giovedì 3 ottobre 2013

BRADI PIT 74

E anche quest'anno è arrivato l'autunno... allora chi viene a Lucca?



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mercoledì 2 ottobre 2013

BACK TO THE ROOTS: ENTR'ACTE

Già nel decennio degli anni '20, quando l'industria discografica era ancora giovane ma già affermata e prima che la grande crisi arrivasse a rompere le uova nel paniere a discografici e musicisti, non mancavano quegli artisti che stavano un po' fuori dal coro e venivano considerati pazzi o avanguardisti.

In questo appuntamento con Back to the roots spendiamo due parole su di un connubio tra musica, balletto e cinema che coinvolge diverse personalità quantomeno originali.

Erik Satie era un pianista e compositore di ispirazione classica che nella sua carriera collaborò con diverse personalità di spicco dell'epoca come Jean Cocteau, Pablo Picasso e René Claire. A lui si deve l'introduzione della musique de tapisserie, la musica da tappezzeria, un tipo di composizione adatta a far da sottofondo e accompagnamento musicale che non richiede d'essere ascoltata. Un precursore della musica ambient il nostro Satie.

Una delle composizioni manifesto del genere è l'accompagnamento musicale del balletto Relache intervallato tra primo e secondo atto dalla proiezione del film d'ispirazione dadaista Entr'Acte girato dal regista René Claire su sceneggiatura del pittore Picabia. Il compositore delle musiche del film è sempre Erik Satie che si avvarrà di un'orchestra per la riproduzione in sala della composizione. Nel film compaiono oltre allo stesso Satie e a Picabia anche esponenti della corrente pittorica dadaista di quegli anni come Marcel Duchamp e Man Ray.

Inoltre, a mio avviso, vi compare anche Elio senza le storie tese, visto l'anno (1924) più probabilmente un suo sosia.

Se riuscite a ritagliarvi una ventina di minuti per gustarvi il filmato potrete godervi un documento di sicuro interesse. Eccolo, e a seguire l'intera composizione che accompagna Relache.




lunedì 30 settembre 2013

A-Z: ALABAMA THUNDERPUSSY - CONSTELLATION

Ladies and gentlemen: Alabama Thunderpussy.

Ecco, uno pensa subito che il gruppo sia una di quelle band di puro southern rock provenienti proprio dall'Alabama. Beh, gli Alabama Thunderpussy sono della Virginia. Si vede che Virginia Thunderpussy suonava male. O che in Virginia non abbiano delle thunderpussy? Vabbè, non stiamo a indagare.

Comunque sia, il southern rock non è che sia proprio estraneo ai virginiani Alabama, preso e distorto a dovere e sputato fuori dagli strumenti a formare muri di riff e sonorità viscose e dense come le limacciose acque delle paludi del sud. Sui cinque ragazzacci e sul loro sound ho sentito un po' di tutto, da chi invoca il doom alla Black Sabbath a chi accenna allo stoner dei Kyuss, da chi parla genericamente di hard rock a chi spinge più il pedale sulla causa del southern. Wiki poi dice che è sludge, una sorta di commistione di tutto questo con sventagliate vocali in salsa hardcore. Ai posteri l'ardua sentenza.

Certo è che alcuni passaggi di classic southern ci sono davvero come l'intermezzo pianistico che interrompe l'attacco aggressivo di Ambition e ricorda i più blasonati Skynyrd. Non manca nei brani sempre energici del combo la giusta ricerca melodica che rende possibile seguire senza troppi problemi molti dei brani presenti in questo Constellation, terzo album della band, caratteristica questa riscontrabile anche e soprattutto in diverse linee melodiche urlate dal cantante Johnny Throckmorton.

Purtroppo poco posso dire riguardo il contenuto testuale dell'album non essendo riuscito a reperire i testi in rete, testi non presenti nel booklet del cd (si ce l'ho originale questo cd e neanche io so bene perché, non che sia male intendiamoci). Però il titolo Middle finger salute è un buon biglietto da visita, brano che tra l'altro concede un altro momento di tregua nella sua coda.

