venerdì 20 maggio 2011

DOCTOR WHO – STAGIONE 3

Alla terza stagione dedicata al buon Dottore (David Tennant) manca qualcosa. Durante la prima parte della serie avevo questa sensazione e non riuscivo a capire da cosa questa scaturisse.
La risposta è lampante, ci vuole qualche episodio per realizzare, ma lei è lì sotto gli occhi di tutti. Ciò che manca a questa terza serie è Rose. Proprio così, Rose Tyler (Billie Piper).
L’importanza che Rose aveva acquisto durante le prime due stagioni ne aveva fatto un personaggio difficile da dimenticare. Per lo spettatore così come per il Dottore. Da qui la sensazione di un buco da colmare.
Ovviamente l’alieno non viaggerà solo, ci sarà una nuova compagna che, puntata dopo puntata, riuscirà a farsi largo nel cuore degli appassionati del serial molto più che in quello del Dottore.
Martha Jones (Freema Agyeman), la nuova compagna di viaggio del nostro sta per diventare dottore anch’essa, un semplice dottore in medicina.
L’incontro con quell’altro Dottore manderà la sua vita gambe all’aria ampliandone però enormemente gli orizzonti.
Viaggi sulla Luna, balzi in avanti fino alla fine dell’universo e incontri nel passato con personalità del calibro di William Shakespeare.
Ci vuole poco a Martha per rimanere affascinata e incantata dal Dottore e dalla vita che questi offre.
Nonostante le pazze avventure vissute insieme il Dottore però le nasconde qualcosa, nei suoi occhi e sul suo cuore è sempre presente un’ombra. L’ombra di una compagna perduta. La sensazione di essere un rimpiazzo cresce a poco a poco in Martha ma il Dottore, si sa, è imprevedibile.
Durante il corso della serie il personaggio di Martha cresce e diverrà forse anche meglio tratteggiato della precedente “spalla” del Dottore, inoltre avrà una parte decisamente attiva in tutte le strampalate avventure nelle quali la coppia si troverà coinvolta togliendo il buon Dottore dai pasticci più di una volta.
Come accade spesso per i serial TV la stagione decolla nella seconda parte pur offrendo cose interessanti anche tra le prime puntate. Ottimo ad esempio l’incontro tra il Dottore e Martha con William Shakespeare. Deludente invece rispetto a quelli passati il dittico dedicato all’immancabile scontro con i Dalek.
Coinvolgente invece tutta la parte finale di questa terza annata, in modo particolare la trilogia finale dedicata all’ultimo dei Timelord. Ma sarà proprio l’ultimo? E Martha Jones riuscirà a far breccia nel cuore del Dottore e fargli dimenticare la sua Rose?
Pochi i riferimenti agli spin-off durante tutta la serie ma nella trilogia finale sarà co-protagonista anche il simpatico Capitano Jack Harkness (John Barrowman), comandante di Torchwood.
Occhio al finale, una grande rivelazione che lo riguarda lascerà i fan a bocca aperta.
Come sempre l’alternarsi di dramma e azione rendono Doctor Who sempre godibile.

giovedì 19 maggio 2011

BACK TO THE PAST: 1970 PT. 5

Muoviamoci verso lidi più pesanti e allora non possiamo parlare che di Heavy Metal. Considerati una delle pietre angolari del genere, proprio nel 1970 i Black Sabbath escono con due album memorabili, il primo omonimo e il secondo intitolato Paranoid.
Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward diedero fondamentali contributi alla crescita (e alla nascita se vogliamo) dell'Heavy Metal contribuendo in gran parte alla creazione e all'ispirazioni di sottogeneri come il Doom Metal.
Ascoltiamoci proprio Paranoid



Altra band per la quale si spende il termine Heavy Metal per la prima volta (almeno tra le prime band ad essere così definita) è quella dei Sir Lord Baltimore che pubblicano l'album Kingdom come dal quale è tratto il pezzo Ain't got hung on you.
Tra le prime band ad avere un batterista cantante.



Nel 1970 esce anche la versione originale di American woman resa poi celebre molti anni dopo dalla cover di Lenny Kravitz. In realtà il pezzo era celebre già di per sè nella versione dei Guess Who, gruppo canadese che con questo brano arriva alla vetta delle classifiche statunitensi. Abbandoniamo quindi l'Heavy per andare su sonorità più classicamente rockeggianti.



Lou Reed, ancora con i Velvet Underground scrive uno dei classici rock celebre ancora oggi. Il pezzo Sweet Jane che il cantante compositore ha continuato a proporre live anche durante la sua carriera solista. Pochi purtroppo i video a disposizione.



