(Shaun of the dead di Edgar Wright, 2004)
L'alba dei morti dementi. Tutto sommato una traduzione del titolo originale non del tutto condannabile sebbene la demenza in questo caso sia ascrivibile più ai vivi che non ai (non) morti che popolano il film. Il gioco di parole tra Shaun, nome del protagonista e il dawn (of the dead) di romeriana memoria non era facilmente riproducibile in italiano.
Detto questo possiamo aggiungere che la questione riguardante il titolo può essere considerata anche l'unico piccolo difetto di una pellicola estremamente divertente, ben equilibrata tra comicità e horror genuino ma con una punta di demenzialità sempre ben presente.
La vicenda si svolge nella suburbia londinese che abbiamo imparato a conoscere in tanto cinema britannico, Shaun (Simon Pegg) è un trentenne che passa le giornate tra un lavoro poco gratificante e le serate al pub, il Winchester, in compagnia del suo amico di sempre Ed (Nick Frost). In mezzo cerca senza troppo impegno di infilarci anche il rapporto con la sua ragazza Liz (Kate Ashfield) che esacerbata dall'immobilismo e dalla mancanza d'iniziativa di Shaun decide di interrompere la loro relazione. Se Shaun non è proprio un campione Ed è veramente il peggio del peggio, un cazzone che vive a scrocco sulle spalle dell'amico e su un saltuario commercio d'erba, dedito ai videogiochi e alla flautolenza.
Mentre i due amici sono occupati nelle loro ordinarie vicende iniziano a sovrapporsi diversi indizi che delineano progressivamente uno scenario da fine dei giorni in tutta la città, i morti viventi camminano sulla Terra. I nostri protagonisti hanno però la testa talmente infilata nel culo da non accorgersi di nulla fino al momento in cui andranno a sbattere la faccia contro l'incredibile situazione.
Da questo punto in poi è un continuo crescendo di situazioni e scene comiche ai limiti dell'assurdo, una rivisitazione umoristica dei topoi narrativi legati al cinema di genere sugli zombi con tanto di autoesilio in uno spazio chiuso, scene soft splatter e salsa inglese di contorno. C'è anche la storia romantica ed è incastrata anche per bene con il resto del film.
Diversi sono i personaggi che formeranno il gruppo di sopravviventi, la madre e il patrigno di Shaun, una coppia di amici di Liz e alcune conoscenze dei nostri amiconi. Ma sono le scene grottesche a garantire la riuscita della commedia insieme al sapiente uso sincronizzato di musica e immagini in alcune sequenze davvero spassose (grande la scena con Don't stop me now dei Queen).
Nonostante alcune scene sanguinolente la tensione è totalmente assente, siamo di fronte a una commedia a tutti gli effetti e di quelle davvero ben riuscite. Che siate fan della comicità o che lo siate degli zombi questo film non ve lo dovete perdere, una di quelle parodie dove il regista e gli sceneggiatori non calcano la mano su volgarità e trovate pretestuose ma portano a casa con garbo un ottimo risultato.
