Se volete perdervi nel mare delle Comic-strip non avete che l'imbarazzo della scelta.
Per chi come me è affascinato da questo mondo ma per lo più ignorante in materia, i nomi che balzano subito alla mente sono sempre i soliti: i Peanuts di Schulz, Mafalda di Quino, Krazy Kat di Herriman (o magari Bradi Pit di Scapigliati :). Ognuno di noi poi può inserire nella lista dei preferiti le avventure di questo o di quell'altro protagonista di strisce più o meno famose, a seconda dei gusti. Calvin & Hobbes meritano invece un posto nell'olimpo delle comic-strip, nonostante la loro fama (almeno in Italia) forse non eguagli quella dei nomi sopra citati, le vicende quotidiane dei due protagonisti hanno tutte le caratteristiche per non sfigurare di fronte a colleghi così blasonati.
Le due creature di Bill Watterson sono un miscuglio di tenerezza e vivacità, arguzia e indolenza, sogni infantili e mature riflessioni. Calvin è un bambino vivace che vive immerso nel suo mondo, in bilico tra realtà e fantasia nel quale il suo peluche a forma di tigre diventa l'inseparabile amico immaginario Hobbes. Nel corso della lettura del volume anche il lettore inizierà a vedere la tigre come un personaggio reale che accompagna il bambino nelle sue scorribande, la sfrenata fantasia di Calvin troverà un più esplicito coronamento nelle tavole a colori del volume, che sfoggiano un piglio più surreale rispetto al resto delle strisce presentate, nelle battaglie con la minestra o negli scontri con i pupazzi di neve. A riportare Calvin con i piedi per terra ci sono i due genitori, l'anziana maestra e Siusi, il bersaglio preferito per le marachelle del bambino.
Le battute di Watterson a volte sono fulminanti, in altri casi è la riflessione sui grandi temi esposti da un bambino di pochi anni a divertire il lettore, temi dietro i quali ci si può soffermare andando ben oltre la soluzione umoristica presentata nella striscia. Hobbes è il perfetto contraltare, coscienza, spunto di riflessione, elemento spiazzante e simpatico avversario in alcuni casi, della piccola peste bionda.
I temi sono molteplici e alcuni, come in ogni strip che si rispetti, ricorrenti: l'avversione per la scuola, l'attrazione procurata dalla televisione nonostante la consapevole vacuità della stessa, il rifiuto per le bambine, il desiderio per l'ignoto e la creazione di situazioni scatenata da una fantasia a briglia sciolta.
Ci si trova di fronte a un duo comico (ma non solo) assolutamente perfetto. Alla veneranda età di 37 anni suonati ancora non avevo letto nulla di questo dinamico duo. E' in casi come questo che ci si interroga sul perché si debba perdere questa mole impressionante di tempo facendo lavori inutili quando c'è tutta questa roba in giro da leggere. Una cosa quasi inconcepibile :) Se non l'avete già fatto rimediate leggendo qualcosa di Calvin & Hobbes, giusto per cominciare.
PS: il tratto di Watterson è semplicemente adorabile.
martedì 31 luglio 2012
lunedì 30 luglio 2012
LUPIN III - IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO
(Rupan sansei: Cagliostro no shiro di Hayao Miyazaki, 1979)
Pellicola del 1979 e attualissima dimostrazione di come la computer grafica in stile Pixar non sia indispensabile per creare un buon film d'animazione. Storia solida, divertente e avvincente senza momenti di stanca, seppur priva dei contenuti alti proposti dal regista in altre sue opere successive (e anche nella precedente serie animata dedicata a Conan, ma questi sono ricordi ormai sbiaditi che potrebbero farmi incappare in clamorosi errori).
Ma in fondo Lupin è Lupin e questa è una storia di Lupin al 100%. Reduci da una rapina al casinò di Montecarlo Lupin e il fido Jigen, una volta a bordo della mitica 500 gialla, scoprono che la montagna di soldi appena rubata è composta da banconote rigorosamente false.
Lupin sembra sapere chi ringraziare per questo scherzetto e si dirige così verso il castello del Conte di Cagliostro che aveva già visitato anni prima. Sulla strada i due si imbattono in un tentativo di rapimento ai danni della bella Clarisse, futura sposa dello stesso Conte. Il salvataggio è d'obbligo.
L'arrivo di Lupin al castello mette così in allarme non solo il Conte ma anche la polizia internazionale che manderà sul posto l'ispettore Zenigata. Nel corso dell'avventura non mancheranno le occasioni per vedere in azione Goemon e la signorina Fujiko.
