martedì 31 agosto 2010

JAN DIX

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta.

In un recente articolo scritto dall’Orlando si parlava della questione Arte/Fumetti. Il fumetto è arte o non lo è? Io non lo so. Mi viene da dire che se è Arte una tela bianca con uno squarcio al centro allora anche il fumetto lo è. E come se lo è. Non voglio fare il provocatore, questo è il mio (semplice) pensiero.

Comunque questa maxiserie in 14 albi, vogliatela o meno considerare arte, di arte parla.

Jan Dix, creatura di Carlo Ambrosini che in origine doveva chiamarsi Jan Pollock, è un consulente del Rijksmuseum di Amsterdam che si occupa di valutare nuove possibili acquisizioni per il museo, di scrivere articoli per i cataloghi delle mostre e di ricercare sempre (involontariamente) nuovi guai in cui cacciarsi.

Metto subito le carte in tavola e dico che, a mio modesto parere, questa è la migliore delle mini(o maxi)serie pubblicate da Bonelli che negli ultimi anni ha sempre più spesso dato fiducia a questa forma editoriale. A memoria direi almeno da Brad Barron in avanti.

In ogni numero della serie l’arte è lo sfondo, la cornice, la protagonista, la leva che incuriosisce il lettore. E non si parla d’arte in maniera accademica ma come stimolo e spunto di riflessione per interrogarci su quel che c’è dietro l’artista, dentro il suo animo e potenzialmente dentro quello di chiunque. Dentro quello del protagonista ad esempio. Questo Jan Dix, modellato sulle fattezze di Jeremy Irons, uomo spesso afflitto da dubbi, indecisioni, lontano dallo stereotipo dell’avventuriero o del cavaliere romantico e senza macchia. Dubbi e indecisioni che spesso prendono vita in forme oniriche e surreali come già accade nelle prime tavole del primo numero. E subito ci si interroga sull’arte “cosa vedi nei guazzabugli di quel pittore, che ci trovi in quel caos informale?” “ci stiamo tutti in quel caos… ma lui ne ha saputo trarre della bellezza”. Bellezza dal caos, forma dall’informe, opera dal nulla… quello che più vi aggrada.

Dubbi anche nel tira e molla con la splendida Annika, sosia di Julia Roberts, tra i dirigenti del Rijksmuseum con il quale anche Dix collabora.

Le trame si prestano a vari generi tra i quali spicca il giallo o meglio il racconto di malaffare. In fondo anche attorno al mondo dell’arte girano certe lenze che te le raccomando. Collezionisti senza scrupoli, affaristi, ricettatori e via dicendo. Nel mondo dell’arte girano soldi e strani personaggi. Come già visto momenti surreali e ai limiti del paranormale non mancheranno come non si lesinerà neanche sul contributo grafico di ottimi pennelli italiani. Lo stesso Ambrosini si riserva onere e onore di aprire e chiudere (ottimamente) la serie, originalissimo e inusuale per albi seriali il tratto di Bacilieri, più pulito ed elegante quello di Mammucari e non me ne vogliano tutti gli altri che hanno contribuito all’ottima riuscita della serie.

Quasi sempre la pittura la fa da padrona, poche sono le incursioni in altre forme d’arte e, se mi è concesso, anche le meno riuscite. L’unico numero che mi ha lasciato meno soddisfatto è proprio il secondo dove si affronta la simbologia e il suo potere, argomento affascinante certo, dal quale però è scaturito l’unico albo della serie del quale serbo un’impressione diciamo meno positiva. Gusto personale e in ogni caso piccolissimo neo nascosto in un mare di buonissimo materiale.

Le location visitate sono molte, i grandi nomi della pittura che scandiscono i numeri della serie anche. Parliamo di personalità del calibro di Vermeer, Pollock, Rousseau, Rembrandt, Cezanne, Van Gogh, Tintoretto, Monet e non solo.

In ogni numero si ha la possibilità di leggere una buona storia e di scoprire magari qualcosa su un artista, di farsi prendere dalla curiosità e di trovare spunti per approfondire argomenti interessanti.

Nell’editoriale presente sull’ultimo numero Bonelli ci confessa che la serie non ha venduto poi molto ma la speranza di rivedere Dix in qualche albo speciale resta.

