giovedì 11 ottobre 2012

BACK TO THE PAST: 1975 PT. 3

Torniamo a bomba nel 1975 e andiamo ad incominciare con un grande successo funk. Shining star è il primo brano di grande successo per il gruppo degli Earth Wind and Fire che raggiungono così la vetta delle classifiche americane. Video tratto dalla trasmissione Midnight Special.



Rimaniamo in zona con un video tratto ancora da Midnight Special, altra hit da classifica, gruppo diverso. Parliamo degli Ohio Players e della loro Love Rollercoaster. Intorno al brano circolano strane e ingiustificate voci (e non si sa bene perché). Nella versione da studio della canzone si ode a un certo punto un urlo in sottofondo, urlo a opera di Billy Beck, tastierista della band. Voci incontrollate indicano l'urlo come appartenente a una persona assassinata della quale, non si sa bene come, è stato registrato l'urlo in punto di morte e inserito nella traccia (???). Altra versione quella che sostiene che l'urlo arrivi da un coniglio ucciso fuori dallo studio di registrazione. La più accreditata è la seguente: la modella Ester Cordet che stava posando per la copertina dell'album mentre il gruppo registrava, si sarebbe ustionata con il miele caldo (ma perché poi) usato per l'artwork di copertina, cacciando l'urlo che inavvertitamente finì sul pezzo. Fantasioso non c'è che dire. Infine, ultima versione, la Cordet ustionata minaccia di citare in giudizio la band per ottenere il risarcimento e il manager degli Ohio la pugnala in studio. Da qui l'urlo. Ah, ah, ah. La Cordet pare sia ancora viva e vegeta. Vabbè, ascoltiamoci il pezzo.



A chi verrebbe mai in mente di assassinarla?


Funk e disco per Donna Summer con Love to love you baby. La versione su disco del pezzo occupava l'intera prima facciata dell'album rivelandosi una traccia dalla forte carica erotica nella quale la Summer si cimenta in diversi gemiti di piacere. Eccovela.




BRADIPIT 35

Cretino.



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mercoledì 10 ottobre 2012

GP PUBLISHING

Era il Novembre 2011, non moltissimo tempo fa quindi, quando la GP Publishing iniziava una piccola ma sistematica invasione delle edicole con la proposta di bande dessinée in formato Bonelliano, opere pubblicate originariamente in volumi di grande formato a colori riadattate nelle dimensioni del fumetto popolare italiano e stampate in rigoroso bianco e nero. Abbattimento del prezzo e prodotto finale alla portata di tutte le tasche. Questa l'iniziativa in poche parole.

In rete l'iniziativa ha suscitato qualche discussione tra la fazione dei pro e quella dei contro.
I favorevoli a questa scelta editoriale affermano che la possibilità di poter seguire opere solitamente proposte a costi elevati a un prezzo popolare non può che essere un bene per il lettore, finanche a costo del sacrificio delle tavole a colori e del grande formato. I detrattori sostengono che il successo di questo formato potrebbe ostacolare la stampa delle stesse serie nel loro formato originale che andrebbe sempre e comunque rispettato in quanto forma primigenia nella quale gli albi sono stati pensati.

Dove sta la verità? Come affermavano gli Extreme già parecchi anni or sono ogni storia può essere vista da tre lati differenti (Three sides of every story), la mia, la vostra e quella vera.  Premettendo che quella vera nessuno può affermare di conoscerla, la vostra sta appunto a voi, io vi esporrò la mia.

Personalmente mi schiero apertamente con i favorevoli per varie ragioni:
1) Sono convinto che nel formato originale e con i costi che questi comportano non avrei seguito nessuna di queste serie, al massimo avrei potuto affrontare lo sforzo di seguirne una, quella che mi attirava di più, nella fattispecie Durango. Con la formula adottata dalla GP ho seguito TUTTE le loro proposte (tutte serie a termine, al momento le proposte sono state otto) senza aver speso cifre astronomiche.

