(di Claudio Nizzi e Magnus, 1996)
Dieci e lode. Non sono uso a dare voti alle varie opere delle quali mi capita di parlarvi. Che metro di giudizio usare? Come equiparare opere magari molto diverse tra loro? In questo caso non ci sono riserve e non ci sono problemi. Non ci sono tentennamenti. Dieci e lode. Facile, direte voi, è il
Texone di
Magnus! E' vero, è il
Texone di
Magnus.
Però. La cosa atipica per un amante del fumetto quale stoltamente credo di essere (e lo dico mostrando tutto il mio rispetto per questo favoloso mezzo narrativo), è quella di non essere mai stato un adoratore delle creazioni di
Magnus e
Bunker, alcune prettamente per ignoranza e scarsa frequentazione (
Satanik,
Kriminal ad es.), altre per affiatamento solo superficiale (
Alan Ford). Mettiamoci anche la poca affinità con la scansione della tavola a due vignette e il gioco è fatto. Lo so, per molti è eresia, e che vi devo dire? Verrò scomunicato e pace.
Partendo da questi presupposti non era per me così scontato arrivare alla conclusione che il
Texone di
Magnus è una Mervaglia con la m grande. Tutti sapranno che questa è stata l'ultima monumentale fatica di
Roberto Raviola, in arte
Magnus, prima della sua morte, opera che è costata il duro e certosino lavoro del disegnatore bolognese per un arco di ben sette anni, tanto c'è voluto a mettere il punto a
La valle del terrore, nono appuntamento dedicato al
Tex gigante.
Magnus ci lascia una storia da ammirare e riammirare, uno dei
Texoni dove la qualità delle matite, sempre altissima, risulta tra le più omogenee e priva di qualsiasi caduta di tono. Il livello di dettaglio, di studio e di impegno messo in ogni tavola è semplicemente spaventoso, il tasso di realismo spropositato. Ad esempio nel
Texone di
Magnus piove da uscirne bagnati, non ci si crede, è possibile perdersi nelle stanze, tra gli arredi, nelle trame e nei tratteggi per minuti interi per ogni singola tavola. I volti di
Magnus, così caratterizzanti, pensavo potessero stonare o risultare fuori luogo in una storia texiana e invece ne arricchiscono il mito piegandosi umilmente alle esigenze di quella che è una storia di
Tex con tutti i crismi baciata inoltre da una delle più intriganti sceneggiature di
Nizzi che permettono a
Magnus di cesellare ottime cose anche a livello di atmosfera e tensioni creando umori vicini anche a un certo gotico americano (o almeno così mi è sembrato).
Un albo rispettoso e allo stesso tempo fuori dagli schemi in maniera unica, questo è quello che dovrebbe essere il vero scopo e il giusto approccio al
Texone. Mai più senza. Mai più senza quelle ombre, quelle espressioni folli, stralunate, caparbie, terrorizzate. Mai più senza quegli occhi sgranati, quella pioggia e quel vento. Uno di quegli albi da custodire gelosamente.
Voto: 10 e lode.