lunedì 9 gennaio 2017

ROCCO E I SUOI FRATELLI

(di Luchino Visconti, 1960)

Quando si scrive un commento a un film, soprattutto se questo è noto ed è già stato fatto oggetto di analisi di ogni tipo, si ha sempre un poco di timore nell'usare termini quali capolavoro o simili (almeno a me accade così), un po' per paura di ripetersi, un po' per quella sana ritrosia a rifugiarsi in facili scappatoie linguistiche. Non di meno di fronte ad alcune opere diventa quasi inevitabile alzare il tiro, anche con faciloneria, per inquadrare la caratura di un'opera di valore altissimo; quindi per questa volta soprassediamo e spendiamocela questa parola, che tanto non ne morirà nessuno. Rocco e i suoi fratelli è un capolavoro, senza se e senza ma.

Luchino Visconti, arrivato più o meno a metà del suo percorso da regista che ha fin qui prodotto ottime prove e altre ne produrrà in futuro, affronta con visione lucida e ammantata di una drammaturgia struggente quella che venne definita la questione meridionale. La traspone sullo schermo con grande veridicità e rispetto, proprio lui che nasce al nord da una famiglia di sangue nobile e che si porta appresso una sfilza di titoli nobiliari lunga quanto lo Stivale, racconta con amore incondizionato la famiglia Parondi, gente di Lucania che alla morte del capofamiglia è costretta a trasferirsi a Milano per raggiungere il primogenito Vincenzo (Spiros Focás), unico ad avere un reddito in grado di poter ridare dignità a una famiglia intera.

A scendere da quel treno, sotto la volta metallica della stazione di Milano Centrale, ci sono mamma Rosaria (Katina Paxinou) e gli altri suoi quattro figli: Simone (Renato Salvatori), Rocco (Alain Delon), Ciro (Max Cartier) e il piccolo Luca (Rocco Vidolazzi). Come da copione, ma esattamente come accadeva nella realtà, l'inserimento e l'integrazione nella nuova città e in una nuova cultura, non saranno facili, l'impatto sarà respingente non solo da parte dei milanesi, ma anche a causa della famiglia di Ginetta (Claudia Cardinale), fidanzata di Vincenzo e meridionale anche lei.

Più che alla questione meridionale, affrontata anche nel suo aspetto più nostalgico legato alla separazione forzata dalle proprie radici e dalla propria terra e qui affidato alla mitezza e alla malinconia del personaggio di Rocco interpretato da un gigantesco Alain Delon, si plaude alla costruzione drammatica di una vicenda densa, carica di significato e dalla forza narrativa a tratti quasi irricevibile nella sua intensità. È un'epica familiare quella messa in scena da Visconti, bagnata dal conflitto atavico instaurato da Caino e Abele e diluita in dosi d'amore incrollabile e incancellabile, fatta di vizio e debolezza come di forza e virtù.


- Ti ricordi Vincè, ti ricordi o capomastro quann comincia a costruì 'na casa? Getta 'na pietra sull'ombra della prima persona che se trova a passà.
- Perché?
- Perché ce vole nu sacrificio perché la casa venga su solida.

Il sacrificio è un punto nodale dell'intera storia: il sacrificio di un amore, quello di un fratello, quello di una speranza di un'esistenza migliore, il sacrificio di una vita. Quello che colpisce, oltre all'impianto narrativo drammatico, è l'adesione a tante piccole realtà che in quegli anni numerose famiglie hanno dovuto vivere sulla loro pelle, quante volte l'impossibilità di sfamare famiglie numerose, di adeguarsi a uno stile di vita molto differente dal proprio, portava alla nascita della pecora nera, al distinguersi in negativo dell'elemento debole a scapito dell'onore di un nucleo familiare intero peraltro onestissimo (e diversi fatti di cronaca ne portarono alla ribalta i vari risvolti)?


Nel descrivere le vicende dei Parondi, Visconti tenta di dare a ogni membro della famiglia il giusto spazio, privilegiando le figure di Simone e Rocco, ma concedendo un posto al sole a tutti, tanto che il film è diviso in cinque frammenti, cinque ideali capitoli, ognuno dei quali porta il nome di uno dei fratelli Parondi, ognuno di loro emblema di un carattere e di una funzione nell'intera vicenda. Vincenzo può considerarsi il ponte tra la vecchia e la nuova vita, il motore che dà il via a tutto, Rocco è amore e altruismo sconfinato, il lato bello ma malinconico di tutte le cose, forse addirittura della vita stessa, Simone è debolezza e vizio, la fallibilità dell'essere umano, Ciro è solidità e serietà, il lato un po' rigido e inquadrato dell'uomo, Luca è l'innocenza e il futuro, in cerca di esempi, figura meno centrale ma fondamentale se riferita al compito importantissimo di tutti gli altri che da buoni fratelli maggiori hanno responsabilità infinite verso la nuova generazione. In Rocco e i suoi fratelli c'è un po' tutto l'Uomo.

C'è anche un grande cast, Delon e Salvatori su tutti, perfetti e insostituibili nei loro ruoli, impressiona per bravura un Salvatori forse troppo spesso ricordato per i suoi ruoli più leggeri in film come Poveri ma belli o I soliti ignoti (grandissimi film comunque) e che qui dimostra di essere un grande attore drammatico. Indimenticabile anche la prostituta Nadia interpretata da Annie Girardot che sarà l'ago della bilancia dell'intera vicenda, ruolo importantissimo e scritto meravigliosamente tanto, se non più, di quelli dei protagonisti maschili.

Ci sarebbe ancora tantissimo da dire, sensazioni ed emozioni da esplicitare, il mio consiglio è però quello di viverle in prima persona e, per chi non l'avesse mai fatto, quello di andare a guardarsi questo film. A me non resta che spendermi ancora una volta una sola parola: Capolavoro (sì, con la maiuscola).


2 commenti:

  1. Mi vergogno nel dirlo... Ma ancora lo devo recuperare :I

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  2. Guarda, c'è talmente tanta roba da guardare, leggere, ascoltare che a volte non riesco a capire se sia un bene o un male il fatto di amare letteratura, cinema, musica, fumetto e quant'altro... alla fine si gode un po' di tutto ma si ha l'impressione di non sapere mai un cazzo di niente.

    Forse avrai saputo che ultimamente collaboro con la rivista Magazzini Inesistenti. Bene, lì mi occupo prevalentemente di cinema anche se ho sempre amato molto anche la musica. Ora, capita che abbiamo un gruppo su Whatsup dei redattori, la maggior parte dei quali scrive di musica. Ogni tanto parte una discussione e io immancabilmente mi sento una merda, loro parlano, citano, confrontano e io non so un cazzo di niente. E so che c'è gente che ne sa 100 volte meno di me (non nel gruppo, loro ne sanno 100 volte di più).

    Purtroppo non si può conoscere tutto, questo per dire che non c'è da vergognarsi, l'importante è continuare a interessarsi, pian piano qualcosa si scopre sempre.

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