Lupin è il mattatore assoluto della pellicola, gli altri personaggi recitano per lo più solo il ruolo di comparse, un po' di spazio è lasciato a Jigen che ha una discreta parte nell'economia della storia. Discorso a se per la principessa Clarisse personaggio in crescita, delicato ma determinato al momento più opportuno. Il castello di Cagliostro può contare però su un villain di tutto rispetto, laido e fetente al punto giusto e ovviamente su un'animazione spettacolare. Disegni che ormai vengono etichettati come vecchia scuola, ma avercene... come spesso accade nei film del regista l'occhio dello spettatore si perde tra gli splendidi paesaggi illustrati, tra il verde e il blu dei fondali.
Per godere appieno di questo cartone animato (non li chiamiamo quasi più così) non è necessario che siate fan di Lupin, io non lo sono ad esempio. Occorre che vi piacciano le buone storie e i bei disegni, non serve altro.
Pellicola del 1979 e attualissima dimostrazione di come la computer grafica in stile Pixar non sia indispensabile per creare un buon film d'animazione. Storia solida, divertente e avvincente senza momenti di stanca, seppur priva dei contenuti alti proposti dal regista in altre sue opere successive (e anche nella precedente serie animata dedicata a Conan, ma questi sono ricordi ormai sbiaditi che potrebbero farmi incappare in clamorosi errori).
Ma in fondo Lupin è Lupin e questa è una storia di Lupin al 100%. Reduci da una rapina al casinò di Montecarlo Lupin e il fido Jigen, una volta a bordo della mitica 500 gialla, scoprono che la montagna di soldi appena rubata è composta da banconote rigorosamente false.
Lupin sembra sapere chi ringraziare per questo scherzetto e si dirige così verso il castello del Conte di Cagliostro che aveva già visitato anni prima. Sulla strada i due si imbattono in un tentativo di rapimento ai danni della bella Clarisse, futura sposa dello stesso Conte. Il salvataggio è d'obbligo.
L'arrivo di Lupin al castello mette così in allarme non solo il Conte ma anche la polizia internazionale che manderà sul posto l'ispettore Zenigata. Nel corso dell'avventura non mancheranno le occasioni per vedere in azione Goemon e la signorina Fujiko.
Lupin è il mattatore assoluto della pellicola, gli altri personaggi recitano per lo più solo il ruolo di comparse, un po' di spazio è lasciato a Jigen che ha una discreta parte nell'economia della storia. Discorso a se per la principessa Clarisse personaggio in crescita, delicato ma determinato al momento più opportuno. Il castello di Cagliostro può contare però su un villain di tutto rispetto, laido e fetente al punto giusto e ovviamente su un'animazione spettacolare. Disegni che ormai vengono etichettati come vecchia scuola, ma avercene... come spesso accade nei film del regista l'occhio dello spettatore si perde tra gli splendidi paesaggi illustrati, tra il verde e il blu dei fondali.
Per godere appieno di questo cartone animato (non li chiamiamo quasi più così) non è necessario che siate fan di Lupin, io non lo sono ad esempio. Occorre che vi piacciano le buone storie e i bei disegni, non serve altro.
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venerdì 27 luglio 2012
VISIONI 41
Di Jeremy Geddes non ci sono molte notizie ne sul suo sito ne sul suo blog. La cosa certa è che ha un talento smisurato. Ecco un assaggio della sua serie di dipinti a olio con protagonista il Cosmonauta più un'altra chicca. Visitate sito e blog per averne di più.
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| A perfect vacuum - clicca per ingrandire |
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| Heat death - clicca per ingrandire |
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| The white cosmonaut - clicca per ingrandire |
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| The street - clicca per ingrandire |
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| Lady Sham inspects the damages - clicca per ingrandire |
giovedì 26 luglio 2012
BRADIPIT 28
Ci dovrà pur essere qualcosa in grado di smuovere il nostro bradipo preferito. Si, ma cosa? Cosa?
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Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
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mercoledì 25 luglio 2012
MARVEL VINTAGE 10
Puntate precedenti
Come abbiamo visto nello scorso appuntamento verso la metà degli anni quaranta il genere supereroistico stava attraversando un momento di scarsi riscontri sostituito principalmente da testate a sfondo rosa o a carattere umoristico.
Siamo ormai nel 1946 e con la fine del secondo conflitto mondiale la tendenza non fa che acuirsi. Non sono più così necessari gli eroi patriottici portatori sani di bandiera e nazionalismo castigatori di crucchi e giapponesi, il pubblico rivolge soldi e attenzioni altrove. Alcuni albi dedicati ai supereroi lentamente chiudono o si trasformano in altro, quelli che rimangono in piedi assistono comunque a un significativo calo di vendite. Siamo alla fine di quella che viene comunemente considerata la Golden Age del fumetto, l'attenzione si sposta verso altri lidi.
