domenica 12 febbraio 2012

FESTA IN CASA MUPPET

(The Muppet Christmas Carol, di Brian Henson, 1992)

Sarà che è di nuovo tempo di neve. Sarà che è di nuovo tempo di Muppet (al cinema in questi giorni il nuovo film con protagonisti i simpatici pupazzoni). Sarà che Natale è passato da poco più di un mesetto o sarà solo perché a Laura i Muppet piacciono e a mamma e papà anche. Fatto stà che ci siamo (ri)visti Festa in casa Muppet. Ed è la seconda trasposizione del Canto di natale di Dickens che guardo nel giro di poco tempo (l'altra era lo speciale natalizio del Doctor Who). Della trama del film non sto neanche a parlarne. Avete presente la vecchia storia dei tre spiriti, il Natale passato, quello presente e quello futuro? Beh, proprio quella, senza cambiare una virgola. C’è da dire che rispetto a I Muppet nell’isola del tesoro che abbiamo visto di recente, oltre alla consueta simpatia dei mitici pupazzi, qui ci si avvale del contributo di un attore di grande caratura, un Sir Michael Caine ben calato nei panni del taccagno Ebenezer Scrooge. Ad accompagnarci lungo il corso della storia niente meno che l’autore stesso del racconto: Sir Charles Dickens. Impossibilitati a contattare il celebre scrittore deceduto ormai da circa 122 anni, la produzione ha optato per l’unico sostituto possibile, l’inimitabile Sir. Gonzo accompagnato dall'inseparabile Rizzo (senza Sir.), piccolo topastro di fogna, animale da compagnia preferito dai londinesi di fine ottocento.

 
Non poteva che andare a Kermit la rana il ruolo del puro di cuore Bob Cratchit, impiegato sottopagato e sfruttato (attuale nevvero?) dal privo di cuore Scrooge. Le sue sfighe sono compensate dall’essere sposato con la maiala Miss Piggy (non so se mi spiego). Agli ex-soci interpretati da Statler e Waldorf il compito di avvisare Scrooge su ciò che lo aspetta, una notte movimentata in compagnia di tre spiriti. Spiriti che purtroppo non hanno i volti di Muppet celebri ma sono impersonati da altri pupazzi. Almeno un paio di loro non sono neanche male, lo sbadato fantasma del Natale presente e l’inquietante fantasma del Natale futuro che sembra uscito direttamente dalla prigione di Azkaban. Piccoli ruoli per gli altri componenti della banda: Animal, Fozzie, il Dottor Bunsen, Beaker, Rolf e così via… Menzione per la bella scenografia che trasporta lo spettatore in una Londra di fine 800 dal sapore decisamente fiabesco. I Muppet ormai li conosciamo e ci divertono, penso che riuscirebbero a farlo in qualsiasi situazione. Potremmo quasi pensare di mandarli in parlamento, tanto pupazzi per pupazzi… Anche Michael Caine lo conosciamo. Qui si adatta a recitare per tutto il film interagendo solo con pupazzi animati riservandoci l’ennesima buona prova di una ormai ricca carriera. Film per tutti, con i Muppet ci si diverte sempre e per noi quasi quarantenni l’effetto nostalgia è quasi inevitabile. Nel caso riuscissi a portare Laura al cinema per vedere la nuova fatica della celebre cricca vi farò sapere.

 

venerdì 10 febbraio 2012

VISIONI 32

C'è un grande talento visionario dietro l'arte di David Ho. Atmosfere oscure e letture dark di alcuni famosi personaggi, senso del grottesco e un pizzico d'inquietudine.

Tra i lavori di Ho la realizzazione di alcuni artwork per varie metal band (Cradle of filth, Seether) e clienti più disparati tra i quali la Interscope Records, Penguin Publishing e il Chicago Tribune.

Lucasfilm


The healer


Honey 7


Disney 2

Ed ecco il ciclo dei cinque elementi.

Earth


Fire


Metal


Water


Wood

giovedì 9 febbraio 2012

LASCIA PERDERE JOHNNY!

