesco Santamaria
75) Kay Scarpetta
76) Hans Schwarz
77) Ebeneezer Scrooge
78) Shadow
79) Paul Sheldon
80) Anna Shirley
81) Winston Smith
82) Julien Sorel
83) Tom il costruttore
84) Jack Torrance
85) John Watson
86) Ron Weasley
87) Bud White
88) Nero Wolfe
89) James Wormold
90) Nathan Zuckerman
Attenzione, perché questo è un passatempo che necessita da parte vostra di altissima onestà intellettuale. Insomma, qualsiasi bischero con Google davanti può andare agevolmente a risolvere gli enigmi qui sotto proposti in quattro e quattro otto. Ma che gusto c'è?
Quindi bandita la rete, andiamo a incominciare. Troverete elencati qui sotto 90 e dico 90 protagonisti o co-protagonisti di libri famosi e meno famosi, personaggi comparsi in un libro o in una serie di libri, recenti e meno recenti, insomma di tutto un po'.
Riuscite a individuare lor signori e lor signore e scrivere (senza usare Google) di quale romanzo sono protagonisti? Nel caso di personaggi comparsi in più libri ne basterà anche uno solo, magari il primo se volete esser proprio ganzi... allora? Si inizia?
1) John Anderton
2) Harry Angel
3) Paul Auster
4) Mattia Balossino
5) Guglielmo da Baskerville
6) Patrick Bateman
7) Lenore Beadsman
8) Elizabeth Bennett
9) Franz Biberkopf
10) Graziano Biglia
11) Pete Bondurant
12) Harry Bosch
13) Emma Bovary
14) Aureliano Buendia
15) Natty Bummpo
16) Max Cady
17) Steve Carella
18) Pepe Carvalho
19) Anton Chigurh
20) Henry Chinaski
21) Paddy Clarke
22) Cousin Jerry
23) Adam Dalgliesh
24) Edmond Dantès
25) Marianne Dashwood
26) Max Dembo
27) Arthur Dent
28) Tyler Durden
29) Dylan Ebdus
30) Nicholas Eymerich
31) Larissa Fiodorovna Antipova
32) Randall Flagg
33) Rob Fleming
34) Phileas Fogg
35) Garrone
36) Angela Gennaro
37) Holly Golightly
38) Jim Graham
39) Jean Baptiste Grenouille
40) Mike Hammer
41) Heathcliff
42) Henry Jackson
43) Robert Langdon
44) Hannibal Lecter
45) Il Libanese
46) Jules Maigret
47) Margaret March
48) Philip Marlowe
49) Commissario Matthai
50) Sherman McCoy
51) Mitchell McDeere
52) Milton Chester Milodragovitch
53) Lucia Mondella
54) Guy Montag
55) Salvo Montalbano
56) Frédéric Moreau
57) Dexter Morgan
58) Tom Mota
59) Grazia Negro
60) Frank Ottobre
61) Sal Paradise
62) Billy Pilgrim
63) Leonard Pine
64) Cosimo Piovasco di Rondò
65) Hercule Poirot
66) Alonso Quijano
67) Rodion Romanovic Raskol'nikov
68) Mark Renton
69) Tom Ripley
70) Ordell Robbie
71) Vanne Rocher
72) Mikage Sakurai
73) Gregor Samsa
74) Francesco Santamaria
75) Kay Scarpetta
76) Hans Schwarz
77) Ebeneezer Scrooge
78) Shadow
79) Paul Sheldon
80) Anna Shirley
81) Winston Smith
82) Julien Sorel
83) Tom il costruttore
84) Jack Torrance
85) John Watson
86) Ron Weasley
87) Bud White
88) Nero Wolfe
89) James Wormold
90) Nathan Zuckerman
martedì 3 giugno 2014
NIKITA
(di Luc Besson, 1990)
Sono passati almeno vent'anni dall'ultima e credo unica mia visione dedicata al film del regista parigino, ciononostante il fascino della Nikita interpretata da Anne Parillaud è rimasto per me sostanzialmente inalterato. Non è solo con la realizzazione di questo film che Besson mostra l'ambizione a rivaleggiare con produzioni statunitensi per approccio alla materia, per messa in scena e per sforzo produttivo. Lo farà in seguito nel campo dell'animazione con la saga di Arthur e dei Minimei con risultati alterni o in ambito fantascientifico con Il quinto elemento. Nel caso di Nikita, coproduzione franco italiana, il risultato sembra poter contare su un'aura di eleganza spesso assente nelle produzioni d'oltreoceano. La storia proposta in Nikita non è perfetta, alcune situazioni sembrano un tantino forzate, a