Se il lavoro sembra non brillare per varietà di suoni (anche se presenta diversi passaggi acustici) in compenso non difetta in energia. I due lati della medaglia sono evidenti: se siete in cerca della botta energica ci siamo, altrimenti si rischia di interrompere l'ascolto prima della fine della tracklist. Forse decisamente prima. Questo ad un ascolto superficiale almeno, con l'accumularsi degli ascolti il disco cresce e se ne apprezzano anche le diverse sfumature. Bisogna provare, provare, provare...



Constellation, 2000 - Man's Ruin Records

Asechiah Bogden: chitarra
Bryan Cox: batteria
Sam Krivanec: basso
Erik Larson: chitarra
Johnny Throckmorton: voce

Tracklist:
01 Crying out loud
02 Ambition
03 1/4 mile
04 Middle finger salute/1271 3106
05 6 shooter
06 Second wind
07 Obsari
08 Foul play
09 Negligence
10 155 minute drive
11 Burden
12 Keepsake
13 Country song

domenica 29 settembre 2013

L'ERA GLACIALE 4 - CONTINENTI ALLA DERIVA

(Ice age: Continental drift di Steve Martino e Mike Thurmeier, 2012)

L'era Glaciale 4 - Brand alla deriva. Giusto un paio di osservazioni. La prima è che sono convinto debba esserci una differenza quantomeno concettuale tra un film e le giostre. Mi spiego. Se andate al cinema, anche per vedere un cartone animato, non è certo perché avevate una voglia irrefrenabile di andare sulle montagne russe, no? Altrimenti sareste andati al Luna Park. Il fatto che i film d'animazione, soprattutto quelli inconsistenti come questo, presentino sempre le solite scene dove i protagonisti scivolano qua e là a folle velocità inizia a stufare. La seconda è che anche ai brand più conosciuti sarebbe dignitoso mettere un bel punto quando le idee latitano. Ah, il merchandising... ho capito. Scusate eh se mi sono permesso.

Iniziamo malissimo perché Filippo Timi dopo Leo Gullotta non si può proprio sentire. Terribile la nuova voce di Manny che perde davvero tanto in simpatia. Quello che non ci mette Manny ce lo mette il vecchio Scrat, solito casinista che in questo capitolo riesce a provocare anche la distruzione di Pangea causando la deriva dei continenti. Il cast è al completo con Diego, Sid, Pesca (la figlia del mammuth Manny) e Luis, giovane amico di Pesca. Un paio di nuovi ingressi abbastanza indovinati vanno a infoltire l'eterogenea compagnia: la strampalata nonna di Sid e la ciurma di animali pirati malvagi comandante da  Capitan Sbudella (un Gigantopiteco, un vecchio scimmione insomma).

La storiella non è nulla di che. Manny è in difficoltà nel ruolo di padre con una Pesca adolescente che inizia a dargli filo da torcere. La giovane mammuth vuole iniziare a frequentare nuovi amici tra i quali c'è Ethan per il quale Pesca ha una cotta. Dopo aver avuto un diverbio con il padre, a causa del casino combinato da Scrat, i due vengono separati dalla nuova catastrofe. Nel corso del film Manny, Diego e Syd faranno di tutto per ricongiungersi al resto del gruppo. Sulla loro strada i pirati di Capitan Sbudella tra i quali c'è Shira, una femmina di tigre dai denti a sciabola.

Noioso. Noioso. Noioso. Non c'è tanto da girarci attorno. Poche trovate divertenti, qualche battuta qua e là, molta azione abbastanza fine a se stessa e la computer grafica alla quale il brand ci aveva già abituati. Dalla freschezza del primo capitolo, proprio perché nuovo, un abisso. Ho faticato tantissimo a tenere gli occhi aperti fino alla fine. Che poi se vai a vedere non c'è nulla di particolarmente brutto ma non c'è neanche nulla di davvero buono o coinvolgente e questo è un grosso male.