Resta come il rimpianto per non aver mai letto Napoleone, precedente creatura di Ambrosini.

lunedì 30 agosto 2010

VISIONI 1

Prima di andare in ferie stavo cercando di elaborare qualche nuova idea per il blog.
Una di queste ha preso forma e si è trasformata nel "Collettivo" gioco di cui avete già letto (o potete leggere) nei post precedenti.

Una delle altre idee era quella di dedicare spazio alle immagini. Immagini di qualsiasi tipo che, per un motivo o per l'altro avessero catturato la mia attenzione.
Pittura, illustrazione, pubblicità e quant'altro, immagine moderne, artistiche, curiose, vintage etc, etc...

I miei commenti, difettando di un'educazione artistica seria, saranno per lo più assenti o dettati dall'emozione del momento.

Chiunque fosse più competente di me può lasciare un commento che si rivelerà sicuramente più utile per i lettori del blog.

Questo spazio andrà sotto il nome di Visioni e andiamo a inaugurarlo con un auto-ritratto del chiacchierato Pete Doherty, cantante dei Babyshambles.
Sembra che il colore usato per la realizzazione dell'opera (o almeno parte di esso), così come per altre realizzate dal cantante inglese, altro non sia che il suo sangue. In questo caso l'opera dovrebbe essere stata realizzata utilizzando come base una polaroid.

Dopo i vari casini combinati in compagnia di Kate Moss, Doherty per continuare a far parlare di sè si è dato all'arte. In fondo anche io ci sono cascato ma devo ammettere che questo auto-ritratto mi piace parecchio.

L'opera fa parte di una mostra presente in questi giorni alla Triennale di Milano dedicata ai lavori di "artisti rock". La mostra si chiama "It's not only rock 'n roll baby".

sabato 28 agosto 2010

BACK TO THE PAST: 1966 PT. 4

Primi vagiti di sperimentalismo e musica psichedelica. In realtà la consacrazione di questo genere viene fatta risalire al 1967 con l'uscita del seminale "The piper at the gates of dawn" dei Pink Floyd e al famoso "Sgt. Pepper's lonely hearts club band" dei Beatles.

Nel 1966 "Tomorrow never knows" dei Beatles viene considerata un'anticipo di Psychedelic music.



Battitore libero, Frank Zappa esce con "Freak Out!", primo concept album della storia e secondo doppio album (preceduto da "Blonde on blonde" di Dylan). Inutile parlare di generi.

Una registrazione del 1969 con due pezzi targati 1966: "Help I'm a rock" e "Hungry freaks daddy".



La scena psichedelica della costa ovest veniva etichettata sotto la definizione di Acid Rock.
Uno dei successi dell'anno fu "Psychotic reaction" dei The count five, gruppo scomparso da lì a poco.


The Count Five, Psychotic Reaction di dashgami_itto


Brian Wilson dei Beach Boys, sotto l'influsso di sostanze stupefacenti, discosta le sue composizioni dal classico Surf Rock del gruppo e sforna "Good vibrations".



Altro gruppo ritenuto importante nella scena psych sono i 13th Floor Elevators che nel 1966 incidono il brano "You gonna miss me".

venerdì 27 agosto 2010

NEURZ

Avevo promesso in un vecchio Post (il primo del progetto/gioco "Il Collettivo") che avrei inserito al più presto un link alla pagina Myspace di Enrico (cliccare qui, please).

Mi faccio perdonare per il ritardo inserendo anche un video del suo progetto musicale.

Mi astengo dal fare ogni tipo di commento tecnico in quanto in materia di musica elettronica non sono solo ignorante ma molto, molto, molto di più.

Il pezzo non dispiace affatto al mio orecchio poco allenato ma devo ammettere che tra le tracce audio ascoltabili nella pagina dei Neurz ho trovato pezzi che mi piacciono anche di più (su "Sushi house" Laura ha anche improvvisato un balletto "robot style").