2) Il prezzo ridotto consente di provare la prima uscita di ogni serie spendendo pochi euro, giudicarla e nel caso abbandonarla (cosa che non mi è mai capitata vista la buona qualità del materiale proposto).

3) Poi c'è la questione più ideologica sulla quale sono d'accordo con i detrattori. Il formato originale andrebbe preservato, certo. Però nulla vieta che l'appassionato possa acquistare l'opera in questa versione. Per esempio Durango sta uscendo anche a colori e in grande formato, ovviamente se il proliferare dell'edizione economica dovesse limitare la diffusione dei cartonati in stile francese i detrattori avranno segnato un importante punto a loro favore.
Io comunque non potrei acquistarli tutti e quindi rimango favorevole all'edizione economica.

4) Sul versante prettamente artistico si perde sicuramente qualcosa ma non vedrei il passaggio in maniera totalmente negativa. Sono convinto che in molte opere del genere l'assenza del colore riesca a valorizzare enormemente il lavoro dei disegnatori. Non vedo la stampa in bianco e nero come una mancanza e in qualche caso la scelta potrebbe rivelarsi anzi un vantaggio per il lettore. Parere personale ovviamente. Inutile nasconsersi dietro a un dito, per quel che riguarda la riduzione della tavola ci si va a perdere, non ci piove, in alcune tavole i disegni sembrano sacrificati, comunque la resa generale osservata nelle varie serie è più che buona.

5) La possibilità di seguire praticamente tutte le proposte GP, attestate solitamente tra le due e le tre uscite mensili, permette di scoprire serie che non avremmo mai provato e scoprire di trovarle addirittura superiori come qualità a quell'unica che magari avremmo seguito nel formato costoso. Non so se mi sono spiegato, ad esempio io avrei puntato su Durango e invece ho scoperto Comanche e Lo Sparviero come serie anche più appassionanti della prima (IMHO).

Tirando le somme l'opera della GP merita sicuramente plauso e sostegno.

Ma andiamo brevemente a elencarne le proposte:

Wisher (2 nn. 2,90 cad.): un fantasy moderno e metropolitano che ho provato per pura curiosità in quanto il genere solitamente non mi prende. Gran bella sorpresa, storia scorrevole e molto piacevole, disegni strepitosi del nostro Giulio De Vita, parzialmente sacrificati dalla tavola ridotta ma comunque uno spettacolo per gli occhi, testi brillanti di Sébastien Latour. Edizioni Dargaud-Lombard.

Il cacciatore (3 nn. 2,90 cad.): i discendenti della famiglia Rougemont alla caccia del vampiro Kergan nel corso dei secoli, ambientazioni tra medioevo e la Parigi dei primi decenni del '900. Solida la storia e ancora una volta disegni validissimi, tutto a opera di Yves Swolfs. Edizioni Glenat.

Durango (7 nn. 2,90 cad.): un western dai toni duri, violenti, dichiaratamente ispirato agli spaghetti western italiani e al film Il grande silenzio di Corbucci in modo particolare. Un protagonista di poche parole, tiratore infallibile, personaggio di grande fascino. Ancora tutto ad opera di Swolfs tranne i disegni degli ultimi volumi di Thierry Girod che non fa rimpiangere il titolare. Un'ottima proposta a cura MC Productions.

Comanche (7 nn. 2,90 cad. - 4,50 il n. 7): Un western più vicino all'epica classica, un gruppo di cowboy al servizio della bella Comanche nella gestione del ranch 666. Protagonista il duro Red Dust dal torbido passato, personaggio di grande lealtà e onore. Tra indiani, ferrovie, assicuratori e delinquenti una bella sorpresa che ha finito per appassionarmi più di Durango. Ottima la prosa di Greg, semplicemente strepitose le tavole di Herman. Edizioni Dargaud-Lombard.