venerdì 16 novembre 2012
giovedì 15 novembre 2012
GLI OCCHI DEL CUORE 2
Finalmente. Sono riuscito solo ora a godermi la seconda stagione di Gli occhi del cuore, fiction di cui si sentiva enormemente il bisogno e la mancanza. Il conte, il conte, che cosa è successo al conte? E per mano di chi? Riuscirà il dottor Giorgio a innamorarsi della bella poliziotta e magari anche a portarsela a letto? Ma soprattutto, verrà riconfermato per una terza stagione il regista René Ferretti sinonimo di televisione di qualità? Anzi di Televisione di qualità con la T maiuscola. Questi sono solo alcuni degli interrogativi che l'affezionato spettatore si troverà a porsi durante lo svilupparsi di un'indimenticabile seconda stagione. Una fiction al di sopra di tutti gli standard troppo italiani, baciata dalla fotografia di un reparto tecnico che trova nel direttore Duccio Patanè e nella sua troupe un gruppo capace di scelte talmente azzardate da sembrare costantemente in preda a sostanze stupefacenti. Ma andiamo per ordine e partiamo dalle (poche) note dolenti. Purtroppo a causa di un impegno di grande prestigio (pare interpreterà Madre Teresa nell'omonima fiction), l'attrice protagonista di una superba prima stagione, Corinna Negri, non è della partita. Per sopperire alla grave perdita, la rete e la produzione hanno fatto ricorso a ben due sostitute, l'impareggiabile arte della Negri non consentiva scelte differenti. Pare che il delegato di rete Diego Lopez abbia personalmente spinto la candidatura di Cristina Avola Burkstaller, convinto di apportare alla serie un talento emergente giovane e fresco. Nonostante l'ottima integrazione dell'attrice con il resto del cast a livello recitativo, si vocifera che la ragazza di buona famiglia abbia creato non pochi problemi al regista e al resto della troupe scatenando malumori e preoccupazioni sopite solo grazie alla solerzia dagli assistenti di Ferretti (storica ormai la sua collaborazione con la Dell'Arti). A controbilanciare la spontaneità della Burkstaller c'è la sensuale e più esperta Karin, personificazione del concetto oltre le gambe c'è di più e non date peso a chi dice che in questo caso il di più sta nel mezzo delle stesse. Persa la Negri l'unico vero simbolo, il faro che illumina Gli occhi del cuore 2 rimane lui, il grandissimo Stanis La Rochelle. Un professionista dal respiro internazionale, talmente serio che non ha rifiutato questa seconda stagione nonostante i suoi impegni con il teatro Shakespeariano. E finalmente vediamo il conte avere un ruolo significativo grazie alla guarigione di Mariano Giusti, attore che in seguito a un crollo nervoso passò l'anno scorso un periodo dedito a violenze e danneggiamenti a cose e persone. Ora con l'avvicinamento alla fede cattolica l'attore sembra ripresosi quasi completamente e in lizza per il ruolo di Padre Frediani in un progetto di prossima realizzazione. Di gran classe le dichiarazioni di Sergio Potrin, direttore di produzione, che ha voluto sottolineare come la perfetta riuscita della serie sia da attribuire in gran parte all'oscuro lavoro della troupe, dal capo elettricista fino all'ultimo degli stagisti. Davvero un signore. Non ci resta che tenere le dita incrociate per la terza stagione e dai, dai, dai!
![]() |
| Da sinistra, Stanis La Rochelle, René Ferretti e Duccio Patanè |
BRADIPIT 39
Dopo il buon riscontro ottenuto a Lucca ecco il risultato:
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
martedì 13 novembre 2012
BACK TO THE ROOTS: THE LITTLE OLD LOG CABIN IN THE LANE
![]() |
| The little old log cabin in the lane, spartito |
L'anno successivo proprio la prima di queste due canzoni (un vecchio standard bluegrass) fu incisa anche per la Columbia Phonograph Company da Riley Puckett. L'altro lato del disco era occupato da Rock all our babies to sleep, prima canzone dove è possibile ascoltare cantati yodeling su base country, soluzione musicale adottata in seguito da numerosi musicisti negli anni '40.
Nello stesso periodo assumeva sempre più importanza l'industria discografica che iniziava a distribuire musica registrata diffondendo sempre più il lavoro dei vari artisti. Dall'inizio degli anni '20 fino ai primi anni del decennio successivo nacquero l'MCA, la Polydor, la CBS (con più di 40 stazioni radio), l'RCA e la EMI che inaugurò il mitico studio di registrazione di Abbey Road a Londra.
lunedì 12 novembre 2012
10 VOLTI (5)
Quinta manche per il giochino 10 volti (qui il semplice regolamento). Ci eravamo lasciati la volta scorsa con ben 3 volti da scoprire. Noto che i personaggi di fantasia non vanno per la maggiore e si fa fatica a indovinarli nonostante gli indizi disseminati nei commenti. Ricapitolando: la 1 non era Typhoid Mary come suggerito da Babol bensì Ragged Robin, tra i personaggi principali del controverso The Invisibles di Grant Morrison. Opera invece di Warren Ellis è il numero 10, quello Spider Jerusalem protagonista di Transmetropolitan. Al numero 6 il musicista Wes Montgomery.
