martedì 12 luglio 2011

BACK TO THE PAST: 1971 PT. 2

Ancora qualche declinazione del rock targata 1971. Singolo di grande successo a opera del gruppo roots rock Creedence Clearwater Revival. Scritta da John Fogerty, la canzone diede adito a varie speculazione legate al vero significato del testo.
In realtà Have you ever seen the rain dovrebbe parlare semplicemente di questioni personali interne al gruppo.



Primo singolo di successo della carriera solista di Rod Stewart, Maggie May raggiunge la vetta delle classifiche UK. Eccola da Top of the Pops del 1971 eseguita insieme ai The Faces.



Sul versante nero, veramente cool ancora oggi, esce una delle più importanti pellicole legate al fenomeno della blaxploitation: Shaft.
Film non eccelso si ricorda proprio perché appartenente a quest'ondata di cinema pensato e fatto per i neri d'America dai neri d'America (i soldi però continuavano a intascarli i produttori bianchi) e per la bella colonna sonora del grande Isaac Hayes. Un altro pianeta.
Il video live è di un paio di anni successivo all'uscita del pezzo, però merita eccome. Guardatelo a tutto schermo.

lunedì 11 luglio 2011

FREAKS

Tra le varie serie tv che (non) riesco a seguire a seconda del tempo a mia disposizione ho dedicato un po’ di attenzione negli ultimi giorni a un progetto sicuramente particolare.
Particolare non perché questo sia estremamente originale per temi trattati o innovativo nelle tecniche di realizzazione. Niente di tutto questo.
A dire il vero si tratta di un progetto piuttosto derivativo che attinge a piene mani a stilemi già sfruttati da alcune serie Tv (Heroes ad esempio) e da tonnellate di fumetti.
Particolare perché realizzato da alcuni videoblogger se così vogliamo chiamarli, ragazzi che si erano già fatti conoscere grazie alla potenza comunicativa di canali come Youtube.
Dietro a questo progetto non ci sono grandi fondi e dispiego di enormi mezzi ma una buona dose di professionalità e tanta, tanta passione. E pure del sano divertimento che non guasta mai.
Pochi sono i protagonisti che già hanno avuto esperienze nel settore.

Ah, dimenticavo. La serie di cui sto parlando è Freaks: the series.
Venutone a conoscenza grazie al blog Altroquando ho cominciato a guardarla quasi a scappatempo (neologismo con una sua storia ben precisa) e pian piano mi ha preso.

Cinque ragazzi si trovano inspiegabilmente a dover fare i conti con l’insolito e il sovrannaturale. Sono i nuovi supereroi italiani o una bella banda di cazzoni? I toni spaziano dal fantastico al comico demenziale, il tutto condito da una bella tensione di fondo e suspense quanto basta.
Situazioni paradossali, poteri incontrollabili quantomeno originali, characters riusciti e divertenti.
Nonostante l’assenza di grandi maestranze la professionalità ricercata per la realizzazione del prodotto è evidente.

L’esperimento (per ora) si conclude dopo la settima puntata. Io ve lo consiglio, dategli un’occhiata. A seguire la prima puntata.

sabato 9 luglio 2011

VISIONI 22

Tempo d'estate, io vado al mare voi che fate? Così dicevano Gazzè e Fabi qualche anno fa. In realtà io rimango in città e qui a Torino si soffoca dal caldo. Umido, umido, umido, umidità e umido.

Caldo, sudore, zanzare, umidità e caldo.

Cosa rimane da fare? Gelato. Gelato. Gelato.

Linea Stoyn.











giovedì 7 luglio 2011

INDOVINA CHI? 22

Ci si avvicina al finale di questo (primo?) campionato di Indovina chi? La manche numero 25 sarà l'ultima e incoronerà il vincitore o più probabilmnte la vincitrice.

Iniziate a pensare ad alcune cose. Volete un secondo campionato di Indovina chi? Regole più semplici? Punteggi diversi? Nuove modalità? Fatemi sapere.