James Healer (numero unico 4,50): L'accoppiata d'autori Swolfs/De Vita mette in scena un detective con facoltà medianiche chiamato a collaborare a un caso, un'indagine sulla morte violenta di tre ragazze in un piccolo paese di montagna. Buono lo svolgimento del plot e di nuovo una grandissima prova del disegnatore. Lascia un po' un senso d'incompiuto. Edizioni Dargaud-Lombard.

Ian (2 nn. 2,90 cad.): Intelligenza Artificiale Neuromeccanica. Una discreta serie di fantascienza, un'automa del tutto simile agli umani alla ricerca di se stesso e con un lato oscuro. Storia di Fabien Vehlmann e disegni di Ralph Meyer, a mio parere una delle proposte più deboli (comunque discreta) insieme a...

Caino (3 nn. 2,90 cad.): un fantathriller condito di ordini religiosi, storia e complotti, ricerche infinite e personaggi immortali. Affascinante ma parecchio confuso l'affresco inscenato da Nicolas Tackian, buoni i disegni di Andrea Mutti. Edizioni MC Productions.

Lo Sparviero (3 nn. 2,90 cad.): la grande rivelazione, un ottimo fumetto tra revenge story alla Conte di Montecristo e avventure marinare degne di Master & Commander. Anche qui un genere lontano dai miei gusti ma una storia che mi ha preso dalla prima all'ultima tavola. Ottimo il lavoro sobbarcatosi da Patrice Pellerin ai testi e ai disegni.

Tutte le serie sono giunte al termine, in corso di pubblicazione il western Jonathan Cartland e il giallo Gil St. André.

domenica 7 ottobre 2012

BACK TO THE ROOTS: ARKANSAS TRAVELER

Eck Robertson
Abbiamo visto come una parte di quelle che possono essere considerate le radici della musica rock si svilupparono dalla musica nera, dal blues che vide come prima incisione del genere il brano Dallas Blues di Hart Wand del 1912.

Nella genesi del genere però anche la musica bianca, quella degli stati dell'ovest degli Stati Uniti ha giocato la sua parte. Già nel 1910 le canzoni tradizionali della frontiera vennero portate all'attenzione del pubblico, ma anche dell'industria musicale legata all'epoca alla diffusione degli spartiti, dal libro Cowboy songs and other frontier ballads compilato con tanto di partiture dal professor John Lomax. Come recita la sinossi del libro, parliamo di musica bianca fruita da bianchi proveniente dalla tradizione dei canyons delle Montagne rocciose, dai ranch del Texas e del Nuovo Messico, dalle miniere del Nevada e del Montana con radici provenienti dalla vecchia Inghilterra.

Circa sei anni più tardi lo studioso di musica folk inglese Cecil Sharp si trasferì negli Stati Uniti per un lungo soggiorno durante il quale studiò i canti popolari delle popolazioni residenti nelle regioni toccate dalla catena degli Appalachi. Registrati alcuni brani e raccolti svariati documenti sulle varianti nate dal folk inglese sviluppatesi nella zona, Sharp portò all'attenzione la musica folk garantendogli visibilità a mezzo stampa.

Blues, western e folk music e ancora country. Le influenze primigenie della musica rock forse sono contenute qui, chissà. E' del 1922 quella che viene ritenuta la prima incisione di old-music a opera del violinista texano Eck Robertson, probabilmente il  primo brano country mai registrato, inciso per l'etichetta Victor.

Due i brani registrati nella prima sessione per la Victor: Arkansas traveler e Turkey in the straw entrambi eseguiti in collaborazione con il violinista Henry G. Gilliland.



sabato 6 ottobre 2012

10 VOLTI (2)

La prima manche di 10 volti non è andata benissimo devo dire, è forse la prima volta che i dieci volti (la formula era già collaudata con il vecchio Indovina chi?) non sono stati indovinati tutti.

Ammetto che per dar pepe al gioco sono partito con volti non semplicissimi, però un minimo di sfida ci deve pur essere e quindi avanti in questa maniera.

Qui trovate il semplicissimo regolamento.