(di Fabrizio Bentivoglio, 2007) Niente male questo esordio alla regia sulla lunga distanza di Fabrizio Bentivoglio. Una commedia garbata dai toni amarognoli sviluppata su accadimenti e sogni presi in prestito dalla vita di Fausto Mesolella, chitarrista della Piccola orchestra Avion Travel. In una Caserta malinconica e desolata l'introverso Faustino Ciaramella (Antimo Merolillo) coltiva la sua passione per la musica e la chitarra in attesa della chiamata per il servizio militare. Orfano di padre vive con la madre Vincenza (Lina Sastri) che spinge affinché il figlio si faccia fare un contratto per ottenere il congedo. Faustino un lavoro però non ce l'ha. O meglio. Ce l'ha ma è molto precario e senza contratto. Suona con l'orchestra (?) del maestro Falascio (Toni Servillo) che di lavoro fa il bidello. Faustino ripone nel maestro una certa ammirazione che quest'ultimo ripaga con perle di saggezza di grande caratura: "Quando ti senti sicuro, metti la tua bella nota. Quanne nun te siente sicuro, nun miette niente!" Con l'orchestra del maestro Faustino suona nei paesi della provincia finché tramite l'impresario Raffaele Niro arriva la grande occasione: suonare con l'orchestra del noto maestro Augusto Riverberi (Fabrizio Bentivoglio), noto più che altro per una vecchia relazione con la Vanoni. Quando l'esperienza musicale di Faustino sembra finalmente ingranare, il protagonista si scontrerà purtroppo con le delusioni e le fregature che il mondo della musica spesso presenta a chi è agli inizi. Siamo di fronte a un film quasi etereo, delicato e recitato in punta di piedi. Il protagonista interpretato dall'esordiente Antimo Merolillo parla molto poco, i suoi pensieri, tramite una voce off ben integrata e mai fastidiosa, ci accompagnano durante la durata dell'intera pellicola. Questo ragazzo timido e serio, grazie alla sua visione fiduciosa e forse ingenua della vita, riesce a catturare l'affetto delle persone che gli stanno intorno e probabilmente quello di gran parte degli spettatori. Ben delineato anche il personaggio del maestro interpretato da Fabrizio Bentivoglio, sguardo dolente quasi a trasmettere un progressivo abbandono di forze e fiducia che solo la musica può ritemprare. Ottime le prove da coprotagonisti di Toni Servillo e Lina Sastri. Un Toni Servillo che in poche battute delinea un personaggio al limite del tragico, a suo modo sconfitto. Il talento dell'attore esplode libero nella sua napoletanità (sono di parte, che ci volete fare) e garantisce alla prima parte del film una bella verve comica. Impeccabile anche Lina Sastri che brilla d'energia trattenuta. Colonna sonora decisamente interessante garantita dall'altro Servillo, Peppe, che con il nome d'arte di Jerry Como interpreta il crooner che si unisce al maestro Riverberi e Faustino per completarne l'orchestra. Una pellicola che forse avrebbe dovuto avere maggiore sostanza e un finale decisamente meno affrettato di quello che abbiamo visto che ripaga però con sentimento e con le giuste atmosfere lo spettatore. Un film concentrato maggiormente su personaggi e situazioni che non su una trama forte e decisa. Il mio parere è che in questo caso il risultato non sia affatto male, dategli una possibilità, in fondo sempre di esordio si tratta. PS: Come vedete di Johnny non c'è neanche l'ombra, cercatelo guardandovi il film.

BRADIPIT 4

Dopo il giorno della locusta e quello della civetta è arrivato finalmente il giorno del Bradipo. E non ce n'è per nessuno. Clicca sull'immagine per ingrandire. Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

mercoledì 8 febbraio 2012

FENCHURCH BEST FRIENDS


Dovere e piacere vanno a braccetto oggi. Come non dedicare il giusto spazio al nuovo progetto dell'amico Urz e soci.

Non essendo un grande esperto del genere musicale in questione lascio la parola proprio ai Fenchurch Best Friends, direttamente dal loro spazio web (ragazzi scusatemi per la traduzione).

Perché prestare attenzione a questo lavoro dei Fenchurch Best Friends, Dreaming in a small room, in un periodo già colmo di sonorità di stampo eighties?

