venerdì 29 ottobre 2010

BACK TO THE PAST: 1968 PT. 2

Facciamo tappa in territorio prevalentemente Rock/Blues e andiamo a sentire qualcosa proveniente da quest'annata.

Dopo le deviazioni Psych i Rolling Stones tornano sulla strada maestra a loro sicuramente più congeniale. un trascinante Jagger canta un'altrettanto coinvolgente Jumpin' Jack Flash.



La controcultura si faceva sentire, film come Easy Rider facevano epoca e questo brano della band "The band" viene incluso proprio nella colonna sonora del film, aria di libertà... di strada. The weight.



Ancora sulla strada - On the road again - con i Canned Heat.



Grandi esponenti del blues bianco che fece difficoltà a farsi accettare come genere, i Cream vengono anche considerati uno dei primi Super Gruppi della storia, musicisti già affermati che si uniscono per una grande collaborazione. La loro carriera durò in tutto tre anni. Li ascoltiamo con un pezzo parecchio rockeggiante. White room.



Il pezzo Piece of my heart, inciso già nel 1967 da Aretha Franklin, esplode nel 1968 con l'interpretazione di Janis Joplin.

giovedì 28 ottobre 2010

PROVINI

Laura si è presentata al provino per una remake di un film abbastanza recente.
Ecco la foto che le ha garantito la partecipazione.
Di quale film si tratta?



mercoledì 27 ottobre 2010

INDOVINA CHI? 2

Bene, vista la calorosa e tempestiva partecipazione degli amici ho deciso di rilanciare subito la sfida.
Non prendeteci troppo gusto perchè in futuro diluirò maggiormente gli appuntamenti con Indovina chi?
La difficoltà della scorsa sfida era esigua, ora ho aumentato il livello ma solo di un pochino. La soluzione dovrebbe essere ancora alla portata di tutti.
Se vi mancasse proprio qualche personaggio lasciate lo spazio vuoto accanto al numero corrispondente.
Via che si va...

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martedì 26 ottobre 2010

INDOVINA CHI?

Parte qui un (spero) divertente giochino che avrà l'unico scopo di intrattenere e divertire i lettori del blog.
Ogni giorno ci capita di parlare di personaggi di ogni genere e mestiere... attori, scrittori, gente inutile, musicisti, politici, etc...
Conosciamo però il volto di ognuno di loro? Di molti ovviamente si, di altri magari no.
In questo giochino ci saranno 10 foto numerate a ogni appuntamento (quello odierno spero sia il primo di una serie)
Vincerà chi per primo indovinerà tutti e 10 i personaggi indicando il numero progressivo della foto e nome e cognome del personaggio (o nome d'arte in caso di personaggi tipo Ron ad esempio).
Questo primo turno sarà volutamente molto facile.
Buon divertimento.

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lunedì 25 ottobre 2010

CASINO'

(di Elmore Leonard)

Da buon appassionato di letteratura gialla, noir e scritti affini ma ben conscio di avere molte lacune nel campo, cerco quando posso di colmarle andando a recuperare romanzi di scrittori con i quali ancora non ho avuto modo di confrontarmi.

Questa volta è toccato a Elmore Leonard, romanziere ormai ottantacinquenne che molto ha scritto nel corso della sua lunga carriera. Arrivato tardi al successo si è occupato di narrativa western prima e gialla poi, pur non disdegnando escursioni in generi diversi. Alcuni suoi romanzi sono stati trasformati in film di buon successo, uno su tutti Jackie Brown adattato per il cinema da Quentin Tarantino. Tra i più celebri anche Get shorty, Be cool e Out of sight.

Vincent Mora, poliziotto a Miami, passa a Isla Verde (Portorico) un periodo di convalescenza a causa di una ferita da arma da fuoco. Ma in questa prima parte del romanzo la vicenda interessante è quella di Isidro, taxista che scarrozza per la località turistica quello che per lui assume l’aspetto della gallina dalle uova d’oro: Mr. Magic, il turista ideale. Teddy Magik però è a Isla Verde per un motivo ben preciso che certamente ha poco a che fare con il turismo. Le storie dei due protagonisti si incroceranno coinvolgendo altri personaggi che in qualche modo saranno legati all’ambiente delle case da gioco. Di conseguenza la vicenda si sposterà e troverà sviluppo ad Atlantic City, altra città del gioco degli Stati Uniti d’America e si sa che in questo ambiente i tipacci non mancano: giocatori, criminalità organizzata, psicopatici e belle donne, soldi e lusso. Insolite alleanze, lucida freddezza e location poco sfruttate da altri scrittori caratterizzano questo piacevole romanzo

Dopo un ottimo inizio con intuizioni molto valide la storia prende una piega decisamente più convenzionale, il romanzo corre via veloce verso l’inevitabile confronto finale. Non c’è un assassino da scoprire, il gioco è fin troppo facile, ci sono solo le pagine che, una dopo l’altra, costruiranno una lettura di piacevole intrattenimento.

sabato 23 ottobre 2010

BACK TO THE PAST: 1968 PT. 1

1968, anno di contestazioni. Andiamo a vedere la scena musicale cosa ci proponeva.
Partiamo esaminando alcuni pezzi che spaziano dal Pop al Soul mantenendoci su ritmi "leggeri". Qualcosa ho dovuto tralasciare per mancanza di video (Merrilee Rush - Angel of the morning ad esempio) e qualcosa per l'insopportabilità della versione nostrana (1910 Fruitgum Co. - Simon Says).