Nel 1946 ormai il sorridente Stan Lee è tornato all'ovile di papà Goodman e ha ripreso in mano il ruolo di editor di numerose testate e le cose iniziavano a cambiare. La collana All Select Comics che presentava storie di Cap, Namor e della Torcia chiude con il numero 11, numero che vede anche l'esordio di Blonde Phantom. Proprio al personaggio in questione verrà dedicata una nuova collana che partirà proprio con il numero 12 prendendo il posto di quella appena defunta.
Creata da Stan Lee e Syd Shores, Blonde Phantom era un'avvenente fanciulla che combatteva il crimine comodamente in abito da sera. Louise Mason, vero nome dell'eroina, è stata ripescata in tempi più recenti come comprimaria della serie The Sensational She-Hulk di fine anni 80 e recentemente (ora in corso di pubblicazione in Italia) nella mini Avengers 1959 di Howard Chaykin.
Anche altre testate subirono delle variazioni di rotta: Movie Tunes Comics, che vide solo un numero nel 1946, diventa Frankie Comics passando così dalle storie con protagonisti animali antropomorfi (o antropomorti come dice mia figlia) a quelle, sempre umoristiche con protagonisti umani. Frankie Comics, dopo otto uscite si trasformò in Frankie and Lana. Unico numero incece per Kid Movie Comics, l'undicesimo, che prende il posto di Kid Komics e si trasformerà già dal numero successivo in Rusty Comics (gestione delirante a dir poco).
Stessa sorte tocca alla testata Comedy Comics dove nel numero 34 esordisce Margie che si va a inserire nel filone rosa insieme a Millie, Nelly, Patsy e compagnia bella. Con il numero successivo la serie cambia nome, abbandona i cari animaletti e si vota completamente al nuovo personaggio diventando Margie Comics.
Il 1946 vede anche l'esordio della testata dedicata a un personaggio abbastanza familiare anche al giorno d'oggi avendo esso goduto di più di un'incarnazione futura. Parliamo di Mighty Mouse, già concepito nel 1942 su Terry-Toons Comics e sfruttato dalla Timely per sole quattro uscite. Si trattava di una parodia delle storie di supereroi dove il topo era vagamente ispirato da Superman. Non sono chiare ne la paternità del personaggio ne quella della cover sottostante. Dopo le prime uscite i diritti di sfruttamento del personaggio passarono ad altri editori.
Willie Comics, dal quinto numero, prenderà il posto di Ideal Comics, ancora umani al posto dei vecchi animali antropomorfi, vista la tendenza l'assonante antropomorti ormai è più che giustificato.
Uno dei rari tentativi di rivitalizzare il genere supereroico arriva da All-Winners Comics dove nel numero 19 Bill Finger e Sydney Shores creano la All-Winners Squad nella quale militano il secondo Cap e il secondo Bucky, il resto degli Invasori e anche Phantom Blonde. Il tutto non durerà più di un paio di numeri.
Continua...
Come abbiamo visto nello scorso appuntamento verso la metà degli anni quaranta il genere supereroistico stava attraversando un momento di scarsi riscontri sostituito principalmente da testate a sfondo rosa o a carattere umoristico.
Siamo ormai nel 1946 e con la fine del secondo conflitto mondiale la tendenza non fa che acuirsi. Non sono più così necessari gli eroi patriottici portatori sani di bandiera e nazionalismo castigatori di crucchi e giapponesi, il pubblico rivolge soldi e attenzioni altrove. Alcuni albi dedicati ai supereroi lentamente chiudono o si trasformano in altro, quelli che rimangono in piedi assistono comunque a un significativo calo di vendite. Siamo alla fine di quella che viene comunemente considerata la Golden Age del fumetto, l'attenzione si sposta verso altri lidi.
Nel 1946 ormai il sorridente Stan Lee è tornato all'ovile di papà Goodman e ha ripreso in mano il ruolo di editor di numerose testate e le cose iniziavano a cambiare. La collana All Select Comics che presentava storie di Cap, Namor e della Torcia chiude con il numero 11, numero che vede anche l'esordio di Blonde Phantom. Proprio al personaggio in questione verrà dedicata una nuova collana che partirà proprio con il numero 12 prendendo il posto di quella appena defunta.
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| All Select Comics 11 (aut. 1946) cover di Syd Shores |
Creata da Stan Lee e Syd Shores, Blonde Phantom era un'avvenente fanciulla che combatteva il crimine comodamente in abito da sera. Louise Mason, vero nome dell'eroina, è stata ripescata in tempi più recenti come comprimaria della serie The Sensational She-Hulk di fine anni 80 e recentemente (ora in corso di pubblicazione in Italia) nella mini Avengers 1959 di Howard Chaykin.