Aspettiamo un commento dell'autore su questo brano ;)

neurz_let's dance

neurz | MySpace Music Videos

giovedì 26 agosto 2010

GREYSTORM

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta


Lessi (io, non il cane) il primo numero di Greystorm sul treno, di ritorno da una trasferta di lavoro in quel di Livorno. Casualmente in quei giorni stavo leggendo anche il romanzo di Jules Verne “Dalla Terra alla Luna”. Proprio le atmosfere descritte da Verne, alcune tematiche da lui affrontate nei suoi libri ma soprattutto la visione fantastica di un mondo in continuo progresso e colmo di imprese straordinarie sono il trait d’union tra le opere del francese e la nuova creatura di Antonio Serra.
Procediamo con ordine: La storia inizia nell’Inghilterra del 1894, protagonisti una coppia d’amici. Jason Howard è un ottimo studente con la testa ben piantata sulle spalle erede di una enorme fortuna, Robert Greystorm un sognatore dalla geniale intelligenza, fan delle opere di Verne con il quale intrattiene un rapporto epistolare grazie al quale scambia idee e visioni con quello che lui considera uno spirito affine. Nel primo numero si incontrano altri elementi ad infarcirne la trama: una donna (amata da uno ma che ama l’altro), le prime invenzioni di Greystorm (il suo laboratorio e la prima macchina volante) e un’entità sovrannaturale che proprio dalla genialità del protagonista viene attratta tanto da chiamarlo a sé. Alla fine del primo numero alcuni scenari sono delineati, tre anni sono passati (nella storia), e io, alla fine del viaggio di ritorno, non ero pienamente convinto né della bontà della miniserie né di quella del libro di Verne che ho trovato piuttosto noiosetto (meglio “Viaggio al centro della Terra”).
Con il secondo episodio mi sono ricreduto. Avventura con la A maiuscola. Greystorm intende arrivare al Polo Sud su una specie di dirigibile metallico, l’Iron Cloud, e quindi mette insieme un equipaggio adatto all’impresa al quale parteciperà anche il finanziatore e vecchio amico Howard.
Greystorm ancora non sa di essere attirato verso il polo dall’entità maligna, l’Iron Cloud decolla e la serie pure. Il nostro eroe (???) comincia a far intravedere lati oscuri del suo carattere e una spiccata mancanza di scrupoli. Nei numeri successivi la serie si arricchirà di nuovi elementi: il contatto con l’entità maligna, un’isola incontaminata e i suoi abitanti, i fallimenti di Greystorm e il progressivo mutare del protagonista in qualcosa di terribile.
Nella prima parte della serie è l’avventura a farla da padrone, con il passare dei numeri prenderà sempre più piede il lato oscuro e sovrannaturale. L’ambizione e la follia di Greystorm cresceranno e a contrastarle ci saranno i suoi vecchi amici e la loro prole.
Primo numero a parte, di introduzione diciamo, la serie viaggia molto bene fin sul finale che, a mio parere, poteva chiudersi un pochino prima (forse con uno o due numeri in meno la tenuta ne avrebbe guadagnato). Comunque l’opera, ormai conclusasi anche se deve ancora uscire un ultimo numero che sarà una specie di albo extra con scene inedite, realizzazione del fumetto etc…, può dirsi originale nel panorama italiano da edicola, ottima per chi ama Verne e atmosfere similari, molto buona per i fan dell’Avventura. Io non rientro nelle categorie sopra citate e comunque mi sono goduto il viaggio. Non sentivo questo progetto tanto nelle mie corde ma ammetto di essere rimasto piacevolmente colpito dalla creatura di Serra. In fondo sono pochi i fumetti di questo tipo dove il protagonista non solo ha dei lati oscuri ma si può considerare a pieno titolo il farabutto di turno.


Greystorm 1-11, Sergio Bonelli Editore, 98pp, 2,70 euro cad.

mercoledì 25 agosto 2010

IL COLLETTIVO: CAPITOLI 1-3

"Il Collettivo" è un progetto/gioco che ha come finalità quella di scrivere un racconto a più mani.
L'auspicio è quello che più lettori di questo blog vogliano parteciparvi e ovviamente tutti possono farlo seguendo le poche regole elencate nel post "Il collettivo: Regolamento".

CAPITOLO PRIMO
La stazione degli autobus era affollata. L'uomo sulla sedia a rotelle era ancora intirizzito per il freddo e zuppo a causa della pioggia. La sua calvizie gli evitava il fastidio di stare al freddo con i capelli bagnati. Il bus che aspettava era in ritardo di circa quindici minuti.
Si fece largo tra la folla guidando la sedia a motore verso la zona degli arrivi. In pochi minuti raggiunse la pensilina numero 75.
La pioggia stava cessando di abbattersi sulla città. L'acqua sembrava esser caduta per tutta la giornata con voluta cattiveria. Finalmente la corsa alla quale l'uomo era interessato giunse al termine, il bus grigio accostò alla pensilina e l'autista aprì le porte riversando nella stazione passeggeri ormai stanchi.
L'uomo che gli si avvicinò era di bassa statura. Indossava un cappello stile Cowboy, jeans, stivali e una strana maglietta gialla con striature azzurre. Le braccia dell'uomo erano muscolose e coperte da una folta peluria. Il piccolo uomo si accese un sigaro e strinse la mano dell'uomo sulla sedia a rotelle.
Per quest'ultimo si trattava del primo incontro della giornata. Prima di sera ce ne sarebbero stati altri tre.