Inauguriamo l'annata con una delle canzoni preferite di mia moglie. Otis Redding scrisse questa (Sittin' on) The dock of the bay seduto in una barca ormeggiata nella baia di Susalito in California.
Il pezzo fu un grandissimo successo che Redding, deceduto in un incidente aereo nel dicembre del 1967, non riuscì mai a godersi. Il brano uscì postumo nel gennaio 1968.



Altro grande successo dell'annata è Mrs. Robinson, brano pubblicato nel 1968 su disco dal duo Simon and Garfunkel anche se un'anticipazione era già stata data l'anno prima in quanto il pezzo compariva nella colonna sonora del film Il laureato.



Herb Alpert porta al successo il pezzo This guy's in love with you scritto dal celebre compositore Burt Bacharach.



Un assaggio di musica "nera" verso la quale ultimamente sento un feeling' particolare, sopratutto per quella dei seventies... I heard it through the grapevine nella versione di Marvin Gaye datata proprio 1968.



Chiudiamo questa prima parte con un brano pop dalle influenze ancora Psych riscontrabili soprattutto nel montaggio del video.
Tommy James - Crimson and clover.

MERCATINO 1 (e consiglio)

Come annunciato qualche tempo fa, nel tentativo di riordinare la casa e fare spazio, dovrò liberarmi di qualche serie a fumetti, vecchia o nuova che sia, e regalare così doppioni (alcune cose le ho in più di un'edizione) e albi validi ma non imprescindibili per la mia collezione personale (quelli resteranno ovviamente nella mia libreria). Inizierò da Greystorm, della quale cliccando sul nome potete leggere una mia recensione scritta per il sito fumettidicarta.
La miniserie è composta da 11 numeri in formato bonellide, con tematiche avventuroso/fantascientifiche assimilabili a quelle trattate più volte dal romanziere Jules Verne. Manca il numero extra uscito in coda alla serie nel quale venivano approfondite alcune tematiche e alcune sottotrame. La serie è però conclusa con l'undicesimo numero e quindi completa.
Se qualcuno tra gli amici che seguono il blog fosse interessato, posti un commento e la mini sarà sua (solo per gli amici, non spedirò nulla, sorry)


Cambiamo argomento e passiamo al consiglio.
Tempo fa, in uno dei miei passaggi al mercatino sotto casa, acquistai a un prezzo ridicolo una copia in buono stato del Don Chisciotte di Cervantes.
Arrivato a casa appurai che il libro in questione era solo la prima parte del romanzo e, impossibilitato a trovare la seconda, lo riportai dove lo avevo trovato.
Alla prima occasione, memore dell'episodio, mia moglie mi regalò la versione completa edizione BUR.
Intimorito dalle dimensioni e dalla particolarità dell'opera, il libro è rimasto in libreria fino a ora.
Ieri l'ho spostato sul comodino ma l'incertezza mi attanaglia.
Qualcuno si è già confrontato con quest'opera monumentale. La lettura è possibile o la resa prima della fine e quasi inevitabile?
Cosa ne pensate? Consigli... consigli...

giovedì 21 ottobre 2010

VISIONI 4

Una proposta "classica" per questo quarto appuntamento di Visioni.
Sono sempre stato attratto in pittura dai paesaggi e dal vedutismo, riproduzione molto realistica di vasti spazi e, come indica il nome stesso, di vedute.

Grande esponente di questo genere di pittura è stato Giovanni Antonio Canal detto Canaletto.
Celebri le sue splendide pitture veneziane, propongo qui una forse meno nota riproduzione a tema inglese. London: Northumberland house opera del 1752.


Residenza londinese del conte di Northumberland il quale commissionò l'opera al Canaletto (e come dargli torto). La residenza fu demolita nel 1873.
Un paio di curiosità: il leone che sovrasta il portale è stato conservato ed è ancora visibile alla Syon House di Isleworth.
La statua di Carlo I (sulla destra) è ora visibile all'ingresso di Whitehall lato Trafalgar Square.

mercoledì 20 ottobre 2010

CATTIVISSIMO ME

(di Pierre Coffin, Chris Renaud)

In quella che ormai viene vista come una sfida aperta tra case cinematografiche per accaparrarsi il dominio sul redditizio mercato dell’animazione, si inserisce alla grande anche la Universal con questo divertentissimo Cattivissimo me.
Ultimamente, in qualità di papà di una bimba di poco più di quattro anni, la visione di cartoni animati abbonda, e il metro di giudizio è basato su una vasta gamma di visioni.

Ora scriverò quella che verrà considerata quasi un’eresia ma, forse proprio perchè sto (ri)cominciando a guardare questi film con gli occhi della mia bimba, l’ammiraglia del genere, la Pixar, sta perdendo punti nella mia classifica personale.
Infatti alcune delle più osannate tra le ultime produzioni targate Pixar, Up e Wall-E, risultano quantomeno poco adatte al pubblico dei più piccoli. Gli eterni silenzi che caratterizzano la storia dello spazzino galattico e l’infinita tristezza delle vicende del vecchietto protagonista di Up, rendono questi prodotti più adatti a un pubblico adulto mentre i più piccoli faticano ad appassionarsi alle vicende narrate, cosa che non succedeva con i prodotti precedenti della stessa casa cinematografica.

