Mi sono avvicinato a questa commedia con poche aspettative, non sapevo bene cosa stessi andando a vedere e la commedia italiana non è proprio il mio genere preferito. Mi ci sono divertito davvero parecchio. Un cast che presenta alcuni tra i volti migliori del nostro cinema: il grande in tutti i sensi Giuseppe Battiston, Valerio Mastandrea, Anita Caprioli, Caterina Murino e altri nomi noti in ruoli secondari. Tutti in parte dal primo all’ultimo, commedia amarognola dove però si ride parecchio e in maniera intelligente. Molte sono le scene dove basta uno sguardo, una smorfia, due parole e scatta la risata nonostante la trama ci metta di fronte a drammi di vita quotidiana dentro i quali chiunque può finire. Spaesamento, difficoltà economiche, divorzi, mancanza di comunicazione, etc... Il contributo maggiore alla riuscita della pellicola è quello di Mastandrea che senza difficoltà crea un personaggio con il quale si entra subito in empatia. Fragile e allo stesso tempo divertentissimo.
Stefano Nardini vive a Roma e fa il musicista, un nuovo disco in arrivo. Causa piccolo trauma associato a una crisi personale, decide di partire verso Rimini, sua città d’origine, per andare a trovare i suoi. Mamma, papà, il fratello Alberto (Battiston) e la sorella Michela (la Caprioli).
Arriva per cercare serenità ma si dovrà scontrare con i problemi del resto della famiglia. Il padre in pensione forzata, Alberto impegnato in un divorzio e nella crisi dell’attività di famiglia, la sorella sola e allontanatasi dall’università, la madre poco serena.
Solo l’unità familiare potrà sistemare tutto. Ma questo tutto passerà attraverso situazioni comiche e surreali, grottesche e malinconiche.
L’alchimia tra i tre fratelli, che forse si conoscono poco, risulta perfetta sullo schermo, funziona a tal punto che dal film verrà tratta anche una serie Tv in 12 episodi con gli stessi attori del lungometraggio.
Davvero ben delineati anche una serie di personaggi di contorno, quasi tutti amici d’infanzia di Stefano che cresciuti sono diventati banchieri, sindacalisti, matti, guardie giurate, politici e che danno un bel valore aggiunto al film. Uno di quei film dove fortunatamente non si ha l’impressione che il regista si sia caricato sulle spalle il fardello di insegnarci qualcosa, di dirci a che punto stanno gli adolescenti o i trentenni o la famiglia o gli omosessuali etc... Chi se ne frega tra l’altro. Una bella commedia, leggera, divertente e ben recitata. Vi basta?


In sintesi, se ho ben interpretato, questo dice: come regola generale chiunque venda libri (librerie piccole e grandi, supermercati, commercio on-line, etc...) può applicare sconti fino ad un massimo del 15%. Si potrà andare in deroga per campagne promozionali specifiche di un mese di durata al massimo (escluso in dicembre) con sconti che non ho capito bene se possono arrivare al 20 o al 25%. Tali promozioni non sono reiterabili. Anche qui se ho ben capito: ad es. Feltrinelli può effettuare una promozione del 25% su tutto il catalogo Tea al massimo per un mese, solo una volta l'anno e non a dicembre. Segue un elenco di varie eccezioni e mancate applicazioni su categorie specifiche di libri.
Conclusioni: a noi andrà bene, male o tutto rimarrà lo stesso?
Oggi ho parlato con un commesso della Feltrinelli che riteneva la legge positiva. Questa a suo dire arginerà lo strapotere della grande distribuzione (intesa come supermercati, grosse catene dove i libri sono solo una piccola parte del venduto, e forse anche l'on-line). A suo dire in libreria non cambierà molto, semplicemente il lettore perderà la possibilità di vedere libri scontati al 30% o al 50% (cosa in effetti rara per quel che riguarda il 50%).
Comunque un 5% sulle promozioni lo perderemo. Non si sa bene cosa succederà ai libri ri-prezzati. Mi spiego. Oggi ho acquistato 

Questo è il quarto e fortunatamente ultimo (almeno sembra) capitolo della saga del verde orco di casa 
La vita, la nostra, quella di tutti, quella della classe media, quella di chi si deve arrabattare per andare avanti. Niente superpoteri, niente stronzate, niente mondi paralleli, niente action, nessun clamoroso colpo di scena.
I nemici sono i cessi otturati, gli editor rompicoglioni, i conti a fine mese, la neve, l’insonnia, le vendite di questi fottuti albi a fumetti. Lo splendore americano.
I superproblemi sono i rapporti con il vicinato, la gestione dei figli adolescenti, lo sbarcare il lunario, il non cedere a depressione e attacchi d’ansia (purtroppo Pekar ne ha sofferto fino alla fine dei suoi giorni).
Gli accadimenti narrati da Pekar non seguono una cronologia serrata eppure mi sento di consigliare prima la visione del film e dopo la lettura di questo albo (e mi sento di consigliarla) che uscì qualche anno dopo la pellicola.
Tanto abile narratore di spicchi di vita quanto incapace di tenere una matita in mano, Pekar si avvale di una moltitudine di illustratori che si alternano nella realizzazione delle sue brevi esplosioni di quotidianità. La parte del leone tocca a
La prosa di Pekar è essenziale, spazia tra ricordi e vissuto attuale, regala sorrisi divertiti e sorrisi amari, qualche rimpianto e piccole soddisfazioni, brevi frecciate e interessanti argomentazioni.
Potremmo andare per le lunghe perché in

Non sono una fanatico di horror movie. Ogni tanto ne guardo qualcuno e forse proprio per questo mi fanno spesso il giusto effetto. Quella lieve inquietudine che si crea e cresce mentre ti guardi il film al buio, da solo, con le cuffie e percepisci ogni sussurro, ogni rumore e le urla e le immagini improvvise ti fanno sobbalzare. Se il film è buono ci si prova un certo gusto, ovvio che nel genere si trova anche immondizia bella e buona, come in ogni dove, in quel caso meglio passare. 