Altro classico proveniente dal 1970 è Mississippi Queen dei Mountain del quale vi propongo un bel video live.

lunedì 16 maggio 2011

VISIONI 19

Qualche giorno fa un post del blog Nussypedia mi ha portato sul sito di Jason Freeny, artista del quale avevo ammirato le opere già tempo addietro.

Tra le varie cose presenti nelle gallery dell'artista mi hanno divertito moltissimo le sue sezioni anatomiche, sia in forma d'illustrazione che ricreate in vere e proprie sculture.

Opere dal taglio decisamente pop, originali e ben realizzate. Navigando tra le pagine del sito di Freeny avrete anche la possibilità di vederne alcune in movimento.

Micro Schematic


Gingerbread Man Dissected


Anatomical Hello Kitty


Anatomical Stay Puft Marshmallow Man


Anatomical Mickey Mouse


Anatomical Mario

domenica 15 maggio 2011

ITALIA DE PROFUNDIS

(di Giuseppe Genna, 2008)

A volte, come accennato un paio di post or sono, penso di essere un tantino stupido, ignorante o fermo alla superficie delle cose. un po’ fuori dal mondo, a modo mio. Ammetto di aver avuto non poche difficoltà ad entrare in questo libro, almeno in alcune parti di questo libro che comunque si è rivelato denso e stimolante, a tratti divertente, a tratti irritante. Un libro che a tratti mette il lettore, almeno questo lettore, davanti all’evidenza di non sapere nulla, davanti al dubbio di essere non sufficientemente difforme dalla massa caratterizzante di questo tempo, per dirla con parole dell'autore, devastato e vile.

Lo fa forse, e il dubbio è d’obbligo in quanto potrei non averne compreso neanche la centesima parte, semplicemente raccontando l’estate improduttiva e faticosa, scomposta e cadaverica, estenuata e neurotica del 2007. Ma non solo, forse era questa l’idea alla base di questo libro che prendendo spunto (forse o forse no) dall’esperienza descritta da Foster Wallace in Una cosa divertente che non farò mai più, voleva raccontare l’esperienza dello scrittore in un villaggio vacanze in quel di Cefalù nell’estate cristica e anoressica del 2007. E l’ha fatto. Questo e molto altro. Un De Profundis per un paese che l’autore, probabilmente in buona compagnia, ha disimparato ad amare, sempre per usare le sue parole. La scrittura di Genna cattura e irrita, irrita perché mette il lettore (questo almeno) di fronte alla sua ignoranza. Una messa in scena di paroloni adagiati sulla pagina a creare scompiglio nel lettore medio che, dovendo mettere mano al vocabolario decisamente spesso, un minimo di nervosismo lo prova. Ciò nonostante la scrittura di Genna coinvolge nella descrizione di episodi di vita privata anche molto intimi come la morte del padre, le estreme esperienze in quel di Calvairate o le squassanti pene d’amor perduto.

Questi e altri episodi come quello all’apparenza squisitamente mondano in qualità di giurato al Festival del Cinema di Venezia, sono il punto di partenza per qualcosa d’altro. Un qualcosa che non ho la capacità di spiegarvi, una ricerca o una presa di coscienza di quel che la persona è (forse o forse no), qualcosa che viene fuori (forse o forse no) con naturalezza in episodi quali quello dell’incontro con il regista David Lynch, regista che ho sempre apprezzato e probabilmente mai capito.
Con tutta probabilità di questo libro non ho detto nulla e nulla è forse possibile dire se non dall’autore stesso data l’essenza decisamente personale dell’opera. Probabilmente per capirci qualcosa (o forse no) dovrete leggervelo.

mercoledì 11 maggio 2011

GIU’ LA TESTA

(di Sergio Leone, 1971) 

La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza.
 

Così si presenta al pubblico la pellicola di Sergio Leone nella quale la rivoluzione sarà sfondo della storia dei due protagonisti. Una storia dove non si fanno sconti, non si eccede in eleganza, dove la revolucion è mostrata senza indulgere tanto sugli ideali ma nella sua crudeltà e nella sua viscerale violenza. A mettere subito le cose in chiaro la scena iniziale, ripresa d’un terreno bisogno primario. Non una scena d’effetto patinata ma una semplice e comune pisciata. 