Di contro, la Dreamworks con Dragon Trainer, la Disney con prodotti come Bolt (un po’ meno con il noiosetto La principessa e il ranocchio) e proprio la Universal con questo Cattivissimo me, centrano il bersaglio sfornando validissimi film d’animazione, magari con morali e sottotesti più semplici e tradizionali, che però divertono tantissimo sia i piccoli che i grandi. E in arrivo c’è anche Raperonzolo che promette davvero bene.
Questa concorrenza sta portando nelle sale prodotti di fattura mediamente elevata e questo non può che essere un bene.... ma veniamo a noi.


Gru, una sorta di Zio Fester dal naso adunco, fa di tutto per rendersi sgradevole e antipatico. Gira per strada con un fastidioso mezzo motorizzato creatore di danni, sfugge qualsiasi gesto gentile e non ha riguardi per nessuno.
Per metterci il carico da 11, di professione fa pure il ladro. Ma non un ladro qualsiasi, i suoi ultimi furti sono stati in ordine: il tabellone luminoso di Times Square, la statua della libertà (quella piccola di Las Vegas) e la Tour Eiffel (quella piccola di Las Vegas). Qualcuno però l’ha superato in astuzia ed è riuscito a far sparire una delle grandi piramidi d’Egitto.
Cosa fare per tornare a essere il numero uno? A questo punto Gru si mette in testa di rubare niente meno che la Luna.
Nella sua impresa verrà aiutato dai minions, strambi e pasticcioni esserini gialli a lui molto fedeli e da un anziano professore, inventore delle armi più assurde.
Sulla sua strada si metteranno Vector, acerrimo nemico e le tre orfanelle Margo, Edith e Agnes.

Come detto sopra, la morale è semplice e non nasconde particolari chiavi di lettura però ci si diverte dall’inizio alla fine senza momenti di stanca. Non c’è la ricerca forzata della citazione a ogni costo come accade nei film di Shreck, saga che sta ormai mostrando la corda e, dal punto di vista tecnico, pur non raggiungendo le vette toccate dalla Pixar la realizzazione rimane di assoluto valore.

Nel caso andiate a vedere il film al cinema, cosa che vi consiglio, rimanete a guardare i titoli di coda durante i quali i minions si esibiranno in un divertente giochino.

lunedì 18 ottobre 2010

WATCHMEN

(di Zack Snyder)

Nella stesura di questo post cercherò di limitarmi a parlare del film di Snyder senza sfociare in difficili parallelismi con l’opera dal quale il film è tratto.
Il Watchmen di Alan Moore è infatti considerato uno dei capolavori assoluti dell’arte sequenziale, come amava definire il fumetto Will Eisner. Sicuramente lo è per quel che riguarda la figura del supereroe e la sua entrata di prepotenza nel mondo “adulto” e reale.
I film tratti dalle opere di Moore, volendo andare a fare scomodi paragoni film/fumetto, uscirebbero dal confronto con le ossa inevitabilmente a pezzi. E c’è da dire che alcune trasposizioni hanno comunque avuto il pregio di offrire al pubblico opere ben curate e con una buona resa, assolutamente apprezzabili. Per godersele a fondo basta non pensare all’opera originale, inevitabilmente molto più approfondita e matura.
A parte il risibile La lega degli uomini straordinari, un insulso filmetto, altre trasposizioni come From Hell – La vera storia di Jack lo squartatore e V for Vendetta, sul grande schermo hanno fatto la loro figura.
Anche di questo Watchmen non ci si può proprio lamentare. Il regista segue la trama del fumetto senza discostarsene troppo, scava nei personaggi e tenta (dico tenta) di rendere al meglio le atmosfere presenti nel comic book.

Siamo a metà degli anni ’80 negli Stati Uniti, l’America e il mondo in generale vivono un’ondata di pessimismo e paura dovuta principalmente allo spauracchio della tragedia nucleare. La guerra fredda tra U.S.A. e Russia è al suo apice e la situazione sembra precipitare avvicinandosi sempre più a un infausto epilogo.
I vecchi vigilantes, quelli che avevano vissuto l’età dell’innocenza e dello splendore, sono ormai in pensione se non già trapassati.
La seconda generazione di eroi, i Watchmen, sono stati messi al palo da una legge che ne proibisce le attività.
“Who watches the watchmen” – “Chi controlla i controllori?” si legge su un muro.
Questa è la domanda che aleggia nell’aria riguardo questa seconda generazione di eroi, perchè un cinico amorale con abilità particolari non diventa un eroe, resta un cinico amorale.
Uno squilibrato potenziato non guarisce, diventa uno squilibrato pericoloso.
Qui non siamo di fronte a Spider-Man o Iron Man. Chi sono i controllori?