Beh, forse perché non ci troviamo di fronte a un'operazione di puro revival anni '80. Certamente non si può negare una forte influenza derivante dall'era techno-pop, quelle tastiere dal suono analogicamente vintage, quella preziosa elettronica pre-digitale il cui fascino sembra non aver prezzo nella musica odierna. Ma questa non è l'unica musica della quale i Fenchurch Best Friends si sono nutriti nella costruzione del loro peculiare stile. Si va dalla psichedelia anni '60 all'elettronica dei '70, dal funky all'acid jazz, dal trip-hop alla musica house e al dubstep... tutto è ben accetto se funzionale alla riuscita di un brano. E se qualcosa funziona allora questo è un bene, anche si trattasse di un dozzinale sample proveniente da una pessima disco-music band.

Dopo le parole, lasciamo spazio alla musica. Un assaggio da Dreaming in a small room.

Enjoy yourselves and just push play!

FBF First album - "Dreaming in a small room" (Sample Tracklist) by Fenchurch Best Friends

martedì 7 febbraio 2012

THE DARKEST HOUR


Si vince e si perde. Più che altro si perde. Lo so, è un frase pessimistica e scontata ma il periodo è quello che è. Nel caso non l'aveste capito da soli vi confermo che non è uno di quelli buoni.

Come dicevo, si vince e si perde. Più che altro si perde.

L'altro giorno però ho vinto.

Frenate l'entusiasmo e grazie tante per la solidarietà. Ho vinto semplicemente uno dei contest proposti dal sito Comicus, aggiudicandomi l'edizione originale del prologo a fumetti legato al film L'ora nera (The darkest hour).

Un piccolo premio certo, però vincere ogni tanto fa bene al cuore, anche una piccola cosa può strappare un sorriso.

Di che si tratta in fin dei conti?

Pare che una profezia ci avvisi di un futuro evento portatore di sventura.
Evento di che, direte voi. In realtà la risposta sta al film, il book è un prologo, niente più.

Una serie di illustrazioni che ci mostrano l'arrivo della minaccia in varie città del mondo, nulla più.

Però aggratis... Tra gli illustratori anche Pia Guerra e Ben Templesmith.

PS: ma qualcuno sto film l'ha visto?



lunedì 6 febbraio 2012

INNOCENTE

(The innocent man, di John Grisham, 2006) John Grisham è uno di quegli scrittori che ho messo un po' da parte. Lessi tanti dei suoi romanzi anni fa, quando ancora non avevo scoperto tutta una diversa serie di generi letterari, di autori e di modi di intendere la narrazione decisamente diversi e diversificati. Molto spesso Grisham viene identificato come autore di cassetta, produttore di bestsellers in serie, scrittore per le masse e cose del genere. Tutto vero in fondo. I suoi legal thriller, genere per il quale il nostro ex avvocato si è guadagnato la sua fama, sono molto simili tra loro e difficilmente spiazzano il lettore. Ci si immerge nel libro e si ritrova subito la strada di casa. Lo stile di scrittura è sempre fluido e scorrevole, anche rilassante se vogliamo. Chiaro, semplice ed essenziale, cose queste che sicuramente non possono essere definite difetti. Ovvio che guardandosi intorno ci sono migliaia di letture che regalano maggiore soddisfazione e senso di appagamento. Capita talvolta che l'autore in questione si conceda una piccola deviazione, che abbandoni la via maestra per narrare qualcosa di diverso raggiungendo risultati alterni. Ottimi nel caso de La casa dipinta, romanzo parzialmente autobiografico ambientato nell'Arkansas rurale del 1952 (consigliato), leggeri e scanzonati in Fuga dal Natale, tipica christmas-comedy, assoluto divertissement per l'autore. Risultati meno incisivi invece per quel che riguarda L'allenatore, racconto di sentimenti con contorno di Football Americano. Anche in questo caso la lettura si conferma comunque piacevole. Altra importante deviazione dal legal thriller nel caso di questo biografico Innocente. Ci sono anche qui la legge, i tribunali, i processi e le indagini. Non siamo però di fronte a uno dei rassicuranti thriller ai quali Grisham ci ha abituati. Siamo davanti alla vera storia di Ron Williamson, invischiato nel sistema giudiziario americano dal quale otterrà un trattamento riprovevole e una condanna a morte per iniezione letale tutta da verificare. Lo stile di Grisham è il solito, accurato e scorrevole, mai cavilloso nonostante le tematiche fortemente legate al sistema legale americano. La storia di Williamson è snocciolata fin dalla sua giovinezza durante la quale il protagonista era una giovane promessa del baseball, la migliore proveniente dall'Oklahoma da parecchi anni. Come la sua, anche la storia dell'omicidio di Debbie Carter è ben descritta dall'autore, vicenda approfondita come i tutori della legge della cittadina di Ada e il procuratore distrettuale non hanno mai saputo fare. Per Williamson e per il suo amico Dennis Fritz inizia un incubo interminabile che li porterà nel braccio della morte del McAlester, il carcere più duro dell'Oklahoma grazie a indagini basate su pressapochismo, incompetenza e pregiudizi da parte dei difensori della legge. Gli stessi che poco tempo prima avevano commesso madornali errori anche nel caso Ward/Fontenot, altri coprotagonisti della delirante vicenda. Un libro a tratti più interessante che appassionante, che giustamente si sofferma molto sulla storia del protagonista anche al di fuori della vicenda legale. Un buon esempio per capire nel dettaglio come si possa essere impotenti di fronte all'ottusa arroganza di un sistema che non mette al primo posto la giustizia (cosa che ormai vale per qualsiasi tipo di sistema strutturato, economico o legale che sia). Per chi fosse interessato al caso informazioni sul sito dell'associazione Innocent Project che si fece carico della vicenda Williamson/Fritz. Dennis Fritz e John Grisham