Juan Miranda (uno strepitoso Rod Steiger) è un peone messicano, bandito e padre d’una nutrita famigliola dedita alle rapine, unico loro mezzo di sostentamento nella difficile realtà del Messico del 1916 attraversato dai moti rivoluzionari capeggiati da gente come Zapata e Pancho Villa contro la dittatura e la miseria alla quale erano condannate le classi sociali più povere. La sua vita subirà una svolta dopo l’incontro/scontro con Sean “John” Mallory (un glaciale James Coburn), ex attivista dell’IRA fuggito in Messico, verso una nuova rivoluzione. Un personaggio enigmatico del quale impareremo qualcosa grazie ad alcuni flashback disseminati lungo il film, grande esperto di esplosioni ed esplosivi. Proprio in questa sua abilità Juan vede la luce della speranza. Il suo sogno di rapinare la banca di Mesa Verde, “Non una banca! La banca! La più grande, stramaledetta, bella, fantastica, formidabile, magnifica banca di tutto il mondo”, sembra potersi realizzare. Ma Mallory è interessato alla rivoluzione, per nulla intimorito dal bandito gli offre subito una dimostrazione delle sue abilità e non manca di apostrofare il suo futuro compare prima del botto con un: ”giù la testa, coglione”. Proprio quest’ultima frase doveva essere il titolo del film ma Leone dovette tagliare l’ultima parola causa pressioni della censura. I due uomini però sono segnati da un destino comune e proprio a Mesa Verde le loro strade, dopo essersi separate, si incontreranno nuovamente. 

Il film gode di una fama minore rispetto alla così detta Trilogia del dollaro di Leone (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo) e pure questo scarto non è meritato. Assenti attori della fama di Eastwood, Van Cleef, Wallach e Volontè, il duo Steiger/Coburn offre una prova straordinaria. L’esuberanza genuina del primo in contrasto con gli sguardi di ghiaccio del secondo creano una miscela esplosiva come quella che Mallory porta sempre con se. Un’amicizia virile che cresce poco a poco in virtù delle terribili esperienze condivise e una disillusione sempre maggiore che pervade l’animo di questi due atipici eroi. Inspiegabili anche le critiche di prolissità e lungaggine rivolte da qualcuno alla pellicola, due ore e mezza che passano senza nessuna traccia di noi tra grandiose inquadrature e amare riflessioni. « Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: Qui ci vuole un cambiamento! e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono dietro un tavolo e parlano, parlano e mangiano, parlano e mangiano; e intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzioni! »
   

martedì 10 maggio 2011

INDOVINA CHI? 20

Ventesima manche e cinque al termine. Manche non difficilissima a dire il vero, con un po' di fantasia i nomi individuabili sono parecchi.

Ecco la situazione aggiornata:

CLASSIFICA DOPO LA 19A MANCHE
MICHY 57
URZ 55
LA CITATA 52
MORGANA 36
ZIO ROBBO 17
LUIGI 13
GABRY 9
LA 4
VIKTOR 3

1)

2)

3)

4)

5)

6)

7)

8)

9)

10)

lunedì 9 maggio 2011

PILLOLE

In realtà stavo cercando un'idea per quando non ho idee, il che mi capita sempre più spesso.

In realtà stavo cercando un'idea per quando non ho tempo o quando il tempo che ho lo utilizzo male, il che mi capita sempre più spesso.

Pillole di che? Mah ancora non lo so, non ne ho idea. Intanto diciamo che va tutto bene che funziona sempre.

domenica 8 maggio 2011

UNA VISITA A: PAV. PARCO ARTE VIVENTE

A volte, e in questi giorni mi è successo spesso, penso di essere un tantino stupido, ignorante o fermo alla superficie delle cose. un po’ fuori dal mondo, a modo mio.
Per i motivi più svariati, per il confronto con opere e persone, punti di vista differenti.
Mi sta capitando con una certa frequenza leggendo Italia De Profundis di Giuseppe Genna, libro di cui cercherò di parlarvi a breve, mi capita sempre (o quasi) di fronte alla per me quasi totalmente incomprensibile arte moderna se non addirittura d’avanguardia.

E oggi ancora non ho capito. Di nuovo. Se questo PAV è un luogo di grande interesse che a me, in quanto essere un tantino stupido, ignorante o fermo alla superficie delle cose, ha detto veramente poco. O forse è solo che è rivolto a un pubblico altro da me, più in sintonia con l’argomento.

Oggi sono uscito da lavoro (eh anche di domenica, come cantava Silvestri mi pare). Avevamo ancora delle ore di luce e con Laura siamo andati al PAV, convinto di farle fare una cosa carina.
Era da tempo che non passavo in Via Giordano Bruno dove c’è questo Parco d’Arte Vivente.
Il tratto di strada è cambiato parecchio, nell’assoluta mancanza di vita umana (tutti a vedere gli Alpini?) lo scorcio era spettrale nonostante il sole.

Si entra gratis (ricordate la tessera musei?). Chi paga comunque sborsa solo 3 euro e questo già mi fa sentire meno stupido. Capirete da soli il perché a meno che non siate esseri un tantino stupidi, ignoranti o fermi alla superficie delle cose.

Evito la visita guidata poiché Laura patisce, preferisce le cazzate del suo papà alle spiegazioni delle guide, visite sotto forma di gioco a quelle educative.
Che poi mi piacerebbe sapere la guida che caspita vi racconta.