Il Comico, cinico e privo di scrupoli è l’esagerazione del marciume della società. E’ l’ultima risata che non si ferma davanti a nessuno.
Rorschach è uno psicopatico violento, Gufo Notturno, fondamentalmente timido e inibito vive solo con i suoi ricordi. Jupiter divide la vita con il Dr. Manhattan, il più potente di tutti loro, e soffre di solitudine per il progressivo estraniarsi dalla vita del suo convivente. Ozymandias, l’uomo più intelligente del pianeta, cerca un’utopia.
Il Dr. Manhattan è ormai un dio. Ha totale controllo sulla materia, non ha bisogni e ha sempre meno sentimenti. E’ una super arma nelle mani degli U.S.A. che l’hanno sapientemente usata in passato nella guerra in Vietnam.
Non siamo di fronte al solito gruppo di eroi.

Il film si apre con l’omicidio del Comico (Jeffrey Dean Morgan) da parte di una figura misteriosa.
Dopo le indagini di routine da parte della polizia anche Rorschach (Jackie Earle Haley) comincia ad indagare sull’accaduto e si convince che qualcuno sta uccidendo le maschere, i vecchi eroi ormai mandati in pre-pensionamento da una legge restrittiva.
Rorschach contatta Gufo Notturno (Patrick Wilson) e lo mette al corrente dei fatti... da qui la trama si svilupperà fino al cataclismatico epilogo (non voglio dirvi troppo).

Da questo film non aspettatevi grande ironia e smargiassate, i toni sono cupi, c’è poco da stare allegri. Le scene che mostrano gli scontri sono sì spettacolari ma hanno un tasso di violenza decisamente più elevato rispetto alle pellicole dedicate ai supereroi targate Marvel o DC.
La levatura morale di alcuni personaggi, anche tra quelli che dovrebbero essere i buoni, non è proprio esemplare, non siamo di fronte al festival dei buoni sentimenti. Anche chi si muove alla ricerca del bene comune lo fa con mezzi davvero poco consoni o corretti.
Scene di sesso tra supereroi in altri film lasciate solo all'immaginazione dello spettatore vengono qui esplicitate (pur senza esagerare), non ci sono grandi responsabilità che derivano da grandi poteri, semmai grandi possibilità, buone o cattive che siano.

Un film assimilabile ad altri come tematiche ma decisamente lontano come contenuti.

giovedì 14 ottobre 2010

AN EVENING WITH: BRET EASTON ELLIS

Il brand, se così vogliamo chiamarlo, “An evening with:” che più volte è comparso in questo blog, si discosta per una volta dal suo naturale contesto che è quello musicale per sconfinare in ambito letterario.
L’appuntamento era troppo ghiotto per lasciarselo scappare (già mi ero perso James Ellroy tempo addietro), Bret Easton Ellis, uno dei più importanti scrittori contemporanei, tocca la nostra città in una delle tappe del tour promozionale del suo ultimo libro: Imperial bedrooms.
Tralascerò la presentazione dell’autore in quanto numerosi sono i siti che forniscono esaurienti informazioni sullo stesso e mi concentrerò sul resoconto della serata alla quale ho partecipato insieme al buon vecchio Zio Robbo di quartiere e alla sua dolce metà (saluti carissimi).
L’incontro era previsto per le 21.00 al Circolo dei lettori di Torino sito in uno storico palazzo d’epoca del centro città.
Niente da dire, la cornice è splendida, la serata sarà anche l’occasione di ammirare una parte di questo palazzo a me finora sconosciuto.
Saliti al piano al quale era previsto l’incontro ci siamo trovati davanti ai banchetti dove si vendeva l’ultimo libro dello scrittore (e non solo) e alla sala “apparecchiata” per l’evento.
Qui cominciano le dolenti note.
Pur essendo arrivati con un discreto anticipo rispetto all’orario di inizio della conferenza, l’accesso alla sala dove lo scrittore Giuseppe Culicchia avrebbe presentato Ellis ci è stato negato. I ticket erano già stati consegnati in precedenza e la capienza della sala stessa ci è sembrata quantomeno inadeguata per l’importanza dell’evento. Insomma, tutto esaurito.
Per carità può succedere, quello che ci ha fatto storcere un pochino il naso è il fatto che la sala fosse per almeno tre quarti vuota.
E tutte le persone che avevano ritirato i ticket dov’erano? In giro la folla non era ancora così nutrita, alcuni posti erano riservati alla stampa, ma tutti quei bei posti vuoti chi se li era accaparrati?
A pensar male (che di solito ci si piglia) verrebbe da dire amici e conoscenti, gestione all’italiana e via discorrendo.
Comunque ci hanno fatto accomodare in una sala adiacente dove era possibile guardare la conferenza in diretta su uno schermo. Anzi su un telo per diapositive (più o meno).
La delusione non è stata poca considerando che non avremmo assistito dal vivo all’incontro ma l’avremmo visto “in tele” nonostante questo si tenesse a pochi metri da noi, dietro una tenda che divideva le due sale.
Cercando a questo punto di adeguarci alla situazione e tentando anche noi il metodo all’italiana ci siamo introdotti nella sala per gli iniziati passando proprio attraverso la “Lynchiana” tenda rossa.
Invece di trovarci davanti al nano con la parlantina in reverse della Loggia Nera ci siamo imbattuti in una signorina della cerchia interna del Circolo dei lettori.
Poco prima che questa arrivasse a fermare il nostro illecito tentativo di assistere al dibattito, avevamo scambiato due parole con un paio di ragazzi seduti per terra su alcuni cuscini che si erano resi disponibili ad ospitarci tra di loro (anche se un po’ intimoriti dalle possibili conseguenze del temerario gesto).
La Signorina della CERCHIA INTERNA ci ha però comunicato che anche i cuscini erano stati riservati, sull’ambìto posto si poteva poggiar il culo solo se provvisti di ticket di tinta blu sangue nobile.
La nostra ristretta compagnia, portatrice sana di proletarissimi ticket rossi, veniva così condannata ad attraversare in direzione contraria il drappo Lynchiano e, su consiglio spassionato della Signorina della CERCHIA INTERNA, a tenersi stretti il comunque prestigioso posto nella sala proiezioni. Così abbiamo fatto anche se la scenetta precedente aveva assunto toni surreal demenziali (cuscini riservati, ma dai... dove siamo?).
In coda a queste piccole disavventure si è presentato tal Bret Easton Ellis, ma di questo parleremo un’altra volta (forse) o, nel caso il pelandrone mi precedesse, ne discuteremo sul blog del BVZRDQ.