partire dal reclutamento e successivo addestramento della scapestrata e tossica Nikita all'interno di una sezione segreta della prefettura di Parigi. Ma il film gira bene, l'interpretazione della Parillaud, più di quella di chiunque altro nel cast, garantisce un'attenzione costante da parte dello spettatore per uno di quei personaggi molto indovinati capaci di ritagliarsi un loro spazio, quanto piccolo decidetelo pure voi, nella storia del cinema più o meno recente. Giova anche poter godere di un film a metà tra l'action e lo spionaggio che sfoggia panorami e sensibilità europee invece delle solite ambientazioni nordamericane che pure io non disprezzo affatto, anzi. La pellicola di Besson vive di un respiro in qualche modo internazionale ancor oggi a distanza di quasi venticinque anni dalla sua uscita.
Arrestata dopo un tentativo di rapina finito molto male, la giovane Nikita viene reclutata forzatamente dai Servizi Segreti francesi e affidata alle cure di Bob, un durissimo supervisore (Tcheky Karyo) che avrà il compito di trasformare la giovane ribelle in un perfetto agente sotto copertura. Con l'identità di Marie, Nikita inizierà una nuova vita a disposizione dei Servizi che la vedrà trovare anche l'amore grazie alla relazione con il progettista Marco. Tra quotidianità, menzogne e azione la vicenda corre verso un finale...
Lasciamo aperta la storia di Nikita/Marie, starà a lei costruirsi il finale più adatto alla sua persona e al suo personaggio. Il cast di comprimari regge molto bene il gioco alla prima attrice, Karyo è un agente sufficientemente ambiguo, dai sentimenti poco chiari, interessante e grottesca la piccola ma importante parte riservata a Jean Reno nei panni di Victor l'eliminatore e fondamentale la presenza dell'ignaro Marco (Jean-Hugues Anglade) nella vita della novella agente.
La regia di Besson è vitale e ha permesso al suo film di invecchiare davvero bene, cosa che conferma quantomeno un certo valore intrinseco della pellicola.
Sono passati almeno vent'anni dall'ultima e credo unica mia visione dedicata al film del regista parigino, ciononostante il fascino della Nikita interpretata da Anne Parillaud è rimasto per me sostanzialmente inalterato. Non è solo con la realizzazione di questo film che Besson mostra l'ambizione a rivaleggiare con produzioni statunitensi per approccio alla materia, per messa in scena e per sforzo produttivo. Lo farà in seguito nel campo dell'animazione con la saga di Arthur e dei Minimei con risultati alterni o in ambito fantascientifico con Il quinto elemento. Nel caso di Nikita, coproduzione franco italiana, il risultato sembra poter contare su un'aura di eleganza spesso assente nelle produzioni d'oltreoceano. La storia proposta in Nikita non è perfetta, alcune situazioni sembrano un tantino forzate, a partire dal reclutamento e successivo addestramento della scapestrata e tossica Nikita all'interno di una sezione segreta della prefettura di Parigi. Ma il film gira bene, l'interpretazione della Parillaud, più di quella di chiunque altro nel cast, garantisce un'attenzione costante da parte dello spettatore per uno di quei personaggi molto indovinati capaci di ritagliarsi un loro spazio, quanto piccolo decidetelo pure voi, nella storia del cinema più o meno recente. Giova anche poter godere di un film a metà tra l'action e lo spionaggio che sfoggia panorami e sensibilità europee invece delle solite ambientazioni nordamericane che pure io non disprezzo affatto, anzi. La pellicola di Besson vive di un respiro in qualche modo internazionale ancor oggi a distanza di quasi venticinque anni dalla sua uscita.