domenica 5 febbraio 2012

AKINATOR

Oggi vi propongo un altro sito web per passare qualche momento divertente. Dopo Movies quiz ecco che arriva Akinator - The web Genius. Anche qui nessun dato richiesto per l'iscrizione, bastano un Nickname, sesso ed età. Il succo è questo: voi pensate a un personaggio reale o di fantasia. Akinator vi pone delle domande alle quali potete rispondere Si, probabilmente, non so, probabilmente no e no. Dovete ovviamente evitare di mentire. Akinetor si impegnerà a indovinare il risultato che avete in mente. Dietro al gioco deve esserci un database fornito in maniera impressionante. A volte si rimane a bocca aperta. Qualche volta Akinator sbaglia e vi chiede aiuto per integrare il suo database. Divertente! Ecco un esempio, provate a indovinare a chi ho pensato anche voi! Non sbirciate, la soluzione a fine post. Is your character a woman? No Is your character italian? No Does your character really exist? No Does your character fight? Yes Is your character from an anime? No Is your character from a videogame? No Does your character live in America? No Is your character a human being? No Has your character magical powers? Yes Has your character play in Harry Potter? No Is your character young? No Is your character bad? No Has your character played in The Lord of the Rings? No Did your character know Cleopatra? Probably not Has your character been into space? Yes Is your character's mother alive? No Has your character played in Star Wars? No Is your character from Warhammer world? No Is your character a god or a goddess? No Is your character from a Tv series? Yes I think of... Captain Jack Harkness from Torchwood Bloody yes!

venerdì 3 febbraio 2012

TORCHWOOD - MIRACLE DAY


Miracle day è il titolo della quarta stagione della serie britannica nata da una costola del Doctor Who. Con Miracle day ci troviamo al cospetto di una Torchwood 2.0 e questo non è necessariamente un bene.

Come può succedere per i software, anche per i serial tv non è detto che le nuove versioni siano migliori delle precedenti. La nuova Torchwood rientra purtroppo in questa casistica.

Abbandonata (dal)la produzione di mamma BBC, Torchwood trasloca oltreoceano per la realizzazione di questa quarta stagione che esordisce sul canale via cavo Starz negli States.

Non tutta l'influenza britannica è stata messa da parte però, il creatore Russell T Davies rimane fermamente al timone avvalendosi di una squadra mista composta da autori U.S.A./U.K. Anche le riprese si dividono tra gli studios di L.A. e il Galles.

Viene ripresa la scelta di creare una serie con meno episodi dei canonici 13 ma con una trama orizzontale più fitta, direzione che si era dimostrata vincente l'anno precedente con la realizzazione della stupenda Children of Earth.

Mentre Children of Earth si sviluppava in soli cinque episodi riuscendo a mantenere sempre alta l'attenzione dello spettatore, qui il plot viene sbrodolato su dieci episodi, sinceramente troppi per la vicenda proposta, andando a creare involontarie sacche di fiacca nella narrazione, decisamente meno densa di quella della stagione precedente. Nonostante gli spunti narrativi siano buoni come in altre occasioni una sceneggiatura lontana dall'essere un perfetto meccanismo a orologeria inficia il risultato finale.