Parte al chiuso: sei piccole sale con altrettanti esperimenti legati alla natura. In realtà cinque, una era fuori uso. Un po’ inquietanti. Salette piccole e tonde collegate una all’altra da drappi blu immerse nel buio. Vegetali rivisitati tramite computer, diffusori di essenze odorose naturali (che in quanto stupido non sono riuscito a far funzionare completamente), materiali organici al microscopio, suoni e vibrazioni in ambienti che per una bambina di cinque anni sono l’equivalente del teatro Lynchiano di Mulholland Drive (No hay banda).

All’esterno l’Arte Vivente. Ma io sono troppo ignorante. Vi metto un paio di foto che magari voi capite. Foto aeree che rendono al meglio. Viste ad altezza uomo, insomma...


venerdì 6 maggio 2011

NOSTALGIA 5: MARVEL SUPERHEROES

Da grande appassionato di comics americani e in particolar modo dell'universo Marvel non posso che ricordarne con grande nostalgia le prime comparsate nelle italiche reti televisive.

La Rai con Supergulp proponeva le avventure di Spider-Man che molti miei coetanei ancora ricordano mentre altre reti (e non ricordo assolutamente quali) proponevano cartoni d'animazione pressoché statica con protagonisti Hulk, Capitan America, Thor, Iron Man e il principe Namor. Disegni presi pari pari dalle pagine dei comics dell'epoca o per lo meno fortemente debitrici delle stesse, movimenti ridotti al minimo e onomatopee in bella vista a dare ancor più il gusto della carta stampata. Reperti ormai oltre il vintage.

Sul versante DC Comics era possibile imbattersi nelle avventure collettive dei Superamici o nel mitico telefilm di Batman dal sapore deliziosamente camp.

Ah, che ricordi. Ecco qualche sigla.















giovedì 5 maggio 2011

WINNIE THE POOH - NUOVE AVVENTURE NEL BOSCO DEI 100 ACRI

(Winnie the Pooh, di Stephen Anderson e Don Hall, 2011) 

Il cinema per me è ormai sinonimo di cartone animato. Causa continui tagli alle spese, le uniche occasioni che colgo per tornare al grande schermo sono le matinée d’animazione con Laura e qualche rara sortita in campo supereroico. 3D, Avatar a parte, neanche a parlarne e poi è un fenomeno che mi ha già stufato. Ho lasciato la scelta del film a Lauretta che tra Rio e il film dell’orsetto Pooh ha optato per quest’ultimo. Anche la mia intenzione originaria era quella di orientarmi sul lungometraggio (se così possiamo definire un film di un’ora e cinque minuti) ambientato nel Bosco dei 100 acri. Sono più che convinto che Rio sia un prodotto più spettacolare e divertente, almeno per noi adulti. Sembra però che questa sia l’ultima occasione che la Disney darà all’animazione tradizionale, se il film non andrà bene si passerà in toto al digitale. Spero che questa affermazione non sia veritiera, intanto noi abbiamo sostenuto la causa. Quindi animazione tradizionale, disegno a mano e storia (finalmente) ad altezza di bambino. Tra i realizzatori coinvolti nel progetto c’è gente che ha lavorato sui maggiori successi Disney e parliamo di Classici come La Sirenetta, Il re leone, Alladin, La bella e la bestia. Non siamo di fronte quindi a una produzione poco curata ma semplicemente a una realizzazione lontana dall’imperante gusto delle grandi masse per l’animazione digitale. 

La trama è semplice e ingenua, non annega nel mare di citazioni che ormai sembrano d’obbligo per rendere accattivanti i film d’animazione, non ci sono scene a velocità supersonica né situazioni create ad arte per il successivo “gonfiaggio” in 3D. Ad altezza di bambino come si diceva. Gli adulti troppo, troppo cresciuti potrebbero annoiarsi. Che tristezza però vedere alcuni bambini guardare il film seduti vicino a padri intenti a giocare con il proprio ultratecnologico cellulare. Insomma, Pooh è il solito orsetto sempliciotto con una cosa sola in testa (il miele, state tranquilli). Ih-Oh è il solito asinello di pezza depresso, pessimista e per giunta ha anche perso la coda. Christopher Robin organizza la ricerca di una nuova coda per l’asinello con in premio per il vincitore un vasetto colmo di miele. La storia prosegue, in seguito a un fraintendimento a opera del Gufo Uffa, gli abitanti del bosco dei 100 acri dovranno con non poca paura andare a caccia di un mostro che ha catturato Christopher Robin: L’Appresto. Tutto qui, intrattenimento per i più piccoli ottimamente realizzato. Il film è preceduto da un simpatico corto con protagonista Nessie, il mostro di Lochness ed è corredato da una scena finale a sorpresa al termine dei titoli di coda. Non perdetevela.
   
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