La Firma Cangiante


CAPITOLO SECONDO
-Salve.
-Salve.
-L’ha portato?
-Certo. Non è stato semplice: i controlli sono stati innumerevoli, specialmente all’aeroporto ho temuto ci potessero essere problemi.

L’uomo col cappello si avvicinò al vano portabagli dell’autobus e ne estrasse un bauletto scuro, con dei piccoli fori su un lato. Consegnò il bauletto all’uomo sulla sedia a rotelle, insieme ad un piccolo sacchetto di velluto blu contenente una fiala. Egli la osservò e lesse l’etichetta: “Notechis Scutatus Inhibitor”.

-Grazie.
-Non c’è problema. Ho già ricevuto il suo denaro. Così lei è un appassionato di serpenti?
-No, affatto. Ma questo è uno dei più velenosi al mondo.
-Capisco.

4eLa


CAPITOLO TERZO
I due uomini uscirono dalla stazione degli autobus. Il piccoletto aiutò l'uomo sulla sedia a rotelle a salire sul suo furgone anche se la cosa non era necessaria. Caricata la sedia sul retro, l'uomo spense il sigaro e si accomodò accanto all'uomo calvo.
Dopo alcuni silenziosi minuti il piccoletto cominciò a parlare.

- Senta professore, pensavo che potremmo darci del tu, in fondo non è la prima volta che lavoriamo insieme. E' inutile mantenere questa stupida finta distanza.

Il professore si girò a guardare per un momento il suo compagno di viaggio.

- Va bene. Con quale nome ti fai chiamare in questo periodo?
- James Gordon.
- James Gordon. Carino. Ok James. Come è andato il viaggio? L'Australia non è proprio dietro l'angolo.
- Abbastanza bene. Ho scelto un volo della Oceanic Airlines, le statistiche dicono che sia una delle compagnie aeree più sicure. Non precipita praticamente mai. Buon servizio, hostess niente male. Ero seduto vicino a un prete anzianotto che è riuscito a limitare la sua parlantina. Non mi lamento ho affrontato viaggi peggiori.
- Problemi per trovare il serpente?
- No, con i contatti giusti è stato uno scherzo.

Il professore entrò in una delle arterie a scorrimento veloce che portavano verso il centro della città.

- Dove siamo diretti?
- Andiamo a prendere qualcuno.
- Sempre enigmatico. Qualcuno che conosco? Non farti tirare fuori le parole una a una.
- Stiamo andando a prendere Madeleine.

Il professore cercò con la coda dell'occhio segni di reazione da parte di James.

- Per quale stramaledetto motivo non me l'hai detto prima?
- Perchè sapevo che avresti rotto le palle, come al solito. Che vuoi fare ora, tornartene a casa?
- Sono tentato.

James tirò fuori un sigaro e lo accese.

- Non fumare nel furgone, lo sai che il fumo mi da fastidio.
- Me ne frego. Contando lo scherzetto che mi hai appena fatto dovrai sopportarne molte prima di poter solo pensare di essere andato in pari.
Con tanta gente perchè proprio lei?.
- Perchè è in città. Perchè ha sempre lavorato bene con me. Perchè è tra le migliori nel suo campo ed era disponibile.
- Bla, bla, bla. Nient'altro cervellone?
- Beh una cosa ancora ci sarebbe. A chiedermi di chiamarla è stato Winters.

La bocca di James rimase leggermente aperta, un'espressione inebetita stampata sulla faccia. Il sigaro ancora acceso cadde in terra.

- Chiudi quella bocca, sembri un'idiota.