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| Blonde Phantom Comics 12 (inv. 1946) cover di Syd Shores |
Anche altre testate subirono delle variazioni di rotta: Movie Tunes Comics, che vide solo un numero nel 1946, diventa Frankie Comics passando così dalle storie con protagonisti animali antropomorfi (o antropomorti come dice mia figlia) a quelle, sempre umoristiche con protagonisti umani. Frankie Comics, dopo otto uscite si trasformò in Frankie and Lana. Unico numero incece per Kid Movie Comics, l'undicesimo, che prende il posto di Kid Komics e si trasformerà già dal numero successivo in Rusty Comics (gestione delirante a dir poco).
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| Frankie Comics 4 (inv. 1946) di Irving Tirman |
Stessa sorte tocca alla testata Comedy Comics dove nel numero 34 esordisce Margie che si va a inserire nel filone rosa insieme a Millie, Nelly, Patsy e compagnia bella. Con il numero successivo la serie cambia nome, abbandona i cari animaletti e si vota completamente al nuovo personaggio diventando Margie Comics.
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| Margie Comics 35, (inv. 1946) art. sconosc. |
Il 1946 vede anche l'esordio della testata dedicata a un personaggio abbastanza familiare anche al giorno d'oggi avendo esso goduto di più di un'incarnazione futura. Parliamo di Mighty Mouse, già concepito nel 1942 su Terry-Toons Comics e sfruttato dalla Timely per sole quattro uscite. Si trattava di una parodia delle storie di supereroi dove il topo era vagamente ispirato da Superman. Non sono chiare ne la paternità del personaggio ne quella della cover sottostante. Dopo le prime uscite i diritti di sfruttamento del personaggio passarono ad altri editori.
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| Mighty Mouse 1 (Set. 1946) |
Willie Comics, dal quinto numero, prenderà il posto di Ideal Comics, ancora umani al posto dei vecchi animali antropomorfi, vista la tendenza l'assonante antropomorti ormai è più che giustificato.
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| Willie Comics 5 (Set. 1946), art. sconosc. |
Uno dei rari tentativi di rivitalizzare il genere supereroico arriva da All-Winners Comics dove nel numero 19 Bill Finger e Sydney Shores creano la All-Winners Squad nella quale militano il secondo Cap e il secondo Bucky, il resto degli Invasori e anche Phantom Blonde. Il tutto non durerà più di un paio di numeri.
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| All Winners Comics 19 (Set 1946) di Syd Shores |
Continua...
martedì 24 luglio 2012
A-Z: ABC - THE LEXICON OF LOVE
Altro appuntamento con la rubrica A-Z e altro genere musicale da me veramente poco battuto e nella stessa misura, devo ammettere, davvero poco apprezzato. L'album in questione, The lexicon of love degli ABC mi è capitato sotto mano grazie a qualche guida/enciclopedia del rock di manica molto larga per quel che concerne i confini del genere trattandosi infatti di un album smaccatamente pop ascrivibile al filone del New romantic inglese.
Agli albori del decennio, siamo nel 1980, Martin Fry intervista un paio di membri della band dei Vice Versa, Mark White (chitarra) e Stephen Singleton (sax). Da questo incontro nascerà il gruppo degli ABC di cui Fry diverrà leader e voce. A completare la formazione del gruppo Mark Lickley al basso (che non parteciperà in maniera completa alla stesura dell'album) e David Robinson alla batteria sostituito a breve da David Palmer.
Il loro primo album diventa un successo sia in Inghilterra sia oltreoceano piazzando almeno tre singoli nelle parti alte delle classifiche di vendita.
Genere per me non facilmente digeribile, l'accoppiata derivante dal suono delle tastierine e quello ovattato della batteria non rientrano nella maniera più assoluta nei miei gusti, se li accostiamo poi ai caratteristici ritornelli tritacoglioni che costellano l'album il gioco è fatto. Certo un singolo pezzo si può anche ascoltare, per esempio il motivo di The look of love ti entra in testa e dopo averlo ascoltato ci si chiede come mai senza riuscire a trovare risposta al quesito.
Tutto l'album però è troppo. I testi di stampo romantico nulla aggiungono al valore intrinseco dell'album contribuendo a dare quell'impressione di prodotto sterile e preconfezionato.
Per ora beccatevi proprio The look of love, per tutto il resto c'è Youtube.
Complimenti anche per il video.
