Nel maggio del 2001 Fumetti di Carta diventava completamente “operativa”. Nel maggio di quest’anno quindi Fdc festeggia il suo decimo anniversario.
All’epoca della sua nascita io non ero presente: proprio ora, a maggio, è passato un anno esatto dal momento in cui presi contatto per la prima volta con Fumetti di Carta e iniziai con grande onore questa collaborazione che spero continui ancora a lungo.
Per ovvi motivi lascerò quindi ad Orlando la parte storica e nostalgica sulla nascita di questa webzine e vi parlerò della mia passione per il fumetto. In realtà non è proprio così, vi parlerò di un fumetto in particolare, datato maggio 2001, e del perchè la mia scelta è caduta proprio su quell’albo.
Tutti noi amiamo i comics per qualche motivo particolare, grazie a qualche albo, qualche autore, qualche personaggio che ha lasciato un segno indelebile nella nostra fantasia i quali strascichi permanenti ci fanno appassionare ancora oggi a innumerevoli storie offerte da quella che Will Eisner ha definito arte sequenziale.
Scavando nella mia memoria le cause scatenanti di questa passione possono essere individuate in tre momenti, solo uno dei quali è riconducibile alla carta stampata.
Innanzitutto Supergulp. Ero piccino e in TV c’erano Goldrake, Heidi, Remì e Supergulp con Nick Carter e L’Uomo Ragno tra gli altri. Guardavo volentieri ognuno di quei cartoni animati ma L’Uomo Ragno e le sue fantastiche avventure mi colpirono più degli altri. Grande attrazione suscitarono in me anche i cartoni animati dei Superamici, una versione animata della Justice League of America con Superman, Batman, Robin, Wonder Woman, Aquaman e altri eroi della DC Comics. Il mito del supereroe cominciava a porre le sue basi nella mia fantasia.Qualche anno dopo, nel 1986, la Labor Comics antesignana dell’ancora da venire Star Comics, lanciò una testata dal nome emblematico: Marvel. Durò solo due numeri e proprio il secondo di questi mi capitò tra le mani. Presentava la saga di Proteus tratta dalla serie Uncanny X-Men scritta da Chris Claremont e disegnata da John Byrne. Colpo di fulmine.
Ancora oggi, tra le varie letture mensili, quella che aspetto maggiormente e che suscita in me ancora e sempre una certa emozione è l’albo degli X-Men. E so benissimo che non sono nel loro periodo migliore, quando erano sempre in cima alle classifiche dei comics più venduti oltreoceano. E so benissimo che non son il miglior fumetto che si possa trovare oggi nel nostro paese. E so benissimo che non sono neanche vicini al meglio che produce oggi la Marvel. Però rimarranno sempre i miei X-Men, quelli di Claremont, Byrne e non dimentichiamolo di Cockrum e sì, anche di Len Wein.
Per questo ho scelto Gli incredibili X-Men 7 del maggio 2001, sugli scaffali delle edicole proprio quando sul web nasceva Fumetti di Carta.
Claremont che aveva portato al successo i nostri mutanti e li aveva tenuti sul tetto del mondo per circa diciassette anni se n’era andato ed era ritornato. Era stato lontano da mamma Marvel per circa dieci anni causa alcuni contrasti tra lui e la dirigenza sul futuro da far intraprendere agli X-Men.
Perso il loro papà i ragazzi X si allontanarono gradualmente dalla cima delle classifiche, dal centro dell’universo Marvel e da quello stile freschissimo che mischiava supereroi e soap opera, azione e introspezione con misteri e trame a lunga gittata che solo il grande Chris sapeva gestire con tanta maestria. Si allontanarono anche dal cuore di molti fan, io stesso li abbandonai per un lungo periodo (e ancora me ne pento) per ritornare solo con l’inizio della nuova serie.Marvel Italia rilanciava gli X-Men con un nuovo numero 1 grazie alla concomitanza di due importantissimi eventi: usciva in Italia il primo film degli X-Men diretto da Brian Singer e dopo dieci anni d’assenza tornava ai testi proprio l’X-Chris al quale i mutanti dovevano la loro fama. Anche in Italia, grazie al film, gli X-Men arrivavano al grande pubblico.
Nel maggio del 2001 nasceva Fumetti di carta (ma forse questo l’ho già detto?), usciva il settimo numero di questa nuova serie e Chris Claremont aveva scritto una manciata di nuovi episodi del suo gruppo d’elezione.