Il Circolo dei lettori

martedì 12 ottobre 2010

Y - L'ULTIMO UOMO

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta

Quanto conta l’incipit di una storia nell’economia della stessa? A volte molto, altre poco e la storia cresce man mano che questa si sviluppa, nutrendosi di se stessa.
Certo che catturare il lettore o lo spettatore fin da subito è importantissimo se non proprio necessario. Sicuramente è molto utile.

Un aereo pieno di umanità eterogenea precipita su un’isola deserta, persone che non si conoscono tra di loro si trovano a vivere una tragedia comune. Per sopravvivere devono organizzarsi e ingegnarsi per non morire di fame. La civiltà è lontana migliaia di miglia e non si sa nemmeno in che direzione. E’ necessaria un’esplorazione dei luoghi, la conoscenza del territorio aumenta le possibilità di farcela.
Ma cosa succede se si cominciano a udire boati e strani rumori? Come è possibile che in un’isola dal clima tropicale ci si imbatta in un orso bianco che dovrebbe stare nei dintorni del polo? Cos’è quella strana nube di fumo nero che sembra in possesso di una propria volontà.
J.J. Abrams e soci hanno costruito su queste premesse il successo di Lost.

Scena urbana, traffico, gente. D’improvviso si scatena l’inferno. La gente stramazza al suolo, le auto perdono il controllo creando incidenti spaventosi, gli elicotteri si schiantano contro i grattacieli, gli aerei cadono. La devastazione è di proporzioni gigantesche.
Dopo circa due minuti le persone si rialzano, si prendono cura dei feriti, contemplano l’immane numero dei morti. Tutti quanti hanno perso conoscenza per qualcosa più di due minuti, due minuti durante i quali tutti hanno vissuto un piccolo pezzo del loro futuro. Una visione ancora là da venire, tutti hanno visto come sarà il loro futuro da lì a sei mesi circa. In tutta la città, in tutto il paese, in tutto il mondo. (incipit di Flashforward)

Tutto sommato partire con il piede giusto può rivelarsi davvero importante.

Nel caso di Y – L’ultimo uomo, Brian K. Vaughan, che ha collaborato anche alle sceneggiature del sopra citato Lost, ci è riuscito in maniera egregia.

Una tavola d’apertura davvero azzeccata. Una donna con volto e mani sporche di sangue corre per le strade di Brooklyn chiedendo aiuto. I suoi bambini stanno male, vomitano sangue, le serve aiuto subito. Incontra una donna in divisa, un’agente di polizia. L’agente sembra sotto shock.
La donna chiede aiuto all’agente.
“Non ci posso fare niente. E’ troppo tardi. E’ così ovunque”.
“Il mio collega”.
“Mio marito”.
“In tutta la città. Forse in tutto il mondo. Gli uomini...”
“Tutti gli uomini sono morti”.
L’agente impugna la pistola e se la porta alla tempia.

Con un flashback andiamo a conoscere i protagonisti di questa storia che, chiamandosi Y (riferimento al cromosoma maschile) – L’ultimo uomo, un maschietto almeno nel cast dovrà pure averlo.
Questo è Yorick Brown, giovincello fidanzato con la sua dolce metà al momento ubicata in Australia ed escapista dilettante. Un novello Houdini con le dovute distanze.
Con lui vive la scimmietta Ampersand (&) dispettosa come la gran parte delle componenti la sua razza e dotata anch’essa di attributo maschile.

Al momento del disastro Yorick diventa l’ultimo uomo sulla Terra in quanto, per motivi fino a ora sconosciuti, sopravvive al genocidio senza una palese ragione. La stessa cosa succede ad Ampersand che sarà l’ultimo animale con l’attrezzatura sulla faccia del pianeta.
Ovviamente lo scrittore non ci spiega i motivi della sopravvivenza dei due, mistero attorno al quale si svilupperanno le vicende che si arricchiscono di interessanti personaggi.