The lexicon of love, 1982 - Neutron Records
Martin Fry: voce
David Palmer: batteria e percussioni
Stephen Singleton: sax
Mark White: chitarra e tastiere
Tracklist:
01 Show me
02 Poison arrow
03 Many happy returns
04 Tears are not enough
05 Valentine's day
06 The look of love Pt. 1
07 Date stamp
08 All of my heart
09 4 ever 2 gether
10 The look of love Pt. 4
Agli albori del decennio, siamo nel 1980, Martin Fry intervista un paio di membri della band dei Vice Versa, Mark White (chitarra) e Stephen Singleton (sax). Da questo incontro nascerà il gruppo degli ABC di cui Fry diverrà leader e voce. A completare la formazione del gruppo Mark Lickley al basso (che non parteciperà in maniera completa alla stesura dell'album) e David Robinson alla batteria sostituito a breve da David Palmer.
Il loro primo album diventa un successo sia in Inghilterra sia oltreoceano piazzando almeno tre singoli nelle parti alte delle classifiche di vendita.
Genere per me non facilmente digeribile, l'accoppiata derivante dal suono delle tastierine e quello ovattato della batteria non rientrano nella maniera più assoluta nei miei gusti, se li accostiamo poi ai caratteristici ritornelli tritacoglioni che costellano l'album il gioco è fatto. Certo un singolo pezzo si può anche ascoltare, per esempio il motivo di The look of love ti entra in testa e dopo averlo ascoltato ci si chiede come mai senza riuscire a trovare risposta al quesito.
Tutto l'album però è troppo. I testi di stampo romantico nulla aggiungono al valore intrinseco dell'album contribuendo a dare quell'impressione di prodotto sterile e preconfezionato.
Per ora beccatevi proprio The look of love, per tutto il resto c'è Youtube.
Complimenti anche per il video.
The lexicon of love, 1982 - Neutron Records
Martin Fry: voce
David Palmer: batteria e percussioni
Stephen Singleton: sax
Mark White: chitarra e tastiere
Tracklist:
01 Show me
02 Poison arrow
03 Many happy returns
04 Tears are not enough
05 Valentine's day
06 The look of love Pt. 1
07 Date stamp
08 All of my heart
09 4 ever 2 gether
10 The look of love Pt. 4
lunedì 23 luglio 2012
IL GATTO CON GLI STIVALI
(Puss in boots di Chris Miller, 2011)
Erano davvero poche le aspettative riguardo questo ennesimo film d'animazione targato Dreamworks fuoriscito dallo sfruttamento del brand dedicato all'orco puzzone, vuoi perché ormai la saga di Shrek non la posso più digerire, vuoi perché le recensioni in rete non mi facevano certo ben sperare.
Invece ho trovato anche dei risvolti positivi in questo spin-off dedicato al tenerissimo (quando vuole) Gatto con gli stivali. Come prima cosa non ci sono riferimenti ne intromissioni provenienti dalla saga di Shrek e di questo infinitamente ringraziamo. La pellicola inoltre non è immersa nel solito bagno di sangue delle citazioni, certo qualcuna c'è ed è anche sfiziosa tipo quella legata al Bean club (e non vado oltre). Inoltre non si abusa della capacità del gatto di fare gli occhioni, e già temevo.
L'animazione è ai livelli ai quali ci ha abituati la Dreamworks, non siamo al meglio offerto dalla Pixar (e forse neanche al punto più alto offerto dalla Dreamworks stessa) ma non ci si può proprio lamentare, il lavoro svolto è davvero molto buono. Inoltre il plot poteva rivelarsi davvero convincente e i momenti divertenti non mancano. Il film soffre purtroppo anche di vari momenti di stanca che rendono la visione globale non troppo brillante.
C'è però la giusta morale per i bambini, alcuni personaggi davvero azzeccati come la gattina terribile Kitty e la nemesi nemico/amico Humpty Dumpty, un bell'uovo antropomorfo, non male. Anche le sequenze di ballo o puramente action le ho trovate abbastanza soddisfacenti. Sicuramente non un must, a tratti un po' lento ma comunque più originale delle ultime prove dell'orco. Non poteva ovviamente mancare il doppiaggio di Antonio Banderas nei panni del Gatto e infatti non manca.
In breve: il Gatto cresce in un orfanotrofio di San Ricardo con la sola compagnia di Humpty Dumpty che con gli anni diventa una sorta di fratello adottivo del Gatto. Il grande sogno della sgangherata coppia è quello di trovare i fagioli magici della famosa leggenda così da sistemarsi per sempre. Quando il Gatto diventerà un eroe per la cittadina di S. Ricardo, l'uovo, in preda alla gelosia, seguirà la strada del crimine separandosi dal suo amico fraterno.
Solo quando, anni dopo, Humpty Dumpty troverà davvero i magici fagioli si avvicinerà nuovamente al Gatto con gli stivali per chiederne l'aiuto e per formare un trio irresistibile insieme alla gatta Kitty Zampe di velluto. In fin dei conti il film si può guardare.