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martedì 5 luglio 2011

ROGER WATERS: THE WALL

Assistere a questo tour di Roger Waters che metteva in scena ancora una volta lo spettacolo The Wall è stato decisamente strano ed emozionante in tante maniere diverse e per tanti motivi diversi.
Perché c'era l'impressione di stare dentro la storia della musica che conta e nello stesso tempo di arrivare trenta anni in ritardo (comunque stracontenti di esserci).
C'era l'impressione di assistere a un gran concerto rock ma allo stesso tempo e in misura ancora maggiore quella di assistere a uno spettacolo eccezionale che travalica i confini della musica andando a coinvolgere numerose altre forme d'arte.
C'era l'impressione di partecipare ad un concept fortemente emotivo e allo stesso tempo studiato fin nei minimi dettagli, quasi a ricercare quella perfezione (a mio modesto parere trovata) nella performance più che nei suoni, cosa di cui spesso si parla quando si spende il nome Pink Floyd.
C'era quindi l'impressione di assistere a un'opera dolorosa ma perfettamente compiuta e pure in qualche modo monca. Perchè su certi solo di chitarra il non vedere Gilmour alla chitarra faceva quasi male. E al contempo la consapevolezza che questo era il tour di Waters, questa è l'opera di Waters prima di tutto, la sua storia e la sua ossessione e lui c'era ed era in perfetta forma direi.
C'era l'impressione di assistere a uno spettacolo grandioso che in passato lo è stato ancora di più.

Il pensiero finale comunque è questo: per fortuna non me lo sono perso. Nonostante i 60 euro (e li valeva tutti), nonostante lo spostamento e le sue digressioni (Viktor, buon compagno di viaggio, mi può comprendere), nonostante la palpabile e ovvia assenza di Gilmour, per fortuna non me lo sono perso.

Dal punto di vista musicale non ci sono sorprese, la scaletta è quella dell'album, l'esecuzione, la band, la prestazione di Waters stesso, canora e scenica, assolutamente all'altezza.
Non mancano i momenti da brivido grazie alla bellezza, alla densità e alla profondità di questi pezzi immersi in una cornice assolutamente eccezionale.

I suoni che avvolgono il palazzetto creano la giusta atmosfera, i passaggi degli aerei, le mitragliate verso il pubblico e poi le luci, le scenografie, le animazioni... e la messa in scena di uno dei concept più belli di sempre.

Difficilmente con le parole si può riuscire a rendere l'idea di cos'è questo spettacolo.

Magari con qualche video...





domenica 3 luglio 2011

AN EVENING WITH: KORN

Il primo Luglio assieme ai Korn arriva al Colonia Sonora anche un grosso carico d'energia. Dopo quasi un decennio di lontananza dal gruppo (era più o meno dall'uscita di Take a look in the mirror che non li ascoltavo più con regolarità) l'incontro è stato decisamente positivo.
Nonostante l'abbandono del combo da parte del batterista David Silveira e del chitarrista Brian "Head" Welch il nuovo amalgama, se pur con qualche differenza nei suoni, funziona e convince.
Stride un po' la scelta del gruppo di non avere una seconda chitarra fissa, scelta che relega il turnista che sostituisce Head nelle retrovie per tutta la durata dello show, così come accade anche al tastierista che accompagnia il gruppo californiano.
Tutt'altra storia per quel che riguarda il batterista Ray Luzier che impressiona per energia e potenza.
Dopo trascorsi alla corte di David Lee Roth e esperienze con gli Stone Temple Pilots, Luzier ha trovato posto alle spalle di Fieldy, Munky e Jonathan Davies.
Come si diceva un gruppo in forma, potente, coinvolgente anche se poco incline ad incitare il pubblico, compito questo lasciato quasi completamente al succedersi dei pezzi.

In fin dei conti un grandissimo divertimento, un gruppo che ha dimostrato rispetto per il suo pubblico e umiltà. I componenti a fine show ringraziano gli astanti e Fieldy, complice anche la promozione del suo side-project questa sera di spalla ai Korn, si ferma a firmare autografi finché l'ultimo fan non è stato soddisfatto.

Niente da dire, ancora un gran bel gruppo. Peccato per la totale assenza di pezzi tratti da Life is peachy e di qualche brano sparso che avrei ascoltato volentieri. Cartucce come A.D.I.D.A.S., No place to hide, Dead bodies everywhere, sono rimaste inesplose. Comunque anche della scelta dei brani non ci si può lamentare.

Per una recensione più precisa con tanto di scaletta vi lascio il link al blog di Viktor con il quale abbiamo condiviso l'esperienza.