La madre di Yorick lavora in senato a Washington, non sa che il figlio è vivo. Le comunicazioni sono difficoltose e le strade inagibili. Una pattuglia di soldatesse israeliane viene a conoscenza dell’esistenza di un ultimo uomo e vuole impossessarsene. L’agente 355 dell’organizzazione denominata Culper Ring è sulle tracce di un misterioso amuleto e in seguito si farà carico di proteggere il nostro eroe. La dottoressa Mann, genetista, cercherà di dipanare la matassa e capire perchè Yorick e Ampersand sono sopravvissuti. Le amazzoni, alle quali si unirà inspiegabilmente la sorella di Yorick, vedono la piaga come un segno divino della fine dell’odiata supremazia maschile e faranno di tutto perchè il mondo non si ripopoli di uomini.

Tutti questi elementi si fonderanno magistralmente nelle mani di Vaughan che riuscirà a tirarne fuori una storia avvincente con colpi di scena ben assestati, un’ironia sferzante rivolta un po’ a tutti quanti. Il protagonista è uno con la battuta sempre pronta (e sempre azzeccata devo dire) che fatica parecchio a tenere la bocca chiusa. Un ragazzo un po’ ingenuo forse ma con una buona dose di coraggio. Divertente e grande amante delle citazioni, per alcune delle quali è utile una traduzione mentale istantanea italiano/inglese. Ci si trova a sorridere molto spesso nonostante l’ambientazione sia quasi post apocalittica. In fondo quasi metà della razza umana è stata sterminata.

In ogni albo (ne sono usciti 6) l’intrattenimento è assicurato e al momento non si sono viste cadute di tono, anzi. I disegni di Pia Guerra (grande nome se posso permettermi) mi ricordano per lo stile molto quelli di Dillon. Nel complesso quelli della disegnatrice canadese risultano decisamente più piacevoli e meno legnosi dimostrando anche una cura maggiore nelle ambientazioni.

Questa della Planeta De Agostini è una ristampa (Y è già uscito in volumi), una delle purtroppo ormai poche iniziative della casa editrice rivolta alle edicole. Iniziativa da lodare. dopo Preacher, Sandman e Hellblazer, Y-L’ultimo uomo è la quarta serie Vertigo a essere ristampata a prezzo popolare. Si vociferava di una ristampa di Transmetropolitan di Ellis. Incrociamo le dita.


Y - L'ultimo uomo, Planeta De Agostini, 96 pp., colore, 4,95 euro cad. Brian K. Vaughan, Pia Guerra

IL FALSARIO - OPERAZIONE BERNHARD

(di Stefan Ruzowitzky)

Di film sul nazismo incentrati su episodi e vicende ambientate nei campi di concentramento è piena la cinematografia mondiale. Questo Il falsario, vincitore del premio Oscar 2008 come miglior film straniero, prende in esame un fatto realmente accaduto, il resoconto della così detta “Operazione Bernhard”.

Il nazismo è in ascesa e la tragedia dell’olocausto è sempre più vicina. Salomon Sorowitsch è un ebreo che riesce a condurre una vita agiata grazie alla sua grande abilità di falsario. Ottimo disegnatore, invece di inseguire la via dell’arte è maggiormente attratto dall’odore dei soldi (rigorosamente falsi).
I tempi però si fanno duri per tutti gli ebrei e giunge infine il momento della cattura e dell’internamento.
Salomon viene spedito a Mauthausen dove assaporerà le prime crudeltà dei nazisti. Ma la sua arte gli garantisce una posizione privilegiata. Invece dei lavori forzati, ritratti ai gerarchi nazisti e alle loro famiglie, disegni e affreschi di propaganda. Fino al trasferimento in un altro campo di concentramento.

Qui Salomon si trova rinchiuso con altri ebrei dalle professionalità affini alla sua. Tipografi, stampatori, fotografi e grafici. Il comandante Herzog ha creato una squadra per falsificare la sterlina in modo da distruggere l’economia inglese.
Salomon si mette al lavoro e grazie al successo ottenuto riesce a spuntare per se e per il suo gruppo una posizione di favore all’interno del campo.
Intorno a loro però altri uomini muoiono. Vivono tra le continue umiliazioni e le percosse, tra l’annientamento della dignità e la fame.
Cosa fare? Pensare alla propria vita e aiutare i nazisti nei loro piani o boicottare?
Un altro prigioniero, Adolf Burger, farà riflettere Salomon proprio su questa decisione.
I nazisti chiedono al gruppo di falsificare il dollaro, operazione che in caso di successo potrebbe cambiare le sorti della guerra.

A parlar male di film che trattano queste tematiche sembra di infrangere un pericoloso tabù. Per carità, non è questo il caso. Operazione Bernhard è sicuramente un buon film, temi di indubbia importanza, episodio storico. Buona la recitazione e la scelta delle scenografie.
Nella cinquina dei candidati all’Oscar 2008 però comparivano film come Katyn (che non ho visto ma del quale ho letto ovunque lodi sperticate) e 12 di Nikita Mikhalkov che ho visto e mi sembra decisamente più riuscito e appassionante.
Sembra quasi che un buon prodotto, inserito nel contesto dell’olocausto, automaticamente assurga a un rango più elevato. Questo non mi sembra giusto nei confronti di altre opere altrettanto (se non più) meritorie.