Classifica aggiornata:
01 La Citata 5 pt.
02 Bradipo 5 pt.
03 Vincent 4 pt.
04 Urz 3 pt.
05 Elle 2 pt.
06 Cannibal Kid 2 pt.
07 Poison 2 pt.
08 Frank Manila 1 pt.
09 Beatrix Kiddo 1 pt.
10 Evil Monkeys 1 pt.
11 Blackswan 0 pt.
12 Babol 0 pt.
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
Classifica aggiornata:
01 La Citata 5 pt.
02 Bradipo 5 pt.
03 Vincent 4 pt.
04 Urz 3 pt.
05 Elle 2 pt.
06 Cannibal Kid 2 pt.
07 Poison 2 pt.
08 Frank Manila 1 pt.
09 Beatrix Kiddo 1 pt.
10 Evil Monkeys 1 pt.
11 Blackswan 0 pt.
12 Babol 0 pt.
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
sabato 10 novembre 2012
VOLI LOW COST
Oramai con due lire potete andare un po' dappertutto. Mica come una volta che c'era solo la compagnia di bandiera e a prender l'aereo ci si pensava sempre due volte facendosi per bene i conti in tasca. Io ci penso per benino ancora oggi che in linea di principio preferisco tenere il culo per terra, ma se serve l'aereo lo si prende. In tempo di crisi e se vi muovete per tempo le offerte delle mitiche low cost non mancano. Vuoi andare a Londra in maniera economica? Tu porti da mangiare, noi ti ci portiamo aggratis e ti diamo pure 1 euro e 99 centesimi per il disturbo. Porta se puoi cibo italiano che qui alla compagnia della nostra merda ne abbiamo fin sopra i capelli. Comunque è tanto che non salgo su un'aereo. L'ultima volta che volai in low cost, Ryanair la compagnia, pagai poco e arrivai senza intoppi. Per fortuna aggiungerei. Unico inconveniente il personale di bordo che non parlava la lingua. La nostra ovviamente. Ci si passa sopra, un po' di inglese lo si mastica tutti. Era solo per le istruzioni per le procedure d'emergenza, non è che si capisse un gran che. Ora hanno ovviato al problema, prima di partire vi guardate la guida qua sotto e siete a posto, l'aereo poi può pure cadere. Intanto avete risparmiato.
giovedì 8 novembre 2012
A-Z: ACE - FIVE A SIDE
Mi capita a volte, forse più spesso di quanto dovrebbe, di accostarmi alla fruizione di un'opera, che sia un album musicale, un libro o un film, con un preconcetto ben radicato nella testa senza avere la più pallida idea di come lo stesso abbia avuto origine. Convinzioni completamente sballate dettate magari da un singolo particolare al quale ho dato troppa importanza o dall'ingiustificato gonfiarsi di un piccolo fraintendimento.
Proprio questo è successo quando per la prima volta ascoltai Five a side degli Ace, per me genuina band di southern rock dal profondo degli Stati Uniti, una sorta di Lynyrd Skynyrd minori o di piccoli cuginetti dei fratelli Allman. Chi conosce l'album degli Ace si starà chiedendo il perché. E che ne so? Vai a capire, forse il nome, forse l'immagine fuorviante in copertina che non so perché mi riportava all'immaginario southern (in realtà avevo in mente la cover di un altro loro album), forse altro ancora.
Sta di fatto che gli Ace non sono nemmeno americani, nascono a Sheffild (Gran Bretagna) nel 1972 dagli ex Clat Thyger prendendo in origine il nome di Ace Flash & The Dynamos del quale rimarrà già dal primo album solamente la prima parola. La loro canzone più famosa, How long?, è un brano soft rock davvero ben riuscito, più vicino al pop che non all'hard rock per intenderci, che poco ha a che spartire con tutto ciò che avevo in mente. Forse nei primi due pezzi dell'album qualche accenno al rock degli stati del sud ci sarebbe anche, in particolare alcuni passaggi di Rock & roll runaway mi hanno riportato alla mente i due fratelli Duke e la contea di Hazzard (e ovviamente Daisy, ah Daisy).