Ecco un estratto della serata:

mercoledì 29 giugno 2011

UNA VISITA A: VENARIA REALE

Qualche giorno fa si è deciso di fare un giro alla Reggia di Venaria Reale. Eravamo curiosi e, consci di non aver scelto la giornata più propizia per il nostro giro, ci siamo mossi lo stesso.
Pioggia e schiarite, pioggia e schiarite ma più che altro pioggia. Tutti quei giardini all’aperto, ma sì che si fa lo stesso.
Insomma si arriva in loco, in settimana il parcheggio è gratuito e abbastanza comodo per raggiungere la reggia. Percorrendo un piccolo viale si sbuca sulla Piazza della Repubblica dove si trova l’ingresso del palazzo.

L’aria che si respira è di grandezza europea, un colpo d’occhio bellissimo di fronte al quale non si può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile abbandonare all’incuria e al disfacimento questo patrimonio italiano per tutto questo tempo.

Di fronte la facciata della reggia e le scuderie Juvarriane, sulla destra il porticato che divide la piazza dall’altro piazzale, quello delle fontane e dai giardini di Venaria. Sulla sinistra il recuperato borgo antico, un gran lavoro di recupero non c’è che dire.

All’interno della Reggia purtroppo non vi sono più arredi, tutto è andato perso o venduto negli anni della decadenza, nelle stanze è presente un nuovo allestimento che ripercorre la dinastia Sabauda e la storia del complesso, ci sono quadri, video, ricostruzioni della vita d’epoca e quant’altro.
E’ possibile ancora vedere almeno un paio di sale che ricordano antichi splendori, bellissima la galleria grande.

La parte più interessante è la visita alla mostra La bella Italia sita nelle scuderie, una visita strutturata partendo dalle principali città italiane che offre opere d’arte di artisti importanti quali Hayez (con Il bacio), Canaletto, Tiziano, Guido Reni, Vanvittelli, Rubens, Tiepolo, Canova, Bellotto, Leonardo e altro ancora. Da non perdere.

Caratteristico anche il Borgo Antico, una vecchia strada con relativa piazza dove sono sorte alcune botteghe, bar e qualche ristorante.


L’impressione è quella di un piccolo mondo a parte. Unica delusione, complice forse la cattiva giornata, sono stati i giardini. All’apparenza poco curati e spogli, privi di un servizio navetta o di personale incaricato di dare qualche informazione ai turisti. La distanza e la pioggia ci hanno scoraggiati dall’arrivare all’altro capo dei giardini dove dovrebbe trovarsi il pezzo forte all’aria aperta: il Potager Royale. Magari sarà per la prossima volta.

PS: Le foto le ho fatte io, per vedere quelle decenti visitate il sito ufficiale (link in alto).

martedì 28 giugno 2011

CARS 2

(di Brad Lewis e John Lasseter, 2011) 

Sembra ormai una tendenza progressiva senza soluzione di continuità. Pixar da una parte e bambini dall’altra. Questa volta con l’aggravante di non avere nemmeno realizzato un grande film d’animazione per adulti. Per carità, la tecnica c’è, soprattutto per quel che riguarda le scenografie, le ambientazioni e il design dei personaggi. Ma nel complesso questo Cars 2 è un passo avanti o un passo indietro rispetto al primo episodio della saga? Il punto è questo: i protagonisti di Cars vengono proiettati all’interno di una spy-story troppo complicata per i bambini e non così interessante per gli adulti. Forse gode di un ritmo maggiore rispetto al primo episodio che nella parte centrale avevo trovato un po’ lento, si perde però in questo plot assolutamente troppo complicato per i più piccoli. La prima sequenza, comunque riuscita e divertente, riprende le scene d’apertura tutte action dei vari film di James Bond. L’auto segreta Finn McMissile sta cercando informazioni su una particolare telecamera nel bel mezzo dell’oceano su un complesso di piattaforme petrolifere. Nel frattempo un difensore dei combustibili ecologici organizza una competizione strutturata su tre gare dove le auto gareggeranno solo grazie a energia pulita. Saetta McQueen accompagnato dal suo amico Carl Attrezzi accetterà la sfida così come farà Francesco Bernoulli, l’auto del momento, una F1 di origini italiane.
   