Karl Markovics (lo ricardate ne Il commissario Rex?)

lunedì 11 ottobre 2010

BACK TO THE PAST: 1967 PT. 5

Anche per questo 1967 si comincia a parlare di nuove tendenze e a coniare nuove etichette da appiccicare a stili musicali differenti e innovativi.

In quest'anno viene presentato uno dei miei pezzi preferiti di sempre. Un gruppo inglese esplode sulle scene con un singolo ancor oggi sfruttatissimo. Si comincia per questo pezzo, costruito con l'ausilio di alcune musiche di Bach, a parlare di rock orchestrale o sinfonico. Inconfondibile il suono dell'organo Hammond che va a caraterizzare questo bellissimo brano.
Se non avete ancora indovinato, stiamo parlando di A whiter shade of pale dei Procol Harum.



Anche i The Moody Blues incisero un concept album dalle influenze orchestrali che conteneva brani più lunghi e complessi di quelli ai quali fino ad ora si era abituati. L'album, Days of future passed, divenne un successo e qualcuno cominciava a parlare di Progressive Rock, genere che ufficialmente nasce più avanti nel tempo precisamente con il debutto dei King Crimson nel 1969.
Questa è Nights in white satin.



Interessante pezzo questo dei Blues Project dove il flauto si ritaglia un importante spazio nell'economia del brano. Anche qui sprazzi di Progressive. Flute Thing.



Chiudiamo l'anno della psichedelic music con un brano psichedelico.
Red Crayola con War sucks, gruppo che viene considerato anche tra i precursori della No Wave anni '80.

giovedì 7 ottobre 2010

FAREWELL AND GOODBYE

Due saluti (almeno per me) doverosi a colmare, nel mio piccolo, l'indifferenza o la poca attenzione riservata dai media alla dipartita di due personalità sicuramente non sulla bocca di tutti, almeno qui nel Belpaese.

Il 12 settembre se n'è andato all'età di 80 anni Claude Chabrol.
Regista importante, protagonista fin dai primi vagiti della Nouvelle Vague francese di fine anni '50 ha avuto il merito di scandagliare la piccola borghesia e la provincia francese in numerosi film, non tutti questi riusciti alla stessa maniera e quasi tutti passati in sordina qui da noi.
In una assai nutrita filmografia sono riuscite a ritagliarsi una certa popolarità pellicole come "Grazie per la cioccolata, L'inferno e Il fiore del male.
Con garbo e senza eccessi fanno capolino tragedie e delitti con un occhio rivolto a Hitchcock e uno a Lang. Entrambi saldamente puntati sul punto di vista di Claude Chabrol.



Decisamente meno noto, se non per noi ammalati di Rock, Steve Lee, cantante degli elvetici Gotthard ci ha lasciati il 5 ottobre a causa di un incidente stradale.
47 anni, leader di una band poco conosciuta in Italia ma tra le più celebri a soli pochi chilometri da casa nostra.

I Gotthard in Svizzera godono di grande popolarità, personalmente ebbi anche l'occasione di vederli dal vivo a Torino dove si esibirono, assieme agli Hardcore Superstar, come gruppo spalla dei mitici AC/DC.

Grandissimo concerto, i Gotthard riuscirono a scaldare per bene l'ambiente e, sia tra i miei amici presenti, sia tra la gente lì intorno, la sensazione era quella di aver assistito alla prova di un gran bel gruppo.
Rock classico, suoni puliti, belle melodie, grande voce. Se non mi inganno chiusero omaggiando i Led Zeppelin. Davvero un bel ricordo.

Lascio il video live di Sister Moon dall'album Gotthard.

lunedì 4 ottobre 2010

BEAUTIFUL

Beautiful è ormai presente nei palinsesti del Belpaese da circa vent'anni.
Mia madre fu un'appassionata della prima ora (adesso ha mollato) e quindi i personaggi e le vicende principali mi sono note (come sono note a tutti voi, non nascondetevi, venite fuori).
Pensate ora a quanto tempo ha buttato via la gente che ha seguito costantemente questa soap per anni e anni e magari ancora la segue.
In fondo per "godersi" 20 anni di questa fiction basta il video di 6 minuti che vi presento qui sotto. Perchè la trama principale di questa serie si può veramente condensare così.

domenica 3 ottobre 2010

BACK TO THE PAST: 1967 PT. 4

Apriamo questa quarta parte per quel che riguarda il 1967 con un grandissimo e torniamo in territori più vicini al Rock Blues.
Nel 1967 esce Are you experienced, album della Jimi Hendrix Experience. Il singolo di debutto contenuto nell'album (che in realtà circolava già dal dicembre 1966) è una cover di un blues di Billy Roberts.

Jimi Hendrix - Hey Joe



Anche i Rolling Stones si fanno contagiare dall'ondata psichedelica sebbene il Rock di derivazione Blues è sempre calzato meglio alla band. Comunque questa She's a rainbow si fa apprezzare.



Il 1967 si distingue anche per almeno un paio di uscite Soul di tutto rispetto (non a caso). Aretha Franklin propone Respect, un brano di Otis Redding.