La Firma Cangiante

ESTREMO INSULTO

(The Mugger di Ed McBain, 1956)

Ed McBain è il nome d'arte di Evan Hunter, nato Salvatore Lombino a New York nel 1926. Lo scrittore, con il nome di Evan Hunter (suo nome legale) firma la sceneggiatura del celebre film Gli uccelli diretto da Alfred Hitchcock, come Ed McBain raggiunge la popolarità grazie alla serie di romanzi dedicati agli agenti dell'87° distretto, scrittore noto tra gli appassionati del genere poliziesco, sconosciuto a molti altri nonostante la sua importanza letteraria.
Tutti conoscono Agatha Christie e il suo Hercule Poirot o Conan Doyle e la sua creatura Sherlock Holmes, anche personaggi della così detta scuola dei duri come Philip Marlowe e Mike Hammer godono di fama decisamente maggiore rispetto ai romanzi dell'87° distretto. Eppure Ed McBain con il suo L'assassino ha lasciato la firma, primo romanzo che ha come protagonisti gli agenti dell'87° distretto, ha inventato un genere. A lui viene infatti attribuita la creazione del police procedural genere poliziesco dove è un'intera squadra di polizia a seguire i vari casi e non il solo detective di turno come accadeva nei romanzi di Chandler (Marlowe) o di Spillane (Hammer) o nei classici del genere (Poirot o Holmes). L'idea di McBain viene ancora oggi sfruttata in ogni campo dell'intrattenimento. Infiniti sono i serial tv che seguono le vicende di un'intera equipe (di poliziotti come in New York Police Department per dirne una, ma non solo). Anche il fumetto ha sfruttato questa formula con, ad esempio, la splendida Gotham Central scritta da Ed Brubaker o Top 10 del grande Alan Moore. Molti anche gli scrittori dediti alla narrativa gialla che hanno seguito l'esempio di McBain.
In questo Estremo insulto seguiamo alcuni casi che la squadra investigativa si trova tra le mani: un rapinatore che aggredisce donne sole e si congeda da loro con un saluto da galantuomo. Una ragazza che da un po' di tempo si comporta in modo strano diventa un cruccio per l'agente Kling che si offre di occuparsene per fare un favore a un vecchio amico. Qualcuno inoltre si sta adoperando per far sparire numerosi gatti da un vicino distretto. Alcune di queste indagini collideranno, altre rimarranno sullo sfondo.
I romanzi dell'87° distretto presi singolarmente non hanno nulla di eccezionale (il mio giudizio si basa su tre di questi), ottime letture estive. Se vi piace il poliziesco classico le apprezzerete. Il pregio della "serie" sta nell'insieme. I personaggi sono ricorrenti, ben delineati, ognuno con il proprio carattere e la propria vita privata. Nel corso dei romanzi assistiamo a fidanzamenti, matrimoni, avanzamenti di carriera e qualcuno ci lascia pure la pelle. Si crea così una sorta di fidelizzazione del lettore proprio come succede con le moderne serie tv (quelle più riuscite almeno). I romanzi sono ambientati nell'immaginaria Città la quale è evidentemente ricalcata su New York. Tra le righe traspare quantomeno un certo affetto da parte dell'autore per questa città e per la sua gente. Se siete interessati all'articolo il consiglio è quello di leggere i romanzi dell'87°, per quanto possibile, in ordine cronologico.


martedì 24 agosto 2010

IL COLLETTIVO: CAPITOLO PRIMO

"Il Collettivo" è un progetto/gioco che ha come finalità quella di scrivere un racconto a più mani.
L'auspicio è quello che più lettori di questo blog vogliano parteciparvi e ovviamente tutti possono farlo seguendo le poche regole elencate nel post "Il collettivo: Regolamento".

Ok si parte, da questo momento chiunque sarà libero di inserire un commento a questo post con il testo del capitolo 2. Gli appassionati di fumetto magari riconosceranno i due tipi sotto descritti (è un chiaro omaggio a una delle mie passioni), non date peso alla cosa e lasciate libera la fantasia.


CAPITOLO PRIMO
La stazione degli autobus era affollata. L'uomo sulla sedia a rotelle era ancora intirizzito per il freddo e zuppo a causa della pioggia. La sua calvizie gli evitava il fastidio di stare al freddo con i capelli bagnati. Il bus che aspettava era in ritardo di circa quindici minuti.
Si fece largo tra la folla guidando la sedia a motore verso la zona degli arrivi. In pochi minuti raggiunse la pensilina numero 75.
La pioggia stava cessando di abbattersi sulla città. L'acqua sembrava esser caduta per tutta la giornata con voluta cattiveria. Finalmente la corsa alla quale l'uomo era interessato giunse al termine, il bus grigio accostò alla pensilina e l'autista aprì le porte riversando nella stazione passeggeri ormai stanchi.
L'uomo che gli si avvicinò era di bassa statura. Indossava un cappello stile Cowboy, jeans, stivali e una strana maglietta gialla con striature azzurre. Le braccia dell'uomo erano muscolose e coperte da una folta peluria. Il piccolo uomo si accese un sigaro e strinse la mano dell'uomo sulla sedia a rotelle.
Per quest'ultimo si trattava del primo incontro della giornata. Prima di sera ce ne sarebbero stati altri tre.