Per la gran parte le canzoni sono di stampo leggero, un'insieme di composizioni ben riuscite, apprezzabili soprattutto da chi riesce a concepire un rock non necessariamente lanciato a mille ma più pacato e rilassante. Io per primo ho snobbato produzioni del genere per tantissimi anni, ora che sto diventando grande ancora non ho capito nulla su dove sto andando e perché però di musica ne ascolto un po' di più facendomi qualche problema in meno. Un male? Un bene? Chi lo sa, fatto sta che così facendo sono riuscito ad apprezzare parecchio album come questo che anche se non rientrano di dirItto nelle classifiche dei miei preferiti garantiscono almeno il piacere di diversi ascolti. In più qualche accenno a questo (funkettino leggero leggero?) e a quello (cantato soul di matrice wasp?) tengono lontana la noia. E va bene così. Ascoltatevi How long? intanto.
PS: nel gruppo militava anche Paul Carrack poi con Roxy Music, Mike and the Mechanics, sessionman per Roger Waters (Radio Kaos, The Wall a Berlino) e Ringo Starr.
Five a side, 1974 - Anchor Records
Alan "Bam" King: chitarra, voce
Phil Harris: chitarra, voce
Terry "Tex" Comer: basso
Paul Carrack: tastiera, voce
Fran Byrne: batteria
Tracklist:
01 Sniffin' about
02 Rock & Roll runaway
03 How long?
04 The real feeling
05 24 hours
06 Why
07 Time ain't long
08 Know how it feels
09 Satellite
10 So sorry baby
11 Tastes like fish (bonus)
Proprio questo è successo quando per la prima volta ascoltai Five a side degli Ace, per me genuina band di southern rock dal profondo degli Stati Uniti, una sorta di Lynyrd Skynyrd minori o di piccoli cuginetti dei fratelli Allman. Chi conosce l'album degli Ace si starà chiedendo il perché. E che ne so? Vai a capire, forse il nome, forse l'immagine fuorviante in copertina che non so perché mi riportava all'immaginario southern (in realtà avevo in mente la cover di un altro loro album), forse altro ancora.
Sta di fatto che gli Ace non sono nemmeno americani, nascono a Sheffild (Gran Bretagna) nel 1972 dagli ex Clat Thyger prendendo in origine il nome di Ace Flash & The Dynamos del quale rimarrà già dal primo album solamente la prima parola. La loro canzone più famosa, How long?, è un brano soft rock davvero ben riuscito, più vicino al pop che non all'hard rock per intenderci, che poco ha a che spartire con tutto ciò che avevo in mente. Forse nei primi due pezzi dell'album qualche accenno al rock degli stati del sud ci sarebbe anche, in particolare alcuni passaggi di Rock & roll runaway mi hanno riportato alla mente i due fratelli Duke e la contea di Hazzard (e ovviamente Daisy, ah Daisy).
Per la gran parte le canzoni sono di stampo leggero, un'insieme di composizioni ben riuscite, apprezzabili soprattutto da chi riesce a concepire un rock non necessariamente lanciato a mille ma più pacato e rilassante. Io per primo ho snobbato produzioni del genere per tantissimi anni, ora che sto diventando grande ancora non ho capito nulla su dove sto andando e perché però di musica ne ascolto un po' di più facendomi qualche problema in meno. Un male? Un bene? Chi lo sa, fatto sta che così facendo sono riuscito ad apprezzare parecchio album come questo che anche se non rientrano di dirItto nelle classifiche dei miei preferiti garantiscono almeno il piacere di diversi ascolti. In più qualche accenno a questo (funkettino leggero leggero?) e a quello (cantato soul di matrice wasp?) tengono lontana la noia. E va bene così. Ascoltatevi How long? intanto.
PS: nel gruppo militava anche Paul Carrack poi con Roxy Music, Mike and the Mechanics, sessionman per Roger Waters (Radio Kaos, The Wall a Berlino) e Ringo Starr.