La domanda nasce spontanea. Riuscirà la 20th Century Fox a risparmiarci un quinto capitolo e a inventarsi qualcosa di nuovo? Lo spero tanto e ci credo poco.

giovedì 26 settembre 2013

BRADI PIT 73

Iniziamo a parlarne. A fine ottobre si rinnoverà l'appuntamento con Lucca Comics and Games. Giuseppe ed io ci saremo, contrariamente a quanto annunciato non ci sarà il secondo libro dedicato al nostro Bradi Pit bensì il primo dedicato a Vincenzina personaggio che potete ammirare sul blog dell'Orablù. Chi di voi pensa di esserci? Sarebbe bello potersi trovare e fare due chiacchiere.



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mercoledì 25 settembre 2013

10 VOLTI 15

10 volti riprende con una manche dedicata ai volti femminili. Un giro non particolarmente difficile, si gioca sul tempo. Chi arriverà per primo?

Intanto la situazione è la seguente:


01 La Citata 21 pt.
02 Bradipo 16 pt.
03 Babol 13 pt.
04 Vincent 11 pt.
05 L'Adri 10 pt.
06 Luigi 9 pt.
07 Morgana 9 pt.
08 Eddy M. 8 pt.
09 Urz 7 pt.
10 Poison 6 pt.
11 Cannibal Kid 5 pt.
12 Umberto 4 pt.
13 Elle 4 pt.
14 M4ry 3 pt.
15 Luca Lorenzon 3 pt.
16 Viktor 2 pt.
17 Frank Manila 2 pt.
18 Beatrix Kiddo 1 pt.
19 Evil Monkeys 1 pt.
20 Zio Robbo 1 pt.
21 Ismaele 1 pt.
22 Blackswan 0 pt.
23 El Gae 0 pt.
24 Acalia Fenders 0 pt.


1)



2)



3)



4)



5)



6)



7)



8)



9)



10)

lunedì 23 settembre 2013

LA ZONA MORTA

(The dead zone di Stephen King, 1979)

Leggere (o rileggere come in questo caso) un libro di Stephen King è un po' come tornare al primo amore. Insieme ai racconti di Arthur Conan Doyle dedicati all'investigatore più celebre del mondo gli scritti del re del Maine sono tra le prime letture che mi fecero appassionare al fantastico mondo della letteratura. Quindi, prima di tutto, grazie Stephen, te ne devo una, o forse anche qualcuna di più.

Nei miei ricordi ormai sbiaditi questo La zona morta non si collocava tra i libri che mi avevano lasciato i ricordi migliori tra quelli scritti da King. Poi un po' il film, un po' il parere dello Zio (a.k.a. Il Merda che non linko tanto il suo blog è morto e sepolto) mi hanno spinto a mettere il libro nuovamente sul comodino virtuale.

Ne è valsa la pena. La zona morta arriva nel 1979, un'epoca in cui King non aveva ancora sbagliato un colpo. Quattro romanzi uno più bello dell'altro, un'ottima raccolta di racconti e un Richard Bachman in tono lievemente minore ma niente affatto da buttare (1). E' un libro ancora molto valido anche se non all'altezza dei quattro romanzi precedenti, che funge da spartiacque tra i capolavori della prima ora e le opere immediatamente successive partorite dell'autore e caratterizzate da un calo d'ispirazione.

John Smith è un giovane insegnante, innamorato della collega Sarah e con un futuro tutto da scrivere davanti a sè. Però... dopo una serata al Luna Park in compagnia della ragazza, Johnny subirà un grave incidente dal quale uscirà cambiato in maniera irreversibile. Squarci di futuro e inquietanti premonizioni sconvolgono la vita di Johnny che combatterà per arginare questi fenomeni e in alcuni casi per metterli a disposizione della comunità, pagandone le spiacevoli conseguenze.