Sorvoliamo sul fatto che l’auto italiana venga doppiata con accento napoletano, quasi fosse un obbligo bandire le cadenze neutre quando nei film stranieri ci sono protagonisti italiani (e io tra l’altro ho pure origini napoletane e amo il suono di quel dialetto, però...) La spy-story si ingarbuglia e Carl Attrezzi viene scambiato da Finn e dall'agente Holley Shiftwell per una spia alleata in possesso di preziose informazioni. Tra complotti con in ballo interessi economici legati al petrolio, equivoci, incidenti sospetti sui tracciati della competizione e scene d'azione le due trame (le corse e le spie) si incrociano. La trama spionistica prende il sopravvento anche sull'amicizia tra Carl (vero protagonista di questo episodio) e Saetta, Cars si rivela essere un brand più debole (o peggio gestito) rispetto ad altri prodotti targati Pixar, colosso dell'animazione che però dovrebbe cominciare a dare un occhio più attento a cosa combina la concorrenza che almeno quest'anno supera questo Cars 2 sul rettilineo finale.
   

lunedì 27 giugno 2011

L’ERBA DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE

(The grass is greener di Stanley Donen, 1960)

Quando le commedie romantiche si giravano con garbo, ironia e godevano dell’interpretazione di grandi attori. Si fa ancora così? Forse si, sarà che ci troviamo di fronte a quello che non è il mio genere d’elezione però raramente rimango soddisfatto dalle commedie moderne.
Devo ammettere che preferisco di gran lunga i drammi, magari la colpa è anche un poco mia.

Da dove partiamo? Partiamo da Stanley Donen. Noto principalmente per le sue commedie musicali, il regista è sinonimo di garanzia. Firma con Gene Kelly Un giorno a New York e il bellissimo Cantando sotto la pioggia, suoi anche i successi Sette spose per sette fratelli, Arabesque e Sciarada.

In questa pellicola il regista mette in scena due star del calibro di Cary Grant e Robert Mitchum. Proprio il confronto tra questi due attori risulta essere l’elemento di maggior interesse del film. Le due attrici, Deborah Kerr e Jean Simmons, soccombono alla bravura dei due protagonisti maschili.

E’ un periodo di magra per i coniugi Ryhall (Grant e Kerr), la loro nobile famiglia inglese non naviga nell’oro e così alla coppia non resta che aprire al pubblico la loro bellissima residenza.
Proprio in una di queste visite il signor Delacro (Mitchum) entra apparentemente per errore nelle stanze private dei coniugi e vi incontra la signora Ryhall. Da qui inizia una corte serrata dell’uomo nei confronti della padrona di casa.

Una bella sferzata di vita in un menage matrimoniale ormai stanco, la signora Kerr si mostra infastidita ma anche lusingata, Delacro insiste e Victor (nome del signor Ryhall) subodora qualcosa.

Insomma, il giorno seguente la signora Ryhall con una scusa si reca a Londra e vi incontra proprio Charles Delacro. Victor capisce di rischiare di perdere sua moglie ed escogita un piano per correre ai ripari.

Trama che più lineare non si può, attori in stato di grazia, scambi di battute ironici e pungenti e qualche momento in cui si osa qualcosa che all’epoca non era così scontato.
Nella sequenza londinese vengono inquadrati vari luoghi nei quali i due nuovi amici potrebbero trovarsi e inevitabilmente il regista ce li mostra vuoti.
Si finisce nella camera d'albergo del signor Delacro ma prima che la telecamera riesca ad entrarvi la porta si chiude. Non si mostra ovviamente nulla ma il regista ci dice chiaramente cosa sta succedendo.

Come già detto restano impagabili i duetti Grant/Mitchum, le scenografie ci riportano indietro nel tempo e si assapora al meglio quella che è una delle magie del cinema: il salto nel tempo e nello spazio.

E pensare che questa (forse) non è neanche una delle migliori commedie del periodo.

venerdì 24 giugno 2011

GP COMICS

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta (e relativo blog)

Oltre a essere un appassionato di fumetto sono da sempre un grande amante della lettura in senso più ampio. Da qualche anno ormai sono anche papà di una bimba alla quale sto cercando di trasmettere l’amore per le storie e per i libri.

Poteva quindi mancare l’occasione per leggere alla mia piccola qualche bel fumetto? La risposta, come avrete potuto intuire da soli, è ovviamente no.

Di conseguenza non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di dare un’occhiata alla nuova collana da edicola della GP Comics: GP Twilight che presenta racconti ispirati ai maggiori successi della Dreamworks.