Five a side, 1974 - Anchor Records
Alan "Bam" King: chitarra, voce
Phil Harris: chitarra, voce
Terry "Tex" Comer: basso
Paul Carrack: tastiera, voce
Fran Byrne: batteria
Tracklist:
01 Sniffin' about
02 Rock & Roll runaway
03 How long?
04 The real feeling
05 24 hours
06 Why
07 Time ain't long
08 Know how it feels
09 Satellite
10 So sorry baby
11 Tastes like fish (bonus)
BRADIPIT 38
Da oggi entriamo in campagna elettorale. Bradi parte alla volta della presidenza degli Stati Uniti d'America. Si potrebbe pensare che sia in ritardo. Beh, per una volta non è così, è che per arrivare puntuali al primo faccia a faccia tra quattro anni è bene muoversi per tempo.
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
mercoledì 7 novembre 2012
CON UN PO' DI SPERANZA
Non mi sono mai occupato di politica su questo blog o comunque se è successo è stato molto di rado o di sfuggita. Comunque credo non sia mai successo. Un accenno al risultato di oggi mi sembra però doveroso.
Forse ora possiamo sperare di uscire fuori dalla merda nel modo giusto. E' una speranza e non è poco. No davvero. Gli Stati Uniti hanno tutti i difetti che sappiamo, tutto quel che vi pare, ma i loro cittadini oggi si sono trovati davanti a una scelta credibile. Sei convinto di una cosa voti di là, sei convinto di un'altra voti dall'altra parte (e per fortuna i cittadini statunitensi non sono poi tutti sprovveduti come spesso li accusano di essere). Mi sembra che una scelta credibile noi non l'abbiamo e se c'è, vi prego, aiutatemi perché io non saprei davvero dove sbattere la testa. Non trarrei soddisfazione da nessun risultato.
Forse giusto vedere il parlamento italiano a mo' di Old Bailey in V for Vendetta.
Forse ora possiamo sperare di uscire fuori dalla merda nel modo giusto. E' una speranza e non è poco. No davvero. Gli Stati Uniti hanno tutti i difetti che sappiamo, tutto quel che vi pare, ma i loro cittadini oggi si sono trovati davanti a una scelta credibile. Sei convinto di una cosa voti di là, sei convinto di un'altra voti dall'altra parte (e per fortuna i cittadini statunitensi non sono poi tutti sprovveduti come spesso li accusano di essere). Mi sembra che una scelta credibile noi non l'abbiamo e se c'è, vi prego, aiutatemi perché io non saprei davvero dove sbattere la testa. Non trarrei soddisfazione da nessun risultato.
Forse giusto vedere il parlamento italiano a mo' di Old Bailey in V for Vendetta.
lunedì 5 novembre 2012
VISIONI 43
A Lucca ho avuto modo di godermi qualche bella mostra. Tra quelle che più mi sono piaciute c'è sicuramente la selezione di lavori di Chris Ayers. Il giovane autore, character designer per film come Men in black III o Fantastici 4, ha pubblicato alcuni volumi di un suo progetto chiamato The daily Zoo che si porta dietro risvolti molto drammatici. Nel 2005 al disegnatore viene diagnosticata una forma di leucemia. Dopo un anno circa Ayers inizia a disegnare un animale al giorno, una specie di cura, un modo per farsi forza e aiutare se stesso nel percorso di guarigione attingendo alla sua passione e alla sua arte.
Ora Chris Ayers è riuscito a pubblicare alcuni volumi contenenti le illustrazioni realizzate in quel difficile periodo e le sue riflessioni sulla malattia.
Ecco alcune immagini:
Ora Chris Ayers è riuscito a pubblicare alcuni volumi contenenti le illustrazioni realizzate in quel difficile periodo e le sue riflessioni sulla malattia.
Ecco alcune immagini:
![]() |
| Prickly Puffer - Day 027 |
![]() |
| Steamed - Day 294 |
![]() |
| Stuck - Day 173 |
![]() |
| Wilford - Day 433 |
![]() |
| Chinchilla, jacked around - Day 695 |
![]() |
| Moby Dick - Day 373 |
Iscriviti a:
Post (Atom)

