I nomi che non sono stati indovinati nella scorsa manche erano: 1) Jeff Scott Soto 2) Donald Westlake 3) Il capo 4) George Gershwin 8) Don Siegel 10) Gene Colan.

Ecco la classifica parziale dove compaiono anche i nominativi di chi ha partecipato senza indovinare nessun volto. Aspetto tutti per questa seconda manche così da muovere la classifica che al momento vede in testa la mia dolce metà.

01) La Citata 2 pt.
02) Frank Manila 1 pt.
03) Elle 1 pt.
04) Beatrix Kiddo 0 pt.
05) Vincent 0 pt.

Allora aspetto Urz, Michy, Morgana, Viktor e tutti i nuovi amici che non avevano partecipato al precedente torneo. Via alla seconda manche.


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venerdì 5 ottobre 2012

COME HARRY DIVENNE UN ALBERO

(How Harry became a tree di Goran Paskaljevic, 2001)

Devo ammettere che da questo film mi aspettavo qualcosa di più. Se non altro perché del regista avevo visto l'interessante La polveriera, opera di tutto rispetto. Paskaljevic si trasferisce dalla Serbia all'Irlanda per raccontarci una storia decisamente differente ma dalla matrice comune: la violenza. In questo il regista è bravo perché Come Harry divenne un albero non è un film violento. Non ci sono scene particolarmente cruente e le situazioni di conflitto sfumano spesso nel surreal-grottesco. La chiave di lettura dell'opera però (forse) sta tutta lì, nelle insensate ragioni dell'odio, quasi a ricercare dall'altra parte del continente le inspiegabili ragioni di un conflitto al regista molto vicino.

Un melting-pot di input per costruire una pellicola dal credibile sapore irlandese. Un regista serbo, soldi che arrivano da mezza europa (Italia, Francia, Irlanda, UK), location e cast irlandesi, storia tratta da un racconto cinese.

La vita scorre vuota e tediosa per Harry (Colm Meaney) dopo la perdita della moglie e del figlio Patrick. Gli rimangono solo l'altro figlio, Gus (Cillian Murphy), e un campo di cavoli.

Quando George (Adrian Dunbar) porta in paese una nuova ragazza da dare in moglie a qualche giovanotto del posto le cose si muovono, il timido e semplice Gus se ne innamora da subito mentre il padre Harry decide invece che è giunto il momento di avere un nemico, perché il valore di un uomo si misura con la statura dei suoi nemici.

L'ottima prova di Colm Meaney ci accompagna a scandagliare l'assenza di ragione di un'odio autoimposto, all'improvviso, senza radici (in opposizione al sogno nel quale Harry diviene un albero). I toni assumono sapori surreali, inspiegabili i comportamenti del protagonista per lo spettatore come per il figlio e la nuora di recente acquisizione. Un protagonista che cerca prove e pretesti per alimentare la sua piccola faida contro il ricco George.

La narrazione è lenta, il film non presenta pecche di rilievo e pure qualcosa stona e il prodotto finito lascia l'amaro in bocca. Ti lascia lì senza un perché, proprio come Harry sotto la pioggia all'interno di una casa senza più il tetto. Paskaljevic ci ha voluto dire qualcosa, la percezione di questo è chiara, questa volta l'ha fatto in punta di piedi, senza fare rumore. In silenzio, forse anche troppo.

giovedì 4 ottobre 2012

BRADIPIT 34

Forse, e dico forse, abbiamo trovato il modo per farlo muovere. Per i fan del Bradipo che volessero godersi con tutta calma le repliche delle avventure del nostro eroe, l'appuntamento è ogni mercoledì su Baloons.



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mercoledì 3 ottobre 2012

PREMIO BLOG DIAMOND

E' inutile nascondersi dietro a un dito. Quando il tuo blog viene segnalato o addirittura premiato da un blog amico non può che fare piacere :)

Quindi un post speciale per ringraziare doverosamente il blog Aloha los pescadores per aver insignito questo blog di un premio.