Erano davvero poche le aspettative riguardo questo ennesimo film d'animazione targato Dreamworks fuoriscito dallo sfruttamento del brand dedicato all'orco puzzone, vuoi perché ormai la saga di Shrek non la posso più digerire, vuoi perché le recensioni in rete non mi facevano certo ben sperare.
Invece ho trovato anche dei risvolti positivi in questo spin-off dedicato al tenerissimo (quando vuole) Gatto con gli stivali. Come prima cosa non ci sono riferimenti ne intromissioni provenienti dalla saga di Shrek e di questo infinitamente ringraziamo. La pellicola inoltre non è immersa nel solito bagno di sangue delle citazioni, certo qualcuna c'è ed è anche sfiziosa tipo quella legata al Bean club (e non vado oltre). Inoltre non si abusa della capacità del gatto di fare gli occhioni, e già temevo.
L'animazione è ai livelli ai quali ci ha abituati la Dreamworks, non siamo al meglio offerto dalla Pixar (e forse neanche al punto più alto offerto dalla Dreamworks stessa) ma non ci si può proprio lamentare, il lavoro svolto è davvero molto buono. Inoltre il plot poteva rivelarsi davvero convincente e i momenti divertenti non mancano. Il film soffre purtroppo anche di vari momenti di stanca che rendono la visione globale non troppo brillante.
C'è però la giusta morale per i bambini, alcuni personaggi davvero azzeccati come la gattina terribile Kitty e la nemesi nemico/amico Humpty Dumpty, un bell'uovo antropomorfo, non male. Anche le sequenze di ballo o puramente action le ho trovate abbastanza soddisfacenti. Sicuramente non un must, a tratti un po' lento ma comunque più originale delle ultime prove dell'orco. Non poteva ovviamente mancare il doppiaggio di Antonio Banderas nei panni del Gatto e infatti non manca.
In breve: il Gatto cresce in un orfanotrofio di San Ricardo con la sola compagnia di Humpty Dumpty che con gli anni diventa una sorta di fratello adottivo del Gatto. Il grande sogno della sgangherata coppia è quello di trovare i fagioli magici della famosa leggenda così da sistemarsi per sempre. Quando il Gatto diventerà un eroe per la cittadina di S. Ricardo, l'uovo, in preda alla gelosia, seguirà la strada del crimine separandosi dal suo amico fraterno.
Solo quando, anni dopo, Humpty Dumpty troverà davvero i magici fagioli si avvicinerà nuovamente al Gatto con gli stivali per chiederne l'aiuto e per formare un trio irresistibile insieme alla gatta Kitty Zampe di velluto. In fin dei conti il film si può guardare.
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giovedì 19 luglio 2012
TMNT
(di Kevin Munroe, 2007)
TMNT ovvero Teenage Mutant Ninja Turtles, chi non le conosce? Arrivano al lungometraggio d'animazione anche le tartarughe ninja dai nomi rinascimentali. C'era ancora qualcosa da dire sul quartetto composto da Leonardo, Raffaello, Donatello e Michelangelo? Forse no, almeno non aveva molto da dire al riguardo il regista e sceneggiatore Kevin Munroe (direttore anche del criticatissimo film su Dylan Dog) che realizza un film del tutto convenzionale che non regala nè sorprese nè momenti particolarmente convincenti.
Lo sviluppo dell'intreccio e anche la tecnica d'animazione sono del tutto convenzionali, i personaggi inoltre non sono particolarmente simpatici e mancano le scene smaccatamente divertenti. Non tutto è da buttare però in quanto il film scorre e non risulta particolarmente noioso, probabilmente piacerà più ai piccoli maschietti ma anche alle bimbe potrebbe non dispiacere, ad esempio Lauretta lo ha guardato senza attacchi di noia acuta. Per i grandi c'è senz'altro di meglio.
Il gruppo delle tartarughe antropomorfe è allo sbando, senza uno scopo dopo la morte del vecchio e storico nemico Shredder e con il leader Leonardo emigrato in Sud America per affinare le sue capacità. A New York Raffaello è diventato un vigilante in solitaria (all'insaputa dei suoi fratelli), Donatello lavora come operatore telefonico e Michelangelo organizza feste indossando una maschera da tartaruga. Una banda male assortita che si troverà a dover affrontare, insieme ai sempre fedeli Splinter, April e Casey, le conseguenze di un'antichissima maledizione legata alla comparsa di 13 mostri.
Purtroppo la parte che poteva essere più interessante, la caccia alle antiche creature, viene sviluppata frettolosamente, ci si avvicina al compimento della storia senza trattenere il fiato, rimane qualche sequenza di combattimento decente e magari un pizzico di nostalgia per personaggi del nostro passato (ma neanche poi tanto). Inoltre per tutta la durata del film Donatello e Michelangelo sono relegati a ruolo di comprimari quasi inesistenti, tiene banco la rivalità mossa da gelosia tra Raffaello e Leonardo. Una pellicola non terribile ma sicuramente trascurabile.