Incide sicuramente in maniera negativa anche l'atmosfera all'americana di molte riprese, scene più tamarre del solito (alcune anche divertenti, per carità), immagine di alcuni protagonisti decisamente impeccabile rispetto alla situazione presentate (fatevi voi un turno in ospedale su tacco 12 in mezzo al caos totale), introduzione di nuovi personaggi che a fine stagione non sembrano aver trovato il loro posto né il loro perché.


Piede premuto sull'acceleratore rispetto alle annate precedenti anche su scene truci e di facile effetto e sulle scene di sesso a carattere omosessuale, nulla di così forte ma abbastanza da giustificare (?) agli occhi di alcune reti una versione censurata della stagione e una uncensored.

La pecca più grave riscontrata nella serie risulta essere la mancanza di carisma e di profondità dei nuovi personaggi che bazzicano questa Torchwood, Ianto, Tosh e Owen sono lontani anni luce.

Non tutto è da buttare però, il ritorno sulle scene del capitano Jack Harkness e della coppia Gwen Cooper/Rhys Williams inizia a non avere prezzo.

Un giorno come gli altri nelle vite degli abitanti della Terra. Fino a quel momento almeno. Il momento del miracolo. Vittime di gravi incidenti iniziano a non morire, gli infartuati sopravvivono, un volo da un grattacielo non ha più significato, le leggi della natura sono state invertite. Nessuno muore. E' il Miracle day.

In una sede della C.I.A. l'analista Esther Drummond(Alexa Havins) intercetta per un breve istante la parola Torchwood e collega la misteriosa mancanza di informazioni al riguardo con il miracolo stesso. In collaborazione con l'agente operativo Rex Matheson(Mekhi Phifer) inizia una caccia al duo Harkness/Cooper, unici agenti rintracciabili della vecchia Torchwood.

Passano i giorni e nessuno muore, il sistema sanitario si avvia velocemente al collasso, la dottoressa Vera Juarez(Arlene Tur) si occupa tra gli altri proprio di Matheson sopravvisuto a un incidente d'auto mortale. Ma nessuno più muore. Ci si ammala, ci si ferisce ma non si muore. E in un mondo dove nessuno muore cosa accade all'unico essere immortale, il Capitano Jack Harkness?

Oltre a questo nucleo di personaggi che diverranno la nuova incarnazione di Torchwood senza mai dimostrare il fascino della precedente, altre guest vanno ad arricchire il cast della serie. Il pedofilo assassino Oswald Danes (un bolso Bill Pullman) viene graziato dal miracolo nel momento della sua esecuzione, la spregiudicata P.R. Jilly Kitzinger (Lauren Ambrose)lavorerà per farlo diventare l'uomo del momento, l'uomo del Miracolo. Altri tasselli di questo mosaico sono in arrivo dal misterioso e interessante passato del Capitano.

Mi sento di dire che l'impressione generale è che nessuno di questi personaggi abbia un profondo perché nell'economia della serie che comunque, nonostante sia in calo vertiginoso rispetto alle precedenti stagioni, si può ancora guardare e offre qualche buon momento.

Intatto il carisma della Cooper, unico personaggio che risulta credibilmente invecchiato e cambiato dalle passate traversie senza che queste le abbiano tolto un briciolo di determinazione e di attaccamento per lo strano e pericoloso mondo che ruota intorno a Torchwood.

Qualche critica neanche troppo velata all'imperante e ormai diffusa mortificazione del cittadino comune a beneficio delle grandi forze economiche private, intenzione da lodare seppur anche questa non sviluppata nel migliore dei modi.

In fin dei conti i fan di Torchwood guarderanno la serie e ne usciranno con più di un pizzico di delusione e rimpianto per i tempi andati, per chi Torchwood non l'ha mai seguita il consiglio è quello di recuperare le serie passate, in caso le apprezzaste allora date una possibilità anche a Miracle Blade (ops... Miracle Day).

giovedì 2 febbraio 2012

BRADIPIT 3

Torna il nostro amico Bradi, puntuale come ogni giovedì (e per un bradipo vi garantisco che non è cosa da poco). Clicca sull'immagine per ingrandire. Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz. Trasformiamo questo nel primo post a richiesta: per acontentare Viktor ecco l'Adagio versione The Doors.
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