Le buone maniere consigliano di citare l'ideatore del premio: Roberta-Roby Beauty che ha creato il Blog Diamond per il raggiungimento dei 100 followers sul suo blog.

Ora bisogna premiare 5 blogger e ringraziare ancora chi ha assegnato il premio: ancora un grazie di tutto il pesce (visto che siamo in tema) a Vincent di Aloha.

Ed ecco che parte una nuova catena di Sant'Antonio di cui rendo partecipi:

Cyberluke: perché è una delle letture quotidiane da tantissimo tempo e perché so che le catene di Sant'Antonio non gli piacciono :)

Il cinema spiccio: perché non posso più fare a meno del suo dono per la sintesi.

Prima o poi: per l'ecletticità, tra i blog seguiti fin dall'inizio. E anche come augurio per le tonsille (mi raccomando, che siano le tonsille).

Come un killer sotto il sole: per le dritte sempre illuminanti e per le storie rock.

Radio Nowhere: perché Viktor è un disgraziato che scrive poco, però quando scrive... :)

Poi ci sarebbero molti altri, Il Bradipo, La Scimmia e tanti altri begli animaletti.... però dovevo stare in cinque posti :(

Maledetto Nick Hornby.


martedì 2 ottobre 2012

A-Z: ACCEPT - RESTLESS AND WILD

Restless and wild è l'album che permette alla band teutonica degli Accept di valicare i confini nazionali e proporre il loro heavy metal al resto del mondo, solo dopo il successo ottenuto dal lavoro in questione Udo Dirkschneider e soci ottengono il primo contratto con una label fuori dalla Germania.

Pubblicato nel 1982 l'album è la quarta prova in studio del combo tedesco, preceduta da Accept del '79, I'm a rebel del 1980 e Breaker uscito nel 1981. Nonostante cambi di formazione e la defezione di poco precedente alla registrazione dell'album da parte del chitarrista Jorg Fischer, Restless and wild è considerato un importante tassello per lo sviluppo dell'heavy metal non solo europeo.

La traccia di apertura, Fast as a shark viene comunemente considerata il primo pezzo speed-metal pubblicato, andando a precedere anche il lavoro fatto dai Metallica con l'album Kill 'em all. Dopo l'intro con coretti da Oktoberfest, l'urlo stridulo di Udo Dirkschneider e i riff terremotanti di Wolf Hoffmann indicano qual'è la via da seguire e bene o male la strada intrapresa non permetterà molte deviazioni nel corso delle dieci tracce che compongono l'album.

A parte la prima traccia i suoni si avvicinano molto all'heavy metal più classico, rimandi a gruppi come Iron Maiden, Judas Priest e compagnia cantante sono inevitabili, la voce di Udo permette al sound del gruppo in alcuni casi di discostarsi da quello degli illustri colleghi, ottima la prova sull'accattivante title track.

La struttura dei vari brani è abbastanza canonica, i temi dei testi sono di quelli cari al genere con conseguente difetto d'originalità e una discreta mancanza d'ironia. Disagio, ribellione, demoni e killers ma anche pessimismo e un'aura di inevitabilità. Ovviamente tra i temi anche la musica e la vita in tours. Forse tra gli episodi meglio riusciti la notturna Neon nights con un Udo che tenta in maniera convincente l'approccio più suadente.

Curioso come l'attacco di Flash Rockin' man sembri richiamare spudoratamente l'intro di 2 minutes to midnight degli Iron Maiden (come conferma alla mia impressione iniziale noto che anche wikipedia riporta la cosa) teniamo a mente però che il pezzo degli Accept precede di un paio d'anni quello del gruppo inglese.

Personalmente non ho più nè la giusta confidenza nè una grande passione per quelli che sono i suoni dell'heavy metal. Mi entusiasmano ancora, e anche molto, quei dischi che hanno accompagnato la mia giovinezza e la formazione dei miei gusti personali. Per episodi come questo che non sono tra i capisaldi della mia discografia personale il giudizio arriva con un certo distacco.