Al momento sono disponibili già quattro uscite due delle quali hanno come protagonista il supervillain Megamind e due l’orco puzzone noto a tutti come Shrek.

La proposta è rivolta a un pubblico di bambini o giovani ragazzini e questo breve scritto potrà interessare prevalentemente i più giovani o i genitori in cerca di letture da fare insieme ai propri figli.

Per i lettori di comics o fumetto d’autore duri e puri… non so, forse se siete degli irriducibili fan dei personaggi targati Dreamworks.

La confezione è ben curata, oltreoceano la licenza di questi popolari brand ai quali (forse) in futuro potrebbero affiancarsi i protagonisti di Kung Fu Panda e altro ancora, è affidata alla Wildstorm Productions, le potenzialità quindi non mancano di certo.

Qui in Italia la GP propone queste storie in un albetto mensile di 48 pp. colore al prezzo di 3 euro.

Mensile che poi proprio mensile non è, il primo numero è del Gennaio 2011 e ora siamo al quarto, poco male comunque. Negli albi si alternano storie più corpose a storielle d’appendice più brevi.

Per il numero d’esordio e il successivo la scelta è caduta su Megamind.

Nel numero uno potremo assistere all’Esperienza Megamind, un lungo reportage di quelle che sono state (a detta del cattivo con la testa blu) le sue più grandi vittorie ai danni di Metroman, protettore di Metro City (in realtà sono sonore batoste). Imprese tutte caratterizzate dal rapimento della bella giornalista Roxanne Ritchi, emulo della più famosa Lois Lane. In appendice l’evoluzione di Minion, pesciolino con corpo da gorilla, grande amico e aiutante di Megamind.

Le due storie del secondo numero sono ambientate in fasi diverse della vita del nostro testone blu.

Nella prima vedremo Megamind e Minion alle prese con il ballo di fine anno del liceo, liceo frequentato ovviamente anche da Roxanne e da Metroman. La seconda narra vicende ambientate dopo la conversione di Megamind a nuovo protettore di Metro City. Proprio così, in fondo dietro questa coppia di criminali si nascondono due anime molto gentili.

Le storie sono divertenti, adatte ai bambini come si diceva prima, il primo episodio che forse risulta essere anche il più riuscito è scritto da Joe Kelly, autore noto ai fan dei comics, la parte grafica prevalentemente in stile cartoon è a opera di una squadra di disegnatori proveniente da Dreamworks e Wildstorm che riesce a portare a casa un risultato adeguato al tipo di storie proposte.

Passiamo a Shrek al quale dovrebbe essere dedicato anche il prossimo numero (mentre per il sesto è stato annunciato il ritorno di Megamind).

Pur non nutrendo più una particolare simpatia per l’orco (mi ha un po’ stancato) devo dire che i numeri dedicati a questo personaggio sono riusciti anche meglio dei primi.

Lo stile è maggiormente fiabesco come si addice alle atmosfere legate a questi personaggi, i disegni di conseguenza più morbidi, caratterizzati da grande pulizia e tratti molto netti (come nella storia d’appendice dedicata a Zenzy ad esempio).

Le storie sono davvero simpatiche, personaggi come Ciuchino e il Gatto con gli stivali contribuiscono con la loro verve al divertimento dei piccoli. Ai testi e ai disegni si alternano una serie di autori sempre in grado di confezionare un prodotto dignitoso. Decisamente buone anche le cover dei due albi.

C’era una volta nel regno di Molto, molto lontano… un ometto di nome Tremotino che, per dar vita a una vendetta per questioni che non sto qui a spiegarvi, decide di rovinare la vita a Shrek sfoggiando l’arte del fallimento reiterato. E ancora una nuova versione della fiaba del pifferaio magico e una storia dedicata a Zenzy, il biscotto di pan di zenzero.

Nel secondo numero Shrek e Ciuchino si trovano invischiati all’interno di una storia che omaggia per molti versi La fabbrica di cioccolato con l’unica differenza che qui si tratta di una fabbrica di cereali e che i visitatori vengono trasformati in sorpresine. Poteva mancare la foresta infestata? No, c’è anche quella. C’è il drago e ci sono gli elementi noti ai fan del mondo dell’orco puzzone.

In conclusione ci troviamo di fronte a dei buoni prodotti, e lo dico ancora una volta, rivolti a un pubblico di bambini.

Ma in fondo che cosa siamo tutti noi?

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