venerdì 26 marzo 2021

ELEGIA AMERICANA

(Hillibilly elegy di Ron Howard, 2020)

L'ultima prova di Ron Howard è stata aspramente rifiutata da buona parte della critica d'oltreoceano che ha speso parole svilenti per Elegia americana adducendo tutta una serie di motivazioni rintracciabili facendo una semplice ricerca in rete anche solo dalla sezione note di Wikipedia. Il film rientra nel solco di una tradizione che più volte Howard ha percorso, affrontando un discorso di difficoltà e successiva affermazione che appartiene a molto cinema di stampo classico americano, non di certo solo al suo, e in questo non vedo dove stia lo scandalo, altri registi affrontano argomenti simili con alterni risultati, è un filone del cinema che esiste da sempre e che vedremo ancora in futuro, è vero che Howard non offre grandi soluzioni e picchi d'originalità nella messa in scena ma racconta una buona storia alla quale sono state mosse parecchie accuse in maniera forse un poco pretestuosa, Elegia americana nel complesso è un buon film che si guarda con molto piacere tra picchi più intensi e passaggi meno approfonditi ma che non necessariamente vanno a inficiare la narrazione di quella che a conti fatti è semplicemente una cronaca familiare (e null'altro vuole essere) tratta dal romanzo autobiografico di J. D. Vance.

Il film è strutturato su più piani temporali, J.D. (Owen Asztalos da bambino e Gabriel Basso da adulto) è un ragazzino che vive in Ohio con una famiglia a dir poco problematica, a inizio film ci racconta come adori tornare in estate nelle terre d'origine della sua famiglia, in Kentucky, da quel gruppo allargato di parenti e amici (gli hillibilly del titolo originale, bifolchi in pratica) magari non troppo istruiti ma sempre pronti a guardarsi le spalle l'un l'altro. Nel passato una nonna che adolescente incinta scappa col suo amato per trasferirsi in Ohio in cerca di una vita migliore, in una di quelle cittadine floride e in espansione grazie alla nascente industria, proprio quella che nel giro di due generazioni creerà disoccupati a migliaia, povertà, ignoranza, disagio e tossica violenza. J.D. cresce con una madre (Amy Adams) che non riesce a liberarsi dalle sue dipendenze dalla droga, incapace di ricoprire il ruolo genitoriale e dispensatrice di amore e disprezzo in egual misura, senza figure paterne stabili e con una nonna (Glenn Close) che tenta per quanto possibile di rimediare alle mancanze di sua figlia verso i nipoti, lo stesso J.D. e sua sorella maggiore Linsday (Haley Bennett). La vita è quella dura delle comunità rurali, tra disoccupazione, mancanza cronica di soldi e il miraggio di una mobilità sociale non così semplice da realizzare, per evidenti limiti materiali, a causa del pregiudizio e degli ostacoli che la stessa famiglia contribuisce a erigere sulla strada di chi un futuro migliore cerca di costruirselo sul serio, in questo caso J.D. spronato dalla nonna, studiando, arrivando al college, trovando una relazione soddisfacente e cercando un impiego, nella fattispecie in qualche ottimo studio di una città meno provinciale.

In una delle sequenze iniziali, una tra le più riuscite, Howard mette a confronto la prosperità delle cittadine industriali all'epoca di nonna Mamaw (Glenn Close), piene di promesse di benessere, con lo stato di fatiscenza e abbandono delle stesse con il quale mamma Bev (Amy Adams) e i suoi due figli sono costretti a confrontarsi nel presente. Sono quelle cittadine e quei destini che hanno trasformato gli americani delle zone rurali da vecchi democratici a trumpiani incattiviti, una delle critiche mosse a Elegia americana è stata quella di non approfondire mai il discorso politico che, questo è vero, rimane in superficie ma, come accennato poc'anzi, il film di per sé non ha l'ambizione di essere un film politico ma "solo" un racconto familiare di riscatto, tra l'altro in molti suoi passaggi affatto conciliante né conciliato, con un protagonista che più volte prova il desiderio di potersi affrancare da quella madre inadatta ed egoista, nonostante i legami familiari siano gli unici che secondo nonna Mamaw hanno tutta l'importanza del mondo. Apprezzate unanimemente le interpretazioni femminili con una Glenn Close sugli scudi in perfetta mimesi con la vera nonna dell'autore del libro da cui la storia è tratta, brava come sempre anche la Adams che però si è distinta in misura maggiore in altre occasioni, una bella scoperta il ragazzino che interpreta J.D. da giovane, meno interessante la sua controparte adulta.

Un bello (per modo di dire) spaccato familiare, sofferente, nato dalla miseria e da condizioni difficili, da una cultura legata alle grandi famiglie originarie della zona degli Appalachi (come testimonia la sequenza di foto a inizio film, bel ritratto storico), se si approccia il film con questo sguardo e non con la pretesa di trovarci a tutti i costi un trattato politico e sociale Elegia americana non sfigura nei confronti di altri film coevi candidati agli Oscar dove, per quel che si è potuto vedere sulle piattaforme, a parte il Mank di Fincher, non c'è nulla che in fondo svetti con forza dirompente. Caro Ron, non ti curar di lór ma guarda e passa.

2 commenti:

  1. Un polpettone che magari in mani diverse sarebbe stato un film migliore anche se poi un po' dei difetti del film sono originati anche da una certa legnosità del testo. Amy Adams è sempre bellissima.

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    1. Ciao Andrea, devo dire di non essere d'accordo, poi bisogna vedere ognuno di noi cosa intende per "polpettone". Io di solito definisco così i film noiosissimi, che faccio fatica a guardare e che mi sembrano più lunghi di quel che effettivamente sono, o magari un'opera di cui non capisco niente e inutilmente ingarbugliata. Qui il film scorre bene e ho trovato la visione agevole e piacevole, su alcuni aspetti poco approfondito ma il succo è la storia familiare. Per me un buon film.

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