Arrestata dopo un tentativo di rapina finito molto male, la giovane Nikita viene reclutata forzatamente dai Servizi Segreti francesi e affidata alle cure di Bob, un durissimo supervisore (Tcheky Karyo) che avrà il compito di trasformare la giovane ribelle in un perfetto agente sotto copertura. Con l'identità di Marie, Nikita inizierà una nuova vita a disposizione dei Servizi che la vedrà trovare anche l'amore grazie alla relazione con il progettista Marco. Tra quotidianità, menzogne e azione la vicenda corre verso un finale...
Lasciamo aperta la storia di Nikita/Marie, starà a lei costruirsi il finale più adatto alla sua persona e al suo personaggio. Il cast di comprimari regge molto bene il gioco alla prima attrice, Karyo è un agente sufficientemente ambiguo, dai sentimenti poco chiari, interessante e grottesca la piccola ma importante parte riservata a Jean Reno nei panni di Victor l'eliminatore e fondamentale la presenza dell'ignaro Marco (Jean-Hugues Anglade) nella vita della novella agente.
La regia di Besson è vitale e ha permesso al suo film di invecchiare davvero bene, cosa che conferma quantomeno un certo valore intrinseco della pellicola.
domenica 1 giugno 2014
PLANES
(di Klay Hall, 2013)
Non proprio Walt Disney Pictures ne tantomeno Pixar Animation Studios, questo Planes è prodotto dalla DisneyToon Studios e risulta essere parecchio più di un direct to video ma anche parecchio meno del classico prodotto di prima fascia che le due celebri case di produzione portano solitamente sul grande schermo. La prima impressione è che questo Planes, sorta di spin-off del brand Cars, sia un ottimo pretesto per affiancare al remunerativo merchandasing delle macchinine anche quello dedicato agli aeroplanini.
Finora la DisneyToon si è occupata di sequel e di prodotti vari destinati principalmente all'home video, Planes arriva invece nelle sale cinematografiche creando un'attesa nei fan del franchise legato a Cars in larga parte delusa. Nonostante nelle intenzioni di John Lasseter, uno dei guru di casa Pixar che qui ha curato soggetto e produzione, ci fosse la volontà di non ricalcare troppo le gesta di Saetta McQueen e soci, mi sembra che i buoni propositi non siano stati mantenuti. Lo sviluppo del plot e la gestione dei personaggi, uniti alla mancanza del marchio Pixar a segnare la pellicola, fanno pensare proprio al fratellino povero di Cars. Il personaggio di Skipper Riley ad esempio ha la stessa funzione narrativa che aveva Doc Hudson in Cars, e gli somiglia pure... insomma l'originalità sta da un'altra parte. Comunque gli aeroplanini devono rendere bene in quanto altri due episodi di Planes sono in produzione e proprio quest'anno dovrebbe uscire il sequel Planes: Fire and rescue.
C'è da dire che il film comunque non è spiacevole, soprattutto se la visione è finalizzata a tener buoni i bambini per un'oretta e mezza. E' realizzato in maniera professionale, ci sono i personaggi che cattureranno l'attenzione dei più piccoli e tutto quel che serve. Procuratevi bibita e patatine/popcorn e siete a posto.
Dusty Crophopper è un aereo agricolo, di quelli usati per l'irrigazione dei campi e per la distribuzione del fertilizzante. Il suo assetto non è così aerodinamico, il suo aspetto non è così folgorante e il suo odore non è così attraente. In più, progettato per voli a bassa quota, Dusty soffre pure di vertigini. Ciò nonostante l'aereo si è messo in testa di voler partecipare alla competizione Ali intorno al globo supportato anche dal sostegno dell'amico Chug. Grazie alla sua perseveranza e all'aiuto del vecchio aereo da guerra Skipper Riley, Dusty supererà le qualificazioni per l'impegnativa trasvolata intorno al mondo.