lunedì 23 agosto 2010

IL COLLETTIVO: REGOLAMENTO

"Il Collettivo" è un progetto/gioco che ha come finalità quella di scrivere un racconto a più mani.
L'auspicio è quello che più lettori di questo blog vogliano parteciparvi e ovviamente tutti possono farlo seguendo le poche regole sotto elencate.
Ricordo a chi non avesse un account google a disposizione che può lasciare commenti sul blog selezionando l'opzione "anonimo" e firmandosi (oppure no) al fondo del commento stesso.

REGOLAMENTO

1) Nel prossimo post targato "Il Collettivo" troverete poche righe che fungeranno da primo capitolo del racconto. Saranno volutamente infarcite di pochi dettagli in modo da lasciare i primi sviluppi della vicenda alla fantasia di qualcun'altro. Una volta pubblicato il primo capitolo chiunque potrà scrivere il secondo capitolo del racconto.

2) Il primo commento in ordine di tempo che arriverà al post contenente il primo capitolo con il testo del capitolo 2, sarà ritenuto valido. Per questo motivo conviene scrivere capitoli di poche righe onde evitare di essere battuti sul tempo e sprecare così "fiumi di parole").

3) Prima di inserire un commento con un nuovo capitolo, controllare che nessuno ci abbia preceduto.

4) Appena mi sarà possibile i commenti con i nuovi capitoli verranno raccolti in un nuovo post targato ad esempio "Il Collettivo: Capitoli da 1 a 5". Questo per dare maggiore visibilità al gioco e per motivi di comodità.

5) Il racconto potrà prendere qualsiasi direzione e genere: realistico, grottesco, umoristico, surreale, noir, horror, romantico e via discorrendo senza limitazioni di sorta.
Unica richiesta: cerchiamo di rimanere nei limiti della decenza (a ognuno di noi sta valutare quali essi siano).

6) Regola importante: tenere conto di quanto scritto dagli altri nei capitoli precedenti. Esempio banale: se in un capitolo un personaggio muore presumibilmente lo rimarrà nei capitoli successivi. In caso contrario l'autore dovrà inserire una spiegazione plausibile alla contraddizione. Parliamo ovviamenti di eventi grossi non di disattenzioni su cose come il colore di una T-shirt.

7) Ognuno di noi può cercare di far prendere al racconto la piega che più ci piace (sempre con coerenza) e vedere di nascosto l'effetto che fà.... sugli altri partecipanti al gioco.

8) Ai vari capitoli si può commentare con l'inserimento del capitolo successivo (magari evidenziando il commento inserendo un titolo riportante il numero del capitolo. Es: Capitolo 3 seguito da tutto il testo del capitolo in questione) o con un commento classico per esprimere un'opinione su quanto scritto dagli altri.

9) Per quanto possibile (anche se inserirei questa più come preferenza che non come regola fissa) cerchiamo di fare in modo che ognuno dei partecipanti non inserisca più capitoli consecutivi (questa regola la valuteremo in corso d'opera se la cosa funzionerà).

10) Quando qualcuno avrà in mano il finale del racconto inserirà semplicemente come titolo del commento qualcosa come "Capitolo Finale" o "Il Collettivo: Finale". Coun un giro di commenti finale chiuderemò l'esperimento (sempre che lo stesso non muoia prima).

11) In commento a questo post si accettano pareri e suggerimenti. Insomma, che ne pensate? E' interessante? Vi sembra un cagata pazzesca? Avete idee per migliorare il tutto?

Nel prossimo post de "Il Collettivo" troverete il primo capitolo.

domenica 22 agosto 2010

TROVA LE DIFFERENZE

Laura si è cimentata nell'imitazione di Mr E. alias Mark Oliver Everett degli Eels.

Tra le due foto però ci sono 10 piccole differenze. Sapreste individuarle?




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...