L’attesa dei fan era alle stelle, rubando ad un mio amico una definizione che ha usato un paio di volte, diciamo che Chris Claremont invece era “bollito”. L’impressione è che non avesse più quel tocco, il suo. Con l’espediente narrativo del salto in avanti di sei mesi, Claremont si riappropria degli X-Men e inizia a intessere nuove trame e inserire nuovi personaggi. Praticamente nessuno di questi spunti ha lasciato segni memorabili. Vediamo cosa succedeva nell’albo in questione.
Dopo aver sconfitto i Pirati Cremisi e l’Orda (chi li ricorda?), i mutanti, nella fattispecie Arcangelo e Psylocke, subiscono l’attacco delle Twisted Sister (dimenticatevi Dee Snider) un improbabile combo con nomi inascoltabili e art-design inguardabili. Dopo un primo momento di difficoltà i due mutanti si salveranno grazie all’intervento degli X-Men nei quali milita anche il nuovo Thunderbird, alter ego di Neal Sharra novellino del gruppo. Motivi di interesse si trovano nelle pagine di interludio e nei rapporti tra i singoli. All’epoca Arcangelo, ali bianche e pelle blu, flirtava con Psylocke, il senatore Kelly si candidava alla presidenza e nell’ombra Mystica tramava per assassinarlo con l’aiuto della sua confraternita. Alle matite un giovane Lenil Yu che all’epoca mi sembrava molto cool. In realtà il tratto di questo disegnatore adesso all’opera sulla serie dei Vendicatori non mi fa impazzire, le tavole di allora riguardate oggi hanno perso quasi tutto il loro fascino. Gli spunti lasciati da Claremont persi nel dimenticatoio.
Nel secondo episodio assistiamo allo scontro con i Neo, quella che secondo Claremont doveva essere la razza che avrebbe rappresentato il nuovo scalino evolutivo. I Neo subirono una sorta di precursore del “Basta mutanti” di Scarlettiana memoria ad opera dell’Alto Evoluzionario e decisero di vendicarsi sulla razza umana. Sulla loro strada gli X-Men. Anche qui scontri e personaggi che andranno presto dimenticati. Sul versante grafico a Yu si affiancano Thomas Derenick e Anthony Williams e il loro apporto nulla aggiunge alla qualità della serie, anzi.
Insomma le aspettative dei fan furono disattese, Claremont si rese “colpevole” di uno stile prolisso e verboso non accompagnato da trame intriganti e avvincenti. Fece un pochino meglio su X-Treme X-Men ma i tempi d’oro erano irrimediabilmente andati.
Il ritorno dell’X-Chris nazionale si dimostrò un passo falso, non così fu per Fumetti di Carta che dopo dieci anni è ancora qui con noi in forma smagliante ;)







Le prime due pagine, che sinceramente avrei evitato, ci fanno sapere che i N.O.X. “
Era tutto finto (o quasi) lo so. Evitiamo subito le solite polemiche sull'influenza negativa del Wrestling sugli adolescenti o quelle sulla poca veridicità di questo sport o spettacolo, lo si chiami come vi pare.
Allora eravamo, chi più chi meno, consapevoli che la WWF offrisse prima di tutto intrattenimento. I colpi che non andavano a segno li vedevamo tutti, ciò non toglie che sul ring salissero atleti preparati in grado di offrire show spettacolari.
C'era tutto il contorno che rendeva i match più importanti attesi e coinvolgenti, tutto era studiato a tavolino per il gradimento degli spettatori.
Per gli atleti più dotati veniva costruito ad arte un personaggio da interpretare, i Wrestler dovevano essere attori sul ring e fuori.
Questi erano divisi agli occhi del pubblico in buoni (o simpatici se vogliamo) e cattivi (antipatici e scorretti).
Grandi costumi di scena, canzoni tamarre che accompagnavano l'ingresso sul ring degli atleti, storie e rivalità create ad arte per coinvolgere il pubblico e che venivano sviluppate fino ad arrivare al giusto climax che poi magari si risolveva con l'incontro per il titolo mondiale.
E ancora manager, nomi pittoreschi, mosse personalizzate per ogni atleta, compagne, animali, tradimenti e chi più ne ha più ne metta ma soprattutto grandi doti fisiche e atletiche e tanto intrattenimento.
Poi c'erano gli incontri particolari: oltre ai match del personaggio di punta contro gli 










L’importanza che Rose aveva acquisto durante le prime due stagioni ne aveva fatto un personaggio difficile da dimenticare. Per lo spettatore così come per il Dottore. Da qui la sensazione di un buco da colmare.




