TMNT ovvero Teenage Mutant Ninja Turtles, chi non le conosce? Arrivano al lungometraggio d'animazione anche le tartarughe ninja dai nomi rinascimentali. C'era ancora qualcosa da dire sul quartetto composto da Leonardo, Raffaello, Donatello e Michelangelo? Forse no, almeno non aveva molto da dire al riguardo il regista e sceneggiatore Kevin Munroe (direttore anche del criticatissimo film su Dylan Dog) che realizza un film del tutto convenzionale che non regala nè sorprese nè momenti particolarmente convincenti.
Lo sviluppo dell'intreccio e anche la tecnica d'animazione sono del tutto convenzionali, i personaggi inoltre non sono particolarmente simpatici e mancano le scene smaccatamente divertenti. Non tutto è da buttare però in quanto il film scorre e non risulta particolarmente noioso, probabilmente piacerà più ai piccoli maschietti ma anche alle bimbe potrebbe non dispiacere, ad esempio Lauretta lo ha guardato senza attacchi di noia acuta. Per i grandi c'è senz'altro di meglio.
Il gruppo delle tartarughe antropomorfe è allo sbando, senza uno scopo dopo la morte del vecchio e storico nemico Shredder e con il leader Leonardo emigrato in Sud America per affinare le sue capacità. A New York Raffaello è diventato un vigilante in solitaria (all'insaputa dei suoi fratelli), Donatello lavora come operatore telefonico e Michelangelo organizza feste indossando una maschera da tartaruga. Una banda male assortita che si troverà a dover affrontare, insieme ai sempre fedeli Splinter, April e Casey, le conseguenze di un'antichissima maledizione legata alla comparsa di 13 mostri.
Purtroppo la parte che poteva essere più interessante, la caccia alle antiche creature, viene sviluppata frettolosamente, ci si avvicina al compimento della storia senza trattenere il fiato, rimane qualche sequenza di combattimento decente e magari un pizzico di nostalgia per personaggi del nostro passato (ma neanche poi tanto). Inoltre per tutta la durata del film Donatello e Michelangelo sono relegati a ruolo di comprimari quasi inesistenti, tiene banco la rivalità mossa da gelosia tra Raffaello e Leonardo. Una pellicola non terribile ma sicuramente trascurabile.
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supereroi
BRADIPIT 27
Darling, don't you monkey with the monkey
Monkey, monkey, monkey
Don't you know you're going to shock the monkey
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Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
Monkey, monkey, monkey
Don't you know you're going to shock the monkey
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martedì 17 luglio 2012
UNA TRILOGIA INGLESE
Devo dire che questa Trilogia inglese mi ha colpito davvero in maniera positiva. I due creatori di queste storie, Floc'h & Rivière, mescolano al meglio la tradizione del fumetto francobelga con atmosfere di squisito stampo britannico. La linea chiara al servizio delle strade di Londra e delle campagne inglesi offre prospettive insolite e attraenti, per non parlare dei deliziosi ambienti in interno.
Ottava uscita della collana Graphic Novel che la Coconino in collaborazione con Repubblica portò in edicola alcuni anni orsono (a 9,90 euro), il volume gode di un'ottima introduzione redazionale grazie alla quale carpiamo interessanti informazioni sulle spinte creative che sono a monte dell'opera, più innovativa di quel che potrebbe sembrare dopo un veloce sguardo iniziale.
Nonostante l'uso della tradizionale linea chiara da parte di Floc'h nella realizzazione delle sue tavole (splendide a mio avviso), la narrazione si discosta dalla linearità classica che prevede una sequenza introduttiva, uno svolgimento e un finale per ogni storia narrata. Il tratto rassicurante di Floc'h insieme all'estro narrativo di Rivière ingannano il lettore conducendolo attraverso una narrazione tutt'altro che lineare e semplicistica. Piccoli inganni che rendono la lettura ancor più piacevole.
A corredo dei tre episodi della Trilogia inglese (L'appuntamento a Sevenoaks, Il dossier Harding e Alla ricerca di Sir. Malcolm) nel volume troviamo anche due interessanti racconti illustrati dove almeno uno dei due non svolge affatto il compito di sterile riempitivo ma assume invece una buona rilevanza nel complessivo tratteggio dei personaggi creati dal duo francese.