Sicuramente Restless and wild è un ottimo nonché importante album per i fan del metal classico, osservato dalla giusta distanza è un album che vive di buoni momenti (Fast as a Shark, Neon Nights, Restless and Wild per esempio) e di brani più canonici. Una certa ripetitività di fondo lo esclude dalla categoria dei masterpieces, sempre che non se ne voglia rimarcare l'indubbio valore storico. Veramente discutibile tra l'altro la scelta di troncare di netto l'ultima traccia del disco, opinione condivisa anche da alcuni membri della band.



Restless and wild, 1982 - Brain

Udo Dirkschneider: voce
Wolf Hoffmann: chitarra
Stefan Kaufmann: batteria
Peter Baltes: basso
Herman Frank: chitarra (solo accreditato, non prende parte alle registrazioni del disco)

Tracklist:
01 Fast as a shark
02 Restless and wild
03 Ahead of the pack
04 Shake your heads
05 Neon nights
06 Get ready
07 Demon's night
08 Flash rockin' man
09 Don't go stealin' my soul away
10 Princess of the dawn

domenica 30 settembre 2012

RIBELLE - THE BRAVE

(Brave, di Mark Andrews e Brenda Chapman, 2012)

La Pixar è tornata finalmente alla fiaba per grandi e piccini con esiti davvero ottimi. L'inversione di tendenza rispetto agli ostici (per i più piccoli) Wall-E, Up e Cars 2 è manifesta fin dal corto d'apertura intitolato La luna. Ad opera dell'italiano Enrico Casarosa il cortometraggio narra un breve episodio con protagonista un ragazzino che tra i consigli del nonno e quelli del padre dovrà trovare la sua strada. Cornice tenera intrisa d'atmosfere fiabesche.

L'approccio viene confermato dalla storia di Merida, la principessa coraggiosa futura reggente di un regno immerso nelle splendide terre si Scozia. Dal padre Fergus la ragazza dalla rossa chioma impara l'arte del tiro con l'arco mentre la madre Elinor, legata alle tradizioni e alle buone maniere, vede in lei la garanzia di un futuro di pace per il regno.

Quando la ragazza arriva ad essere in età da marito la regina vorrebbe accasarla con il primogenito di uno dei condottieri dei tre maggiori clan della Scozia: i McGuffin, i McIntosh e i Dingwall. A questo fine viene organizzato un torneo di tiro con l'arco dove il miglior guerriero otterrà la mano della giovine. Inutile dire come i tre contendenti siano dei perfetti imbecilli, Merida in qualità anch'ella di primogenito pretenderà di partecipare alla tenzone per rivendicare la propria indipendenza e la propria libertà. Da qui la storia prenderà sviluppi imprevisti.

C'è un po' tutto quel che serve per realizzare un ottimo film d'animazione in questa nuova uscita della Pixar. C'è il ritorno alla morale e al messaggio per i più giovani che non è principalmente quella dell'emancipazione femminile come si è letto da più parti quanto la più semplice ed evergreen ricerca del proprio destino, la fiducia in se stessi e la profusione e l'impegno affinché questo destino ci porti proprio dove noi vogliamo. Semplice ma sempre efficace. C'è un'animazione splendida nei dettagli, la fantastica chioma rosso acceso di Merida, il pelo degli orsi ma soprattutto i bellissimi paesaggi scozzesi ne sono solo alcuni esempi. Ci sono la giusta ironia e il giusto numero di scene divertenti, dei personaggi ben caratterizzati e accattivanti, c'è la magia e il sovrannaturale, le scene d'azione e la giusta dose di sentimento.

Un film che forse non mette sul piatto grande innovazione e grandi spunti di discussione ma che ha tutte le caratteristiche per diventare un nuovo classico. E poi vuoi mettere, finalmente una principessa un po' più tosta, di certo non guasta.

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