Nel libro, del quale non voglio svelarvi troppi particolari della trama, ci sono alcune delle caratteristiche che hanno reso la prosa di King così efficace. In primis la descrizione così naturale della provincia americana, tanto accurata e scorrevole da riuscire a teleportare il lettore nei luoghi della vicenda; esemplare la descrizione della serata al Luna Park capace di trasformare la parola scritta in immagini cinematografiche vivide e fluide. E quella sensazione di inquietudine di fronte al paranormale che piomba come un fulmine a ciel sereno nel quotidiano dei protagonisti, quel brivido che si sente dietro il collo quando l'autore di Bangor si adopera per causartelo. Impagabile, così come l'empatia che si crea tra il lettore e i sentimenti provati dai protagonisti. Quale lettore non avrebbe voluto passare quella serata al Luna Park? Finale di serata escluso, s'intende.

Non tutto fila liscio, qualche spiegazione in più riguardo la difficile scelta operata dal protagonista nella parte finale del libro non avrebbe guastato, però il libro rimane comunque su un buon livello regalando anche un finale in fin dei conti riuscito, cosa che con King non bisogna dare sempre per scontata.

Mi chiedo ora come mai mi fosse rimasta in testa un'impressione così poco lusinghiera di questo romanzo.

(1) I quattro romanzi sono Carrie (1974), Le notti di Salem (1975), Shining (1977) e L'ombra dello scorpione (1978), la raccolta di racconti A volte ritornano (1978) e il libro scritto con lo pseudonimo di Richard Bachman è Ossessione (1977).

sabato 21 settembre 2013

STAR TREK II - L'IRA DI KHAN

(Star Trek: The wrath of Kahn di Nicholas Meyer, 1982)

In modo totalmente casuale mi trovo a riprendere l'esperienza trekkiana da dove l'avevo lasciata, ossia al primo della serie di film (quelli classici) dedicati all'Enterprise e al suo equipaggio. Proprio dopo pranzo su Rai4 stava iniziando L'ira di Khan e così...

Il secondo lungometraggio dedicato a Star Trek è una storia d'odio e vendetta da parte di Khan (Ricardo Montalban) nei confronti del capitano Kirk (William Shatner), nel frattempo diventato ammiraglio della Flotta Stellare (come visto in Star Trek - Il film).

L'odio di Khan ha radici che affondano nel passato quando Kirk, allora ancora in forza all'Enterprise, condannò il suo nemico e relativo equipaggio a un esilio forzato sul pianeta Ceti Alpha V. In seguito a un disastro di proporzioni planetarie il pianeta diventò quasi invivibile causando la morte di molti compagni di Khan, moglie compresa. Khan addosserà a Kirk anche questa colpa fomentando l'odio che prova ormai da tempo per il suo nemico.

Durante un volo d'addestramento al quale presenzia lo stesso Kirk, l'Enterprise ora comandata da Spock (Leonard Nimoy) si imbatterà in una richiesta d'aiuto da parte della stazione scientifica che sta sviluppando il misterioso progetto Genesis supervisionato dalla Dottoressa Marcus (Bibi Besch), ex fiamma di Kirk. Da qui si arriverà a un nuovo scontro tra i due vecchi nemici che coinvolgerà l'Enterprise e la USS Reliant, nave della flotta stellare ora in mano a Kahn.

Il cast della serie classica è ancora una volta al completo e ampliato dalla giovane e decisa recluta Saavik interpretata da una Kirsty Alley al suo debutto cinematografico. L'attenzione è però saldamente puntata sull'ammiraglio Kirk che ancora una volta dimostra, soprattutto a se stesso, che la scelta di lasciare il comando dell'Enterprise non è stata del tutto felice. Si riflette sul tempo che passa e su quelle che sono le proprie vocazioni. Mentre il resto del cast è messo in secondo piano, salvo un importante colpo di coda di Spock nel finale, sale alla ribalta una nemesi con un ossessione forte, di quelle che possono consumare una vita.

La storia corre lineare senza grosse impennate di ritmo nonostante l'approccio sia più votato all'azione rispetto al capitolo precedente a mio avviso comunque meglio riuscito. Le parole più votato all'azione prendetele con le pinze, nel complesso la pellicola non si può definire proprio dinamica. Ne esce un secondo capitolo in fin dei conti riuscito, che tratteggia un buon antagonista ma che comunque non riesce a inserirsi nell'albo dei grandi film. Onesto intrattenimento che può creare curiosità verso i titoli successivi ma soprattutto verso il recupero delle serie originali (che io vidi da bambino a spizzichi e mozzichi).