Il duo Sam & Dave, mi azzarderei a dire sconosciuto ai più, pubblica un pezzo molto celebre, celebrità aumentata grazie anche ai Blues Brothers e al film omonimo (omonimo del brano) dove c'era quel tizio che si pittava la faccia di nero per vincere una borsa di studio riservata ai neri (o qualcosa di simile). Il pezzo è ovviamente Soul man.



Esponenti del Soul bianco, ed è facile immaginare perchè sia definito così, i The Rascals presentano il brano Groovin'.

venerdì 1 ottobre 2010

RADAIRK

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta

Quando mi trovo davanti a una nuova uscita di un fumetto italiano raramente riesco a resistere alla tentazione di provare almeno il primo numero.
Qualche giorno fa, recatomi in edicola, ho trovato tra le solite uscite un nuovo albetto del quale non sapevo nulla. Incuriosito gli ho dato un’occhiata.

Il formato era simile a quello di un albo targato Bonelli anche se presentava alcune importanti differenze. Un po’ più piccolo nelle dimensioni, meno pagine ma tutto a colori. Prezzo contenuto, decisi di prenderlo nonostante il titolo, Radairk, e l’immagine di copertina facessero pensare a una saga fantasy, genere con il quale non ho mai avuto un buon feeling.

L’albo è edito da una casa editrice a me sconosciuta, la 7age, così come mi è ignoto Antonio Mannoni che scrive soggetto e sceneggiatura della serie. Santoro, Vitrano e Ferri si alternano alla parte grafica.

Partiamo proprio da quest'ultima. Il lavoro dei tre riesce a dare all’albo uno stile uniforme, non ci sono grossi scarti tra le matite dei tre disegnatori. Questa caratteristica riesce a dare alla storia un’importante continuità grafica rendendo più agevole il riconoscimento dei personaggi lungo tutta la durata di questo primo episodio. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perchè la lettura è già resa difficoltosa dal lavoro dello sceneggiatore e dalla scelta dei nomi dei protagonisti, dei luoghi e degli elementi di questa intricata vicenda.

I disegni sono ben realizzati, almeno due degli autori hanno già avuto esperienze in passato (in casa Star Comics) che qui possono mettere a frutto e anche l’uso del colore non delude anzi aiuta l’albo a ritagliarsi almeno un ruolo originale nel panorama dei prodotti italiani da edicola.
Non siamo di fronte certo all’eccellenza grafica ma si tratta di un prodotto curato e riuscito almeno per quel che riguarda i disegni.

Le dolenti note giungono dalla trama a dir poco confusa. La vicenda è ambientata in un mondo di fantasia che, se ho ben capito, affronta per la seconda volta un’era di pace che segue anni di grandi conflitti (che sembrano essere una costante di questo mondo). Le cose però stanno per cambiare e proprio da qui muovono i primi passi i personaggi di Radairk.
Lo scenario è tipico del fantasy, tre continenti dai nomi improbabili (Siar, Deas e Milis Glas) in lotta tra di loro, creature magiche, regnanti, prove da superare. Un gruppo di personaggi si mette in viaggio alla ricerca di preziose pergamene (?).
Al centro dell’albo alcuni articoli spiegano un po’ la storia di questo mondo, la sua genesi, la sua geografia, l’importanza di alcune sue risorse.

In fin dei conti ho l’impressione di non aver capito poi molto della vicenda. Facendo qualche ricerca su internet ho scoperto che la 7age aveva già pubblicato un paio di numeri di un fumetto intitolato Legend che (forse) con questo Radairk aveva qualcosa in comune.
Mi duole dire che oltre alla trama confusa e poco lineare, anche i nomi dei personaggi sono difficili da memorizzare e rendono ancor più complicato seguirne le vicende. Arid di Lasair, Luths, Dian Raige, Ronach, maestro Aisling, Jesav, Lann, Cridh e che diamine...
Inoltre la lettura non appassiona neanche un po’ e tanto meno incuriosisce. Forse gli amanti del fantasy troveranno questo prodotto più appetibile, per me l’avventura comincia e finisce con questo primo numero.
Peccato perchè il lato grafico dell’opera e il rapporto pagine/prezzo, tenendo presente che si tratta di un albo tutto colore non erano da disprezzare.

Speriamo che la 7age aggiusti il tiro e ci proponga qualcosa d’altro nel prossimo futuro, intanto complimenti per il coraggio.

Radairk 1, 7age, 64 pp. colore 2,70 euro.

PS: nei giorni scorsi mi si è presentata la necessità di riordinare casa. Son partito dagli armadi e pian piano mi son reso conto di esser pieno di fumetti un po' da tutte le parti. Prima o poi mi toccherà fare ordine. Avendo anche alcune uscite in edizione doppia (uscite decisamente più interessanti di questa qui recensita) non è detto che non decida di regalare qualcosa.
Intanto se tra gli amici che seguono il blog (amici che ho possibilità di vedere quotidianamente o quasi) c'è qualche amante del fantasy interessato a dare un'occhiata all'albo sopra recensito si faccia avanti con un semplice commento e verrà omaggiato dell'albetto in questione.