Gli interessi degli autori, oltre a quello di sviare e sorprendere in maniera delicata il lettore, si focalizzano sull'intrigo e sulla letteratura con una particolare attenzione al mistery inglese, non per niente tra le comparse delle tre storie presentate possiamo trovare niente meno che la signora Agatha Christie. L'intreccio giallo è interesse anche dei principali protagonisti delle vicende narrate, il critico letterario Francis Albany, detective per diletto e necessità, e la scrittrice Olivia Sturgess che proprio con il mistery ha cementato il suo successo letterario. Protagonista de L'appuntamento a Sevenoaks è invece un altro scrittore di racconti gialli, il giornalista George Croft. Proprio le atmosfere del giallo danno il passo a queste storie stemperate di volta in volta dal surreale, dal ricordo e dal sogno.
In L'appuntamento a Sevenoaks, lo scrittore George Croft si trova a dipanare una matassa legata a un vecchio libro di racconti del mistero che lo porterà a ripercorrere le vicende dell'ambiguo Basil Sedbuk, scrittore di opere per il Black Theater e della sua prima attrice Myriam de Karla. Ne Il dossier Harding, forse il più convenzionale dei tre racconti, la coppia Albany/Sturgess indaga su di un caso di omicidio mentre in Alla ricerca di Sir Malcom ci viene offerto un viaggio a bordo del Titanic con annesso enigma da risolvere.
Il lavoro degli autori è ottimo su tutti i livelli, tavole in cui ci si perde nei dettagli, personaggi ben delineati anche grazie agli episodi testuali, simpatici inside-jokes e citazioni letterarie e un certo gusto per il mistero ovviamente. E poi quell'aria così inglese che da dei francesi non te lo aspetti mica. Un'ottima lettura sotto tutti i punti di vista, il più sarà riuscire a recuperare qualcosa d'altro prodotto da questi due interessanti signori.
Ottava uscita della collana Graphic Novel che la Coconino in collaborazione con Repubblica portò in edicola alcuni anni orsono (a 9,90 euro), il volume gode di un'ottima introduzione redazionale grazie alla quale carpiamo interessanti informazioni sulle spinte creative che sono a monte dell'opera, più innovativa di quel che potrebbe sembrare dopo un veloce sguardo iniziale.
Nonostante l'uso della tradizionale linea chiara da parte di Floc'h nella realizzazione delle sue tavole (splendide a mio avviso), la narrazione si discosta dalla linearità classica che prevede una sequenza introduttiva, uno svolgimento e un finale per ogni storia narrata. Il tratto rassicurante di Floc'h insieme all'estro narrativo di Rivière ingannano il lettore conducendolo attraverso una narrazione tutt'altro che lineare e semplicistica. Piccoli inganni che rendono la lettura ancor più piacevole.
A corredo dei tre episodi della Trilogia inglese (L'appuntamento a Sevenoaks, Il dossier Harding e Alla ricerca di Sir. Malcolm) nel volume troviamo anche due interessanti racconti illustrati dove almeno uno dei due non svolge affatto il compito di sterile riempitivo ma assume invece una buona rilevanza nel complessivo tratteggio dei personaggi creati dal duo francese.
Gli interessi degli autori, oltre a quello di sviare e sorprendere in maniera delicata il lettore, si focalizzano sull'intrigo e sulla letteratura con una particolare attenzione al mistery inglese, non per niente tra le comparse delle tre storie presentate possiamo trovare niente meno che la signora Agatha Christie. L'intreccio giallo è interesse anche dei principali protagonisti delle vicende narrate, il critico letterario Francis Albany, detective per diletto e necessità, e la scrittrice Olivia Sturgess che proprio con il mistery ha cementato il suo successo letterario. Protagonista de L'appuntamento a Sevenoaks è invece un altro scrittore di racconti gialli, il giornalista George Croft. Proprio le atmosfere del giallo danno il passo a queste storie stemperate di volta in volta dal surreale, dal ricordo e dal sogno.
In L'appuntamento a Sevenoaks, lo scrittore George Croft si trova a dipanare una matassa legata a un vecchio libro di racconti del mistero che lo porterà a ripercorrere le vicende dell'ambiguo Basil Sedbuk, scrittore di opere per il Black Theater e della sua prima attrice Myriam de Karla. Ne Il dossier Harding, forse il più convenzionale dei tre racconti, la coppia Albany/Sturgess indaga su di un caso di omicidio mentre in Alla ricerca di Sir Malcom ci viene offerto un viaggio a bordo del Titanic con annesso enigma da risolvere.
Il lavoro degli autori è ottimo su tutti i livelli, tavole in cui ci si perde nei dettagli, personaggi ben delineati anche grazie agli episodi testuali, simpatici inside-jokes e citazioni letterarie e un certo gusto per il mistero ovviamente. E poi quell'aria così inglese che da dei francesi non te lo aspetti mica. Un'ottima lettura sotto tutti i punti di vista, il più sarà riuscire a recuperare qualcosa d'altro prodotto da questi due interessanti signori.
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