Va da sè che per vendere più aeroplanini possibili non possono mancare comprimari e avversari, dall'italiana e avvenente Azzurra al compagnone messicano El Chupacabra, dai dolci occhi dell'indiana Ishani al campione britannico Bulldog fino ad arrivare ai temibili Ned, Zed e al favorito Ripslinger.
Insomma, c'è chi dirà che non si tratta di un Cars tra le nuvole ma voi non credetegli, si tratta proprio di un Cars tra le nuvole, assolutamente derivativo ma che preso senza aspettative particolari si rivela un buon cartone animato da vedere in compagnia dei pargoli.
Non proprio Walt Disney Pictures ne tantomeno Pixar Animation Studios, questo Planes è prodotto dalla DisneyToon Studios e risulta essere parecchio più di un direct to video ma anche parecchio meno del classico prodotto di prima fascia che le due celebri case di produzione portano solitamente sul grande schermo. La prima impressione è che questo Planes, sorta di spin-off del brand Cars, sia un ottimo pretesto per affiancare al remunerativo merchandasing delle macchinine anche quello dedicato agli aeroplanini.
Finora la DisneyToon si è occupata di sequel e di prodotti vari destinati principalmente all'home video, Planes arriva invece nelle sale cinematografiche creando un'attesa nei fan del franchise legato a Cars in larga parte delusa. Nonostante nelle intenzioni di John Lasseter, uno dei guru di casa Pixar che qui ha curato soggetto e produzione, ci fosse la volontà di non ricalcare troppo le gesta di Saetta McQueen e soci, mi sembra che i buoni propositi non siano stati mantenuti. Lo sviluppo del plot e la gestione dei personaggi, uniti alla mancanza del marchio Pixar a segnare la pellicola, fanno pensare proprio al fratellino povero di Cars. Il personaggio di Skipper Riley ad esempio ha la stessa funzione narrativa che aveva Doc Hudson in Cars, e gli somiglia pure... insomma l'originalità sta da un'altra parte. Comunque gli aeroplanini devono rendere bene in quanto altri due episodi di Planes sono in produzione e proprio quest'anno dovrebbe uscire il sequel Planes: Fire and rescue.
C'è da dire che il film comunque non è spiacevole, soprattutto se la visione è finalizzata a tener buoni i bambini per un'oretta e mezza. E' realizzato in maniera professionale, ci sono i personaggi che cattureranno l'attenzione dei più piccoli e tutto quel che serve. Procuratevi bibita e patatine/popcorn e siete a posto.
Dusty Crophopper è un aereo agricolo, di quelli usati per l'irrigazione dei campi e per la distribuzione del fertilizzante. Il suo assetto non è così aerodinamico, il suo aspetto non è così folgorante e il suo odore non è così attraente. In più, progettato per voli a bassa quota, Dusty soffre pure di vertigini. Ciò nonostante l'aereo si è messo in testa di voler partecipare alla competizione Ali intorno al globo supportato anche dal sostegno dell'amico Chug. Grazie alla sua perseveranza e all'aiuto del vecchio aereo da guerra Skipper Riley, Dusty supererà le qualificazioni per l'impegnativa trasvolata intorno al mondo.
Va da sè che per vendere più aeroplanini possibili non possono mancare comprimari e avversari, dall'italiana e avvenente Azzurra al compagnone messicano El Chupacabra, dai dolci occhi dell'indiana Ishani al campione britannico Bulldog fino ad arrivare ai temibili Ned, Zed e al favorito Ripslinger.
Insomma, c'è chi dirà che non si tratta di un Cars tra le nuvole ma voi non credetegli, si tratta proprio di un Cars tra le nuvole, assolutamente derivativo ma che preso senza aspettative particolari si rivela un buon cartone animato da vedere in compagnia dei pargoli.
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Klay Hall
LA BUONANOTTE - EDDIE VEDDER - SOCIETY
Nell'augurarvi una buona notte...
Eddie Vedder - Society
dall'album Music from the motion picture: Into the wild del 2007
Eddie Vedder - Society
dall'album Music from the motion picture: Into the wild del 2007
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