Insomma, le divise blu, gialle e rosse avevano un fascino che queste nuove uniformi eleganti e impersonali non hanno. Probabilmente lo stesso vale per i film se paragonati alle vecchie serie. E davvero così? Ai trekker l'ardua sentenza.

venerdì 20 settembre 2013

MORTACCI

(di Sergio Citti, 1989)

Che da morti magari non si sta poi così male, qualcuno pure meglio che da vivo. Dice che il cimitero di notte mica è così triste, si ride parecchio delle cose tragiche, si narrano e si ascoltano storie, s'aspettano i vivi che vengono al mattino, quelli che ricordandosi di te non ti permettono d'andartene veramente, mannaggia a loro. Anzi, mortacci loro! Che uno aspetta una vita per sapere cosa c'è dopo la morte e quando muori rimani fregato. Si, sei morto, ma muori davvero solo quando tutti si scordano di te. Allora muori, sei morto e aspetti di morire un'altra volta. Mortacci loro mortacci.

Al cimitero s'incontrano e convivono un nutrito gruppo di deceduti e pure qualche vivo. C'è Domenico (Vittorio Gassman) che fà il guardiano del cimitero e per arrotondare si ruba tutto il rubabile dalle spoglie dei cadaveri, c'è il soldato Lucillo (Sergio Rubini) che al cimitero ci arriva da vivo e ci rimane da morto, ci sono i defunti come la bellissima Alma (Carol Alt) di bianco vestita, lo sputtanato Scopone (Andy Luotto) terrore delle donne dal culo perfetto, c'è Tommaso Grillo (Galeazzo Benti) destinato a esser ricordato per sempre per quattro cazzate dette da vivo, ci sono i finti ciechi Felice e Gigetto (i fratelli Ruggeri) trattenuti dalla loro vecchina (Mariangela Melato) e ci sono parenti veri e presunti, amanti e fidanzati tutti quanti con una storia da raccontare.

Mortacci è un film fatto di episodi ben amalgamati al filo conduttore portante, quello dei morti e delle loro storie e inframezzati dalle vicende del custode interpretato da Gassmann e dalle puntuali incursioni notturne di Edmondo (Malcolm McDowell), spasimante di Alma quand'ella era ancora in vita. Il regista e sceneggiatore Sergio Citti, allievo e aiutante di Pier Paolo Pasolini, riesce a infondere un tocco sognante e filosofeggiante a quella che poteva rivelarsi la classica commedia ad episodi, memore della commedia all'italiana dei bei tempi andati, non lesinando nemmeno sulle dosi di cinismo e di critica ai vecchi vizi e orrori dell'animo umano.

Emblematico il caso del piccolo paesello di Sottomonte salito alla ribalta delle cronache per aver dato i natali all'unica vittima di una missione Onu, giovane soldato locale morto nel compimento del proprio dovere. Grazie a quello che verrà subito rinominato l'eroe il paese e la sua economia rinascono. La casa dell'eroe, la statua dell'eroe, la storia dell'eroe, il bar dall'eroe e via dicendo. Ma poi l'eroe torna, si scopre che non è morto e i concittadini che fanno? Festeggiano? Macché, qui ne và dell'economia del paese, loro l'eroe lo vogliono morto e morto deve restare!

Episodi di vario tono, alcuni più farseschi altri più cinici, compongono un mosaico parecchio riuscito, divertente e allo stesso tempo amaro realizzato da un cast che mette vicini Vittorio Gassman e Alvaro Vitali, Carol Alt e Mariangela Melato, Malcom McDowell e i fratelli Ruggeri. Eterogeneo a dir poco.

giovedì 19 settembre 2013

BRADI PIT 72


Ma mica ho capito. Che, è proprio questo qua che s'è sposato l'Angelina? Mica mi sembra tanto a posto questa qui. E dire che le hanno affidato tutti quei figlioli. Ma li cresce proprio questo qui, questo qua sotto? Poverelli.



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